ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėvet tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

IL PLURILINGUISMO MODERNO SI FA CON LE LINGUE MINORITARIE

 di Pino Cacozza

Mi sono trovato, quasi per caso, a pagina 15 de "Il Messaggero" di lunedģ 1 ottobre, fermandomi a leggere in particolare un ampio servizio sulle lingue minoritarie presenti in Italia, viste come "un caso", una "cosa sbalorditiva".

Ho apprezzato e sorriso divorando col gli occhi il commento di Umberto Aime sulle prime esperienze di insegnamento della lingua sarda. Poi, di seguito, ho provato un grande senso di vuoto e smarrimento nel tentativo di comprendere le parole di un noto linguista come Raffaele Simone.

Non riesco pił a pensare, non trovo parole, mi sento offeso, accusato, ferito. Lascio tutto e vado a passeggio. Forse č meglio gironzolare tra i viottoli stretti del mio paesino, centro della comunitą etnica albanese nel cuore della Calabria cosentina, patria di Domenico Mauro, politico e scrittore, di Girolamo De Rada, poeta, letterato e linguista, e di tanti altri "arbėreshė", italo-albanesi che hanno contribuito con il loro pensiero, il loro impegno e il loro sacrificio a "fare l'Italia"...

Che schifo... Ma si... forse č meglio rincasare e scrivere due parole, far conoscere agli amici lettori di Arbitalia le opinioni di certi illustri studiosi.

E poi, io chi sono?! Sarņ anche un povero linguista di periferia, ma le mie "carte" sono alquanto brillanti. Sarņ forse membro della folta "schiera di fissati, di cultori di antichitą locali" e sicuramente un "modesto scrittore dialettale " (mi scusi, ma dialettale no... di lingua arbėreshe, di lingua, sia ben chiaro), ma non ho trovato ancora una calcolatrice d'arte per misurare la mia opera. Lo lascio fare agli altri. La lascio alle emozioni che provoca. La lascio alla mia gente, semplice, pura, genuina, modesta come me.

Vi lascio leggere con calma l'intervento di Raffaele Simone intitolato "Ma il bilinguismo moderno non si fa con il dialetto", sperando che altri intervengano.

Il mio pensiero č ben chiaro. Le lingue minoritarie sono un patrimonio della nazione, sono una ricchezza, un valore aggiunto, da tutelare e incentivare. Il mondo moderno, davanti alle grandi sfide etnico-culturali, si deve basare sulla solidarietą e sulla convivenza civile. Nel mondo della globalizzazione imperante, delle "lingue padrone" č scelta di alta democrazia proteggere le "lingue deboli".

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Pino Cacozza

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