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LArbėria č fatta! Ora facciamo gli arbėreshė!
Questo periodo lo ricorderemo a lungo. Per tre
motivi che diventano essenzialmente importanti, visti dalla mia
ottica.
1) Finalmente la Regione Calabria, dopo anni di
snervanti attese, tribolazioni e ripensamenti, il 20 ottobre alle
ore 22,20 ha approvato, con qualche piccolo emendamento finale, il
disegno di legge unificato riguardante la tutela delle tre minoranze
linguistiche storiche presenti nel suo territorio, le etnie
albanese, grecanica e occitana.
Per saperne di pił vi invito a visitare
lapposito spazio aperto da tempo su questo nostro portale
allindirizzo
www.arbitalia.it/legislazione/calabria/home.htm.
Certamente non sarą una grande legge, non farą
contenti tutti e non riuscirą a soddisfare le aspettative di tanti,
ma legge č. E le leggi col tempo si possono migliorare ed adeguare
alle varie e nuove esigenze. Allora si puņ gioire ed affermare a
gran voce che l albanesitą, tante volte dimenticata, calpestata,
derisa ed umiliata, ora viene adeguatamente riconosciuta, anzi
rappresenta un patrimonio da tutelare e valorizzare, una peculiaritą
della regione e del territorio nazionale.
Una serie di norme che vi invito a leggere e
studiare, soprattutto per renderci effettivamente conto di quel che
siamo e che possiamo fare, da dove possiamo partire e dove tentare
di approdare.
Io, sinceramente, parafrasando frasi ben pił
celebri, ritengo che fatta lArberia, si debba lavorare per fare
gli arbėreshė. Ed č proprio un gran e bel lavoro.
Bisognerą crescere e maturare un po tutti,
dai politici agli operatori culturali, dagli imprenditori alle
casalinghe, dagli artisti alluomo della strada, dagli anziani ai
bambini, dalle istituzioni alle associazioni, affinchč da una
strategia comune ed unitaria possa nascere il nuovo arbėresh,
larbėresh del futuro, larbėresh del terzo millennio, quel
cittadino fiero ed orgoglioso della sua identitą che da questa nuova
condizione e situazione possa partire per avviare un percorso nuovo
della propria esistenza.
2) Il giorno precedente a questo grande evento, Domenica 19
Ottobre, davanti ad una folla straordinaria nella quale si
intravedeva ogni tanto una timida, ma vivace bandiera rossa con
laquila bicipite al centro, veniva proclamata beata la bella figura
di Madre Teresa di Calcutta, albanese di origine e di temperamento.
Una piccola donna baciata da Dio che lancia al mondo intero la sua
parola di pace e di amore, una povera donna albanese, con i segni e
le rughe dun popolo martoriato dalla storia, che dona fede e
riscatto ad una nazione culturale, che in lei identifica la sua
voglia di sopravvivere e di proiettarsi nel futuro.
LArbėria intera dovrebbe dare alla Beata
Madre Teresa il posto che merita e le spetta. Per questo lancio la
proposta a tutte le comunitą albanofone di adoperarsi affinché nelle
nostre Chiese, nelle nostre strade o piazze risultino evidenti i
segni di questa devozione. Unicona, una statua, un qualcosa che
fermi il tempo e lasci lo spazio alla preghiera.
LArbėria fa della Beata Madre Teresa un
simbolo moderno della propria religiositą e della propria essenza.
Vi invito intanto a riflettere sulle
considerazioni evidenziate dallavvocato Vincenzo Iapichino nell
intervento pubblicato in questo spazio web intitolato Madre
Teresa, l'amore innestato nella caparbietą albanese..
3) In questo passato mese di Ottobre, dal 2 al 6 con esattezza,
si sono svolte le celebrazioni ufficiali dedicate alla figura di
Girolamo De Rada a 100 anni dalla morte. Lamministrazione comunale
di San Demetrio Corone e lUniversitą degli Studi della Calabria
hanno messo in piedi una settimana di eventi, convegni, mostre,
declamazioni poetiche e rassegne artistico-culturali con la presenza
del fior fiore della inteligentia albanese internazionale,
professori universitari, poeti, scrittori ed artisti. Il centenario
deradiano č servito a dare nuovo impulso alla produttivitą arbėreshe
e a stimolare le nuove genti alla ricerca del tempo perduto.
Grande č stato il successo riscosso dal gruppo artistico Zjarri i ri,
sorto dalle viscere del vecchio Gruppo Zjarri (1970) del compianto
papas Giuseppe Faraco. Nella serata di apertura delle celebrazioni
svoltasi a Cosenza, il nuovo gruppo da un mio soggetto ha portato in scena il recital
De Rada e Milosao, segnando una tappa importante nell evoluzione
dellarte musicale e teatrale arbėreshe con un prodotto artistico
che mescola sapientemente e dosatamente poesia, musica, recitazione,
canto ed immagini pittoriche. Per saperne di pił vi consiglio di
visitare il sito internet
www.zjarri.it.
In attesa delle richieste che nei prossimi
giorni porteranno il neo gruppo a Lecce, Venezia, Torino, Roma e
Milano, questo recital ha avuto una replica al Teatro del Collegio
di SantAdriano la sera del 1
novembre scorso, in occasione di una manifestazione organizzata
dalla locale Proloco in collaborazione con lAmministrazione
Comunale di San Demetrio Corone e le associazioni culturali Radio
Shpresa, Arbitalia ed Arberia, dedicata alla figura del gią citato papas Giuseppe Faraco a 5 anni dalla scomparsa.
Gli ospiti presenti hanno brevemente
sottolineato il grande ruolo svolto da Don Giuseppe nel periodo
1964/1998 nella comunitą di San Demetrio Corone e nella mondo
albanese. Grande uomo, di chiesa e di vita, promotore ed ispiratore
di nuove tendenze, giornalista, ricercatore, fondatore di Zjarri (Il
fuoco),
che, aldilą duna ricercata rivista o di un brillante gruppo folk, č
ben presto diventato un movimento di cultura e di pensiero che ha
notevolmente promosso e condizionato il periodo della nuova
rinascita arbėreshe.
Io, povero ed a volte infedele discepolo della
sua scuola, lo piango e lo rimpiango. Alla nostra Arbėria, a
questa Arbėria che va alla ricerca degli arbėreshė,
manca la sua figura, chiara, limpida, sorridente, ma ancor pił
stimolatrice e propulsiva.
Nella manifestazione celebrativa del 1
novembre scorso ho avuto modo di recitare una mia poesia dedicata a
don Giuseppe Faraco, scritta la sera prima per loccasione. Mi sono
commosso e credo di aver commosso i presenti, non per la validitą
delle mie parole, ma per le immagini ed i ricordi che hanno
suscitato
nella nostra mente, una mente semplice e libera, come don Giuseppe
la voleva. La ripropongo di seguito.
Alla prossima.
Pino Cacozza
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ZOTIT XHUZEP
Mė
mangon, oj Zo
Mė
mangon faqa jote e kuqe
I vogėl burr i madh.
Mė
mangonjen ata sy tė thellė
Ato
fjalė me besė.
Tė
kam pėrpara kur arrvove
E na mbėsove tė fjisim me
Krishtin
Tue kėnduar e tue
vallėzuar
Bashkė
me Krishtin
Ēė
lehej ato ditė, kriatuar me ne.
E Ti kėndonje e vallėzonje
E tė kam pėrpara xhenerall
I ushtrisė me dele e dhi
E njė mėnder kaciqe tė
lirė.
Shkove
pėrpara syvet
Si kometė lajmėtare
E lireve
buken te tryeza
Veren
te qelqi
E njė
mėnder kaciqe tė urėm e tė etur.
E shkove si shkeptim pa
gjėmuar
Xathur
dhe i qetėm
Mė
kėpucėt te dera gati pėr tė ikur
E na lireve me tru tė
pjotė
Me
qellime tė ndryshme
Me
shpirtin hapt
Tė
bashkuar nė rrėnj
Kaciqe
tė kuq, tė bardhė e tė zi.
E Ti, fshatar i dobėt dhe
i fort
Si ajri i Shėn Mitrit nė
vjeshtė.
E na, fjeta e farė tė
shprishur
Si lule nė pranverė.
Biltė
e tua.
Bilė tė rritur nė motin ēė
nise.
Na
mangon, oj Zo
Na
mangon faqa jote e kuqe
I vogėl burr i madh.
Na
mangonjen ata sy tė thellė
Ato
fjalė me besė.
E na rri pėrpara
Buzėqeshje
nė jetė e nė vdekje
Dritėsore
e ėnderravet
Mullir
i mendimevet
Zjarr
te zėmra. |
A DON GIUSEPPE
Mi manchi, Padre
Mi manca il tuo volto
rosso
Piccolo uomo grande.
Mi mancano quegli occhi
profondi
Quelle parole di fede.
Ti ho davanti quando sei
arrivato
E ci hai insegnato a
parlare con Cristo
Cantando e ballando
Insieme a Cristo
Che nasceva in quei
giorni, bambino con noi.
E Tu cantavi e ballavi
E ti ho davanti generale
Di un esercito di pecore e
capre
E un gregge di capretti
liberi.
Sei passato davanti agli
occhi
Come una cometa
annunciatrice
E hai lasciato il pane in
tavola
Il vino nel bicchiere
Ed un gregge di capretti
affamati ed assetati.
E sei passato come fulmine
senza tuonare
Scalzo e silenzioso
Con le scarpe alla porta
pronto ad andar via.
E ci hai lasciato mente
piena
Con intenti diversi
Con lo spirito aperto
Uniti nelle radici
Capretti rossi, bianchi e
neri.
E Tu, contadino debole e
forte
Come il vento di San
Demetrio in autunno.
E noi, foglie e semi
sparsi
Come fiori in primavera.
Figli tuoi.
Figli cresciuti nel tempo
che hai avviato.
Ci manchi, Padre
Ci manca il tuo volto
rosso
Piccolo uomo grande.
Ci mancano quegli occhi
profondi
Quelle parole di fede.
E ci stai davanti
Sorridente nella vita e
nella morte
Finestra dei sogni
Mulino dei pensieri
Fuoco nel cuore.
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