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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

SUL PORTALE "OLTRE NEWS" L'INTERVISTA A ZEF KAKOCA

In questo periodo (settimana dal 16 al 23 giugno) sul magazine on line "Oltre News" è presente una intervista al poeta e cantautore italo-albanese Zef Kakoca (Pino Cacozza). L'intervento, curato da Vincenzo Greco, tocca vari punti e temi riguardanti la presenza culturale della minoranza storica arbëreshe.

La Redazione di Arbitalia ringrazia il giornalista Vincenzo Greco e tutta la Redazione di "Oltre News".

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ECCO L'INTERVISTA

Gli albanesi in Italia, un patrimonio da difendere
La parola al poeta e cantautore Zef Kakoca

Vivono in 41 comuni disseminati in sette regioni dell’Italia centro-meridionale, costituiscono una popolazione di oltre 100 mila abitanti; eppure di loro si sente parlare poco. Sono gli albanesi d’Italia, ossia gli Arberesh, una minoranza etnica che lotta per mantenere usi, costumi, abitudini.
E sembra che ci riescano bene.
Basta raggiungere le incantevoli gole del Raganello ed il paese di Civita (Cifti) per respirare un’aria diversa.
I cartelli stradali e le insegne hanno la doppia lingua, il tempo sembra scorrere più lentamente, più a misura d’uomo.
Sono molto organizzati: due portali su internet, giornali, feste, festival.
Al poeta e cantautore Zef Kakoca (Pino Cacozza), presidente dell’associazione culturale Arberia, abbiamo chiesto di parlarci di questo mondo.

Cos’è l’Arberia?
“E’ un concetto grandissimo, è una nazione che ha una grande tradizione culturale, linguistica perché legata all’antica lingua arberesh, ha un grande patrimonio di tradizione, di folklore, di musica, di letteratura, di storia”.

Siete concentrati in maggior misura nella zona a ridosso del Pollino anche se altre insediamenti si trovano in Campania e in Molise. Quali sono i rapporti tra tutte queste realtà?
“Siamo presenti nell’Italia centro-meridionale: Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Ci sono rapporti di grande e fattiva collaborazione perché ci si incontra spesso con scambi di carattere culturale e artistico”.

Quando si parla di minoranze linguistiche si fa spesso riferimento a quelle del Nord. Quasi mai si parla della minoranza albanese in Italia. Come se lo spiega?
“Le minoranze del Nord hanno avuto sempre una situazione privilegiata sia dal punto di vista economico che materiale per la divulgazione della propria presenza etnica. Quella albanese è una minoranza a chiazze, legata al territorio italiano, che molte volte ha dovuto subire momenti critici di sopravvivenza per la presenza di una cultura egemone. Oggi c’è un rifiorire di questa tradizione e di questa cultura e quindi, qua e là, c’è un risveglio e una rinascita vera e propria”.

Tra i problemi che, fino a qualche tempo fa, hanno impedito uno sviluppo armonico della minoranza albanese c’è anche la cattiva predisposizione dei calabresi a coabitare con una realtà diversa?

“Non la metterei in questi termini. Gli albanesi hanno sempre avuto un grande rapporto con la popolazione calabrese, anche se le differenze ci sono: dal rito religioso alla ritualità civili per non parlare delle differenze linguistiche. Però tra il popolo arberesh ed il popolo calabrese, storicamente, c’è stato sempre un grande rapporto di collaborazione. Non dimentichiamoci che gli arberesh, gli albanesi, hanno dato un contributo notevole, insieme a tanti calabresi, all’Unità d’Italia” ( si insediano nel meridione d’Italia fin dal 1399, N.d.R.)

Lei è uno scrittore ed un poeta. Come difendere la tradizione e la cultura arberesh in Italia in assenza di tutele da parte delle Istituzioni?

“La cultura arberesh non ha mai avuto una grande tutela; quindi non c’è mai stata una vera e grande letteratura legata alla musica, alla poesia, al dramma; è stata finora un’opera legata alla grande passione dei cultori. Oggi ci aspettiamo dalla legge un riconoscimento anche da questo punto di vista per dare forze a questa grande ricchezza; una presenza letteraria, in tutti i suoi campi, esiste, ma ha bisogno di aiuti e di sovvenzioni. Abbiamo bisogno di un apporto economico valido per far si che questo patrimonio, ricco e bello, sia manifesto”.

Quali sono i rapporti tra la vostra comunità ed i parlamentari calabresi. Avete, in sostanza, una sponda su cui appoggiarvi e che tenta di rappresentarvi?

“I rapporti con i politici calabresi sono sempre stati buoni, costanti e, a volte, intensi. Ci sono, poi, validi nostri rappresentanti impegnati sia in ambito provinciale che regionale”.

Tra la proposta di istituzione di una provincia Sibaritide-Pollino avanzata dal senatore Cesare Marini e la vostra idea di provincia arberesh c’è la possibilità di trovare una sintesi?

“Io sono amico del senatore Cesare Marini; lo stimo molto come uomo e come politico perché tanto ha fatto e tanto sta facendo. L’idea di istituire una provincia della Sibaritide è una proposta politica che si lega pienamente ad un discorso legislativo, quindi, pienamente realizzabile. La proposta di Arbitalia, di istituire una provincia dell’Arberia, è legata, invece, ad una aspirazione sentimentale forse a volte utopistica perché sappiamo che le province si reggono sulla territorialità. Oggi forse con la multimedialità, con il mondo virtuale, crollano i legami territoriali e forse sarebbe anche auspicabile pensare ad una provincia dell’Arberia che leghi queste realtà a chiazze sparse sul territorio. Forse è utopistico ma lo diceva lei io sono un poeta e vivo molte volte di utopia”.

Forse possiamo sperare di salvaguardare la lingua?
“Ma sicuramente. E’ un discorso primario perché una cultura si esprime fondamentalmente con la lingua. La lingua è il trasmettitore essenziale di una cultura in tutti i suoi aspetti. Io amo la lingua arberesh e voglio assolutamente che sia insegnata nelle scuole, sia presente nei luoghi di lavoro, sia presente anche nella ufficialità”.

Vincenzo Greco