Gli albanesi in Italia, un patrimonio da
difendere
La parola al poeta e cantautore Zef Kakoca
Vivono in 41 comuni
disseminati in sette regioni dell’Italia centro-meridionale, costituiscono
una popolazione di oltre 100 mila abitanti; eppure di loro si sente
parlare poco. Sono gli albanesi d’Italia, ossia gli Arberesh, una
minoranza etnica che lotta per mantenere usi, costumi, abitudini.
E sembra che ci riescano bene.
Basta raggiungere le incantevoli gole del Raganello ed il paese di Civita
(Cifti) per respirare un’aria diversa.
I cartelli stradali e le insegne hanno la doppia lingua, il tempo sembra
scorrere più lentamente, più a misura d’uomo.
Sono molto organizzati: due portali su internet, giornali, feste,
festival.
Al poeta e
cantautore Zef Kakoca (Pino Cacozza), presidente dell’associazione
culturale Arberia, abbiamo chiesto di parlarci di questo mondo.
Cos’è l’Arberia?
“E’ un concetto grandissimo, è una nazione che ha una grande tradizione
culturale, linguistica perché legata all’antica lingua arberesh, ha un
grande patrimonio di tradizione, di folklore, di musica, di letteratura,
di storia”.
Siete concentrati in maggior misura nella zona a ridosso del
Pollino anche se altre insediamenti si trovano in Campania e in Molise.
Quali sono i rapporti tra tutte queste realtà?
“Siamo presenti nell’Italia centro-meridionale: Molise, Puglia,
Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Ci sono rapporti di grande e
fattiva collaborazione perché ci si incontra spesso con scambi di
carattere culturale e artistico”.
Quando si parla di minoranze linguistiche si fa spesso riferimento
a quelle del Nord. Quasi mai si parla della minoranza albanese in Italia.
Come se lo spiega?
“Le minoranze del Nord hanno avuto sempre una situazione privilegiata sia
dal punto di vista economico che materiale per la divulgazione della
propria presenza etnica. Quella albanese è una minoranza a chiazze, legata
al territorio italiano, che molte volte ha dovuto subire momenti critici
di sopravvivenza per la presenza di una cultura egemone. Oggi c’è un
rifiorire di questa tradizione e di questa cultura e quindi, qua e là, c’è
un risveglio e una rinascita vera e propria”.
Tra i problemi che, fino a qualche tempo fa, hanno impedito uno sviluppo
armonico della minoranza albanese c’è anche la cattiva predisposizione dei
calabresi a coabitare con una realtà diversa?
“Non la metterei in questi termini. Gli albanesi hanno sempre avuto un
grande rapporto con la popolazione calabrese, anche se le differenze ci
sono: dal rito religioso alla ritualità civili per non parlare delle
differenze linguistiche. Però tra il popolo arberesh ed il popolo
calabrese, storicamente, c’è stato sempre un grande rapporto di
collaborazione. Non dimentichiamoci che gli arberesh, gli albanesi, hanno
dato un contributo notevole, insieme a tanti calabresi, all’Unità
d’Italia” ( si insediano nel meridione d’Italia fin dal 1399, N.d.R.)
Lei è uno scrittore ed un poeta. Come difendere la tradizione e la cultura
arberesh in Italia in assenza di tutele da parte delle Istituzioni?
“La cultura arberesh non ha mai avuto una grande tutela; quindi non c’è
mai stata una vera e grande letteratura legata alla musica, alla poesia,
al dramma; è stata finora un’opera legata alla grande passione dei
cultori. Oggi ci aspettiamo dalla legge un riconoscimento anche da questo
punto di vista per dare forze a questa grande ricchezza; una presenza
letteraria, in tutti i suoi campi, esiste, ma ha bisogno di aiuti e di
sovvenzioni. Abbiamo bisogno di un apporto economico valido per far si che
questo patrimonio, ricco e bello, sia manifesto”.
Quali sono i rapporti tra la vostra comunità ed i parlamentari calabresi.
Avete, in sostanza, una sponda su cui appoggiarvi e che tenta di
rappresentarvi?
“I rapporti con i politici calabresi sono sempre stati buoni, costanti e,
a volte, intensi. Ci sono, poi, validi nostri rappresentanti impegnati sia
in ambito provinciale che regionale”.
Tra la proposta di istituzione di una provincia Sibaritide-Pollino
avanzata dal senatore Cesare Marini e la vostra idea di provincia arberesh
c’è la possibilità di trovare una sintesi?
“Io sono amico del senatore Cesare Marini; lo stimo molto come uomo e come
politico perché tanto ha fatto e tanto sta facendo. L’idea di istituire
una provincia della Sibaritide è una proposta politica che si lega
pienamente ad un discorso legislativo, quindi, pienamente realizzabile. La
proposta di Arbitalia, di istituire una provincia dell’Arberia, è legata,
invece, ad una aspirazione sentimentale forse a volte utopistica perché
sappiamo che le province si reggono sulla territorialità. Oggi forse con
la multimedialità, con il mondo virtuale, crollano i legami territoriali e
forse sarebbe anche auspicabile pensare ad una provincia dell’Arberia che
leghi queste realtà a chiazze sparse sul territorio. Forse è utopistico ma
lo diceva lei io sono un poeta e vivo molte volte di utopia”.
Forse possiamo sperare di salvaguardare la lingua?
“Ma sicuramente. E’ un discorso primario perché una cultura si esprime
fondamentalmente con la lingua. La lingua è il trasmettitore essenziale di
una cultura in tutti i suoi aspetti. Io amo la lingua arberesh e voglio
assolutamente che sia insegnata nelle scuole, sia presente nei luoghi di
lavoro, sia presente anche nella ufficialità”.
Vincenzo Greco