Gentile
Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola,
ho visto tempo addietro, sul sito di Pugliantagonista,
la foto della carcassa del guardacoste albanese Qatėr i Radės,
affondata la notte del Venerdģ Santo del 1997, dalla nave
militare italiana ‘Sibilla’.
Scafo corroso
dalla ruggine, fermo ancora lģ dove anni fa l’ho fotografato,
allora seminascosto da un peschereccio, in un remoto angolo del
porto di Brindisi.
Inutile dire
che quella immagine mi ha fatto venire un groppo alla gola.
Mi sono
balenate nella mente le immagini addolorate dei superstiti
dell’affondamento, allora alloggiati nella Caserma Caraffa di
Brindisi e del loro fiero portavoce Sig. Krenar Xhavara, da
allora divenuto mio amico, superstiti i quali, dopo uno sciopero
della fame ottennero di riportare a terra lo scafo, dal fondo
degli abissi, con il suo pietoso carico umano.
Mi sono
ricordato del giro effettuato nell’accompagnare Krenar, nel
mercato di Brindisi, per comperare un vestitino da adagiare sui
resti del corpicino, ormai saponificato, della sua piccola
figlioletta Kredes di sei mesi ed uno scialle da porre sul corpo
della moglie Dessantila, di ventiquattro anni, entrambe estratte
dalla Qatėr i Radės, assieme agli altri sfortunati, dopo pił di
sette mesi dall’affondamento.
Quel che
rimane del relitto č oggi solo in apparenza un oggetto inerte ed
abbandonato dall’ignavia degli uomini.
Ha un valore
simbolico intrinseco grandissimo, non solo per le famiglie delle
vittime, ma per la coscienza civile di due popoli: quello
italiano e quello albanese.
E’ la
testimonianza viva di un’immane tragedia che č costata la vita
ad 86 persone delle quali sono stati recuperati i corpi, oltre
ad una ventina di dispersi.
Proprio per
questo condivido l’idea di alcuni familiari delle vittime che
risiedono nel territorio bolognese e dei parenti dell’Avv.
Giuseppe Maria Baffa, morto tragicamente nel recarsi alla prima
udienza nel Tribunale di Brindisi, per difendere i parenti delle
vittime, idea che a Te, caro Presedente rilancio, affinché lo
scafo della Qatėr i Radės. simbolo di una grande tragedia del
mare, tragedia frutto di una vergognosa campagna d’intolleranza
sviluppatasi nel nostro Paese, non sia lasciato abbandonato e
nelle condizioni in cui versa oggi.
Le tante
promesse passate, fatte da vari politici, sono state portate via
dal vento; politici senza scrupolo che sperano di far lavorare
il tempo e l’oblio che questo porta con se.
Il relitto
necessita di attenzione e della necessaria cura per potersi
predisporre a coltivare la memoria del passato e di ciņ che non
deve pił accadere.
Qui a Bologna,
attorno ai resti dell’aereo dell’Itavia, abbattuto ad Ustica nel
1980, č stato creato un Museo della Memoria ed attraverso
l’arte, i resti del disastro in cui persero la vita 81 persone,
cessano di essere meri simulacri. E’ stato conferito un valore
aggiunto al valore simbolico del relitto, attorno al quale la
comunitą cittadina, tutta, si ritrova.
Perché non
pensare ad un’iniziativa simile anche in Brindisi?
La popolazione
pugliese ha gią dato prova in passato, nell’accogliere fin
dentro le proprie case migliaia di profughi albanesi, di
possedere un alto e nobile senso di solidarietą e civiltą.
Questo rimane
scritto nella storia delle genti rivierasche in modo indelebile.
Spero e credo
Signor Presidente, che questo appello non debba essere lasciato
cadere nel vuoto.
Ancora una
volta deve essere il senso civico dei discendenti delle antiche
civiltą dell’Apulia a trionfare, in controtendenza rispetto alle
contaminazioni che provengono dai miasmi xenofobi e razzisti
nascenti dallo stolto pregiudizio che sembra voler dominare
questa societą ormai alla deriva.
Distinti
saluti,
Giuseppe
Chimisso
Presidente
Associazione
Skanderbeg
Comunitą
albanese di Bologna
Via del
Mastelletta, 6 – 40128 BO
Cell. 349. 77
86 592