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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
 

25° anniversario della morte

100° della nascita

di
GENNARO CASSIANI
Figura arbëreshe di primaria grandezza
Sul piano politico ha rappresentato il Meridione e la Calabria nel secondo dopoguerra

CASSIANI PENALISTA, UMANISTA E POLITICO DELLA CALABRIA

di Raffaele Fera

Grande partecipazione di pubblico alla presentazione del libro che ne racconta la vita.

La figura di Gennaro Cassiani, penalista, umanista e politico della Calabria, è stata ricordata venerdì 12 dicembre presso il salone di rappresentanza del capoluogo bruzio, ricorrendo quest’anno il centenario della nascita e il 25° della morte.

Il politico calabrese, originario di Spezzano Albanese, rappresentò per oltre un trentennio la nostra regione in Parlamento e al governo, ricoprendo un ruolo di primaria importanza nel processo di ricostruzione del tessuto democratico susseguente il secondo conflitto mondiale.

Il convegno patrocinato dall’assessore Maria Francesca Corigliano, ha ripercorso le tappe fondamentali della vita politica dello statista la cui figura è stata racchiusa in una pregevolissima biografia dal titolo  “Gennaro Cassiani 1903 – 1978 penalista, umanista e politico della Calabria”,  opera della saggista, storica e giornalista  Gabriella Fanello Marcucci  e arricchita da una antologia degli scritti curata dalla figlia Rita. Il volume, edito da Rubbettino è in vendita in tutte le librerie.

Coordinati da Pierfranco Bruni, i lavori del convegno aperti col saluto del sindaco Catizone, sono proseguiti con la relazione di Pietro Borzomati, ordinario di storia contemporanea e preside della facoltà di lingua e cultura italiana dell’università per stranieri di Perugia e gli interventi di Dario Antoniozzi, quale Presidente dell’Associazione Italiana per il Partito Popolare Europeo, del presidente del Centro Ricerche “G. Castriota” di Frascineto e direttore della rivista Lidhja, Protopresbitero Antonio Bellusci, del Sindaco di Altomonte Costantino Belluscio e di Vittorio Cappelli, professore di storia contemporanea presso l’Unical.

Gremitissimo il salone del palazzo dei bruzi fra cui spiccavano numerose le personalità delle passata storia politica della Dc cosentina che videro in Cassiani il loro maestro e la loro guida.

Nella premessa al testo, l’autrice parla di un Cassiani «…inedito o almeno sconosciuto ai più, per la vastità degli interessi culturali che abbraccia. Emerge da ogni suo scritto una costante caratteristica: quella di manifestare, in ogni periodo della vita ed in ogni occasione che gli si presenta, ciò che la sua coscienza gli detta, senza infingimenti, né reticenze».

Nel corso della manifestazione sono intervenuti tanti di coloro che lo hanno conosciuto in vita, ognuno col suo carico di ricordi. A cominciare da Dario Antoniozzi, che, definendosi “allievo del Cassiani”, ha ricordato  «la sua politica di servizio verso le istituzioni e i cittadini, in un difficile momento di rinascita calabrese, italiana, europea».

Il sindaco Catizone si è dichiarata «in piena sintonia con Cassiani antifascista e meridionalista, un vero galantuomo della politica, la cui prorompente vis oratoria catalizzava l’attenzione nei comizi elettorali come nelle aule di tribunale. La sua vicenda culturale, professionale e politica resta tuttora un modello da imitare per le giovani generazioni».

Antoniozzi ha voluto rammentare alcuni significativi momenti della carriera politica di Cassiani, cinque volte ministro alle Poste e alla Marina, e nove sottosegretario. Dalla legge Calabria «che migliorò le strade, consentì di recuperare le foreste, di prevenire i danni delle alluvioni, al trattato di Roma, che fondò l’Unione Europea approvata grazie al voto mio e di Cassiani».

Papas Bellusci, si è soffermato sui «tratti dell’albanesità calabrese di Cassiani, patriarca laico di tutti gli arbëreshë». La sua personalità si fonda, secondo il protopresbitero, sulla «matrice interculturale italo-greco-albanese; Cassiani - ha detto - si fece garante dei diritti delle nostre comunità incarnando il prototipo del difensore dell’arbërescità».

Pietro Borzomati, complimentandosi con l’editore per la qualità grafica delle immagini che permette la lettura agevole dei documenti riportati, ha tracciato le linee fondamentali del libro, a suo avviso «una pubblicazione finissima a metà tra biografia e antologia, tracciata con mano esperta». Ha definito Cassiani «un uomo sempre impegnato nell’interesse della nazione, contrario ad ogni forma di clientelismo o di strumentalizzazione del potere a fini personali». Bisogna partire da qui, secondo il cattedratico, «per rivisitare e reinterpretare quel periodo storico».

«Un periodo storico esaltante, non criminale», ha ribadito Costantino Belluscio, aggiungendo che «Cassiani, uomo della speranza, è stato un grande assistente del popolo calabrese. Io sono socialista, ma non ho mai condiviso l’opinione negativa che circolava su Cassiani nelle nostre sezioni».

Vittorio Cappelli, ha ripercorso, attraverso le pagine del libro, la sua formazione politica. «Il giovane Cassiani - ha detto - coltiva gli ideali mazziniani mutuati da Luigi Saraceni, mentre giuridicamente si forma sul modello di Luigi  Fera. Nel ’32 vede nel fascismo un inveramento dell’ideologia mazziniana, ma, quando, come tanti, ne rimane deluso, si avvicina al movimento dei laureati cattolici e trova il suo nuovo punto di riferimento in Don Luigi Nicoletti. Da qui il suo impegno nella DC in Calabria e a Roma». Per Cappelli, Cassiani è stato «l’espressione più significativa del ceto politico calabrese dal dopoguerra alla fine degli anni cinquanta. La sua grande affermazione elettorale del ’58, non venne poi riconosciuta a livello nazionale poiché la politica, nel frattempo avevo preso nuove strade».

Secondo il parere del professore di storia, docente all’Università di Arcavacata, «piuttosto che evidenziare la calabresità di Cassiani sottolineando così una presunta marginalità, è più rispondente al vero parlare di Cassiani penalista, umanista, politico, senza penalizzanti specificazioni regionalistiche». Il volume «apripista», ricco di documenti e immagini inedite, rappresenta uno spaccato della nostra storia recente, su cui bisogna ancora indagare.

Gli interventi hanno delineato quindi, la statura nazionale del politico e il suo “culto dei grandi valori”. È emerso un dato inedito e significativo sulla sua formazione culturale, che, prima di approdare ad un convinto abbraccio degli ideali e dei valori cattolici insiti nel partito di De Gasperi, attraversò l’esperienza repubblicana, laica, mazziniana, socialista e radicale. L’avvocato ed il politico, convinto antifascista, figura centrale della Dc calabrese per almeno 15 anni fino al 1958, fu anche il personaggio trainante che sottrasse alla destra il predominio che deteneva in Calabria.

La Fanello Marcucci, in chiusura, smentendo diversi luoghi comuni sulla formazione iniziale del politico, nato a Spezzano Albanese nel 1903 e morto a Roma nel ’78, ha accomunato Gennaro Cassiani a Luigi Sturzo, che non conobbe, al quale sicuramente lo legavano gli stessi ideali di giustizia e riscatto sociale. Il suo pensiero è corso, infine, al figlio Ferdinando prematuramente scomparso, che «sicuramente  avrebbe voluto fare quello che oggi è stato fatto».

La figlia Rita, a conclusione della serata, ha ringraziato quanti hanno reso possibile quest’opera della Fanello Marcucci, che ha visto la luce grazie alla sensibilità dell’editore Rubettino e al patrocinio della Banca di Credito Cooperativo della Sibaritide di Spezzano Albanese e della Carime.

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