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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
 

25° anniversario della morte

100° della nascita

di
GENNARO CASSIANI
Figura arbëreshe di primaria grandezza
Sul piano politico ha rappresentato il Meridione e la Calabria nel secondo dopoguerra

IL CENTENARIO DI CASSIANI E LA PREDIZIONE DI SARACENI (1928)

Ricordi e curiosità castrovillaresi del primo ‘900

di  Luigi Grisolia

Disse Gonella, vicepresidente del Parlamento europeo: Gennaro Cassiani lavorò «più con slancio e fervore di apostolo che con calcolo politico». E Scalfaro, vicepresidente della Camera, futuro presidente della Repubblica: «Cassiani non trasse vantaggio alcuno dalla politica; ma fu la vita politica a trarre vantaggio dalla ricchezza della sua presenza». Gonella e Scalfaro erano stati fra i suoi compagni di partito già dalla Costituente (’46). E lo celebrarono nel terzo anno della morte. Era l’81. Sulla mia piccola “Calabria illustrata”, anch’io a Roma, scrissi un omaggio; titolo: «Senza le opere  promosse da Cassiani, la Calabria sarebbe indietro di 20 anni».

Nella nostra zona e regione, Cassiani rappresentò un’epoca. Rappresentò un’idea nuova: la “Democrazia Cristiana”, erede diretta del “Partito Popolare” di don Sturzo e anche erede del suo motto «Libertas». Interpretò le aspirazioni del popolo, da deputato e da senatore, da vice ministro e da ministro.

Chiamato in 13 governi, fra il 2° Bonomi del ’44-45 e il 1° Andreotti del ’72. Sempre plebiscitato in 7 elezioni: per la Costituente, per la Camera e per il Senato.

Gli avversari (sinistre in testa) non capirono la portata storica dell’attività da lui svolta; né capirono che il loro urlare (incomposto) nelle piazze non cancellava i suoi meriti. Ma Cassiani ebbe, a volte,  anche amici-nemici fra le moltitudini dei postulanti. Cioè fra coloro che credevano nella sua onnipotenza. E che pretendevano – senza titolo – posti, o nomine, o candidature a uffici elettivi (Provincia, Camera, Senato), e così via. Ciò era ineluttabile, durante l’attività di un parlamentare –leader di maggioranza ( e di gran popolarità). Cassiani lo sapeva. Non se ne dava pena. Ma se ne disgustava, si capisce. Forse anche per questo, a Spezzano, nell’antica casa di campagna (“Serena Domus”, frequentatissima), conservò sopra la porta del salotto un cartello avito: «Dagli amici mi guardi Iddio; dai nemici mi guardo io». Aveva un attaccamento struggente al paese natale, e a “Serena Domus”. Vi tornava spesso. Vi ritrovava i ricordi degli avi, i ricordi del padre (Ferdinando Cassiani), avvocato, giornalista, oratore, scrittore). V’immergeva «l’anima insaziata di nostalgia» (sue parole).

La vita di Cassiani è nota solo in superficie. Una storia da riscoprire, quindi. La racconta da poche settimane un libro: «Gennaro Cassiani 1903 – 1978) Rubbettino editore), 398 pagine. Dense di sorprese per chiunque. Memorie mai sentite: centinaia. Documenti inediti: a decine. Illustrazioni: più di 80. un libro tutto cose. Dalla biografia narrata da Gabriella Fanello-Marcucci con il suo passo di saggista, all’antologia degli scritti (30), ben scelti dalla figlia Rita Cassiani, professoressa di lettere.

Pagine in cui scorre un ritratto pubblico e intimo.

L’uomo Cassiani: nei percorsi esperienziali e intellettuali, dalla nascita (Spezzano A. 19 settembre 1903) alla morte (Roma 14 luglio 1978). Il giornalista: diresse 4 sue riviste. Il penalista: famosa l’arringa in Assise a Castrovillari nel ’34 per il bandito Acciardi contro l’uccisione della moglie (l’Acciardi fu poi immortalato da Giuseppe Berto nel romanzo del ’61 “Il brigante”). Il politico e il parlamentare: uno dei fondatori della “Democrazia Cristiana” in Italia, deputato della Calabria (’46-68), senatore di Castrovillari-Paola (’68-76), vice ministro (8 volte) ministro (5 volte) e promotore di molti disegni di legge. Lo scrittore: fra gli scritti il libro «Le pietre. Dalle due Italie alla ricostruzione nazionale». (77), e altri saggi, e anche un «Ricordo di Guido Lombardi», il quale ospitò i suoi primi articoli giovanili su «La Vedetta» (Castrovillari).

Che segnalarvi di più? La sua ars oratoria in corti d’Assise e in Parlamento? Le sue visite, in gioventù, a Benedetto Croce? O i rapporti con De Gasperi? O quelli con Bonomi, Parri, Pella, Scelba, Segni, Zoli, Fanfani e Andreotti (altri capi di governi)? O i legami con Spataro e Piccioni? O l’amicizia con Leone, giurista, (futuro presidente della Repubblica)? O quella con don Sturzo? O quella con personaggi della Calabria? O le sue conferenze, di cui una sul nostro pittore Andrea Alfano? O altro?

Un’ultima cosa. La simpatia che Cassiani ispirò già da giovane. La sua umanità. Un solo fatto, fra tutti; il sodalizio con Luigi Saraceni, patriota, penalista e deputato di Castrovillari, nato nel 1862, morto nel 1929. Basta leggere due lettere.

20 mar. 1927. Cassiani, 23 anni. Saraceni, 65, era ammalato e gli scrisse: «Caro Gennarino […] in questo momento non so dirti le voci della mia riconoscenza  per le parole generose che hai pubblicato su “La Vedetta” […]quando verrai a vedermi su questo mio calvario? Vieni e non credere che troverai uno spettacolo di morte. Da cinque anni sono in permanente pericolo di vita; da cinque anni è rizzata la mia croce. Ma nel corpo infranto ho l’anima come un nido di fiamma, più forte della morte che vuole uccidermi. Vieni; e nella morsa dei più atroci dolori non mi sentirai dare un gemito, non mi vedrai battere ciglio; e dalle mie labbra udirai soltanto parole di vita. Vieni a prendere il mio ultimo bacio. Dalla mia anima, monda di ogni scoria impura, vieni a raccogliere la mia ultima parola che vuole benedirti». E Cassiani andò. E dell’incontro parlò nel periodico “Cronaca di Calabria” (Cosenza).

2 feb. 1928. Saraceni gli scrisse a riguardo dell’avvenire: «Caro Gennarino, figlio mio, si, figlio mio, perché io do a questa parola l’alto e nobile significato di un affetto purissimo che supera la sentimentalità dell’amicizia e diventa una religione. Se ti ho detto che tu sei un “predestinato” non è stato per farti un facile complimento; ma per indurre la tua anima consapevole sulla via del tuo dovere che non deve contraddire il tuo destino con l’inerzia, con la pigrizia, con l’indifferenza. Quindi io non ho blandito la tua coscienza, ma l’ho spronata al fervore di una vita fatta di battaglie e di vittorie». Saraceni si spense l’anno dopo. Penso e dico: quella sua predizione («sei un predestinato») s’avverò.

(da “Tribuna sud” – Anno 32° n. 1 – 10 gennaio 2004), pag. 3

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