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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
 

25° anniversario della morte

100° della nascita

di
GENNARO CASSIANI
Figura arbëreshe di primaria grandezza
Sul piano politico ha rappresentato il Meridione e la Calabria nel secondo dopoguerra

GENNARO CASSIANI, RAPPRESENTANTE DELL’ARBERIA

Gennaro Cassiani è tra le personalità più originali e rappresentative dell’Arberia in Italia. Nell’immediato dopoguerra egli si distingue per il suo ingegno, la sua tenacia e la sua umanità. Pur raggiungendo alti incarichi governativi, non ha mai dimenticato la sua gente arbëreshe; quotidianità intessuta di speranza e di laboriosità e di fedeltà alle tradizioni degli avi. Tra i sogni c’era allora l’insegnamento della lingua albanese nelle scuole. Nel 1999, dopo cinquant’anni di proposte legislative, la Legge 482 è stata finalmente approvata. Pioniere, lungimirante e costante, Gennaro Cassiani aveva dentro di sé l’humus della propria radice storica e l’orgoglio della propria arbëreshità.

Egli si recava  nelle comunità italo-albanesi di rito bizantino-greco dell’eparchia di Lungro per trovare nuovi stimoli ed approfondimenti per le proprie conoscenze  storiche e culturali nelle comunità arbëreshe. Con mons. Giovanni Mele, primo vescovo dell’eparchia,  con il suo successore  mons. Giovanni Stamati e con tutto il clero arbëresh, egli aveva intessuto rapporti di vera amicizia, riscuotendo ovunque  enorme stima e sincero  affetto.  Nell’immediato dopoguerra l’Avv. On. Gennaro Cassiani era considerato come una Guida, un Maestro, una Bandiera, un Baluardo, un Simbolo.

Nel suo profondo essere arbëresh egli amalgamava spiritualità e dottrina, teoria e prassi. Il suo volto, maestoso e sublime e il suo sguardo, intenso e profondo, penetravano nell’ascoltatore e quasi lo rendevano immobile ed affascinato. Nella sua oratoria, stringata ed asciutta, egli incarnava con fierezza e nobiltà di sentimenti  i valori più alti della nostra “Stirpe dispersa” (”Gjaku in i shprishur”): la spiritualità orientale, le parlate arbëreshe, le  tradizioni, le  rapsodie, l’abbigliamento muliebre di gala per le varie festività religiose e civili

A distanza di 25 anni dalla sua dipartita, ricordiamo tre momenti solenni in cui il lettore potrà notarne il prestigio. Egli, come si legge nel Bollettino dell’Eparchia di Lungro, nella celebrazione del  40° dell’istituzione dell’Eparchia, domenica 27 settembre 1959, ”ha fatto rivivere l’epopea di Skanderbeg, la nostalgia e le sofferenze dell’esilio degli avi, il rifiorire, nella terra ospitale italiana, in tutti i campi, della vitalità della nostra gente”.

Nell’annuale  celebrazione della “Primavera degli Italo-albanesi” a S. Sofia d’Epiro nell’anno 1965, viene prescelto a tenere un discorso a migliaia di arbëreshë, provenienti da tutte le comunità,  “Voi ripetete stasera - ha  iniziato con accenti commossi -  il più dolce ed espressivo dei riti: quello della “Fratellanza Albanese”, che ha avuto nei primi anni dell’epoca dei nostri Padri dell’Albania, e in Italia, la manifestazione concreta, che si ripeteva sempre ogni anno. Piena di significato è la manifestazione di questa sera. Dopo 500 anni siamo davanti ad un fenomeno grande che è questa vita, che non si spegne della lingua e delle tradizioni albanesi. Noi riviviamo le tradizioni di Skanderbeg”, (Zgjimi, n. 4, 1965)

Infine, a Roma, il 25 aprile 1968, in Piazza Albania, davanti al monumento dell’Eroe d’Albania Giorgio Kastriota Skanderbeg, Gennaro Cassiani, come presidente della commissione per il V centenario della morte dell’Eroe, ne ha tenuto la commemorazione ufficiale davanti a migliaia di arbëreshë ed  esuli albanesi convenuti a Roma dall’Europa e dalle Americhe.

Ciò che Gennaro Cassiani ha rappresentato per il nostro popolo arbëresh e per l’eparchia di Lungro ha qualcosa d’inesprimibile. Con la Sua benemerita azione ha alleviato le sofferenze delle nostre popolazioni, ha dato coraggio e vigore a mantenere vive le proprie tradizioni, ha spronato a mantenere vive le parlate  arbëreshe, ha dato dignità nazionale alla nostra matrice storica ed alla nostra  fedeltà al rito bizantino originario, ed alla nostra diversità linguistica.

Papas Antonio Bellusci

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