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IL MUSEO DI ANTRODOCO (in
provincia di Rieti) INTITOLATO AL PITTORE ALBANESE LIN DELIJA |
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DELIJA E L'ARTE SACRA
Nel '900 il prodotto
dell'arte, con il mercato che ha sostituito la committenza, ha
assunto un intrinseco valore oltre i significati, un valore
determinato dall'originalitą e sostanziato dalla
individualitą perfino corporale dell'artista.
Le acrobazia di linguaggio hanno sostituito, nel secolo delle
avanguardie, un sedimento di contenuti che la committenza ha sempre
qualificato come sociali: l'arte si č sostanziata di se, oltre
l'estetica e la morale. Ma l'arte non si lascia comprimere nelle
questioni formali o nelle professioni di pessimismo o nelle
rivelazioni dell'assenza: l'arte č partecipazione, condivisione,
percezione che si fa rivelazione intelleggibile.
Delija ha impegnato l'intera esistenza nel dare corpo, attraverso la
sua consapevole ricerca linguistica, ai valori umani del dolore e
del coraggio, della sapienza e dello stupore. Perciņ la sua arte č
sacra.
Nel suo complesso, oltre i temi.
I temi hanno connotato gran parte della produzione artistica di
Delija. Fino all'approdo ultimo, la sua č stata una pittura di
narrazione, in linea di perfetta continuitą con l'intera tradizione
dell'arte sacra cristiana, dove il racconto degli eventi si č fatto
testimonianza dell'intervento di Dio: le azioni divine configurate
attraverso gli uomini come unica possibile rappresentazione del
sovrannaturale, vista l'impossibilitą di definirne l'essenza.
Ma Delija racconta l'opera di Dio consapevole che la rivelazione si
formalizza nella difformitą piuttosto che nella similitudine,
affinchč non si sconfini nell'estetismo sterile o nell'idolatria.
Perciņ nel tempo elabora una figurazione
che, se pure lascia intravedere ascendenze, utilizza un lessico
iconografico senza precedenti, che trova riscontro di analoga
dirompente iconoclastia forse soltanto nelle opere di Bruegel, del
Greco e poi di Rouault. |
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