|
|
IL MUSEO DI ANTRODOCO (in
provincia di Rieti) INTITOLATO AL PITTORE ALBANESE LIN DELIJA |
| LIN
DELIJA E IL NOVECENTO
Gli espressionisti di area
romana del dopoguerra, cosģ come ogni espressionismo,
coagularono differenziati intorno ad un atteggiamento "contro".
Rispetto alla tradizio-
ne della misurata arte italiana, come in un frenetico tentativo di
definirsi un'identitą, si
mossero lungo itiner~ri di anti misura o di squilibrio.
Squilibrio del sentimento, con l'esasperazione dei moti dell'animo
non pił da com-
porre ma da far defluire gorgoglianti (Raphael) .Squilibrio del
colore, accordando disso-
nanze acide e violente (Mafai) o comprimendosi in monocromie non
tonali (Scipione).
Squilibrio nel lasciar prevalere di volta in volta il segno, o il
colore, o la composizione.
Squilibrio nella volontaria e accurata mancata armonizzazione di
questi elementi.
Delija ha attraversato nel corso della sua evoluzione tutte queste
regioni dell'e-
spressionismo, fino a sintetizzarne le anime in una personale,
complessa e raffinata
modalitą stilistica, sostanziata dagli antefatti "classici" del
fauvismo matissiano come
approdo, dalla cultura rinascimentale come antitesi, dalle radici
italiche e bizantine
come substrati della memoria e dell'identitą.
Storicamente l'espressionismo di scuola romana č sfociato nella
Transavanguardia,
con il recupero del disegno e dell'iconogramma sospeso tra memoria e
cronaca. Delija,
compie invece un percorso che sembra procedere a ritroso: egli
approderą a Matisse.
Ma la sua non sarą un'involuzione, bensģ una progressiva
emancipazione da qualsiasi
storicismo, a favore dei valori certi e assoluti del dipingere, che
da soli costituiscono
valore non solo estetico. Al pensiero debole del postmodernismo, che
ha fatto dell'arte
un atto puramente formale, autoreferenziale, il maestro albanese ha
opposto la potenza
dei temi universali resi con mezzi certi. Dunque di natura
espressionista la cifra stilisti-
ca, di natura classica l'atteggiamento etico. Moti forti, segni
inferti e sciabolate, netti
come utl giudizio morale, ma senza disperato abbandono o malattia
esistenziale.
Quadri dal timbro epico, tappe e capitoli di grandi cicli tematici,
nei quali la posi-
zione dell'artista č espressa in modo esplicito, con passione. Temi
sacri, storici e sociali
commisti con la cultura popolare nel sentimento (i riti della
superstizione e dell'idola-
tria con la persistenza di atteggiamenti e simboli arcaici) e
nell'iconografia (scene e tipi
estrapolati dal quotidiano con vena spesso sardonica, dove
l'esasperazione fisiognomica
sottintende un netto giudizio morale). rabbandono dei cicli tematici
coincide con una
riflessione pił matura e con l'adozione di forme espressive pił
mediate: le campiture
liquide e fini delle tempere, impreziosite dalle velature,
sostituiscono le stesure quasi
organiche dell'olio. Al grido, all'invettiva, si sostituisce il
silenzio dell'ascolto. Allo stu-
dio della composizione dei formati monumentali, ad indagare il
rapporto fra figura e
spazio, si sostituisce l'indagine sul rapporto del soggetto con la
sostanza pittorica. E i
temi, attraverso una lunga e partecipe meditazione sulla
quotidianitą, diventano i fram-
menti anonimi del reale: oggetti, fiori, frutti che si
materializzano nel quadro come rive-
lazioni, come presenze vive, universali ed eterne. In queste opere
dai soggetti umili,
dipinte con la libertą del maestro, dove segno e colore ciascuno
autonomamente com-
pongono l'universo, si realizza l'umanesimo delle cose. Come in
Matisse, emerge l'ani-
mo mediterraneo del pittore: la luce e la materia hanno cuore
d'uomo.
Ma, oltre, in Delija si realizza l'autonomia espressiva della
materia, a collocare il
maestro albanese fra i grandi contemporanei. Nell'ultimo decennio,
le stesure liquide,
sfatte ma controllate, la ricerca del corpo e della tessitura nella
serialitą dei soggetti e
negli assemblaggi alla ricerca di nuove soluzioni per i supporti,
testimoniano dell'ultima
grande conquista di Delija: il tema del dipingere č semplicemente il
risultato della dia-
lettica tra gesto e materia. Fine ultimo dell'artista, secondo le
testuali parole del mae-
stro, č "fare in modo che l'opera profumi di pittura". |
|

|