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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
Flamuri i Arbërit rron!

Da

Il primo centenario della morte del “Vate” degli Albanesi d’Italia e d’Albania
GIROLAMO DE RADA, INIZIATORE DELLA LETTERATURA ALBANESE MODERNA, PROPUGNÒ L’INDIPENDENZA DELL’ALBANIA
di Alfredo Frega

 

C’è un piccolo agglomerato di case distese sulle verdi colline della Sila Greca che degradano nella sottostante pianura di Sibari. Uno di quegli angoli di Calabria che il maestro Enotrio ha impresso sulle sue famose tele, dando alle cose una luminosità che solo questa terra baciata dal Mediterraneo può offrire all’occhio umano. E’ il villaggio di Macchia Albanese, frazione della conosciuta San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza, che ha dato lustro alla storia degli Albanesi, una minoranza linguistica storica tra le più consistenti in Italia. Macchia A. ha dato i natali a Girolamo De Rada che, per la sua molteplice attività culturale, è giustamente ritenuto “il Vate” di tutti gli Albanesi d’Albania e della diaspora. Egli è considerato il padre della letteratura arbëreshe (italo-albanese), oltre che l’iniziatore della letteratura  albanese moderna.

Si istruì nello storico Collegio italo-greco di S. Adriano in S. Demetrio Corone, il cui ruolo determinante nella formazione degli intellettuali italo-albanesi e dove si preparò e si sostenne  l’adesione alla causa unitaria, suggellando così l’appartenenza alla storia civile e culturale italiana di queste popolazioni portatrici di altra cultura. Il De Rada trovò la sorgente delle sue ispirazioni poetiche tra la sua gente, dove diffuse le rapsodie albanesi. Compose l’opera i Canti di Milosao (figlio del despota di Scutari), preceduta dal titolo “Poesie albanesi del secolo XV” che rappresenta “la prima luminosa espressione della letteratura colta albanese” (Gradilone, I canti di Milosao, Olschki Firenze 1965. Uscirono tre edizioni, la prima nel 1836, curate direttamente dall’Autore.

Ebbe contatti con gli intellettuali europei di allora. Meyer, Dozon, Benloew ed altri scrittori lo salutavano come “il primo grande poeta albanese”. L’orientalista di Dresda, Slaa Műller, lo paragonò allo scrittore scozzese Macpherson il quale trovava ispirazione nei canti celtici. Il grande poeta francese Alfonso Lamartine gli scrisse nel 1844 riconoscendogli l’azione in favore della libertà e della risurrezione dell’Albania. Anche Federico Mistral, l’Omero della Provenza, ebbe a scrivere favorevolmente sul Milosao, l’opera che rese famoso il De Rada anche all’estero. Lo stesso fece il pubblicista francese G. C. Camet. Il tedesco Teofilo Stier tradusse alcuni canti del poema nella sua lingua. In Italia il De Rada viene citato da Cesare Cantù nella rivista Melusine. Giovanni Prati e Aleardo Aleardi scrissero di lui giudizi lusinghieri.. Nicolò Tommaseo lodò moltissimo il Milosao, in una lettera diretta all’autore il 30 luglio del 1873. Le rapsodie, da lui raccolte tra la sua gente e poi pubblicate a Firenze nel 1866, influenzarono soprattutto gli scrittori dell’Albania, tra i quali Zef Cubani e Thimi Mitko, che diedero inizio alla valorizzazione del tesoro spirituale del loro popolo. Tra gli albanesi d’Italia, Demetrio Camarda e Michele Marchianò.

Il De Rada, il poeta di Macchia A. è stato un personaggio poliedrico. Oltre ad essere scrittore e poeta, fu anche pubblicista, come si evince nella scheda che correda questo articolo. Fu un grande sostenitore e propugnatore della libertà della madre patria, l’Albania, che egli non ebbe la fortuna di visitare. Al De Rada spetta il merito di essere stato il primo in Europa a porre la questione albanese e a farla discutere, nelle sedi delle istituzioni politiche internazionali, con dignità e serenità. Non cessava mai di lanciare il suo chiaro appello a tutti: “L’Albania dev’essere degli Albanesi”. Parlò e scrisse dell’Albania quando questa esisteva solo sulla carta, mentre giungevano minacce di annessione dei territori dalla Grecia e dalle altre nazioni confinanti. Assieme a tanti altri suoi contemporanei, anch’essi di origine arbëresh, come Giuseppe Crispi (zio dello statista Francesco), Giuseppe Schirò, Anselmo Lorecchio, Alberto Straticò, Demetrio Camarda e Vincenzo Dorsa, si adoperò a tenere aperta la questione albanese nei vari circoli politici europei, sostenendo che “l’Albania è una nazione, il suo popolo ha origini nobilissime, con lingua propria, letteratura propria, storia propria e merita, perciò, grandissima considerazione, con diritto assoluto alla propria indipendenza”. Tenne una fitta corrispondenza epistolare con i più grandi patrioti albanesi, anche quelli residenti a Istambul, Bucarest, Sofia, Cairo. Sostenne l’appello delle Società Albanesi operanti negli U.S.A. e firmato da Fan Noli, Nicola Zhambasi e Llambi Bimbi, con il quale si chiedeva di intervenire presso il Sultano per concedere una larga autonomia all’Albania. Nel suo periodico “Fiamuri Arbërit” il De Rada contribuì ad illuminare il pensiero sul problema della rinascita albanese (rilindja), rivelando un grande “senso realistico ed una acuta lungimiranza politica”. La principessa rumena Dora D’Istria (Elena Ghica), intanto faceva conoscere in tutta l’Europa, con i suoi scritti, il nome di Girolamo De Rada, novello Byron, e le sue angosce che lo tormentavano sulla situazione dell’Albania, soggetta ancora all’impero ottomano.

De Rada si distinse maggiormente per aver assunto una posizione molto dura contro la borghesia reazionaria italiana che assunse un atteggiamento favorevole alla politica espansionistica di alcuni  stati nei confronti del territorio albanese. La corrispondenza che il poeta arbëresh ebbe con Dora D’Istria nel 1867 rivela tutta la sua sofferenza nei riguardi della Patria degli avi degli Albanesi d’Italia. Contro l’espansionismo italiano in Albania così scrisse il De Rada alla principessa romena: “Appena avvenuta l’unità delle regioni d’Italia, sui giornali di quella parte la quale ha preso in mano le redini si rispecchiava e si rispecchia tuttora il desiderio dell’Italia di porre piede sulla sponda albanese per paura che giunga prima l’Austria e le oscuri il sole”. Poi: “Non soltanto che questi giornali non dicono nulla di buono per noi, ma allorché vedono che sorge un po’ di fumo in Oriente, tutti ad una voce, augurano successo alla Grecia, alla Serbia ed al Montenegro che tutti assieme vogliono dividere l’Albania in pochi pezzi. Direi che l’Italia è dello stesso parere con questi Stati, poiché si sono impegnati a darle qualche parte di quella infelice Albania, oppure perché, a causa della Lega Balcanica, vede preclusa all’Austria le coste meridionali dell’Adriatico”. Di Francesco Crispi, arbëresh di Sicilia, il De Rada non aveva alcuna fiducia e la D’Istria gli diede poi ragione.La posizione coraggiosa del De Rada influenzò quasi tutti gli intellettuali arbëreshë.

Nel 2003 si sono svolte in Albania, nel Kosovo e nelle comunità albanesi d’Italia e della diaspora le celebrazioni del centenario della morte di Girolamo De Rada, con simposi, conferenze, ricerche, studi e pubblicazioni. La grande eredità lasciata dal De Rada continua a produrre nuovi frutti rafforzando le radici della cultura albanese attraverso i suoi insegnamenti, le sue testimonianze, le sue opere ed i suoi studi. Di questo è consapevole la consistente minoranza linguistica albanese di antico insediamento.

Breve bio-bibliografia  - Il calabro-albanese Girolamo De Rada è nato a Macchia Albanese, in provincia di Cosenza, il 19 dic. del 1814 ed è morto a San Demetrio Corone il 28 febbraio del 1903. Nel 1834 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli, ma si dedicò alla poesia e allo studio dei poeti. Fu insegnante di albanese al Collegio di S. Adriano in S. Demetrio Corone, dove nel 1825 venne allontanato perché sospettato di attività antiborbonica. Nel 1850 sposò Maddalena Melicchi, dalla quale ebbe quattro figli. Soltanto nel 1889 gli venne restituita la cattedra di lingua albanese allo storico Collegio. E’ la figura più rappresentativa della letteratura arbëreshe. Non solo. E’ considerato l’iniziatore della moderna letteratura albanese e per questo è studiato nelle scuole e nelle università shqiptare (albanesi). Appassionato dei canti popolari della sua gente e di una fanciulla, figlia del pastore di famiglia, trasse l’ispirazione per scrivere in  arbërisht (la lingua parlata dagli albanesi di Calabria)  “I canti del Milosao”,  pubblicato nel 1836, ritenuto dai critici un grande poema del romanticismo, non solo italo-albanese.

Tra le opere scritte in italiano: la tragedia “I Numidi” nel 1846, il poemetto l’Odisse (1832), il saggio “Principi di Estetica” (1864), la dissertazione “Pelasgi e Albanesi”, la conferenza su  “L’antichità della lingua albanese” (1890), nel 1891, con il titolo “Sofonisba” ritornò alla tragedia rimaneggiando la precedente “I Numidi”. Tra quelle scritte in albanese: “Il Milosao” come già detto, “Skanderbeccu i Pa-faan”(Scanderbeg lo sfortunato) nel 1873 – 1884) e “Serafina Thopia” (che poi prese il titolo di “Uno specchio di umano transito”) la storia della principessa d’Arta, raccontata in due fasi: la prima 1839 – 1843, la seconda nel 1897. In questa opera descrive il dramma degli albanesi che si apprestavano ad abbandonare la patria per rifugiarsi in Italia. Nel 1866 pubblicò in lingua “Rapsodie di un poema albanese; nel 1873 – 1884 “Poesie albanesi”.

Svolse una intensa attività pubblicistica. A Napoli nel 1848 esce il giornale “L’Albanese d’Italia” in lingua italiana, mentre dal 1883 al 1887, pubblica a Corigliano Calabro ed a Cosenza la rivista “Flamuri Arbërit” (La Bandiera dell’Arbëria). De Rada tenne corrispondenze con molti noti scrittori come Lamatin, Ruber, Mistral, Bucol, Pierre, Hoffer, Cantù, Tommaseo, De Sanctis, Ardigò ed altri.

Tenne due congressi linguistici uno a Corigliano Calabro (1895) e l’altro a Lungro (1897). Ha insegnato nel Liceo “Telesio” di Cosenza e nello storico Liceo del Collegio italo-albanese di Sant’Adriano a S. Demetrio C..

Attraverso i suoi scritti diffusi in tutti i circoli politici d’Europa, reclamò l’indipendenza dell’Albania. Svolse la sua attività letteraria per circa settanta anni contribuendo non poco alla rinascita nazionale albanese: “un potente movimento – come viene sottolineato in Albania – della liberazione dal giogo ottomano, accompagnata da un vasto movimento culturale e letterario, sia da patrioti albanesi che da patrioti della diaspora”.

Notevoli le tracce del poeta Girolamo De Rada in Italia ed in Albania dove molte scuole, vie e piazze portano il suo nome. Nel cortile del Collegio italo-albanese di San Demetrio Corone si conserva il busto bronzeo del vate, dono della Repubblica Popolare d’Albania agli Arbëreshë.

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