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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
Flamuri i Arbërit rron!

ANNO DERADIANO

GEROLAMO DE RADA - ACCESO PROPAGANDISTA DEI DIRITTI DEGLI ALBANESI

di Ahmend Kondo (trad. di Francesco Marchianò)

La Lega Albanese, fondata a Prizren come una grande organizzazione politico-militare per la direzione della lotta del popolo albanese durante gli anni 1878-1881, mise in movimento non solo i suoi dirigenti, ma anche altri illustri attivisti del nostro movimento nazionale, che si trovavano fuori dell’Albania. Tra questi si distinse anche il patriota e grande poeta Gerolamo De Rada.

De Rada manteneva legami con molti attivisti albanesi della lega, in Albania e fuori, con circoli di stampa come anche con personalità della cultura e della politica progressisti, che guardavano con simpatia la giusta lotta affrancatrice del popolo albanese. Le opere poetiche “I canti di Milosao”, “I canti di Serafina Topia”, “Le rapsodie di un poema albanese”, l’opera maestosa “Skanderbeg sventurato”, in  cui si riversò il suo impegno dall’anno 1837 fino al 1879, come anche una serie di studi a carattere linguistico e storico, che affermavano la sua tesi legata alla discendenza degli Albanesi dai Pelasgi, come una nazione antica e con tradizioni, lo fecero conoscere all’opinione pubblica mondiale.

Queste opere testimoniavano la resistenza eroica del popolo albanese per difendere il proprio paese dagli attacchi degli invasori stranieri, la lotta delle masse popolari albanesi sotto la guida di Giorgio Castriota-Skanderbeg. Quindi avevano anche  entusiasmato maggiormente scrittori e studiosi illustri come Alphonse de Lamartine, Victor Hugo, Niccolò Tommaseo, Cesare Cantù, Alexandre Dumas figlio, noti albanologi come di quel periodo come Louis Bunlov, Gustav Meyer, Hermann Bucholtz, ecc…, con i quali De Rada scambiava opinioni. “Con tutta la vostra semplicità – scriveva a De Rada, il 4 maggio 1848, il pubblicista G.C. Camet – dovete accettare ciò, signore, perché non faccio altra cosa che ripetere le parole di tre persone che godono di un’autorità incontrastabile: Victor Hugo, de Lamartine e Alexandre Dumas, i quali vi hanno conosciuto fin dal 1848 e mi hanno lodato più di una volta i vostri poemi albanesi”. E più giù prosegue:”Un giorno, traducendomi alcuni frammenti delle vostre poesie pubblicate da Camarda, Dumas mi disse:”La storia chiamerà De Rada il Dante dell’Albania, perché anche lui ha formato la lingua del proprio paese””. Naturalmente questo apprezzamento veniva fatto a De Rada principalmente per il contenuto delle opere poetiche che eccellono per l’ispirazione nazionale albanese.

Durante gli ani dell’attività della Lega Albanese, Gerolamo De Rada aveva raggiunto l’alto livello della propria maturità poetica e lavorava come fervente attivista della questione nazionale. Fra gli articoli pubblicati nei diversi organi di stampa italiano come “L’Avvenire”, “La Posta”, ecc…, e di altre nazioni, come si evince anche dalle lettere della scrittrice Dora d’Istria (Elena Gjika), egli diede un prezioso contributo per la realizzazione delle istanze che esponeva il Movimento Nazionale Albanese. La sa parola si sentiva molto anche nelle lettere inviate ad alcuni rappresentanti diplomatici delle Grandi Potenze.

La sua corrispondenza con Thimi Mitko e con Dora d’Istria getta luce sul loro grande lavoro durante gli anni 1878-1881 per la realizzazione delle istanze che presentava il popolo albanese in quegli anni. “Ho davanti gli occhi la tua lettera del26 giugno – scriveva Mitko a De Rada il 27 luglio 1878 – l’articolo che hai scritto per la Lega Albanese mi è molto piaciuto e voglio vederlo stampato e pubblicato”. Thimi Mitko desiderava che  Rada conoscesse e collaborasse con Abdyl Frashëri.

“Ieri ho ricevuto la risposta da Abdyl Frashëri di Janina e mi dice con gran gioia che attende che la signoria vostra gli scriva per prendere accordi fra di voi” perché, “Abdyl Frashëri, - scriveva Mitko a De Rada – è colto, intelligente e patriota”. Nell’agosto del 1878 Mitko informava De Rada che durante la sua visita in Romania, era rimasto ad Istanbul,, dove si era incontrato con Frashëri. “Ho discusso con lui per tre giorni di fila per tutti i fatti dell’Albania”. Nelle lettere di Thimi Mitko appare chiara la sa considerazione per  De Rada.

Nel 1880, accanto alla lotta per la difesa della paria, aveva preso slancio anche il movimento per l’autonomia. “Se si farà l’Albania autonoma, -scriveva Mitko a De Rada il 17 luglio 1880, - avremo lì vasti campi da arare e seminare a grano, cotone, ulivi soprattutto. La Myzeqea può nutrire tutta l’Illiria, in quanto ha tre grandi fiumi come il Nilo per l’Egitto”.

De Rada si informava sullo sviluppo degli avvenimenti politici e bellici dell’Albania. “Le azioni che sta svolgendo la Lega Albanese in Gegëria da un mese a questa parte forse non le avete sentite” – scriveva Frashëri a De Rada da Istanbul il 20 febbraio 1881.

Nonostante le ingerenze verbali del governo di Istanbul e delle operazioni militari congiunte delle Grandi Potenze, della Sublime Porta e degli stati balcanici per reprimere il movimento armato in Albania, il patriottismo delle vaste masse popolari andò estendendosi. La resistenza eroica contro la dominazione ottomana ha dato alla Lega forze inesauribili nella lotta per la difesa dell’integrità territoriale dalle mire dei vicini monarco-sciovinisti del Montenegro, Serbia, Bulgaria, ecc…e dalle decisioni antialbanesi del Trattato di S. Stefano  del Congresso di Berlino. Proprio in questi momenti storici la Lega Albanese propugnò l’unità della patria nel quadro di uno stato nazionale. La richiesta dei patrioti della Rilindja per l’autonomia cominciò a concretizzarsi in quelle condizioni quando “la Lega di Prizrend, -come comunicava in questa lettera Sami Frashëri a De Rada – vide la necessità di unire l’Albania e di farne un’autonomia” quando “la Lega – come scrive più giù Sami – prese il nome di Governo provvisorio ed espulse i governatori turchi da tutte le regioni amministrativo-militari della Kosova”. Così come Mitko anche Sami Frashëri manifestava a De Rada la gioia ed il desiderio di un’Albania indipendente e con principi democratici ed amministrativi nazionali. “Se si farà una sola Albania, - continuava più in là Sami Frashëri – non avremo più bisogno di principi che ci scuoino e ci bevano il sangue”. Sami faceva sapere a De Rada di un movimento armato che era scoppiato nei territori albanesi, soprattutto a Prizrend, Gjakova, Tetova, Dibra, ecc…”10000 albanesi armati hanno occupato Skopje e la ferrovia, altri 10000 si preparano a scendere nella Toskëria. Fra poco tempo sentirete di una sollevazione”. Questa notizia di Sami Frashëri entusiasmava De Rada, lo riempiva di energia e gioia per diffondere questo avvenimento nelle zone arbëreshe dell’Italia, dove scorreva sangue albanese, di vedere la Patria degli avi, libera e progredita.

De Rada ebbe corrispondenza con diverse personalità di stato dei quel periodo verso i quali alzò la voce della protesta per le ingiustizie che provocò agli albanesi il Congresso di Berlino. Di questa corrispondenza abbiamo la risposta che diede il 28 luglio 1880 il primo ministro inglese Gladestone come anche quella dell’albanologo Louis Bunlov, il quale comunicava al poeta patriota che avrebbe tenuto il 1 febbraio 1881, nell’Accademia delle Iscrizioni, due o tre lezioni sulla nazione e la letteratura degli albanesi “per risvegliare presso i nostri eruditi quell’interesse, che ho raggiunto io, per tenere viva la vostra Patria in essi”.

Ma la resistenza eroica del popolo albanese e della Lega di Prizrend vennero repressi nella loro fase finale dall’azione congiunta delle Grandi Potenze, della Turchia e degli stati balcanici. Tuttavia, i patrioti, come tutto il popolo, non persero la speranza di salvare la Patria dal giogo plurisecolare. Perciò Mitko scriveva al poeta:”…l’Albania non ha vinto in guerra, ma non si è rovinata, non si è inginocchiata, non ha consegnato le armi”.

Solo De Rada ha avuto piena fiducia nel futuro dell’Albania. Anche dopo la Lega di Prizrend cercò di fare da eco agli avvenimenti eroici degli anni 1878-1881. Dopo due anni, nel luglio 1883, iniziò a stampare la rivista “Flamuri i Arbërit”, dove ha illustrato ampiamente questa fase eroica di lotte del popolo albanese per la difesa del proprio suolo e per l’autonomia, come primo gradino che avrebbe portato all’indipendenza.

Nelle pubblicazioni che fece in questa rivista, De Rada vedeva la Lega come una grande potenza che portò tutto il popolo albanese in lotta. La descrizione dell’uccisione del generale Mehmet Ali Pasha da parte dei rivoltosi albanesi, inviato dal sultano per convincere gli albanesi a consegnare al Montenegro Plava e Gucia, De Rada la pubblicò nel primo numero della sua rivista Flamuri i Arbërit (luglio 1883), affinché fosse noto che la eco della lega continuava a sentirsi anche dopo la sua dispersione. “Di questo fatto, - scrive all’inizio di questo articolo – anche i signori dell’Europa si sono adirati ed hanno giocato sul destino dell’Albania, di questo popolo che con cuore acceso dall’amor patrio, ha suscitato l’ammirazione per la giusta lotta che ha condotto e conduce dal passato fino ad oggi”.

Gli articoli di De Rada “La grande strada aperta per la Turchia”,  “Le nubi d’Oriente”, “I federati dei Balcani”, ecc…, pubblicati in questa rivista smascherano le attività illegali delle Grandi Potenze verso la questione albanese durante la loro lotta nel 1878-1881 sotto la direzione della Lega. Benché fosse in Italia, sotto la pressione della politica italiana, De Rada ha alzato la voce coraggiosamente contro le mistificazioni della stampa locale contro la lotta del popolo albanese.

“Appena si unirono le regioni dell’Italia, - sottolinea De Rada nell’articolo “L’Albania e la stampa estera”, pubblicato in “Flamuri i Arbërit” (20 novembre 1885), - negli opuscoli di quella fazione che prese in mano le redini di questa unità, si riflesse e riflette ancora l’aspirazione di metter piede nelle coste albanesi, per paura che l’Austria si affretti ad occupare il sole dell’Italia”.

In questi articoli appaiono evidenti gli sforzi di De Rada come coraggioso combattente ed instancabile agitatore della giusta lotta del popolo albanese per l’indipendenza nazionale e per il progresso sociale. Altrettanto interessante è l’altro articolo di De Rada con il titolo “Cosa manca all’Albania”, pubblicato nell’ultimo numero della rivista, ove espone l’idea per l’autonomia dell’Albania e sull’organizzazione di uno stato autonomo albanese su principi nazionali e democratici.

Queste idee patriottiche illustrate in articoli nella rivista citata, dal 1883 al 1887, testimoniano di quanto fosse conseguente e deciso il poeta patriota nel vedere quanto prima l’Albania libera. E per questo ideale lavorò fino agli ultimi istanti della sua vita.

(Articolo scelto e tradotto da Francesco Marchianò. Tratto da: Me pushkë dhe me penë për liri e pavarësi , Shtëpia botuese 8 Nëntori, Tirana, 1978).

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