|
 |
ANNO DERADIANO
GIROLAMO DE RADA E LA SUA
ATTIVITA' PUBBLICISTICA: IL "Fjàmuri Arbërit"
di Maria Frega |
Da Il Domani di Cosenza e Provincia, 6 aprile 2003
 |
“Fiàmuri Arbërit”
(La bandiera dell’Albania), il famoso mensile bilingue, fondato nel
1883 e diretto da Girolamo De Rada, il vate degli Albanesi, sarà
ristampato. Lo ha annunciato il prof. Francesco Altimari, prorettore
dell’Università della Calabria, nel corso del suo intervento, nello
storico Collegio S. Adriano di S. Demetrio C., in occasione
dell’apertura delle celebrazioni per il primo centenario della morte
del De Rada (1903 – 2003). |
E’ questa una
delle tante iniziative interessanti che saranno prese dal comitato per la
celebrazione del centenario deradiano che impegnerà tutto l’anno in corso.
Naturalmente tutto è subordinato ai contributi finanziari che dovranno pur
venire dagli enti interessati a partire proprio dal comune di San Demetrio
Corone, poi dalla Provincia e dalla Regione.
La testata “Fiàmuri Arbërerit”
aveva come sottotitolo “Pubblicazione periodica mensile per cura d’un
Comitato di Signori d’Albania e delle sue colonie”. Il primo numero è
datato Corigliano Calabro, 20 luglio 1883. L’abbonamento annuo era di £.
5,00, per l’estero £. 6,50. Le lettere, plichi ed altro, franco di porto,
dovevano essere inviati all’incaricato della direzione, Sig. Girolamo De
Rada, in Maki (Macchia Albanese), “rione” di S. Demetrio Corone. Questo
periodico veniva tenuto in vita e finanziato dallo stesso De Rada. Nel
1886 cessò le pubblicazioni per ragioni economiche. Per la sua attività
pubblicistica De Rada si trasferì in quel periodo a Corigliano C. dove
acquista un piccolo stabilimento tipografico per stampare in proprio ed a
sue spese il periodico. Nei numeri successivi compariva sia il nome del
direttore responsabile che era Girolamo De Rada che il luogo di stampa
Corigliano Calabro ed il nome delle tipografia “Tip. Letteraria”. Dal 30
ottobre 1884, il periodico veniva stampato a Cosenza presso la Tipografia
Municipale di F. Principe. L’impostazione grafica rispecchiava la
tipologia dei giornali del tempo. Generalmente suddivisa in due colonne.
Quella di sinistra ospitava il testo in lingua albanese e quella di destra
la traduzione in italiano. Anche i titoli, generalmente impostati in un
solo rigo, erano bilingui. Molte le note che accompagnavano gli articoli e
che apparivano per la maggior parte non firmati, quindi attribuibili al
direttore De Rada. Per alcuni, invece, apparivano solo le iniziali
dell’autore, come S. R., A. L. ed altre sigle. Tra i collaboratori M.
Calvosa che ha firmato in data 2° novembre 1883 il necrologio in morte di
Giuseppe, figlio di Girolamo De Rada che fu autore di una grammatica
albanese stampata a Firenze nel 1871. Altri collaboratori: Gabriele Cav.
Dara, arbëresh di Sicilia, con la sua monografia su Palazzo Adriano;
Eutimio Mitko, il poeta arbëresh di Frascineto Bernardo Bilotta, Pietro
Chiara, Papàs Giuseppe Musacchia di Piana dei Greci (attual. degli
Albanesi), Giovanni Musacchia, Primo Dochi, Alfonso Kjinigò, Orhan Cercis.
Pubblicando questo foglio,
Girolamo De Rada voleva raggiungere uno degli scopi tra i più tormentosi
della sua travagliata esistenza. Poneva all’attenzione dell’Italia e
dell’Europa la triste situazione della Patria dei suoi avi, l’Albania,
soggetta al dominio musulmano. Sognava e lottava per il riconoscimento
dell’Albania quale nazione libera e democratica. Sin dal primo numero del
Flàmuri Arbërit, De Rada denunciava le lotte che in quella terra
dell’altra sponda dell’Adriatico conducevano i montanari di Scutari che si
opponevano ai trattati europei di spartizione di quelle terre. “E ‘l
sangue è cominciato a scorrere per ogni dove” commentava il dispaccio. Poi
un altro articolo sulla rivolta di Giacova, nella Kosova, e l’uccisione di
Mehmet Aly Pascià. Continua l’informazione su quanto succedeva nella terra
di Scanderbeg, come l’idea di costituire in Albania un principato soggetto
all’Austria. De Rada, nel suo piccolo villaggio di Macchia Albanese in
quel di S. Demetrio Corone, svolgeva il suo ruolo di pubblicista e
attraverso l’informazione dava il suo prezioso contributo all’indipendenza
dell’Albania. Il suo giornale fu un ponte di congiunzione con i patrioti
sparsi in Europa e riuscì persino a penetrare in Albania, nonostante il
veto posto dai turchi occupanti. Non rimase indifferente ai suoi continui
appelli lo stesso Garibaldi, il quale ebbe a dire che “presto verrà la
volta di liberare l’Albania: L’Adriatico sarà da ambo le sponde abitato da
genti libere, degne d’intendersi e di amarsi come sorelle”
La sua poesia, i suoi scritti,
la sua raccolta delle rapsodie arbëreshe, la sua corrispondenza in favore
dell’indipendenza dell’Albania richiamò l’interesse di tanti personaggi
illustri non solo italiani ma europei. Hanno scritto di lui Federico
Mistral, Niccolò Tommaseo, Francesco De Sanctis, Cesare Cantù, Victor Hugò,
Lammartin ed altri ancora, con i quali era in contatto epistolare.
Il De Rada aveva intrapreso già
nel 1848 una iniziativa simile, fondando a Napoli il periodico “L’albanese
d’Italia”.
Maria Frega