L’instancabile attività a favore
dell’Albania condotta da Gerolamo De Rada fece numerosi proseliti
nella comunità spezzanese dove eccelleva la figura del giovane
Ferdinando Alessandro Cassiani (1878-1835), futuro avvocato,
meridionalista e primo storico di Spezzano Albanese.
Questi, infervorato dalle idee e
dall’azione instancabile dell’anziano Vate albanese gli indirizzò la
seguente lettera:
«All’Illustre D. Gerolamo De Rada -
Professore di Lingua e Letteratura Albanese – Maki.
Parecchie volte m’è tornato in mente
il pensiero di scrivervi e sempre ho allontanato da me l’idea, temendo
di riuscire importuno.
Io Albanese, sono entusiasta della
lingua e della Letteratura del mio popolo e godo delle vittorie che
Esso comincia ad ottenere nel campo Letterario Europeo.
Ho raccolto parecchie costumanze
albanesi, che ho messe in versi italiani avendo per unico scopo quello
di far nota agli altri, le ricchezze artistiche del nostro idioma; ho
creduto poi necessario, di principiare la mia raccolta col sonetto che
vi acchiudo, dedicato a voi che siete il più forte baluardo della
Letteratura albanese moderna.
Ho letto e studiato parecchie delle
cose vostre Sofonisba - una annata del Fiamuri - I caratteri e la
grammatica della lingua albanese - Le conferenze sull’antichità della
medesima ma mi è rimasto sempre ardentissimo il desiderio di leggere
il Milosao, che per quanto ho cercato non mi è riuscito di trovare da
nessun libraro.
Se sarete così buono di mandarmelo ve
ne sarò grato oltre ogni dire.
Le bellezze dei nostri canti e delle
nostre costumanze, l’origine nostra, circondata da un’aureola di epico
trionfo, l’erudizione delle vostre opere e di quelle del Santori e del
Variboba, le ricerche sugli albanesi del Dorsa, ed ultimamente la
letteratura albanese di Straticò (sulla quale io scrissi una
recensione nel numero 13 della “Sinistra” di Cosenza) fanno accrescere
continuamente in me, il desiderio di conoscere meglio i segreti della
lingua nostra che è una delle principali nella famiglia delle
Indo-Europee, lo studio della quale occupa la mente dei dotti e forma
nel tempo medesimo, il mio vago ideale.
L’idea di un congresso linguistico che
vi sorrise felice, fu realizzata; l’importanza della nostra lingua si
è compresa ormai - buono il principio, sarà buona la fine—Excelsior; e
il nostro grido sia sempre Avanti e in alto!!!…
Non voglio più tediarvi e finisco
augurando lunghi anni di vita e di salute a voi, perché siete
necessario ad una grande causa “a preparare la rigenerazione e la
riscossa letteraria, morale e civile, ad uno dei popoli più antichi e
più grandi”.
Sperando di poter ricevere l’onore di
un vostro autografo che conserverò fra le cose mie più care, vi
domando scusa e vi riverisco.
Devotissimo
Ferdinando Aless. Cassiani
Spezzano Albanese
29/9/96».
Attraverso questa lettera apprendiamo
così la passione del giovanissimo Cassiani per i canti spezzanesi e
per la storia degli albanesi che si concretizzerà nel 1902, con una
storia dei personaggi del Risorgimento spezzanese, e nel 1928 con la
realizzazione della prima monografia storica su Spezzano Albanese.
Verso la fine del XIX sec. e agli
inizi di quello successivo De Rada ed altri intellettuali arbëreshë (Argondizza,
Lorecchio, …) avviano una serie di attività pro Albania in cui è
presente e partecipe in prima persona Ferdinando Cassiani ed altri
spezzanesi (Agostino Ribecco, G. A. Nociti, Francesco Nociti,
Salvatore Cassiano).
Così da Corigliano Calabro,
probabilmente nel febbraio 1897, Ferdinando Cassiani, che ivi si
trovava per motivi di studio nel ginnasio “Garopoli”, indirizza la
seguente lettera ad Anselmo Lorecchio (1843-1924), fondatore della
prestigiosa rivista “La Nazione Albanese”, con cui esalta l’opera e
la figura del De Rada ed incita tutti gli Albanesi alla riscossa:
«Abbiamo visto il primo numero de La
Nazione Albanese e ci siamo immensamente consolati nel vedere che
l’idea che da tanto tempo sorrise all’Illustre vegliardo nostro, che
è Gerolamo De Rada, va prendendo strada e trova sostenitori valorosi e
intrepidi come la Signoria Vostra.
Noi, giovani inesperti, che pure
sentiamo nelle vene il sangue della vecchia Albania, non possiamo
fare altro che rivolgervi un grido di incoraggiamento e di riscossa:
Avanti e in alto!…finché ci sarà una pagina di storia da scrivere, un
ideale da realizzare, una terra da redimere, una lagrima da tergere.
Avanti e in alto, nel nome della
vecchia Albania nostra che pur riservandosi il diritto della riscossa,
aspetta da noi il trionfo del pensiero.
Abbiamo una storia di guerre e di
eroismi, abbiamo una lingua dolce e ricca: facciamoci dunque una
letteratura, mettiamoci all’opera solerti per giungere al grande
ideale di Skanderbeg: la riscossa del popolo che è pure nostro.
Albanesi e italiani, figli di Botzaris
e di Garibaldi, non possiamo fare a meno di gridare: Avanti e in alto!
Vi preghiamo di concedere alla
presente un angolo del vostro giornale perché essa valga pure come un
appello all’entusiasmo dei giovani nostri.
Ferdinando Aless. Cassiani, in nome
pure di un gruppo di giovani albanesi ».
Nel giugno del 1903 Ferdinando
Cassiani è presente nel IV Congresso Albanese di Napoli, dove nella
Sala “Tarsia” tenne questo appassionato discorso commemorativo che
evidenzia la propria venerazione per il Vate scomparso pochi mesi
prima:
« Fra un millennio – se nel campo
dell’azione continueremo a stare inerti – lo studioso, cercando fra le
sue carte, troverà un libro dalla pagine ingiallite, in cui con vecchi
caratteri saranno riprodotti alcuni canti meravigliosi. Innanzi alla
mente geniale de cercatore, quei canti appariranno come legati da un
filo d’oro, e tutti uniti in un magnifico poema, antico quando
l’umanità.
Dirà lo studioso forse ai suoi coevi
che quei canti furono uniti insieme da un vecchio cieco, rapsoda
aggiratesi per paesi dove gli uomini avevano l’anima d’acciaio e le
donne gli occhi di pervinca, dove le albe doveano essere serate e
fantastici i tramonti.
Così dirà lo studioso - ignorante
della storia di un popolo, che non si è saputo unire per difendere il
patrimonio della sua cultura. E i venturi così ignoreranno che le
rapsodie albanesi le raccolse Girolamo De Rada, il vecchio dalla
piccola statura e dall’’anima grande, che sembrava un pedissequo ed
era un ribelle.
Ribelle come nessun letterato fu mai,
ribelle per indole, o signori, per una potenza ingenita che lo
astraeva dal mondo circostante e ne faceva un solitario …
… Quando il Comitato per il IV
Congresso Albanese scelse me per commemorare innanzi a voi Girolamo De
Rada – io, innanzi alla vasta mole dell’opera usa, pensai a tutta la
miseria delle mie forze, perocchè commemorare De Rada significa
tratteggiare tutto il pensiero albanese – tessere tutta la storia
letteraria del nostro popolo…
… O voi tutti albanesi che siete qui
riuniti, tornando alle vostre colonie dite ai fratelli che Girolamo De
Rada ha diritto a tutta la riconoscenza della gente nostra! Sorgano
sulle nostre contrade are votive – sulle facciate dei templi si murino
le lapidi ricordatrici e le nostre fanciulle pei campi e sull’aia, nei
loro vergini amori, ripetano le canzoni del vate, le quali non
potranno morire fino quando fra noi non saranno esaurite le passioni
dominatrici dell’anima ed il sentimento eterno della vita.
Se è deciso che un monumento debba
sorgere nel suo paesello a ricordare la sua sembianza, se ne celebri
degna la festa, e le fanciulle nostre con capo cinto di fiori, si
rechino attorno al marmo della sue effigie ed intreccino ivi le loro
danze e cantino con le voci più belle i canti di Milosao. Gli olivi
fioriranno, o signori, le vigne si riempiranno di pampini e l’illustre
sorriderà benigno e soddisfatto. Ci perdonerà forse le privazioni
nelle quali lo facemmo vivere, la miseria in cui lo lasciamo morire –
anima assettata di poesia eterna ci perdonerà per quella festa che
sarà la sua poesia!».
La sventura colpì De Rada negli
affetti più intimi, ma non rimase solo, tanti giovani figli
dell’antica Arbëria gli furono sempre accanto, come testimoniano
queste accorate parole. Ed uno dei suoi figli ideali fu, senza dubbio,
lo spezzanese Ferdinando Cassiani!
Bibliografia
Shêjzat (Le Pleiadi) – Anno VIII – n.
7-8-9-10 – Luglio -Agosto 1964 (numero speciale);
F. Cassiani – L. Cucci, Gli Spezzanesi
ne la Rivoluzione Italiana, Tip.- Editrice della “Cronaca di
Calabria”- Cosenza, 1907;
F. Cassiani, Spezzano Albanese nella
tradizione e nella storia (1470-1918), Edisud, Roma, 1968 (II
edizione);
G. Laviola, Società, comitati e
congressi italo albanesi dal 1895 al 1904, Pellegrini Editore,
Cosenza, 1963;
F. Fusca, Ferdinando Cassiani e
Agostino Ribecco, Tecnostampa, Corigliano Scalo, 1978.