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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
Flamuri i Arbërit rron!

“AVANTI E IN ALTO!”

 IL GIOVANE FERDINANDO CASSIANI E LA QUESTIONE ALBANESE

di Francesco Marchianò

L’instancabile attività a favore dell’Albania condotta da Gerolamo De Rada fece numerosi proseliti nella comunità spezzanese dove eccelleva la figura del giovane Ferdinando Alessandro Cassiani (1878-1835), futuro avvocato, meridionalista e primo storico di Spezzano Albanese.

Questi, infervorato dalle idee e dall’azione instancabile dell’anziano Vate albanese gli indirizzò la seguente lettera:

«All’Illustre D. Gerolamo De Rada - Professore  di Lingua e Letteratura Albanese – Maki.

Parecchie volte m’è tornato in mente il pensiero di scrivervi e sempre ho allontanato da me l’idea, temendo di riuscire importuno.

Io Albanese, sono entusiasta della lingua e della Letteratura del mio popolo e godo delle vittorie che Esso comincia ad ottenere nel campo Letterario Europeo.

Ho raccolto parecchie costumanze albanesi, che ho messe in versi italiani avendo per unico scopo quello di far nota agli altri, le ricchezze artistiche del nostro idioma; ho creduto poi necessario, di principiare la mia raccolta col sonetto che vi acchiudo, dedicato a voi che siete il più forte baluardo della Letteratura albanese moderna.

Ho letto e studiato parecchie delle cose vostre Sofonisba - una annata del Fiamuri - I caratteri e la grammatica della lingua albanese - Le conferenze sull’antichità della medesima ma mi è rimasto sempre ardentissimo il desiderio di leggere il Milosao, che per quanto ho cercato non mi è riuscito di trovare da nessun libraro.

Se sarete così buono di mandarmelo ve ne sarò grato oltre ogni dire.

Le bellezze dei nostri canti e delle nostre costumanze, l’origine nostra, circondata da un’aureola di epico trionfo, l’erudizione delle vostre opere e di quelle del Santori e del Variboba, le ricerche sugli albanesi del Dorsa, ed ultimamente la letteratura albanese di Straticò (sulla quale io scrissi una recensione nel numero 13 della “Sinistra” di Cosenza) fanno accrescere continuamente in me, il desiderio di conoscere meglio i segreti della lingua nostra che è una delle principali nella famiglia delle Indo-Europee, lo studio della quale occupa la mente dei dotti e forma nel tempo medesimo, il mio vago ideale.

L’idea di un congresso linguistico che vi sorrise felice, fu realizzata; l’importanza della nostra lingua si è compresa ormai - buono il principio, sarà buona la fine—Excelsior; e il nostro grido sia sempre Avanti e in alto!!!…

Non voglio più tediarvi e finisco augurando lunghi anni di vita e di salute a voi, perché siete necessario ad una grande causa “a preparare la rigenerazione e la riscossa letteraria, morale e civile, ad uno dei popoli più antichi e più grandi”.

Sperando di poter ricevere l’onore di un vostro autografo che conserverò fra le cose mie più care, vi domando scusa e vi riverisco.

Devotissimo

Ferdinando Aless. Cassiani

Spezzano Albanese

29/9/96».

Attraverso questa lettera apprendiamo così la passione del giovanissimo Cassiani per i canti spezzanesi e per la storia degli albanesi che si concretizzerà nel 1902, con una storia dei personaggi del Risorgimento spezzanese, e nel 1928 con la realizzazione della prima monografia storica su Spezzano Albanese.

Verso la fine del XIX sec. e agli inizi di quello successivo De Rada ed altri intellettuali arbëreshë  (Argondizza, Lorecchio, …) avviano una serie di attività pro Albania in cui è presente e partecipe in prima persona Ferdinando Cassiani ed altri spezzanesi (Agostino Ribecco, G. A. Nociti, Francesco Nociti, Salvatore Cassiano).

Così da Corigliano Calabro, probabilmente nel febbraio 1897, Ferdinando Cassiani, che ivi si trovava per motivi di studio nel ginnasio “Garopoli”, indirizza la seguente lettera ad Anselmo Lorecchio (1843-1924), fondatore della prestigiosa rivista “La Nazione Albanese”,  con cui esalta l’opera e la figura del De Rada ed incita tutti gli Albanesi alla riscossa:

«Abbiamo visto il primo numero de La Nazione Albanese e ci siamo immensamente consolati nel vedere che l’idea che da tanto tempo sorrise all’Illustre  vegliardo nostro, che è Gerolamo De Rada, va prendendo strada e trova sostenitori valorosi e intrepidi come la Signoria Vostra.

Noi, giovani inesperti, che pure sentiamo nelle vene il sangue della vecchia Albania, non  possiamo fare altro che rivolgervi un grido di incoraggiamento e di riscossa: Avanti e in alto!…finché ci sarà una pagina di storia da scrivere, un ideale da realizzare, una terra da redimere, una lagrima da tergere.

Avanti e in alto, nel nome della vecchia Albania nostra che pur riservandosi il diritto della riscossa, aspetta da noi il trionfo del pensiero.

Abbiamo una storia di guerre e di eroismi, abbiamo una lingua dolce e ricca: facciamoci dunque una letteratura, mettiamoci all’opera solerti per giungere al grande ideale di Skanderbeg: la riscossa del popolo che è pure nostro.

Albanesi e italiani, figli di Botzaris e di Garibaldi, non possiamo fare a meno di gridare: Avanti e in alto!

Vi preghiamo di concedere alla presente un angolo del vostro giornale perché essa valga pure come un appello all’entusiasmo dei giovani nostri.

Ferdinando Aless. Cassiani, in nome pure di un gruppo di giovani albanesi ».

Nel giugno del 1903 Ferdinando Cassiani è presente nel IV Congresso Albanese di Napoli, dove nella Sala “Tarsia” tenne questo appassionato discorso commemorativo che evidenzia la propria venerazione per il Vate scomparso pochi mesi prima:

« Fra un millennio – se nel campo dell’azione continueremo a stare inerti – lo studioso, cercando fra le sue carte, troverà un libro dalla pagine ingiallite, in cui con vecchi caratteri saranno riprodotti alcuni canti meravigliosi. Innanzi alla mente geniale de cercatore, quei canti appariranno come legati da un filo d’oro, e tutti uniti in un magnifico poema, antico quando l’umanità.

Dirà lo studioso forse ai suoi coevi che quei canti furono uniti insieme da un vecchio cieco, rapsoda aggiratesi per paesi dove gli uomini avevano l’anima d’acciaio e le donne gli occhi di pervinca, dove le albe doveano essere serate e fantastici i tramonti.

Così dirà lo studioso - ignorante della storia di un popolo, che non si è saputo unire per difendere il patrimonio della sua cultura. E i venturi così ignoreranno che le rapsodie albanesi le raccolse Girolamo De Rada, il vecchio dalla piccola statura e dall’’anima grande, che sembrava un pedissequo ed era un ribelle.

Ribelle come nessun letterato fu mai, ribelle per indole, o signori, per una potenza ingenita che lo astraeva dal mondo circostante e ne faceva un solitario …

… Quando il Comitato per il IV Congresso Albanese scelse me per commemorare innanzi a voi Girolamo De Rada – io, innanzi alla vasta mole dell’opera usa, pensai a tutta la miseria delle mie forze, perocchè commemorare De Rada significa tratteggiare tutto il pensiero albanese – tessere tutta la storia letteraria del nostro popolo…

… O voi tutti albanesi che siete qui riuniti, tornando alle vostre colonie dite ai fratelli che Girolamo De Rada ha diritto a tutta la riconoscenza della gente nostra! Sorgano sulle nostre contrade are votive – sulle facciate dei templi si murino le lapidi ricordatrici e le nostre fanciulle pei campi e sull’aia, nei loro vergini amori, ripetano le canzoni del vate, le quali non potranno morire fino quando fra noi non saranno esaurite le passioni dominatrici dell’anima ed il sentimento eterno della vita.

Se è deciso che un monumento debba sorgere nel suo paesello a ricordare la sua sembianza, se ne celebri degna la festa, e le fanciulle nostre con capo cinto di fiori, si rechino attorno al marmo della sue effigie ed intreccino ivi le loro danze e cantino con le voci più belle i canti di Milosao. Gli olivi fioriranno, o signori, le vigne si riempiranno di pampini e l’illustre sorriderà benigno e soddisfatto. Ci perdonerà forse le privazioni nelle quali lo facemmo vivere, la miseria in cui lo lasciamo morire – anima assettata di poesia eterna ci perdonerà per quella festa che sarà la sua poesia!».

La sventura colpì De Rada negli affetti più intimi, ma non rimase solo, tanti giovani figli dell’antica Arbëria gli furono sempre accanto, come testimoniano queste accorate parole. Ed uno dei suoi figli ideali fu, senza dubbio, lo spezzanese Ferdinando Cassiani!

 

Bibliografia

Shêjzat (Le Pleiadi) – Anno VIII – n. 7-8-9-10 – Luglio -Agosto 1964  (numero speciale);

F. Cassiani – L. Cucci, Gli Spezzanesi ne la Rivoluzione Italiana, Tip.- Editrice della “Cronaca di Calabria”- Cosenza, 1907;

F. Cassiani, Spezzano Albanese nella tradizione e nella storia (1470-1918), Edisud, Roma, 1968 (II edizione);

G. Laviola, Società, comitati e congressi italo albanesi dal 1895 al 1904, Pellegrini Editore, Cosenza, 1963;

F. Fusca, Ferdinando Cassiani e Agostino Ribecco, Tecnostampa, Corigliano Scalo, 1978.

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