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RAPPORTI TRA GEROLAMO DE RADA E SPEZZANO ALBANESE: LA COSPIRAZIONE ED IL COLERA DEL 1837

di Francesco Marchianò

Uno dei testi fondamentali per comprendere la poetica di Girolamo De Rada (1814-1903) rimane, senza dubbio, l’Autobiologia in cui descrive la sua vita e quindi le moltissime traversie che hanno travagliato la sua lunga esistenza ed i tanti personaggi che ha incontrato nella sua terra di Calabria ed a Napoli. 1

L’importante documento è stato redatto dal De Rada tra il 1898 ed il 1899, cioè pochi anni prima di morire, riportando date esatte grazie a lettere o appunti conservati mentre in altri momenti i suoi ricordi spesso si affievoliscono, per colpa dell’età avanzata, e gli fanno menzionare qualche imprecisione.

E’ il caso dei suoi primi rapporti con il nostro paese, Spezzano Albanese, allora centro arbëresh molto popoloso posto lungo la Consolare delle Calabrie (ex SS 19), che univa la capitale Napoli a Reggio Calabria, quindi importante luogo di circolazione delle nuove idee liberali ed unitarie e, soprattutto, covo di numerose attività antiborboniche.2

Agli inizi del XIX sec. molti spezzanesi di famiglia agiata studiavano nel famoso Collegio Italo-greco di S. Demetrio Corone, fra questi sicuramente lo spezzanese Francesco Candreva, futuro medico e sindaco, poi estromesso dalla carica per la sua partecipazione alla  Rivoluzione del 1848.

Questi, amico del grande Vate arbëresh, si cimentò addirittura a tradurre in italiano  il Milosao precedendo di molti anni il lavoro del Prof. Michele Marchianò.3

Andando avanti con la lettura dell’Autobiologia si apprende che il giovane De Rada viene istigato da Pasquale Rossi a partecipare ad un moto insurrezionale che doveva scoppiare nel Cosentino e coinvolgere tutti i comitati rivoluzionari, compresi quelli del Circondario di Castrovillari.4

I principi di giugno del 1837 dal Comitato di Cosenza gli pervenne l’ordine di mettersi in contatto con i congiurati di Spezzano Albanese, Castrovillari, Acri e Longobucco. Luogo dell’appuntamento fu fissata l’allora boscosa Piana di Cammarata di Castrovillari dove il De Rada si congiunse con i cospiratori che gli parvero  male in arnese essendo essi sette o otto di cui uno, addirittura, armato solo di chitarra.5

Dal tenore della descrizione si evince che l’incontro cospirativo si risolse in una scampagnata domenicale. Deluso da questa situazione e poco portato alla rivolta, De Rada rientra a Macchia confidando al padre di non sentirsela e di scrivere al Rossi una lettera di rinuncia al proposito incipiente. Ma una missiva, giunta da Cosenza, stabiliva la data della rivolta per il 22 giugno ragion per cui il giovane De Rada, per non perdere la faccia, accetta pur notando la mancanza di forze e coordinamento.6

De Rada allora scrive ai vari amici che aveva incontrato a Cammarata ma da Spezzano Albanese gli arriva la notizia che quattro congiurati spezzanesi, fra i più influenti, erano morti di colera e che il caffettiere che aveva somministrato loro la bevanda era stato pugnalato a morte.7

Fin qui i ricordi confusi del Vate sull’episodio. Ma come andarono in realtà i fatti?

Leggendo la Platea del Nociti il colera fece la sua comparsa in Spezzano Albanese il 12 luglio e si protrasse fino al 28 del mese successivo mietendo 121 vittime. Fra queste emergono le figure di spicco D. Gaetano Chefalo, D. Vincenzo Cucci, D. Francesco Diodati, il sacerdote D. Antonio Cucci, D. Sinibaldo Diodati e D. Costantino Mortati (101-1837) figlio del rivoluzionario del 1799, Angelo. Di queste morti, e  di altre, venne accusato da D. Luigi Nociti e D. Alessandro Marini un povero caffettiere, Domenico Porcella che, a loro dire, avrebbe somministrato ai deceduti una bevanda rinfrescante da lui inventata e chiamata limonea.8

Il tutto si risolse in un processo politico in cui vennero implicati i Carbonari locali, come il Nociti ed il Marini.9

Ritornando al De Rada, non sapremo mai chi erano i congiurati spezzanesi di quella abortita rivoluzione dell’estate del 1837, se si escludono i nominativi dei notabili sopra citati ed i cui parenti si ritroveranno nelle imminenti vicende rivoluzionarie e belliche del Risorgimento.10

Infine De Rada conclude affermando che “…il caffettiere, un povero italiano, dopo due settimane fu morto di pugnalate”.11

In realtà i fatti non andarono così!

Il caffettiere Domenico Porcella detto Pastanese, fu condannato e rovinato morendo povero, all’età di 60 anni, il 24 aprile 1844.12

L’unico morto ammazzato, e non si sa da chi, fu il ricevitore comunale D. Vincenzo Tarsia (1807-1837), accusato pubblicamente per mesi da D. Alessandro Marini di essere spargitore del morbo asiatico. Egli fu accoltellato la notte di Natale del 1837 venendo poi a morire il 28 dello stesso mese.13

Dell’omicidio fu accusato il Marini, poi scagionato da un suo illustre parente giurista che, in vari processi, smontò tutto l’impianto accusatorio.14

 A parte l’episodio del fallito moto del 1837, i rapporti di De Rada con Spezzano Albanese continueranno poi con scambi epistolari con Giuseppe Angelo Nociti, con suo zio l’Arciprete D.Paolo Nociti e, nel futuro, con tutta la nuova generazione spezzanese della Rilindja che porta i nomi del medico e poeta Agostino Ribecco, dello storico avv. Ferdinando Cassiani, dell’avv. Pasquale Cucci, dell’avv. Ambrogio Arabia, …. 15

1 Girolamo De Rada, Autobiologia, Cosenza, Tipografia Municipale di F. Principe, 1898. Ho ricevuto il rarissimo testo grazie all’interessamento personale del Prorettore dell’Unical, il Prof. Francesco Altimari mio compagno di studi e poi mio docente di lingua albanese.

2 A Spezzano Albanese il notaio Antonio Nociti e suo fratello Luigi, subito dopo la caduta di Napoleone, organizzarono la prima vendita carbonara. Fallito il moto del 1821 tutta la famiglia Nociti fu duramente perseguitata dalla polizia borbonica che accentuò poi le sue pressioni dal 1848 fino al 1860.

3 cfr. Uri, anno VII, nuova serie, Marzo-Aprile 2003, pag. 6.

4cfr. Autobiologia,  Primo periodo, pag. 22 e 23.

5 ibidem, pag. 23

6 ibidem, pag. 23 e 24.

7 ibidem, pag. 24.

8 cfr. G. A. Nociti, Platea, ms. inedito del 1860, pag.

9 cfr. G.A. Nociti, op. cit., e A. Serra, Spezzano Albanese nelle vicende storiche sue e dell’Italia (1470-1945, Ed. Trimograf, Spezzano Albanese, 1987.

10 A. Serra, op. cit.

11 cfr. De Rada, op. cit., pag. 24.

12 Cfr. A. Serra, op. cit., pag. 250.

13 L’omicidio stranamente non è riportato né dal Nociti, né dal Cassiani e né dal Serra pur essendo stato intentato un processo in proposito (v. nota successiva). Da questo episodio il patriota, filosofo e scrittore spezzanese Gennaro Mortati (1826 -1890), figlio di D. Costantino, morto di colera, e di D. Rachele Frega da Lungro, prenderà spunto per iniziare il suo bellissimo romanzo storico inedito L’assedio di Gaeta (1861) in cui, cambiando i nomi, fa capire che mandante dell’omicidio Tarsia fu la propria madre che assoldò un sicario di S. Benedetto Ullano.

14 Avvocato Cesare Marini, Schema degli indizi a carico di D. Alessandro Marini del fu Luca combattuti da luminose pruove a suo carico, s.d.t. ma 1845 circa. Si tratta del famoso penalista sandemetrese Cesare Marini (1792-1865) che esercitò nel Foro di Cosenza e che nel 1844 difese i fratelli Bandiera ed altri rivoluzionari.

15 Sui Nociti esiste tutta una letteratura in proposito resa nota dai lavori del preside Prof. Giovanni Laviola  e dal Bashkim Kulturor Arbëresh di Spezzano Albanese. Agostino Ribecco fu autore di poesie e di studi filologici, l’avv. Ferdinando Cassiani è stato l’autore della prima storia sul paese e, insieme all’avv. Pasquale Cucci, redattore di un importante lavoro storico, pubblicato nel 1902, sul contributo dei rivoluzionari spezzanesi al Risorgimento. Ambrogio Arabia, invece, fu sindaco di Cosenza  dotandola del primo piano urbanistico e di tanti lavori pubblici che ancora oggi si possono ammirare nella città dei Bruzi.

 

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