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ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

SPECIALE

L’ ICONOGRAFIA BIZANTINA DELLE CHIESE ARBĖRESHE

DI MARGHERITA CELESTINO

Spesso di nostalgia si  muore, gli arbėreshė, invece, sulla nostalgia per la patria abbandonata hanno costruito 500 anni di storia.

L’Arbėria rappresenta oggi un’oasi orientale in mezzo al grande occidente della globalizzazione.

L’inizio della storia arbėreshe č ormai noto a tutti; ma la sua fine?

Cinque secoli fa grandi masse di albanesi costretti a fuggire dall’oppressione turca  si rifugiarono in Italia, portarono nel cuore tutto ciņ che  avevano lasciato al di lą del mare: era il ricordo di abitudini semplici ma ben radicate, era il ricordo di una lingua familiare che forse presto avrebbero dimenticato; era il ricordo di un Dio  che avevano conosciuto e pregato  attraverso le icone. Da quei ricordi nasceva una storia, fatta di povertą e di tenacia una storia di lotte continue per la sopravvivenza  di un’identitą diversa, la storia di un popolo orgoglioso e geloso delle proprie origini.

Quando, perņ, l’arbėresh č tentato di  rinnegare se stesso gettandosi tra le fauci lusinghiere della globalizzazione, rischia di innescare un pericoloso processo involutivo di omologazione alla cultura indigena, rischia di scrivere l’ultima pagina di una storia gloriosa di ben cinque secoli.

Se le ‘tendenze della moda’ mettono in discussione  e minano dalle fondamenta l’identitą di un popolo, č necessario immunizzare il popolo contro illusorie tentazioni:  č necessario contrastare il battage massificante e spersonalizzante con il pił intelligente battage della divulgazione culturale; č necessario, cioč dissipare l’ignoranza.

Se l’inizio della storia arbėreshe č noto a tutti, la sua fine non puņ essere scritta proprio oggi che anche il Legislatore con la Legge Quadro  482/99 ne riconosce l’importanza.  Oggi l’arbėresh č tenuto, per rispetto verso chi nel passato ha tanto lottato, a tutelare tutto ciņ che č stato conservato: tradizioni, lingua, e rito bizantino.

Il popolo albanese ha vissuto  nella madrepatria la sua religiositą dentro la spiritualitą bizantina. Da Bisanzio venivano dettati i canoni della teologia ortodossa e da Bisanzio proveniva la massima espressione dell’arte iconografica.

Dopo la lotta iconoclasta dell’VIII secolo l’arte delle icone andņ sempre pił sviluppandosi,  e  dopo il Concilio Ecumenico Niceno II (787) da Bisanzio raggiunse il suo massimo splendore in Grecia, in Serbia e in Russia. Tutto l’Oriente, perņ si considera erede degli splendori artistici di Bisanzio; anche l’Albania, nel suo piccolo, ha saputo far sua questa tradizione religiosa che, trasportata in terra italica, ha  arricchito quest’ultima di una maggiore  spiritualitą e ricchezza religiosa . Sottovalutare l’importanza dell’icona significa, per l’arbėresh, sottovalutare la propria identitą religiosa, significa impoverire non solo il proprio paese, ma un’intera nazione.

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