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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

SPECIALE

L’ ICONOGRAFIA BIZANTINA DELLE CHIESE ARBËRESHE

L’ ARTE ICONOGRAFICA BIZANTINA

Intervista con Josif Droboniku

Josif Droboniku nasce in Albania a Fier nel 1952 e frequenta  il Liceo artistico e l’Accademia delle Belle  Arti di Tirana specializzandosi in pittura monumentale. I suoi mosaici e i suoi affreschi si trovano al museo Nazionale e al Palazzo della Cultura di Tirana e al Museo Civico di Lushnje e di Peshkopia.

Giunto in Italia nel 1990 conosce il Vescovo dell’eparchia di Lungro, Monsignor Ercole Lupinacci, che si interessa molto alla sua arte. Stabilitosi definitivamente a Lungro con la famiglia, Josif Droboniuku avvia, insieme alla moglie Liliana,    un imponente laboratorio artistico  da cui usciranno centinaia  di icone di  notevole valore artistico e liturgico  che andranno ad impreziosire  le chiese di tanti paesi arbëreshë.

A Droboniku ci rivolgiamo per conoscere meglio l’arte iconografica bizantina.

Qual è la tecnica per eseguire un’icona?

Si tratta di una tecnica molto antica. L’icona si esegue su legno ben stagionato su cui si incolla una stoffa di cotone o di lino ricoperta da diversi strati di un composto fatto di gesso di Bologna e colla di pesce o di coniglio. Si pulisce  poi perfettamente con carta vetrata, quindi vi  si trasferisce il disegno precedentemente preparato. Per la doratura del cielo e delle aureole si usa  un preparato speciale e poi il foglio d’oro. Dopo aver fissato la base così ottenuta  con gommalacca trasparente, si procede alla pittura con i  colori  che sono pigmenti naturali, prima la tinta più scura, poi i contorni, quindi almeno altre tre tonalità, sempre più chiare, dello stesso colore. Una volta finita la pittura non può essere più ritoccata, ma va fissata con vernici speciali.

I soggetti e i colori dell’icona sono frutto della fantasia dell’autore, oppure devono rispondere a canoni ben precisi?

L’icona è il Vangelo dei poveri:  chi non sa leggere il Vangelo, può leggere l’icona; perciò le regole dell’arte iconografica non vengono create dal pittore, ma custodite e tramandate dai Padri della Chiesa. Il soggetto deve rispettare precise norme canoniche, anche se l’artista, secondo la propria sensibilità umana e culturale, può interpretarlo in modo personale.

Fare l’iconografo è un mestiere come tanti ?

No, non è un mestiere qualunque, esso rappresenta un continuo cammino di ricerca e presuppone  un’adeguata coerenza di vita. Non a caso la maggior parte degli iconografi sono dei monaci o, comunque, persone che si dedicano quotidianamente alla pratica della vita contemplativa.

E’ vero che l’iconografo, prima di mettersi a lavoro recita una preghiera?

Si

Può recitarla per noi?

Tu divino Signore di tutto ciò che esiste, illumina e dirigi l’anima, il cuore e lo spirito del tuo servo; guida le sue mani, affinché  possa rappresentare degnamente e perfettamente la Tua immagine, quella della Tua Santa Madre e di tutti i Santi, per la gloria e il decoro della Tua Santa Chiesa.

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