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SPECIALE IBRAHIM KODRA

L’ARBËRIA POETICA DI IBRAHIM KODRA:

TREDICI DIPINTI DEDICATI AI PAESI ARBËRESHË

 DI GENNARO DE CICCO

“L’ARBËRIA POETICA” è il suggestivo titolo della cartella comprendente 13 opere dedicate dal pittore d’origine albanese IBRAHIM KODRA alle comunità albanofone d’Italia.

La presentazione del lavoro artistico si è svolta il 3 settembre nei locali del Collegio di Sant’Adriano a San Demetrio Corone.

I dipinti, dedicati ai paesi arbëreshë, vanno ad arricchire la mostra del maestro Kodra “Visioni del Mediterraneo”, allestita il 12 agosto in occasione del FESTIVAL DELLA CANZONE ARBËRESHE.

L’Amministrazione comunale, promotrice delle iniziative, ha inteso dare un contributo divulgativo del messaggio artistico del grande maestro italo-albanese.

Nella presentazione delle opere di Kodra il Sindaco di San Demetrio, Sen. Cesare Marini, afferma, fra l’altro, che il miglior modo per rendere omaggio ad un artista è favorire le conoscenze delle sue opere.

“Kodra, pittore di formazione occidentale, testimone e interprete di un lungo periodo del XX secolo, per Marini, ha saputo coniugare i colori intensi e vari del Mediterraneo, racchiusi nei ricordi della sua infanzia con i grandi temi dell’esistenza umana”.

Per Francesco FUSCA, poeta e critico d’arte, “l’ARBËRIA POETICA della magica pittura di Kodra si snoda attraverso un viaggio spirituale, che percorre i sentieri di un’anima universale innamorata del mondo. Difatti, da Acquaformosa a Civita, da Frascineto a Lungro, da Macchia Albanese a Plataci, da San Demetrio Corone a San Giorgio Albanese, da Santa Sofia d’Epiro a Spezzano Albanese, a Vaccarizzo, la tavolozza sole – mare di Kodra esprime il meglio di sé, anche per l’afflato poetico delle comunità arbëreshe, ricche della storia e della cultura di ben cinquecento anni”. “Come Giuseppe Ungaretti nell’Isonzo aggiunge Fusca, , così oggi Kodra ripassa le epoche della sua vita viaggiando i suoi amati paesi arbëreshë”.

Un itinerario artistico, questo di Kodra, sui paesi arbëreshë che rappresenta , come sostiene il giornalista Pasquale De Marco, “un atto d’amore verso queste comunità di origini albanesi del cosentino. Qui il maestro si sente come a casa sua. Il sangue non mente. Tutti lo conoscono e tutti lo vogliono bene”.

Il viaggio spirituale tra i paesi italo-albanesi inizia con Acquaformosa, bella e maestosa, finemente incastonata tra i monti della Calabria, che ricordano così tanto i monti dell’Albania, le colline e le pianure di ISHMI, dove il maestro nasce nel 1918 e trascorre l’infanzia.

Il secondo incontro è con Civita, senza più il “Ponte del diavolo”, abbattuto più dall’incuria umana che dalle intemperie, “dolce e dormiente – bella addormentata” che aspetta il bacio del principe per il risveglio.

Liturgia bizantina e icone caratterizzano Frascineto, dominata e protetta dal monte, mentre Lungro appare in tutta la sua bellezza naturale.

L’artista fa tappa a Macchia Albanese che ha dato i natali a Girolamo De Rada; il vate dell’Arberia e della Shqiperia.  De Rada è un faro, Macchia la pietra su cui si erge maestosamente.

Arriva, poi, a Plataci che domina “altera e raggiante” il Mare Jonio e la Piana di Sibari. Come una perla dentro la conchiglia, la piccola comunità sta tutta raccolta in un manto di stelle nel cielo, in un manto di alberi nella terra.

Ecco ancora lungo il suo viaggio  San Benedetto Ullano, accogliente e gentile, San Cosmo Albanese, famosa per il suo santuario, San Giorgio Albanese, tuffata tra gli ulivi e i vigneti, lussureggiante di verde e d’azzurro, Santa Sofia d’Epiro, sdraiata su una lunga collina di sogno, Spezzano Albanese, la più grande comunità albanofona d’Italia, Vaccarizzo,ospitale e generosa.

Infine, San Demetrio Corone, che concentra e sintetizza la sua bella storia nel famoso collegio di Sant’Adriano.

Con il capolavoro “L’ARBËRIA POETICA” il maestro Kodra ha inteso “lasciare un segno tangibile di un’esperienza illuminante, iniziata non meno di vent’anni fa e che oggi compie “alla grande”, in modo libero e aperto”. Un itinerario che ha “come leit-motiv la sua etnia”. Un atto d’amore che si esprime nelle sue cartelle con un “sole più grande e un mare più azzurro”.

Un segno d’ unione con il passato e le radici. Una fonte inesauribile d’ispirazione nella sua attività di ricerca di un’espressione artistica sempre nuova ed originale.  

(GENNARO DE CICCO)

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