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La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

Le minoranze linguistiche storiche in Italia

di Domenico Morelli*

Roma, giugno 2006 - Questo breve rapporto presenta un bilancio dell’attuazione nella scorsa legislatura delle misure di tutela delle minoranze linguistiche in Italia,  una sintesi dei problemi rimasti aperti e delle priorità da perseguire con urgenza.

Il CONFEMILI, l’organizzazione che presiedo, da più di venti anni, opera come rete fra le varie comunità linguistiche storiche, tutelando gli interessi comuni e proponendo obiettivi concreti soprattutto nel campo della scuola, dei mass-media  e delle amministrazioni pubbliche. Il CONFEMILI si è impegnato per l’approvazione della legge 482/99 ed ora partecipa agli organismi statali centrali e periferici incaricati di attuare la legge stessa.

In particolare il presidente del CONFEMILI Domenico Morelli ed il componente del Consiglio di presidenza  Bojan Brezigar fanno parte del Comitato tecnico consultivo della Legge 482/99 istituito presso il Ministero per gli Affari Regionali e del Gruppo di lavoro sulle minoranze linguistiche istituto presso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca..

Il nostro Comitato plaude alla valorizzazione della diversità linguistica auspicata sia da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano (“Si rivela lungimirante come fattore di ricchezza e apertura della nostra comunità nazionale la tutela delle minoranze linguistiche.”) sia da parte del Presidente del Consiglio Romano Prodi ("Ringrazio le minoranze linguistiche la cui tutela e' estremamente importante. Le autonomie speciali fanno parte della nostra cultura politica e del nostro concetto di pluralismo nella nostra democrazia.”).

A- Una normativa a favore delle minoranze linguistiche.

La Legge 482/99 (recante Norme di tutela per le minoranze linguistiche storiche) riconosce che i diritti delle minoranze costituiscono motivo d’interesse anche per la maggioranza, in quanto riconoscimento di un fondamentale diritto umano: quello alla propria lingua ed alla propria cultura. A 6 anni dall’approvazione il bilancio della sua attuazione e’ nel complesso  positivo. Questa legge ha favorito nel nostro Paese un clima favorevole e una sensibilità non superficiale e non solo folkloristica nei riguardi delle comunità di lingua minoritaria. La legge ha dato il via a diverse iniziative a livello locale, regionale e nazionale alle quali partecipano migliaia di persone di tutti i gruppi ed età. Ha ridato prestigio a lingue lungamente discriminate e orgoglio a migliaia  di cittadini italiani.

Dal punto di vista economico l’amministrazione centrale dello stato ha speso circa  50 milioni d’euro per finanziare progetti presentati dagli enti locali e dalle istituzioni scolastiche.

I pilastri della legge sono tre:

1) l’utilizzazione delle lingue minoritarie nell’amministrazione pubblica;

2)  l’insegnamento delle lingue nella scuola,

3)  l’accesso alla Tv di Stato.

1) Per quanto riguarda l’amministrazione pubblica, il Ministero per gli Affari regionali per mezzo del Comitato consultivo speciale ha elaborato i criteri di ripartizione dei fondi e finanziato i progetti inviati dalle amministrazioni locali; organizzato tre convegni importanti sulle minoranze linguistiche e tenuto i rapporti con gli enti locali. Bisogna dire che nonostante le difficoltà burocratiche per la presentazione dei progetti c’è stata una giusta attivazione da parte di tutte le amministrazioni locali interessate. Purtroppo  permane un certo ritardo nell’erogazione dei fondi.

2) E’ stata soddisfacente anche l’azione svolta dal Ministero dell’Istruzione a favore dell’introduzione delle lingue minoritarie nel curriculum scolastico e nella prassi educativa. Negli ultimi cinque anni, con una progettazione curricolare di unità d’apprendimento, molte scuole hanno sviluppato percorsi educativo-didattici specifici, volti a salvaguardare le lingue e le culture di minoranza e utilizzare tutti gli spazi organizzativi e didattici previsti.

3) E’ molto negativo invece il bilancio riguardante il Ministero delle Comunicazioni, che, di fatto, non ha ancora attuato l’art. 12 della 482/99, che prevede l’avvio di trasmissioni radiofoniche e televisive nelle lingue tutelate. Si richiede quindi che il Ministro delle Comunicazioni insedi al più presto la prevista Commissione paritetica Ministero - RAI, ed attui in tempi brevissimi quanto previsto dalla 482, dalla Convenzione tra lo Stato e la RAI e dal Contratto di servizio. In particolare urge individuare le sedi regionali della RAI da cui irradiare i programmi, stabilendo il livello minimo di tutela per ogni minoranza, così come previsto dal Regolamento d’attuazione.

Da rilevare infine l’opera apprezzabile svolta dal Ministero dell’Interno. L’Ufficio delle minoranze storiche ha elaborato 10 rapporti su vari temi riguardanti le minoranze (l’ultimo sulla minoranza Rom), preordinato i dossier per la discussione alle Camere della ratifica della Carta Europea per le lingue regionali o minoritarie, redatto i Rapporti inviati al Consiglio d’Europa in ottemperanza agli obblighi della Convenzione quadro per le minoranze nazionali, e soprattutto, grazie alla costante azione dei prefetti, facilitato l’attuazione della legislazione a favore delle minoranze. Questa attività  ha favorito il cambiamento di mentalità nei riguardi delle minoranze, mettendo in atto una normativa nuova e originale per l’Italia e all’avanguardia in Europa.

B- Integrazioni alla Legge 482/99

La legge 482/99, in parte attuata e in parte ancora da attuare (soprattutto, come abbiamo visto, per quanto concerne le trasmissioni radiofoniche e televisive nelle lingue minoritarie), ), avrebbe comunque bisogno di due importanti emendamenti.

1) Rivedere gli articoli riguardanti il finanziamento per i progetti realizzati dalle scuole delle minoranze linguistiche. Si domanda di assegnare fondi più consistenti al Ministero per la Pubblica Istruzione sia per sostenere delle esperienze pilota  di bilinguismo( scuole del Friuli) che per rinforzare l’attività delle scuole bilingui.

2)  Estensione dei finanziamenti alle associazioni.

Una delle lacune della Legge 482 è la mancanza di fondi per le associazioni. Si propone che un finanziamento aggiuntivo di 2,5 milioni di euro annuo venga stanziato a favore degli organismi di coordinamento e di proposta come definiti all’articolo 3, comma 3, della Legge 482, e degli organismi di coordinamento delle comunità esistenti in una sola provincia. L’attività svolta dal mondo associativo è stata fondamentale per la salvaguardia delle lingue minoritarie. Il movimento di rinascita e di autoconsapevolezza delle minoranze linguistiche e’ radicato nell’attività disinteressata delle associazioni che, sostenute da studiosi e attivisti, hanno promosso con scritti, pubblicazioni e varie opere la conoscenza di una realtà sommersa. Non è giusto quindi che la loro attività non venga riconosciuta e venga esclusa da ogni finanziamento.

In questo quadro si richiede il riconoscimento ufficiale del CONFEMILI, che rappresenta presso le Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato le Associazioni che svolgono un lavoro importante senza scopo di lucro.

C- Legislazione a favore della lingua e cultura Rom.

Dalla legge 482 è stata esclusa la lingua Rom, con la motivazione che la sua tutela non può essere attivata che su base territoriale. All’approvazione della 482 il governo aveva accolto un ordine del giorno che lo impegnava a una trattazione separata della tutela di questa comunità. Il governo Berlusconi non ha legiferato in materia. Al parlamento sono state presentate alcune proposte di legge (C. 804 Pisapia ed altri, C. 895 Valpiana ed altri, S. 1009 Malabarba ed altri) ma la discussione  non e’ neppure iniziata. Il Comitato degli Esperti del Consiglio d’Europa ha rilevato la mancata legislazione in favore dei Rom tra le carenze dell’applicazione della Convenzione- Quadro per la tutela delle minoranze nazionali,  e rivolto all’Italia uno specifico richiamo. Il CONFEMILI sollecita dunque su questa sensibile materia una proposta legislativa del governo o dei partiti di maggioranza.

D- La legge 23 febbraio 2001 , n. 38

Questa legge ha come scopo quello di salvaguardare la minoranza linguistica slovena, che fino alla sua entrata in vigore nelle tre province di Trieste, Udine e Gorizia non godeva dello stesso grado di tutela. Questa legge rende omogenea la tutela per tutti gli Sloveni viventi nella regione Friuli Venezia Giulia e afferma esplicitamente l’adesione ai principi della Carta europea  delle lingue regionali e minoritarie.

Gli adempimenti immediati richiesti da questa legge sono fondamentalmente tre:

1)      il rinnovo del Comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena;

2)      l’approvazione del DPR per la delimitazione del territorio dove  applicare la legge;

3)      l’emanazione del decreto legislativo contenente il testo unico delle disposizioni relative agli Sloveni.

La nomina dei 20 membri del Comitato e’ stata molto laboriosa a causa di problemi politici (partitici), dato che sono di nomina di vari enti (Consiglio dei Ministri, Consiglio regionale e Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, assemblea degli eletti di lingua slovena nei consigli degli enti locali). Il Comitato non ha funzionato a dovere perché alcuni componenti ne hanno boicottato i lavori . Pertanto si impone il rinnovo del Comitato stesso.

Il Comitato ha comunque espletato la sua attività preliminare, e cioè la predisposizione della tabella dei Comuni nei quali si applicano le misure di tutela alla minoranza linguistica slovena.

L’elenco comprende 32 Comuni delle province di Trieste, Gorizia e Udine nei quali sarà attuata la legge 38. Il precedente Consiglio dei Ministri non ha però proceduto alla redazione del decreto necessario si chiede quindi che il Consiglio dei Ministri confermi la tabella predisposta dal Comitato paritetico ed il suo invio al Presidente della Repubblica per la firma.

Per quanto riguarda l’emanazione del decreto legislativo contenente il testo unico, una speciale Commissione, di cui hanno fatto parte esperti del CONFEMILI, ha concluso i lavori, risultati molto impegnativi. Si trattava infatti di riunire e coordinare disposizioni emanate in diverse epoche, tenendo conto anche delle misure adottate nella provincia di Trieste, in attuazione dello statuto speciale allegato al Memorandum d’intesa di Londra del 5 ottobre 1954. Per la promulgazione del testo unico, che dovrà essere esaminato dal Comitato paritetico, si attendono le decisioni del Consiglio dei Ministri che preludono alla firma del decreto da parte del Presidente della Repubblica.

E- Ratifica della Carta Europea per le Lingue Regionali e Minoritarie.

Tra le priorità della nuova legislatura questo punto appare della massima urgenza. Il Parlamento italiano non ha infatti ancora ratificato la Carta Europea per le Lingue Regionali o Minoritarie del Consiglio d’Europa. Il Governo precedente aveva predisposto una sua proposta di legge, che è stata approvata dalla Camera dei Deputati, ma rinviata in Commissione dal Senato. Onde accelerare la ratifica si propone il rispescaggio del disegno di legge già approvato dalle Camera( Atto Senato n.2545). La ratifica della Carta europea  per le lingue regionali o minoritarie, approvata a Strasburgo il 5 novembre 1992 ed entrata in vigore il 1° marzo 1998, costituisce uno degli atti conclusivi dell’impegno dello Stato italiano a tutela delle minoranze linguistiche. Il CONFEMILI sollecita  un veloce passaggio in Senato e la ratifica definitiva.

F- Convenzione-quadro per la  protezione delle minoranze nazionali.

L’Italia, che ha ratificato questa Convenzione con la legge 302 del 28 agosto 1997, ha inviato due rapporti al Consiglio d’Europa e ospitato due visite degli esperti del Consiglio, che hanno redatto delle relazioni nel complesso positive. Si attende ora la decisione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa su un documento che sembra contenga tre critiche sostanziali nei riguardi dell’Italia:

1)      la mancata tutela della minoranza Rom;

2)      i ritardi dell’attuazione della Legge 38;

3)      la mancata attuazione dell’art.12 della legge 482 riguardante le trasmissioni radiotelevisive in lingua minoritaria.

Per il futuro si suggerisce che la stesura dei rapporti sulla Convenzione venga affidata ad esperti esterni , indipendenti e non più redatta dall’Amministrazione, seguendo una prassi in atto in molti Stati europei.

G- Conferenza permanente Stato-Regioni-Enti locali- Minoranze

Infine le minoranze linguistiche in Italia hanno apprezzato l’iniziativa del Ministro Enrico La Loggia di promuovere una Conferenza Stato-Regioni-Enti-locali- minoranze linguistiche. Tale proposta potrebbe essere elaborata nel quadro del riesame della legge 482 definendo gli obiettivi e le procedure di lavoro di tale Conferenza e coordinando l’iniziativa con il Comitato di coordinamento previsto  dal disegno di legge di ratifica della Carta europea per le lingue regionali o minoritarie ( Atto Senato n.2545).

Il CONFEMILI intende assicurare il suo più convinto appoggio a tutte le iniziative programmate dall’attuale Governo per una crescita culturale delle varie componenti della società civile, di cui la lingua rappresenta il senso identitario più rilevante.

(*) Presidente del CONFEMIL

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