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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

SPECIALE

GLI ARBERESHE E LE FESTIVITA' NATALIZIE

NATALE

CIELO E TERRA IN COMUNIONE

di Mons. Eleuterio F. Fortino

 

“Oggi io vedo  uguale la gloria del cielo e della terra, e vedo tutte le cose di quaggiù elevarsi a gara verso quelle di lassù, mentre quelle a gara si abassano”. Così Gregorio Palamas (1296-1359) parla nell’omelia 56 sul Natale. Cielo e terra si incontrano. Dio e l’uomo ristabiliscono la comunione. Il Verbo di Dio prende carne e diventa uomo. Vero Dio e vero uomo.  Il primo degli stichirà del Vespro del 24 dicembre sera invita. “Venite, esultiamo per il Signore contemplando questo mistero: il muro di separazione è stato abbattuto. Godo del paradiso di delizia, da cui ero stato scacciato per la disubbidienza. Poiché la perfetta immagine del Padre, l’impronta della sua eternità  prende forma di servo”. Egli assume l’umanità e la inserisce nella divinità.

Il battesimo applica ad ogni uomo che crede questa misteriora realtà. Ciascuna creatura umana viene battezzata, immersa nel nome della Trinità, nella realtà stessa di Dio, resa partecipe della natura divina.

Per spiegare a questo paradosso, le Scritture e i Padri hanno usato l’immagine di nuova creazione, la creazione dell’uomo nuovo. Gregorio Palamas spiega nella sua omelia: “Ora Dio non solo di nuovo, in modo straordinario la riplasma (la natura umana) con la sua mano, ma anche la trattiene presso di se, non solo riprendendola e risollevandola dalla sua caduta (dal peccato di Adamo ed Eva), ma anche abbracciandola e inscindibilmente unendosi a essa in modo ineffabile”. Questa rinnovata comunione fra Dio e l’uomo non avrebbe potuto aver luogo per opera dell’uomo, per esercizio etico della virtù. L’uomo non può salvare se stesso. Continua il Palamas: “Se infatti (Cristo) fosse nato da seme umano, non sarebbe uomo nuovo, né avrebbe potuto, appartenendo all’antico stampo ed essendo erede di quella caduta, accogliere in se la pienezza della pura divinità ed essere in grado di lavare la macchia degli antichi padri, ma neppure avrebbe potuto portare ai discendenti la santificazione”.

Invece la nostra professione di fede ci fa proclamare: “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Dio vero da Dio vero…Per noi uomini e per la nostra salvezza egli discese dai cieli, si incarnò e si fece uomo”.

Con immagini bibliche e liturgiche Palamas dichiara l’ineffabilità dell’evento e la sua realtà. “Dio che siede sopra i cherubini, giace oggi, quale bambino sulla terra. Colui che è invisibile ai serafini  dalle sei ali, che non riescono a fissare con fermezza lo sguardo non solo sulla sua natura, ma neppure sullo splendore della sua gloria, e per questo si fanno ombra agli occhi con le ali, Egli fatto carne, è visto con i sensi e cade sotto lo sguardo di occhi di carne”. Il primo kathisma del mattutino ci invita: “Venite, fedeli, andiamo a vedere dove è nato il Cristo. Seguiamo assieme ai magi, re d’oriente, la direzione che indica la stella”. Avviamoci verso Betlemme.

L’incontro con Gesù Cristo nella Liturgia, l’incontro con Lui nella grotta del proprio cuore, è questa la festa.

Auguro a tutti coloro che leggono queste righe: Buona festa!

 

Eleuterio F. Fortino

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