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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

SPECIALE

GLI ARBERESHE E LE FESTIVITA' NATALIZIE

LA NATIVITA'

La Vergine dà oggi alla luce l'Eterno e la terra offre una grotta all'Inaccessibile. Gli angeli cantano gloria con i pastori, i magi camminano con la stella,poiché per noi è nato un tenero Bambino, il Dio che è prima dei secoli.

dall'inno sulla Natività di Romano il Melode (sec. Vl)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Icona della Natività - scuola di Rublev -
1410 -1430 - Galleria Tretjakov

 

COMPOSIZIONE

Nella nostra tradizione cattolica si dice che il presepe sia nato ad opera di San Francesco, ma egli certamente conosceva e riprodusse i motivi della composizione che la primitiva tradizione iconografica cristiana ha conservato nelle icone ortodosse.

Alle origini del nostro tradizionale e popolare presepe si trovano quindi gli elementi che compongono anche la iconografia bizantina e poi russa, della scena: Maria, il bambino, Giuseppe, la stella, gli angeli, gli animali, i pastori e anche i Magi (nella tradizione ortodossa, infatti, la memoria della nascita di Gesù comprende anche l’episodio dei Magi).

Lo schema della composizione di tale icona risale al sec. III - IV, e, pur tenendo conto degli elementi descrittivi del racconto evangelico, lo reinterpreta teologicamente.

Tre sono i livelli di lettura principali: il primo nella sfera superiore si riferisce alla sfera del divino, il secondo nella sfera di centro riguarda il mistero dell'incarnazione, il terzo nella sfera inferiore illustra il livello dell'umanità

Lo sfondo della scena è quasi tutto occupato da una grande montagna di forma piramidale, rappresentata nel classico stile a balze della prospettiva bizantina.

La montagna, con tutte le sue valenze simboliche, unifica i tre livelli mettendoli in comunicazione tra loro

LA CAVERNA

Nella parte alta dell'icona, un fascio di luce che comprende in sé la stella che guida i Magi, scende come per illuminare l'oscurità della caverna che si apre nel centro della montagna, e si suddivide in tre raggi che intendono manifestare l'unità e la trinità di Dio.

Al centro della montagna si apre la caverna oscura, la grotta del racconto di Luca, che qui si pone come un riferimento preciso alle fauci dell'abisso, degli Inferi (così come viene rappresentato anche nella icona della resurrezione).

Infatti all'ingresso della grotta, centro dogmatico dell'icona si trova la testa del bambino Gesù, sullo stesso asse di simmetria del fascio di luce

Il bambino è posto in una culla che sembra un sepolcro, avvolto in bende incrociate che rimandano alla sepoltura. 

Quelle stesse fasce che ora sono indicate dagli angeli ai pastori come un segno di riconoscimento del bambino divino, saranno l’unico segno del risorto per le donne, per Pietro e per Giovanni davanti al sepolcro vuoto.

Tutto richiama ed indica la vittoria sulla morte e sugli inferi resa possibile dall' incarnazione.

LA MADRE DI DIO

Fuori della grotta in primo piano, è rappresentata la madre di Dio, distesa su di un manto rosso fuoco - che è il simbolo del sangue, della vita e quindi dell’amore divino - che la contorna e quasi la isola.

Il suo grembo è nello stesso asse di simmetria della stella e quindi del bambino, il suo sguardo è rivolto verso i pastori che sopraggiungono - simbolo dell’intera umanità - la sua maternità essendo divenuta maternità universale, in un atteggiamento di riflessione e contemplazione interiore dei misteri che stanno svolgendosi : “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19).

Ai lati di questa scena centrale si trovano infatti, tre angeli e due pastori che accolgono l’annuncio angelico: i due mondi ( divino ed umano ) che sono coinvolti nel mistero.

A questi misteri che la coinvolgono si riferiscono le tre stelle che si scorgono sul manto regale che tutta la avvolge e la racchiude, simboli della sua verginità prima, durante e dopo il parto.

I PASTORI

Nel gruppo di angeli di destra, due sono rivolti verso i Magi ed uno verso i pastori, infatti dice Luca: "vi erano in quella medesima regione dei pastori che pernottavano in mezzo ai campi per fare la guardia al proprio gregge. Or un angelo del signore apparve loro e la gloria del Signore li avvolse sicché furono presi da gran timore" (Lc 2, 6-7)

I pastori rappresentano " il popolo che camminava nelle tenebre e vide una gran luce"( Is 9,1) l'umanità che riceve l'annuncio dell'avvenimento salvifico, che credono e seguono l'angelo. Ad essi si rivolge lo sguardo materno e pensoso  di Maria. 

IL BUE E L'ASINO

Nell’icona sono presenti anche degli elementi che non si trovano direttamente nei Vangeli dell’infanzia ma che provengono dai racconti dei Vangeli apocrifi, molto popolari nell’antichità, da cui gli iconografi hanno attinto largamente – senza mai snaturare il messaggio evangelico - tutto ciò che serviva a sottolinearlo e a renderlo più evidente e comprensibile.

Il bue e l'asino, per esempio, che non sono citati nei Vangeli, devono la loro presenza alla tradizione dei Vangelo dello Pseudo Matteo. Secondo gli autori cristiani raffigurano la parola del profeta Isaia: “ Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone; Israele invece, non comprende, il mio popolo non ha senno” ( Is 1,5) e simboleggiano quindi i Gentili.

GIUSEPPE

Nella parte inferiore si trova  Giuseppe rinchiuso anch’esso nel mantello dei propri pensieri, nel suo umanissimo dubbio di fronte al mistero. I vangeli apocrifi si dilungano dettagliatamente sui dubbi e sulle reazioni incredule di Giuseppe davanti al concepimento di Maria, e anche il Vangelo di Matteo lo dipinge mentre è in preda all’incertezza “Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto” ( Mt 1,19)

Giuseppe, dunque, è l’uomo che si interroga davanti al mistero e di fronte a lui la tentazione del dubbio si materializza e si impersonifica in una figura di pastore coperto di pelli, la cui vera natura si rivela in alcune rappresentazioni, come in una cupola della Cattedrale dell’Annunciazione a Mosca, attraverso due piccoli corni che gli spuntano sul capo. La tradizione dà al pastore–diavolo il nome di Tirso, che è anche il nome del bastone di Dioniso e dei satiri.

LE DONNE

Nella parte inferiore, a  destra, vi è anche un'altra scena: una o due donne preparano il bagno del Bambino: questo gesto (anch’esso molto sviluppato negli apocrifi, in cui una delle donne è addirittura Eva la progenitrice, reintegrata nella sua antica dignità per la venuta del Redentore ) sottolinea da un lato la perfetta umanità del Cristo, e dall'altro è prefigurazione del battesimo, sacramento in cui il discendere nell’acqua ed il risalirne simboleggia la discesa agli Inferi e l’uscita da questi ( Rm 6,1-4).

I MAGI

In alto a sinistra da lontano giungono, a cavallo, i Magi. 

 Essi rappresentano i santi ed i giusti che, pur estranei al popolo di Israele, saranno compresi ora nel nuovo regno messianico. 

Così il Cristo è presentato fin dalla nascita come colui che estende l’ Alleanza, iniziata con Israele, a tutti gli uomini.

La tradizione iconografica attribuisce loro come caratteristica costante un aspetto giovanile, adulto e senile, riproducendo in una unica sintesi visiva le tre età dell’uomo.

IL CREATO 

Infine in tutta la scena ricorrono elementi vegetali e animali: alberi e arbusti, pecore e agnelli, talvolta un cane. Tutti hanno lo sguardo rivolto verso l’alto come i pastori. Essi esprimono lo stupore del creato in quel momento prodigioso, così come viene descritto in un brano tra i più poetici dei vangeli apocrifi, il protovangelo di Giacomo:

“ Io, Giuseppe, cercavo di camminare e non mi muovevo. Guardai verso il cielo e vidi che era immobile e verso l’aria e vidi che era piena di stupore e gli uccelli del cielo fermi nel loro volo. E vidi che sopraggiungevano delle pecore e le pecore restarono immobili. E guardai verso la riva del fiume e vidi dei capretti e la loro bocca piegata sull’acqua e non bevevano. E tutto, in un momento, riprese il suo corso normale.”

Questa immobilità misteriosa e stupita si riproduce nel nostro presepe, nell’incanto leggiadro e poetico delle statuine che ci ricordano ancora quest’anno e in ogni notte di Natale, la grande tenerezza di Dio per gli uomini che Egli ama.

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