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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

UN AMORE SENZA CONFINI – UNA SANTA ALBANESE DI NOME MADRE TERESA

 scrive: Engjëll Koliqi

 “Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene la mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quando riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”.(Madre Teresa, mentre riceveva il Premio Nobel per la Pace – Oslo, 10 dicembre 1979)

Di Madre Teresa è stato detto e scritto tantissimo negli ultimi anni, nel tutto il mondo. Particolarmente negli ultimi mesi, in occasione della Sua Beatificazione, dal Santo Padre Giovanni Paolo II (il 19 ottobre 2003 in Piazza San Pietro, davanti a circa 350 mila pellegrini, arrivati da tutti gli orizzonti del mondo). Perciò, in questo articolo voglio mettere luce sui radici dell’educazione infantile di Gonxhe Bojaxhiu – Madre Teresa, sui radici della Sua Santità già dall’infanzia, dalla famiglia a Shkup (Skopje). Allora faccio conoscere meglio la Sua famiglia e le circostanze della sua vita d’infanzia e della gioventù di Gonxhe Bojaxhiu…. Suor Teresa….. Madre Teresa…. Beata Madre Teresa….. e alla fine – SANTA TERESA !

L’infanzia e gioventù di Gonxhe Bojaxhiu – Madre Teresa

Quando i popoli dei Balcani hanno iniziato le guerre decisive per liberarsi dal occupatore ottomano a Shkup (Skopje), in una famiglia albanese–cattolica, il 26 agosto 1910, nasce una bimba alla quale i genitori Kolë e Drane Bojaxhiu danno il nome Agnes Gonxhe. Siccome il nome Gonxhe è un nome significativo che vuol dire il primo fiore (bocciolo) in apertura e siccome proprio nei giorni quando è nata Madre Teresa, solo 20 kilometri al nord di Shkup (Skopje) è iniziata la prima battaglia della guerra decisiva degli albanesi, per la liberazione dagli occupatori turchi. I poeti, con la lingua del miracolo diranno: E’ nata e cresce il primo fiore della Primavera Albanese!

In quel tempo l’impero ottomano era in tre continenti (Asia, Africa ed Europa) diviso in 33 vilajeti (regioni), tra quali 4 erano vilajeti (regioni) albanesi. Shkupi (Skopje), dove è nata Madre Teresa, era capoluogo del Vilajeto (Regione) della Kossova. La famiglia Bojaxhiu, per motivi politici ed economici , era trasferita lì pochi anni fa da Prizren.

Una settimana dopo nascita Gonxhe Bojaxhiu fu battezzata nella chiesa del Sacro Cuore a Shkuipi (Skopje) dal parroco Don Zef Ramaj (un sacerdote da Stublla). Di salute era un po’ debole, perciò la madre era preoccupata, temeva e soffriva. Quando la piccola compi sette anni, frequentò la scuola cattolica presso la parrocchia e poi quella statale. Nella stessa chiesa ricevette la prima comunione e la cresima. Era molto intelligente, obbediente ed attiva nelle tutte le attività letterarie, culturali ed artistici organizzate dalla parrocchia e dalla scuola. Era gioia in famiglia e gioia tra i compagni in scuola ed in chiesa! Già da bambina era un vero amore. Il fratello Lazër la riccorda cosi: “Era una ragazza normale, forse un po’ ritirata e introversa… Già nella scuola elementare si notò il suo talento per lo studio. Era la prima della classe, sempre pronta ad aiutare gli altri… C’era qualcosa che per lei valeva più di tutto: la Chiesa… A volte mi pareva che la mamma e le mie sorelle abitassero in chiesa, tanto erano devote e pronte a prodigarsi… Finché nostro padre era in vita, la nostra casa era un vivaio politico e culturale. Dopo la sua morte, ci nutriva la fede…”.

Era impossibile passare un’attività culturale senza partecipare Gonxhe. Cantava nel coro della chiesa, recitava nel teatro parrocchiale e anche nel teatro cittadino, ballava, scriveva molte poesie, suonava il mandolino e faceva parte della Congregazione di Maria per la gioventù. Ecco una testimonianza di Lorenc Antoni (musicista dei più noti della Kossova – cugino e coetaneo di Madre Teresa): “Gonxhe cantava benissimo, era un soprano, mentre Age, la sorella, era un contralto. Assieme cantarono la mia prima composizione «Sulla collina presso il lago», che fu eseguita nel mese di marzo del 1928 per beneficenza in favore dei poveri. Gonxhe era puntuale alle prove, arrivava in anticipo ed era molto allegra. Partecipava sempre alle manifestazioni della gioventù cattolica: molte volte recitava, cantava, suonava, presentava e faceva altre cose ancora… Era una persona attorno alla quale tutti si radunavano volentieri, soprattutto le ragazze. Era nata per organizzare…”.

           

La santità dei genitori di Madre Teresa

 

La giornalista Franca Zambonini, una volta chiese a Madre Teresa: “Madre, i giornalio scrivono che lei è una santa vivente. Si  riconosce?” Madre Teresa risponde: “Oh no, il mondo è pieno di santi viventi. La santità è un dovere semplice per me, per tutti…. Il tuo lavoro è scrivere, vero? E allora, se non scrivi bugie o cose che deprimono la gente, tu poi diventare una persona molto santa. Ogni lavoro può trasformarsi in preghiera”. (preso da “Famiglia Cristiana, Anno LXXIII – nr. 42, 19 ottobre 2003 «Beata Madre Teresa, apostola della gioia, di Franca Zambonini, pagina5). Nel stesso articolo Zambonini citava Madre Teresa, la quale scriveva alle sue suore, sparse in tutto il mondo: “Sorridete, siate felici, perché siete chiamate a diventare sante”.  Allora, possiamo dire che Madre Teresa le prime opere di santità hli ha viste ed anche imparate già da bambina, alla sua casa – dai suoi genitori.

Kolë Bojaxhiu (1873 – 1918) era il padre di Gonxhe Bojaxhiu. Egli ha continuato la tradizione secolare familiare del commercio. Era un buon commerciante, patriota, politico, poliglotta e soprattutto un benefattore – conosciuto come padre dei poveri. Ecco una testimonianza di Lazër Bojaxhiu (fratello di Gonxhe – Madre Teresa) sul suo padre: “Mio padre era un commerciante molto noto. Inizialmente lavorava e collaborava con il dottor Suskoilovic, a quel tempo uno dei medici più noti a Shkupi (Skopje), che egli voleva molto bene……Era un commerciante e un buon imprenditore. Assieme ad un amico era titolare di un’impresa edile molto forte, sempre a Shkup (Skopje). Giunse a possedere varie case e ville, in una delle quali abitavamo noi….. Era un uomo socievole; la nostra casa era aperta a tutti. Più tardi conosce un commerciante italiano, un certo Signor Morten, probabilmente veneziano, molto ricco, che si occupava di varie merci: alimentari, olio, zucchero, tessuti, pelli, insomma quelli che venivano chiamati ‘prodotti coloniali’. Papà si associa a lui e incominciò a viaggiare molto, girando per cosi dire tutta l’Europa. Quando ritornava, ci voleva tutti intorno a sé e ci raccontava per bene tutto quanto aveva visto, fatto e progettato. Ci portava anche molte cose, ma soprattutto era divertente e bello ascoltarlo quando narrava le sue avventure di viaggio….  Era un uomo severo, e da noi pretendeva molto. Ricordo che ci ripeteva sempre queste parole: ‘Non dimenticate di chi siete figli!’. Ricordo con gioia la generosità di mio padre.  Donava a tutti cibo e denaro, senza farlo notare né vantarsi. A volte inviava anche me a portare denaro, vestiti, cibo ed altri aiuti ai poveri della nostra città… Diceva sempre: ‘Dovete essere generosi con tutti, come Dio è stato ed è generoso con noi: ci ha dato tanto, tutto; perciò fatte del bene a tutti…’ . (Don Lush Gjergji: Madre Teresa – l’amore in azione”, editrice VELAR, 24020 Gorle (BG), 2002 – pagine 11-12. Kolë Bojaxhiu si occupava attivamente anche di politica; era un patriota, e perciò era collegato con tutte le forze politiche e con l’intelligenza albanese; sosteneva e aiutava la lotta per la liberazione dai turchi. Oltre la lingua materna (albanese) parlava correttamente anche: serbo-croato,  turco, italiano e francese. Nel giorno storico del 28 Novembre 1912, vari capi delle tribù albanesi si radunano a casa dei Bojaxhiu per celebrare ‘indipendenza dell’Albania. La Beata Madre Teresa ricorda cosi il suo padre: “Papà Kolë mi diceva: ‘Figlia mia, non prendere né accentare mai un boccone se non è diviso con gli altri!’ . Oppure: ‘L’egoismo è una malattia spirituale che ti rende schiavo e non ti permette di vivere o servire gli altri!’”.

Drane Bojaxhiu (1889 – 1972, cognome da ragazza – Bernaj), è la madre di Gonxhe Bojaxhiu – Madre Teresa. E’ nata a Novosellë (Gjakova – Kossova). La sua famiglia era nobile e benestante. Sempre aveva cura dei poveri. Accettava con gioia e sempre tutti, diventando così esempio di bontà e generosità per i figli. Madre Teresa, tra l’altro di Sua Madre diceva: “Io non potrò mai dimenticare mia madre. Di solito era molto occupata durante il giorno. Ma, quando si avvicinava la sera, aveva l’abitudine di affrettarsi nelle sue faccende, per essere pronta ad accogliere mio padre…

Allora non capivamo e solevamo un poco per questo. Oggi non posso fare a meno di rievocare la grande delicatezza che aveva per lui: qualunque cosa accadesse, lei era sempre pronta ad accoglierlo col sorriso sulle labbra… Molti poveri di Shkupi (Skopje) e dintorni conoscevano la nostra porta. Mai nessuno tornava a mani vuote. Ogni giorno avevamo qualcuno a tavola per il pranzo o la cena. Le prime volte chiedevo a mia madre: ‘Chi sono questi?’. Lei mi rispondeva: ‘Alcuni sono dei parenti, gli altri sono comunque gente nostra ’. Quando crebbi, intuii che quelli erano poveri, gente senza niente, che mia madre nutriva”. Lazër diceva: “Non ho mai visto né sentito litigare i miei genitori. Mia madre Drane viveva tutta per noi figli, si occupava dell’andamento della casa, mentre mio padre aveva tanti impegni fuori casa… Era una donna forte, veramente indistruttibile, e nel contempo mite, generosa e pietosa verso i poveri. Era molto religiosa, sempre al lavoro o in preghiera. In particolare aveva una grande devozione verso la Madonna di Letnica (il santuario diocesano di Skopje-Prizren)…. Lì si andava ogni anno quasi per un mese. Mia sorella Gonxhe si soffermava molto volentieri in chiesa, soprattutto se non c’era gente. Le piaceva pregare in solitudine. Lì si sentiva molto bene e guariva completamente…. “.  Sono ancora tante testimonianze di Lazër e di Madre Teresa sui genitori e sulle grande opere caritative con i poveri, ma siccome questo è solo un articolo, non possiamo mettere tutte. Diamo qui solo tre esempi di queste opere: la madre di Lor Guri, ultrasettantenne, che Drane Bojaxhiu visitava almeno una volta la settimana per portarle da mangiare e sistemarle la casa; l’accompagnavano spesso anche i figli, soprattutto Gonxhe. Poi il caso di Filja, un’alcolizzata, piena di piaghe, che lei lavava e alla quale dava da mangiare ogni giorno. Poi una vedova di salute cagionevole con sei figli che presto morì lasciandoli orfani; Drane li prese e li fece crescere come se fossero figli suoi.

Quando Gonxhe ha decise dedicare la sua vita a Dio, madre Drane era contraria, poi cambia e benedica la sua figlia. Ecco come raccontava Madre Teresa: “Quando manifestai il desiderio di donare a Dio la mia purezza, tutta la mia vita, mia madre era contraria, ma alla fine mi disse: ‘Va bene, figlia mia, va’, ma sta’ attenta di essere soltanto di Dio e di Cristo’. Non solo Dio, ma anche lei mi avrebbe condannato, se non avessi seguito degnamente la mia vocazione. Un giorno mi  chiederà: ‘Figlia mia, sei vissuta soltanto per Dio?’”.

La vocazione e la vita religiosa e missionaria di Suor Teresa Bojaxhiu

Il seme della vocazione di Madre Teresa era nel devozione della sua famiglia. Educata con valori del cristianità e dell’umanità. Pregando davanti alla Madonna nel santuario diocesano a Letnica (in Kosova), quando aveva solo 12 anni la sente la voce di Dio. Ecco come ha raccontato al biografo più noto – Don Lush Gjergji, Madre Teresa: “Ero ancora giovane, avevo dodici anni, quando nela cerchia familiare per la prima volta desiderai di appartenere completamente a Dio. Ci pensai pregando per sei anni. A volte mi pareva di non avere alcuna vocazione. Alla fine mi convinsi di essere chiamata da Dio. In questo mi aiuto molto la Madonna di Letnica, Zoja Cërnagore, come la chiamiamo noi in albanese con tanto amore”. Infatti la decisione definitiva la prende in vigilia  della festa dell’Assunzione, il 14 agosto 1928, davanti alla Madonna, a Letnica.

Frequentando sempre la parrocchia la giovane Gonxhe è stata informata bene sullo sviluppo della chiesa cattolica nel mondo e sulle attività delle varie congregazioni e delle opere religiose e umanitarie. Ha deciso  di entrare nell’Ordine delle “Suore di Loreto”, sparse nel mondo fino a Bengala e Calcutta – in India. Il 25 settemre 1928 – Gonxhe parte da Shkupi (Skopje) e insieme con la madre Drane e la sorella Age arriva a Zagreb (Zagabria), dove entra nell’Ordine delle Suore di Loreto. Il 13 ottobre 1928 parte per Dublino e rimane qualche settimane per imparare l’inglese e il 6 gennaio 1929 arriva a Calcutta, per andare poi a Darjeeling, dove era il noviziato delle Suore di Loreto. Lì prende il nome Maria Teresa. Suor Maria Teresa era già abituata all’ordine, all’obbedienza, alla preghiera, perché tutto questo si faceva regolarmente anche in sua famiglia a Shkup (Skopje). La maestra, le suore e le sue campagne erano sempre contentissime con Suor Teresa Bojaxhiu e sempre la chiamavano Suor Teresa del Bambin Gesù.

Ecco la poesia che ha scritto Gonxhe Bojaxhiu – Madre Teresa, durante il primo viaggio verso l’India:

 

ADDIO

 

Ecco, lascio la casa che dona luce al cuore,

la mia terra, la mia famiglia intera,

è mia méta il Bengala prostrato dal dolore,

terra a me cara, seppur terra straniera.

 

In gran tormento lascio gli amici amati,

tristi i parenti, deserto il focolare

ma il cuore mi chiama tra i diseredati

ove a Cristo potrò me stessa dare.

 

Lascio il mio saluto, madre amata

Ed anche a voi, amici cari, addio,

mi spinge verso l’India tormentata

la grata forza che arde nel cuor mio.

 

La nave lenta naviga sul mare

E fende i flutti che s’alzano schiumosi,

un’ultima volta mi volgo a guardare:

lascio d’Europa i lidi tumultuosi.

 

Sopra la nave, salda ed esultante,

la vergine che a Cristo s’è votata,

va al mondo nuovo, tenera sposa, amante,

umile donna da gioia illuminata.

 

Una croce di ferro in mano stretta,

echeggia in lei la salvezza agognata

e lo spirito pronto lieto accetta

il calice cui s’è sacrificata.

 

Quanto io t’offro accetta, o mio Signore,

a suggello d’amor che t’ho giurato,

aiuta la creatura tua, Creatore,

io faccia che Tu sia glorificato.

 

Ti prego, in cambio, Signore onnipotente,

o Padre nostro di bontà ricetto,

dammi sol quello spirito ardente,

spirito che Tu sai, anche non detto.

 

Pura come rugiada del mattino

ecco, sgorga una lacrima accorata

a renderti più chiara, o mio divino,

la promessa che ora è consumata.

 

9 – 12 1928, in viaggio verso l’India

Traduzione dal originale (albanese) di Caterina Zuccaro (Kate Xukaro)

 

 

Nella vita spirituale molto impegnata, nella vita comunitaria sempre pronta ad aiutare gli altri, nella pratica dei voti puntuale, gioiosa e felice – con questa valutazione della Maestra, Suor Teresa Bojaxhiu, il 23 maggio 1931 fu ammessa ai primi voti, quelli temporanei. Il primo suo lavoro dopo il noviziato fu quello di infermiera: assistere ed aiutare i malati ed era felicissima di poter aiutare gli altri. Dopo si impegna nello studio e nello stesso tempo insegnava nella scuola di St. Mary – una scuola molto nota a Calcutta, frequentata dalle ragazze benestanti e appartenenti alle caste ricche. Un altro impegno che nel 1935 le aveva affidato la superiora, la scuola di Santa Teresa. Ecco cosa scriveva Suor Teresa al fratello Lazër: “Si sta avvicinando il periodo dei voti perpetui, che, se Dio vuole, farò a maggio dell’anno venturo. Pensando e ripensando alla mia vocazione missionaria, posso dire soltanto un grande e cordiale Grazie al Signore…”. Il 24 maggio 1937, nella festa della Madonna Ausiliatrice dei cristiani, a Darjeeling, in presenza dell’arcivescovo di Calcutta – Mons. Pereira, della madre superiora, della maestra, delle novizie e tante altre suore dalle varie parte del Bengala prende i voti perpetui. Sempre continua a insegnare nella scuola, dove diventa anche direttrice. Ecco come scrive alla sua madre ed alla sua sorella: “Mi dispiace di non essere insieme a voi, mia cara mamma e sorella…, ma la tua piccola Gonxhe è felice… Questa è una vita nuova… Sono insegnante e il lavoro mi piace. Sono anche direttrice di una scuola, qui tutti mi vogliono bene…”. Vediamo anche parte dela risposta della mamma alla lettera citata: “Mia cara figliola, non dimenticare che sei andata laggiù per i poveri. Ti ricordi della nostra Filja? E’ pienadi piaghe, ma quello che la tormenta maggiormente è il sapere di essere sola al mondo. Noi facciamo quello che possiamo per aiutarla. In effetti, il peggio non sono le piaghe, ma il fatto che è stata dimenticata dai suoi…” (Tirana, 1938).

Madre Teresa e Missionarie della Carità

Viaggiando da Calcutta a Darjeeling, per l’esercizi spirituali, il 10 luglio 1946, mentre era in treno, sentii la voce divina, un’altra vocazione – la chiamata dentro la chiamata. Il messaggio di Dio era chiaro: uscire dal Convento di Loreto e liberalmente, con la tua vita servire i poveri. Poi ha comunicato la decisione ai superiori e alle suore: “Ho deciso di abbandonare il convento per poter più liberamente servire i poveri fra i più poveri!”. Le razioni erano duri e le difficoltà tantissime: dalla situazione politica dopo la liberazione dell’India, Roma era contraria alla fondazione di nuovi ordini religiosi, particolarmente quelli femminili e missionari, perché ce n’erano tanti. Poi si trovò la via di mezzo, l’esclaustrazione: poteva vivere e lavorare fuori dal convento, dalla comunità, ma apparteneva giuridicamente ancora alla Congregazione, ed era sotto la guida diretta del vescovo.

 

Aiutata dai padri gesuiti Julien Henry e Van Exem, entrambi missionari belgi a Calcutta, riesce a fondare e costituire il nuovo convento – Missionarie della Carità, dopo tantissime difficoltà conosciuta anche dal Vaticano. Nel 1949 arrivano le prime ragazze volontarie ad unirsi all’opera caritativa di Madre Teresa, aiutando i più poveri tra i poveri. Erano le sue allieve della scuola. Diventate 12 ragazze – come Gesù con 12 apostoli, il 7 ottobre 1950, nella festa della Madonna del Rosario, con la raccomandazione dell’arcivescovo di Calcutta – Mons. Pereira, Roma approvò la costituzione della nuova comunità religiosa che si sarebbe chiamata “Missionarie della Carità”. Nel 1965, con il Decretum laudis della Congregazione per religiosi, le “Missionarie della Carità”, già con circa 300 suore,  furono elevate a Congregazione pontifica.

Un’impresa particolarmente importante e difficile fu la lotta contro la lebbra, che ebbe inizio sistematico nel 1957. Ecco la testimonianza di Madre Teresa: “E’ molto difficile convincere la gente in India che Dio non ha condannato l’uomo a soffrire… Pere questo ci siamo sentiti in dovere di costruire dei piccoli villaggi solamente per loro, dove potessero vivere, lavorare e formarsi una famiglia”. Ma non finisce tutto qui. Bisogna andare avanti – affrontare la vita, le difficoltà e tanti mali del nostro secolo, lottare contro l’aborto, contro la solitudine degli anziani, contro il suicidio, contro la prostituzione, contro la droga, insomma contro tutti i mali della società del benessere, infine anche contro l’AIDS. Madre Teresa per l’aborto diceva: “è il pericolo più grande per la pace”, invece per i malati di AIDS diceva: I malati di AIDS sono esseri umani, fratelli e sorelle. Il nostro compito è sempre perdonare e amare con tutto il nostro cuore. Questi poveri soffrono tanto per questa malattia incurabile”. Per poter svolgere tante attività, Madre Teresa fondò vari rami della sua Congregazione: “Suore Missionarie della Carità” – 1950; “Fratelli Missionari della Carità” – 1963; l’associazione internazionale “Collaboratori di Madre Teresa” – 1969; “Missionarie della Carità” – ramo contemplativo – 1976; “Fratelli della Parola” – ramo maschile, sacerdoti – 1977 – per potrei evangelizzare meglio i più poveri fra i poveri. Ecco come sintetizzava Madre Teresa la sua vita e la sua opera: “So che noi siamo una goccia nell’oceano della miseria e della sofferenza umana, ma se non ci fosse neanche questa goccia, la miseria e la sofferenza umane sarebbero ancora più grandi…”.

L’opera di Madre Teresa e della sua Congregazione non poteva rimanere una realtà nascosta. Erano la gente povera, bisognosa e sofferente ad accorgersi i primi per e poi le autorità civili ed ecclesiastiche a dare i premi alla sua grande opera. Uno dei tanti aspetti sorprendenti della vicenda umana di Madre Teresa è il grande onore che Le è stato tributato ovunque, e in primo luogo da ambienti quasi sempre lontani dalla Sua fede e dalla Sua visione delle cose. Ha ricevuto quasi tutti i più prestigiosi premi del mondo. Così inizia una gara nel premiarla. Ecco solo alcuni dei premi importanti:

·        Premio Pamada Shir (1962);

·        Premio del governo filippino Ramon Magsaysay (1962);

·        Premio Papa Giovanni XIII per la Pace (1971), che le consegnò personalmente Papa Paolo VI;

·        Premio Buon Samaritano (1971), conferitole a Boston;

·        Premio internazionale John F. Kennedy (1971), conferitole a Washington;

·        Premio Nehru (1972);

·        Premio Tempelton (1973);

·        Premio “La madre di tutte le madri” (1973);

·        Premio Balzan (1978);

·        Premio Nobel per la Pace (1979);

·        Premio della Pace (1983);

·        Medaglia della Libertà (1985), il premio più prestigioso negli USA;

·        Medaglia della Pace (1988), il premio più alto nella ex URSS.

 

 

Ricevendo il Premio Nobel per la Pace, il 10 dicembre 1979, a Oslo, Madre Teresa ha scritto, in albanese,  al Suo popolo: “Io ho sempre nel cuore il mio popolo albanese. Prego il Signore che la sua pace scende nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, in tutto il mondo. Pregate molto per i miei poveri, e anch’io pregherò molto per voi. Dio vi benedica! M. Teresa Bojaxhiu”.

In Albania vengono insignite della decorazione «Nënë Tereza – Madre Teresa» tutte le personalità distintesi per le opere al servizio della pace.

Madre Teresa sempre diceva che questi premi non sono personali di Lei, ma sono premi ai poveri tra i più poveri, ai malati, ai bisognosi., ai sofferenti… Nel anno 1997, quando Madre Teresa lascia questo mondo e torna al cielo, da Dio, la sua Congregazione della Carità aveva circa 400° suore e tanti altri missionari e collaboratori, sparsi nei 610 centri in 123 paesi del mondo. Adesso le suore sono circa 4500, sparse nelle circa 750 case, in 151 paesi in tutte le parti del mondo.

La fede di Madre Teresa era l’amore per tutti

Come si vede anche nella confermazione all’inizio di questo articolo, sempre di fede salda quanto la roccia, a Madre Teresa fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di Gesù per l’umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri. “Dio ama ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua compassione verso i poveri”. Era un’anima piena della luce di Cristo, infiammata di amore per lui e con un solo, ardente desiderio: “saziare la sua sete di amore e di anime”. Madre Teresa era luminosa messaggera dell’amore di Dio. L’intera vita e l’opera della Beata Teresa offrono testimonianza della gioia di amare, della grandezza della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio. Ma vi fu un altro aspetto eroico di questa grande donna di cui si venne a conoscenza solo dopo la sua morte. Nascosta agli occhi di tutti, nascosta persino a coloro che le stettero più vicino, la sua vita interiore fu contrassegnata dall’esperienza di un a profonda, dolorosa permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da lui, assieme a un crescente desiderio di lui. Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. La “dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio. Attraverso l’oscurità partecipò misticamente alla sete di Gesù, al suo desiderio, doloroso e ardente, di amore, e condivise la desolazione interiore dei poveri.

 

 

Il Biglietto da visita di Madre Teresa (che dava a tutte le personalità che incontrava) era:

Il frutto del silenzio è la preghiera

Il frutto della preghiera è la fede

Il frutto della fede è l’amore

Il frutto dell’amore è servizio

Il frutto del servizio è la pace

Madre Teresa

Madre Teresa, sempre ha voluto trasmettere la Sua fede anche alle sue suore ed a tutta la gente. Citiamo la Sua raccomandazione alle suore, dal libro di Don Lush Gjergji «Madre Teresa – l’amore in azione»: “Se saprai pregare, saprai anche amare e servire, testimoniare quest’amore a tutti”.

Per concretizzare la sua fede basato nell’amore uguale per tutti, vediamo la Sua preghiera per musulmani e gli induisti:

 

O Signore,

ti ringrazio per i musulmani e gli induisti

e per tutti i miei cari amici fra loro.

Ogni volta che ti incontriamo

nella preghiera,

tu ci rendi migliori cristiani,

migliori musulmani,

migliori induisti.

 

Dà a tutti noi

il dono della fede

per saperti scorgere.

 

Amen

 

La sua fede pieno dell’amore si vede anche nel seguente ringraziamento:

 

Ringraziamento per il sorriso

 

Signore glorioso,

che hai portato tanta gioia nella mia vita,

io ti ringrazio con il sorriso

quando vedo la ricchezza delle tue benedizioni.

 

I miei occhi sorridono

Quando vedo dar da mangiare ai bambini

Che soffrono la fame.

E si apre al sorriso la mia bocca

Quando vedo la gente rispondere

Alla tua chiamata.

O Signore,

apri la mia bocca e riempila di sorriso.

E noi conosceremo la tua vera essenza

E rideremo cantando le tue lodi.

Grazie

Per questo fantastico riso gioioso,

Signore.

 

Madre Teresa

 

Madre Teresa non ha mai dimenticato il suo popolo e la sua patria. Ovunque con orgoglio si è sempre dichiarata albanese. Cinque mesi prima di morire, trovandosi in gravi condizioni di salute, non avendo la possibilità di recare in Albania, quando lì rischiava una guerra civile con gli attacchi della popolazione agli istituzioni statali, dopo il fallimento delle finanziamenti piramidali, si fece forza e scrisse l’ultimo messaggio da far pervenire al popolo del Suo paese. Voglio ricordarlo:

 

PER LA MIA ALBANIA

 

Sono sconvolta

perché tutto il mio meraviglioso

paese è sconvolto.

 

Provo dolore al cuore

per le vite perdute.

Mi si riaprono le piaghe

della gente.

 

Conosco i travagli

del perdere il proprio danaro,

ma vi supplico:

non recate ancora più sofferenze

l’uno all’altro!

 

Sapete perché non abbiamo pace adesso?

ci siamo scordati di vedere noi stessi

negli altri.

 

Le armi e le bombe

saranno inutili

scoprendo Dio nel nostro vicino.

 

Le opinioni delle personalità e della gente semplice sulla Madre Teresa

 

E’ veramente difficile trovare una persona che può parlare male di Madre Teresa, la quale ha saputo ad entrare nelle cuori della gente, sempre con l’amore di Dio. Quasi tutti dicono che Le era la “piccola-grande donna” del secolo XX – la  santa viva vista da tutti noi. Ecco alcune testimonianze e le opinioni sulla Madre Teresa:

 

Papa Paolo VI: “Presentiamo Madre Teresa come una testimonianza autentica del Vangelo per tutti, come audace annunciatrice dell’amore di Cristo”.

 

Papa Giovanni Paolo II: “Madre Teresa ha donato tutta sa sua vita con piena rinuncia ai poveri, ai reietti, ai lebbrosi, ai senzatetto, ai bambini bisognosi e a quelli senza amore materno. Testimonia continuamente la forza della profonda amicizia fraterna, incitando così al vero progresso umano e sociale”.

 

 

«Quando volevo predicare o spiegare alla gente chi è Gesù Cristo, il Cristianesimo, bastava mostrarla con il dito e dire: “Ecco il Cristianesimo, l’amore cristiano è Madre Teresa”, e la gente capiva tutto” (Giovanni Paolo II – citato da: Don Lush Gjergji, «Madre della Carità», Editrice Velar /Gorle – Bergamo/,1999).

 

Nel giorno storico di Beatificazione di Madre Teresa, solo sei anni dopo che lascia questo mondo ed entra in Casa di Dio - il 19 ottobre 2003, in Piazza San Pietro, in Città del Vaticano, Santo Padre Giovanni Paolo II in omelia speciale della Cerimonia, tra l’atro ha detto:

 

 “<Chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti> (Mc 10,44). Queste parole di Gesù ai discepoli, risuonate poc’anzi in questa Piazza, indicano quale sia il cammino che conduce alla <grandezza> evangelica. E’ la strada che Cristo stesso ha percorso fino alla Croce; un itinerario di amore e di servizio, che capovolge ogni logica umana. Essere il servo di tutti!

 

Da questa logica si è lasciata guidare Madre Teresa di Calcutta, Fondatrice dei Missionari e delle Missionarie della Carità, che oggi ho la gioia di iscrivere nell’Albo dei Beati. Sono personalmente grato a questa donna coraggiosa, che ho sempre sentito accanto a me. Icona del Buon Samaritano, essa si recava ovunque per servire Cristo nei più poveri fra i poveri. Nemmeno i conflitti e le guerre riuscivano a fermarla.

Ogni tanto veniva a parlarmi delle sue esperienze a servizi dei valori evangelici. Ricordo, ad esempio, i suoi interventi a favore della vita e contro l’aborto, anche in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Pace (Oslo, 10 dicembre 1979). Soleva dire: <Se sentite che qualche donna non vuole tenere il suo bambino e desidera abortire, cercate di convincerla a portarmi quel bimbo. Io lo amerò, vedendo in lui il segno dell’amore di Dio>.

Non è forse significativo che la sua beatificazione avvenga proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la Giornata Missionaria Mondiale?! Con la testimonianza della sua vita Madre Teresa ricorda a tutti che la missione evangelizzatrice della Chiesa passa attraverso la carità, alimentata nella preghiera e nell’ascolto della parola di Dio. Emblematica di questo stile missionario è l’immagine che ritrae la nuova Beata mentre stringe, con una mano, quella di un bambino e, con l’altra, fa scorrere la corona del Rosario.

Contemplazione e azione, evangelizzazione e promozione umana: Madre Teresa proclama il Vangelo con la sua vita tutta donata ai poveri, ma, al tempo stesso, avvolta dalla preghiera.

<Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore> (Mc 10,43). E’ con particolare emozione che oggi ricordiamo Madre Teresa, grande serva dei poveri, della Chiesa e del Mondo intero. La sua vita è una testimonianza della dignità e del privilegio del servizio umile. Ella aveva scelto di non essere solo la più piccola, ma la serva dei più piccoli. Come madre autentica per i poveri, si è chiamata verso coloro che soffrivano diverse forme di povertà. La sua grandezza risiede nella sua abilità di dare senza calcolare i costi, di dare <fino a quando fa male>. La sua vita è stata un vivere radicale e una proclamazione audace del Vangelo.

 

 

Il grido di Gesù sulla croce, <Ho sete> (Gv 19,28), che esprime la profondità del desiderio di dio dell’uomo, è penetrato nell’anima di Madre Teresa e ha trovato terreno fertile nel suo cuore. Placare la sete di amore e di anima di Gesù in unione con Maria, Madre di Gesù, era divenuto il solo scopo dell’esistenza di Madre Teresa, e la forza interiore che le faceva superare sé stessa e <andare di fretta> da una parte all’altra del mondo al fine di adoperarsi per la salvezza e la santificazione dei più poveri tra i poveri.

<Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me> (Mt 25,40). Questo passo del Vangelo, così fondamentale per comprendere il servizio di Madre Teresa ai poveri, era alla base della sua convinzione, piena di fede, che nel toccare i corpi deperiti dei poveri toccava il corpo di Cristo. Era a Gesù stesso, nascosto sotto le vesti angoscianti dei più poveri tra i poveri, che era diretto il suo servizio. Madre Teresa pone in rilievo il significato più profondo del servizio: un atto d’amore fatto agli affamati, agli assetati, agli stranieri, a chi è nudo, malato, prigioniero (cfr Mt 25,34-36), viene fatto a Gesù stesso.

Riconoscendolo, lo serviva con totale devozione, esprimendo la delicatezza del suo amore sponsale. Così nel dono totale di sé a Dilo e al prossimo, Madre Teresa ha trovato il suo più alto appagamento e ha vissuto le qualità più nobili della sua femminilità. Desiderava essere un <segno dell’amore di Dio, della presenza di Dio, della compassione di Dio> e, in tal modo, ricordare a tutti il valore e la dignità di ogni figlio di Dio, creato per amare ed essere amato>. Era così che Madre Teresa <portava le anime a Dio e Dio alle anime>, placando la sete di Cristo, soprattutto delle persone più bisognose, la cui visione di Dio era stata offuscata dalla sofferenza e dal dolore.

<Il figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti> (Mc 10,45).  Madre Teresa ha condiviso la passione del Crocifisso, in modo speciale durante lunghi anni di <buio interiore>. E’ stata, quella, una prova a tratti lancinante, accolta come un singolare <dono e privilegio>.

Nelle ore più buie ella s’aggrappava con più tenacia alla preghiera davanti al Santissimo Sacramento. Questo duro travagli spirituale l’ha portata ad identificarsi sempre più con coloro che ogni giorno serviva, sperimentandone la pena e talora persino il rigetto. Amava ripetere che la più grande povertà è quella di essere indesiderati, di non avere nessuno che si prenda cura di te.

<Donaci, Signore, la tua grazia, in Te speriamo!>. Quante volte, come il Salmista anche Madre Teresa nei momenti di desolazione interiore ha ripetuto al suo Signore: <In Te, in Te spero, mio Dio!>.

Rendiamo lode a questa piccola donna innamorata di Dio, umile messaggera del Vangelo e infaticabile benefattrice dell’umanità. Onoriamo in lei una delle personalità più rilevanti della nostra epoca. Accogliamone il messaggio e seguiamone l’esempio.

Vergine Maria, Regina di tutti i Santi, aiutaci ad essere miti e umili di cuore come questa intrepida messaggera dell’Amore. Aiutaci a servire con la gioia e il sorriso ogni persona che incontriamo. Aiutaci ad essere missionari di Cristo, nostra pace e nostra speranza. Amen!”

 

Nell’Udienza ai pellegrini convenuti a Roma per la Beatificazione di Madre Teresa, il 20 ottobre 2003, Papa Giovanni Paolo II si rivolge ai presente con un discorso speciale.  Tra l’atro Papa ai pellegrini dice:

“Venerati Fratelli nell’Episcopato, cari Missionari e Missionarie della Carità, carissimi Fratelli e Sorelle!

Vi saluto cordialmente e con gioia mi unisco al vostro rendimento di grazie a Dio per la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta. A lei ero legato da grande stima e sincero affetto. Per questo sono particolarmente lieto di trovarmi con voi, sue figlie e suoi figli spirituali. Saluto in modo speciale Suor Nirmala (madre generale delle Missionarie della Carità) ricordando il giorno in cui Madre Teresa venne a Roma per presentarmela personalmente. Estendo il mio pensiero a tutte le persone che compongono la grande famiglia spirituale di questa nuova Beata.

 

 

“Missionaria della Carità: questo è  stata Madre Teresa, di nome e di fatto”. Con commozione ripeto oggi queste parole, che ebbi a pronunciare all’indomani della sua morte (Angelus del 7/9/1997).

Anzitutto, missionaria. Non c’è dubbio che la nuova Beata sia stata una delle più grandi missionarie del secolo XX. Di questa donna semplice, proveniente da una delle zone più povere d’Europa, il Signore ha fatto uno strumento eletto (cfr At 9,15) per anunciare il Vangelo a tutto il mondo non con la predicazione, ma con quotidiani gesti d’amore verso i più poveri. Missionaria col linguaggio più universale: quella della carità senza limiti ed esclusioni, senza preferenze se non verso i più abbandonati.

Missionaria della carità. Missionaria di Dio che è carità, che predilige i picoli e gli umili, che si china sull’uomo ferito nel corpo e nello spirito e versa sulle sue piaghe “l’olio della consolazione e il vino della speranza”. Dio ha fatto questo nella Persona del suo Figlio fatto uomo, Gesù Cristo, buon Samaritano dell’umanità. Egli continua a farlo nella Chiesa, specialmente attraverso i Santi della carità. Madre Teresa brilla in modo speciale in questa schiera.

 

Dove ha trovato, Madre Teresa, la forza per porsi completamente al servizio degli altri? L’ha trovata nella preghiera e nella contemplazione silenziosa di Gesù Cristo, del suo Santo Volto, del suo Sacro Cuore. Lo ha detto lei stessa: “Il frutto del silenzio è la preghiera; il frutto della preghiera è la fede; il frutto della fede è l’amore; il frutto dell’amore è il servizio; il frutto del servizio è la pace”. La pace, anche al fianco dei morenti, anche nelle nazioni in guerra, anche dinanzi agli attacchi e alle critiche ostili. Era una preghiera che riempiva il suo cuore della pace di Cristo e le consentiva di irradiare tale pace agli altri.

 

Missionaria della carità, missionaria della pace, missionaria della vita. Madre Teresa ra tutte queste cose. Si pronunciava sempre a difesa della vita umana, anche quando il suo messaggio non era gradito. L’intera esistenza di Madre Teresa è stata un inno alla vita. I suoi incontri quotidiani con la morte, la lebbra, l’Aids e ogni genere di sofferenza umana l’hanno resa una valide testimone del Vangelo della Vita. Perfino il suo sorriso era un “si” alla vita, un “si” gioioso, nato dalla fede e dall’amore profondi, un “si” purificato nel crogiolo della sofferenza. Ella rinnovava questo “si” ogni mattina ,in unione con Maria,m ai piedi della Croce di Cristo. La “sete” di Gesù crocifisso è divenuta la sete di Madre Teresa stessa e l’ispirazione del suo camino di santità.

 

Teresa di Calcutta è stata realmente Madre. Madre dei poveri, madre dei bambini. Madre di tante ragazze e tanti giovani che l’hanno avuta come guida spirituale e ne hanno condiviso la missione. Da un piccolo seme, il Signore ha fatto crescere un albero grande e ricco di frutti (cfr Mt 13,31-32). E proprio voi, figlie e figli di Madre Teresa, siete i segni più eloquenti di questa profetica fecondità. Conservate inalterato il suo carisma e seguite i suoi esempi, e lei dal Cielo non mancherà di sostenervi nel cammino quotidiano.

Il messaggio di Madre Teresa, ora più che mai, appare però come un invito rivolto a tutti. L’intera sua esistenza ci ricorda che essere cristiani significa essere testimoni della carità. Ecco la consegna della nuova Beata. Facendo eco alle sue parole, esorto ciascuno a seguire con generosità e coraggio i passi di questa autentica discepola di Cristo. Sulla strada della carità Madre Teresa cammina al vostro fianco.

 

Di cuore imparto a voi e ai vostri cari la Benedizione Apostolica.

Il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi,

parte dall’omelia, nella Santa Messa pei i pellegrini convenuti per la Beatificazione di Madre Teresa – 20 ottobre 2003, in Piazza San Pietro:

 

“<Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città sopra un monte> (Mt 5,14). L’immagine impiegata da Gesù nel Vangelo testé proclamato dice il perché Giovanni Paolo II ha voluto, proprio ieri, iscrivere Madre Teresa di Calcutta nell’albo dei Beati. La sua testimonianza di vita, l’esempio della “Madre dei poveri”, tanto eloquente per tutti, credenti e non credenti, sono ben visibili, come lo è la città sul monte.

Oggi siamo qui per ringraziare Dio della luce che, attraverso Madre Teresa, è giunta a ciascuno di noi e al mondo intero. Questa grande donna del nostro tempo, questa coraggiosa messaggera del Vangelo, la cui vita è stata così profondamente segnata dall’amore, è venerata ora trai i Beati della Chiesa. Per questo guardiamo a lei come esempio e fonte d’ispirazione.

Madre Teresa era missionaria – come lei stessa si definiva-, portatrice dell’amore di Dio e ambasciatrice della Sua pace. La sua mano affettuosa, le sue braccia aperte, il suo sorriso luminoso, i suoi gesti accoglienti, tutto questo voleva trasmettere il messaggio: tu sei amato, tu sei accettato, c’è chi si prende cura di te. La forza persuasiva dell’amore di Madre Teresa aveva la capacità di conquistare i cuori.

La sua vita è un esempio concreto di come l’inno alla carità della Lettera di San Paolo ai Corinzi possa essere vissuto: senza l’amore non siamo nulla e ciò che facciamo è privo di significato. Una vita piena di amore, invece, porta una sorprendente fecondità.

La stessa Madre Teresa raccontava quello che accade un giorno, quando nella casa di Calcutta portarono una donna raccolta dal marciapiede, che versava in incredibili condizioni, con il corpo ricoperto di piaghe purulente. La <Madre> la accolse con quella sua grande dolcezza, la curò e ripulì per ore. Quella povera creatura, anche davanti alle materne attenzioni della madre dei poveri, continuava ad imprecare. La Beata le asciugava il sudore e le inumidiva le labbra arse. Finalmente la donna esclamò: <Suora, ma perché fai così? Non tutti fanno come te, chi te l’ha insegnato?> Madre Teresa con il candore della sua anima rispose: <Me l’ha insegnato il mio Dio>. E quella donna chiese: <Fammelo conoscere il tuo Dio>. A questo punto Madre Teresa, abbracciandola, le donò l’ultima incantevole risposta: <Il mio Dio adesso tu lo conosci. Il mio Dio si chiama Amore> (Cf. A. Com’astri in Madre Teresa,  la donna delle beatitudini, Registrazione audiovideo, Messaggero, Padova).

 

La novella Beata ha fondato la sua esistenza sulle Beatitudini. Esse rappresentavano il suo modello di vita. <Beati i poveri in spirito, di essi è il Regno dei Cieli> (Mt 5,8). Madre Teresa spese tutte le sue energie nel servizio ai più poveri e bisognosi. Tuttavia per lei al centro dell’attenzione non c’erano la povertà e la miseria, ma bensì il raggiungere la totale unione con Dio per abbandonarsi nelle Sue mani, incondizionatamente. Poneva nel Signore ogni speranza e per questo riuscì a toccare il cuore dei poveri, donando ad essi il conforto e la consolazione del Regno preparato per loro.

<Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio> (Mt 5,8). Questa era una delle frsasi di Cristo preferite da Madre Teresa. Non si stancava mai di ripetere che <un cuore puro può vedere Dio>.

Si riferiva alla penetrante visione di fede, che proviene dall’essere orientati unicamente verso Dio e che consente di percepirne in ogni circostanza e situazione la mano, sempre all’opera nella vita dell’uomo. La fede di Madre Teresa era così grande da portarla a  riconoscere Dio anche negli avvenimenti più dolorosi e tragici della vita.

 

Il suo coraggio nell’affrontare le tante sfide e difficoltà che insorgevano nel servizio ai poveri è ammirevole e stimolo ad imitarla: la grandezza del suo amore la spingeva a sorridere anche quando la sua missione non era facile, e la sua profonda fede l’aiutò a  conservare la gioia anche tra sofferenze interiori ed esteriori.

Possiamo veramente dire che Madre Teresa è stata un dono di Dio al mondo moderno che ha fame de verità e di amore gratuito e senza riserve.  Consumata completamente dall’amore di Dio e dedita senza limiti all’annuncio del Vangelo, con i fatti innanzitutto, molti hanno visto in lei un esempio di vita autenticamente cristiana: erano attratti dal Volto di Cristo che traspariva in lei e nel suo servizio ai poveri. Gente di ogni credo amava Madre Teresa. Sono molto conosciute, perché hanno fatto il giro del mondo, le celebri parole con cui il Segretario Generale all’ONU presentò la nuova Beata, quando venne invitata in quel autorevole consesso: <Ecco la donna più potente della terra. Ecco la donna che è accolta dovunque con rispetto e ammirazione. Costei è veramente le ‘Nazione Unite’, perché, nel suo cuore ha accolto i poveri di tutte le latitudini della terra!>.

Sono parole che suscitarono nella piccola Madre di Calcutta un certo imbarazzo ed a cui rispose con una magistrale lezione di vita, di ascesi e di spiritualità cristiana: <Io sono soltanto una povera donna che prega. Pregando, il Signore mi ha riempito il cuore di amore e così ho potuto amare i poveri con l’amore di Dio>.

 

Anche nel mondo d’oggi l’uomo è ancora attratto dai valori e dai grandi ideali di bontà e di amore che Madre Teresa ha vissuto nella loro più profonda verità. A fondamento di tutte le sue virtù c’era una fede incrollabile in Dio e la sottomissione alla legge divina. A Lui offrì la sua docilità. Anche per questo Madre Teresa resterà nella Chiesa esempio luminoso a sostegno e incoraggiamento nel cammino verso quella santità che riteneva essere un semplice dovere per ogni cristiano.

<Non può restare nascosta una città collocata sopra un monte>. (Mt. 5,14). Madre Teresa pur non ricercando mai la fama, ha esercitato un grande fascino che non si può spiegare con le categorie di questo mondo, ma va visto nel suo orizzonte soprannaturale, quello di cui sono nutriti i santi. E’ stata l’attrattiva della sua santità, infatti, che portava innumerevoli frutti di bene, a colpire e a catturare in una catena d’amore.

La Beata Teresa di Calcutta rimane mirabile esempio e segno pieno di fascino per il nostro tempo di come una vita costruita sulle Beatitudini sia colma d’amore e possa donare luce al mondo, quella luce che è Cristo.

 

 

Dr Ibrahim Rugova, Presidente della Kosova, parlando nell’apertura della manifestazione nazionale “I Giorni di Madre Teresa 2003”, una manifestazione tradizionale che si organizza dal 1998, ogni anno – dal 26 agosto al 5 settembre, il 26 agosto 2003, tra l’altro ha detto:

 

“Madre Teresa è un esempio tipico della Madre Albanese, la quale con la virtù dell’amore, di carità e di bontà, che storicamente hanno caratterizzato la nostra madre, è diventata un esempio della Madre dell’umanità, Madre universale, amata e onorata dal tutto il mondo… La Madre Albanese, Madre Teresa, l’ha alzata nel livello della madre dell’umanità – della madre universale, che è il servizio più grande che ha fatto alla nostra nazione e al mondo intero… Madre Teresa l’ha alzato nel livello universale la cultura dell’amore, la cultura della bontà, la cultura dell’attenzione per la gente bisognosa, la cultura della solidarietà attraverso l’aiuto, che sono sorgente della Sua filosofia umanistica… Così la nostra nazione e l’umanità intera avrà una Madre Santa – La Santissima Madre Teresa!”.

 

 Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, nella terza predica d’Avvento – alla presenza di Giovanni Paolo II – nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano, intitolata: “La centralità di Gesù nella vita di Madre Teresa di Calcutta”, tra l’altro ha detto:

 

“Il senso di tutta la vita di Madre Teresa è una persona: Gesù. Per la Beata di Calcutta, Gesù non fosse <un’astrazione>, un insieme di dottrine, di dogmi, o il ricordo di una persona vissuta in altri tempi, ma un Gesù vivo, reale, qualcuno da guardare nel proprio cuore e da cui lasciarsi guardare…. Alla domanda: <Chi è Gesù per me?>, ella risponde con una ispirata litania di titoli: <Gesù è la parola da pronunciare. E’ la vita da vivere. E’ l’amore da amare. E’ la gioia da condividere… E’ il sacrificio da offrire. E’ la pace da portare. E’ il pane di vita da mangiare…>… Madre Teresa ha saputo dare ai poveri non solo pane, vestiti e medicine, ma quello di cui hanno ancora più bisogno: amore, calore umano, dignità… Ella ricordava con commozione l’episodio dell’uomo trovato mezzo mangiato dai vermi in una discarica che, portato a casa e curato disse: <Sorella, ho vissuto sulla strada come un animale, ma ora morirò come un angelo>… Ella ci ha ricordato che la vera grandezza tra gli uomini non si misura dal potere che uno esercita, ma dal servizio che presta”.

 

Simon D. Card. Lourdusamy, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella sua presentazione nel libro famoso di Don Lush Gjergji «Madre della Carità», pubblicato dall’editrice Velar, Gorle (Bergamo), tra l’altro su Madre Teresa ha scritto:

 

“Madre Teresa è giustamente amata in tutto il mondo. Ma, è nel mio Paese, in India, che la Madre degli ultimi, ha dato inizio ad un’opera provvidenziale che oggi non conosce confini. In India, Madre Teresa è amata da tutti perché grande è la sua testimonianza, come grande è il servizio che le sue Figlie spirituali svolgono in tutte le parti del mondo. Madre Teresa, pur vivendo Dio, amava Dio, predicava Dio, testimoniava l’amore di Dio. Dietro alla sua persona, umile e scarna, itinerante come Francesco d’Assisi, disarmata, corrono migliaia di giovanissime donne affascinate dal suo ideale di vita. Alla preghiera contemplativa, la Madre aggiungeva la sua azione nel sociale in un contesto di emarginazione che commuove.

Madre Teresa era «serva» di ogni essere umano. Alla denuncia dei mali del mondo contemporaneo Madre Teresa preferiva l’azione solidale per ogni donna e per ogni uomo. Era questa la sua scelta di vita, in una parola, la sua ascesi cristiana. Questo libro del sacerdote Lush Gjergji, connazionale di Madre Teresa, ha molti meriti. Il primo, indubbiamente, è quello di raccontare la «vita della Madre» in presa diretta. E’ dal 1962 che Don Lush «corre» dietro alla Madre dei suoi sogni. Il racconto è un diario dove annota le impressioni e le trasmette con un linguaggio semplice e immediato ai lettori…

Come figlio dell’India non posso non rallegrarmi per l’opera immensa di bene compiuta da Madre Teresa nella mia patria, fino ad essere giustamente chiamata Madre Teresa di Calcutta. Nel tempo nel quale fui Arcivescovo di Bangalore ebbi la gioia di poter fondare tre case per le Missionarie della Carità.

In seguito, come segretario della Congregazione di Propaganda Fide, per circa quindici anni potei seguire e sostenere, per competenza, la vita religiosa e l’attività del benmerito Istituto.

Ora, come Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ho un ulteriore motivo di particolare compiacenza per la terra d’origine di Madre Teresa, la diletta Albania, che in parte aveva legami con questo Dicastero.

Novizia infermiera, professoressa, professa dai volti perpetui, direttrice  della scuola, la «chiamata dentro la chiamata»: queste le tappe affascinanti di una giovane esistenza guidata per mano da Dio che è Amore.

Tutta la vita di Madre Teresa è stata una «sfida coraggiosa all’amore». I malati ed i poveri sono stati la sua costante e quotidiana passione. A questi si sono aggiunti subito i bambini abbandonati e gli orfani. Poi i moribondi nella casa Nirmal Hriday la Casa Del Cuore Puro.

Come nella vita di San Francesco anche Madre Teresa ha incontrato i lebbrosi. E il suo slogan d’amore: «Tocca il lebbroso con la tua bontà» riassume tutta una scelta religiosa di vita.

Alla Madre del mondo della sofferenza – così la definisce giustamente Don Lush – ha guardato tutto il mondo. Da Cuba a Mosca, dall’Africa,  dall’Asia, dalle Americhe e dall’Europa, è stato un rincorrersi di consensi verso questa «donna vergine e madre» che ha stretto  sul suo cuore tutti i bisogni del mondo.

«Siamo una goccia nell’oceano della miseri e della sofferenza umana – amava ripetere Madre Teresa – ma – continuava – se non ci fosse questa goccia, la miseria e la sofferenza umana sarebbero ancora più grandi…»”.

 

 

Bill Clinton:

ex Presidente degli USA

 

“Lei era il Gigante del nostro secolo”.

 

Jacques Chirac:

Presidente della Francia

 

“Dopo la morte di Madre Teresa nel nostro mondo ci sarà meno amore”

 

Tony Blair: “Il suo spirito vivrà tra di noi come una ispirazione eterna”.

 

John Sannes, Presidente del Comitato Nobel per la Pace: “Madre Teresa e le sue sorelle sono vita di severa povertà, di duro lavoro in lunghi giorni e notti, una vita tutta dedicata a Dio e all’uomo-fratello sofferente…”.

 

Don Lush  Gjergji,

sacerdote kosovaro - biografo più noto di Madre Teresa, l’ha definito così Madre Teresa:

 

“L’amore in azione per Dio tramite il prossimo”.

 

Nel famoso libro «Madre della Carità» pubblicata dall’Editrice VELAR di Gorle (BG), tra l’altro l’autore Don Lush Gjergji scrive:

“Dopo anni e anni  di ricerca e di riflessione, in me nascevano sempre più domande, che mi costringevano a dare, come anche ad altri, una risposta alla domanda: «Chi è oggi Madre Teresa?».

Le mi domande erano queste: «Chi è Ganghe Bojaxhiu? Perché è andata a farsi missionaria in una terra lontana, in India? Chi erano i suoi genitori e come fu educata nell’ambito famigliare? Che educazione religiosa, culturale, nazionale aveva? Come e quando è diventata suor Teresa? E’ un caso che sia albanese, nata a Skopje, oppure rappresenta un popolo, una tradizione, una cultura secolare, la Chiesa cattolica, il germoglio dell’amore cristiano? Cosa ha fatto e fa tuttora per essere chiamata e per essere realmente Madre Teresa? Come mai ha raggiunto tanta popolarità, tanti premi, riconoscimenti nazionali e internazionali? Come vive e cosa fa lei oggi…? E’ diventata per caso famosa, così improvvisamente, oppure c’è una crescita continua progressiva?».

Lei per molta gente, come anche per molti giornalisti e scrittori, è rimasta una «roccaforte» chiusa, enigmatica, infatti parlava tanto poco di sé, della sua famiglia e del suo passato, perché al centro dell’attenzione e della vita metteva sempre due realtà: Dio e l’uomo sofferente.

A me invece era apparsa diversa. Anzi era stata lei a incitarmi ed aiutarmi ads indagare e scrivere in albanese, quando il 10 giugno 1979 a Zagabria mi disse così francamente e maternamente: «Scrivi il più possibile di me e di ciò che faccio, non per me stessa, ma per Dio: se Dio vuole che si parli del mio popolo attraverso me, io come sempre sono pronta a obbedire».

Madre Teresa è stata per noi albanesi un grande dono di Dio, una speranza per un futuro migliore, un fiore germogliato e cresciuto nel sangue di tanti martiri per tanti secoli, la riconoscenza e il più bel dono del nostro popolo, della nostra diocesi di Skopje-Prizren, alla Chiesa universale, al mondo, all’umanità.

Non la potevi incontrare e non amare, non cercare di cambiare la vita, di seguirla, anche se con tanta fatica. E’ come il primo amore che ti conquista, ti avvolge, ti perseguita, ti spinge avanti… Attraverso lei conosceremo il nucleo del messaggio cristiano, il Vangelo vivente, cosa vuol dire aprirsi a Dio e all’uomo, vivere e collaborare con il progetto della provvidenza, essere sempre disponibile e quotidianamente dire e fare il Fiat, la volontà di Dio…”.

 

Ho deciso mettere complete qui anche due temi sulla Beata Madre Teresa, preparate e lette nel Convegno «FIGLIA ALBANESE – MADRE DEL MONDO INTERO – SANTA DELL’AMORE», il 12 luglio a Lecco, da due autori italiani:

 

Don Valentino Salvoldi, teologo ben conosciuto e noto e professore universitario:

 

MADRE TERESA : UNA CULTURA DI PACE FATTA DONNA

 

Stimolanti perplessità

 

In Pakistan, a Lahore, mi sto preparando alla celebrazione eucaristica del Giovedì Santo. Madre Teresa di Calcutta, in viaggio verso la capitale, si ferma sulla piazza antistante la chiesa. Rannicchiata su se stessa, sta recitando il rosario. Mi avvicino e la guardo. E' tutta una ruga. Prima impressione : « Come e' brutta.». Le metto una mano sulla spalla, chiamandola per nome. Mi guarda. Mi sorride. Diventa bellissima.  Le chiedo se ha bisogno di qualche cosa. Scontata la risposta : « Una preghiera per questa povera gente e per me». Tra di me, penso che l'enorme marea di persone che ci circonda avrebbe bisogno anche di qualche cosa d'altro! Solo più tardi capirò la sua risposta.

 

 A Karachi, Madre Teresa incontra il presidente Zia ul Haq. Da quanto dice la gente, più che un presidente e' un dittatore. Corrotto, pretende di estirpare la corruzione.. Morirà nel 1988 in un incidente aereo, avvenuto per cause sulle quali non si e' mai voluto indagare. Ebbene, Madre Teresa da lui ottiene tutto quello che chiede. Durante una intervista televisiva, lo elogia, semplicemente e senza falsa adulazione. Può sembrare politicamente ingenua. Invece proprio qui stava la grandezza di Madre Teresa, e cioè il fatto che non si curasse delle ideologie o degli errori dei singoli individui : perché il suo obiettivo era più elevato: salvare ogni persona e dare a tutti la possibilità di redimersi facendo del bene.

 

 Ecco perché mi sono proposto di conoscere questa piccola-grande donna! Troverò la risposta a tanti miei interrogativi studiando la storia e la cultura albanesi del Kosovo, là dove lei è nata.  Madre Teresa :un popolo che si fa donna. Una donna che sintetizza il meglio di un popolo.

 

Teresa: nell'arte

 

Quadri, affreschi, statue di madre Teresa, e anche opere di musulmani Kosovari, la rappresentano come essi la vedono, con l'orgoglio di sentirla una di loro, sorella e madre. Penso ad un ritratto in particolare. La testa si staglia contro il verde degli alberi le cui fronde hanno assunto la forma dell'aquila bicipite, per ricordare le radici albanesi di Madre Teresa. Appena abbozzato, sullo sfondo, il volto di Cristo, quel volto dal quale ella traeva l'ispirazione a donarsi totalmente al Padre e al mondo. (1)

 

 Penso anche ad una statua scolpita da due musulmani che rappresenta la Madre con le mani congiunte e il volto trasfigurato : nella preghiera sottintesa, in quella mani imploranti,negli occhi illuminati dall'incontro con il divino, e' sintetizzata tutta la sua vita ed e' comunicato il segreto della sua grandezza (2).

 

  A Gjakova, sulla piazza centrale dove si trova questa statua, molti cristiani vanno a pregare. Molti musulmani le passano accanto e l'accarezzano. E'madre pure loro.  E' madre della Pace, termine che andrebbe sempre scritto con la maiuscola, perché la Pace non è uno dei tanti beni possibili. E' la condizione di tutti gli altri beni, Ha un nome. Ha un volto. Ce lo dice S,Paolo :

« Cristo, nostra pace ».

 

Donna forte : « Io ho sentito la Sua voce »

 

S. Teresa d'Avila, S .Teresa di Lisieux, Beata Teresa di Calcutta : donne forti che arrivano a Cristo attraverso la « via della debolezza »,la « via dell'infanzia spirituale », la « piccola via », donne che rivoluzionano la spiritualità e il modo di vivere la carità cristiana del loro tempo, grazie  ad una esperienza del divino che ha ribaltato la loro vita. Per un senso di pudore, nessuna di loro ha  scritto nulla sul momento preciso dell'incontro con la Voce, ma l'hanno lasciato intendere a persone a loro spiritualmente vicine e l'hanno attestato con  tutta la loro esistenza : pur nelle crisi, nel deserto, nel buio della fede, sono sempre state fedeli a quell’incontro.

 

 Madre Teresa, laureata in storia e geografia, non aveva studiato teologia: si e' immersa nel divino, ed è diventata una mistica attraverso la preghiera. Illuminata dalla Spirito Santo, comprendeva ciò che a molti teologi rimane oscuro. Davanti al Santissimo, in meditazione, scopriva verità  esistenziali profonde e belle e coglieva quanto c'e' di essenziale nel Cristianesimo. Avvertiva il bisogno di essere lineare, di contemplare le verità più salienti, senza perdersi in disquisizioni  che, benché non inutili,  possono distrarre a volte da ciò che è veramente primario. Basti un esempio. Quando si parlava del sacerdozio alle donne,don Lush Gjiergji (albanese, nipote della più grande amica Kosovara di Madre Teresa) le chiese il suo parere. Limpida la risposta : « Che cosa è l'eucaristia? E' il tavolo che ci prepara Gesù dandoci se stesso. Chi e' il prete ? Il cuoco di Dio che lo imbandisce per noi. Da questa mensa mangiano tanto lui quanto io. Quindi io non vedo alcuna rivalità. Ringrazio semplicemente il prete che mi da' l'eucaristia. L'importante, non e' il prete, ma il corpo di Cristo». Non le  interessava la gerarchia, ma il fulcro del discorso:la possibilità dell'incontro con Cristo.

 

Era estremamente precisa e determinata nel suo agire  e nelle  proposte che faceva. Determinazione da non confondersi con puntiglio. La sua forza si fondava su di una esperienza illuminante. Me ne ha parlato don Lush, che più volte aveva chiesto a Madre Teresa che cosa avesse contribuito a farle cambiare vita, inducendola a lasciare l'insegnamento e fondare la Congregazione delle Figlie della Carità. Ebbene, un giorno viaggiando in treno, nelle vicinanze di Calcutta, (mentre si stava chiedendo che cosa avrebbe potuto fare per servire meglio Cristo nei poveri), ha ammesso di aver sentito Quella Voce: "Tu devi abbandonare il convento, per servire i più poveri dei poveri del mondo". Commentava : «La chiamata era chiara. Sapevo quello che dovevo fare. anche se  le modalità con le quali dovevo servire Cristo non mi erano ancora evidenti. A convincere la mia superiora, il mio Vescovo e Pio XII a rendere possibile che io diventassi missionario ci avrebbe pensato il Signore, dato che io ero convinta che questa fosse la sua volontà. Era un ordine di Dio ».

 

Determinazione e sicurezza nascevano in lei dalla continua ed intima unione con Dio. Questo il segreto legato anche al dono di un carattere forte che si era formato nei primi anni della sua vita, essendo lei nata e cresciuta in una famiglia benestante dai rigidi principi. Famiglia benestante. Alla morte del padre, la mamma aveva educato i figli con severità, pretendendo ordine e disciplina nello studio e nel lavoro: rigore con se stessi, comprensione nei confronti degli altri.

 

Ordine e disciplina che Madre Teresa esigerà dalle sue suore, sia pure con tanta dolcezza, ricordando sua mamma che, fedele alla tradizione albanese, la introduceva alle opere di carità in questo modo: «Se non compi il gesto di misericordia per amore, ti prego di non farlo». Amore generoso, quindi elargito con tanta discrezione. Ancora la mamma, quando inviava la piccola Ganxhe (nome di battesimo, che significa "bocciolo") a prestare un servizio presso qualcuno o a portare un dono, raccomandava: «Se fai qualche cosa di buono, non vantarti. Dio e' stato generoso con noi, affinché noi lo siamo con gli altri. Dobbiamo dare agli altri quanto abbiamo ricevuto. Vai in quella casa, ma sta attenta che nessuno ti veda, perché diversamente costringi la persona beneficata a dirti "grazie" oppure la umili. Tu devi essere la mano della provvidenza, quando nessuno ti vede, in modo tale che coloro che ricevono siano grati non a te ma a Dio ».

 

Questo atteggiamento non portava però a minimizzare il valore del donatore. Ancora la madre, le diceva :Tu sei solo una goccia nell'oceano, ma senza questa goccia l'oceano sarebbe manchevole».

 

Con questa intuizione Mandre Teresa si accosterà alle sue suore per valorizzarle, responsabilizzarle e lanciarle nella vita, rafforzate dalla convinzione   che ciò che è loro richiesto non ha valenze o connotazioni puramente umane, in quanto proviene da Dio. Così dirà alle superiore delle varie comunità: «Noi siamo gli angeli di Dio, coloro che portano il suo messaggio, come Gabriele lo portò a Maria. Se siamo angeli buoni o cattivi, è questione nostra: risponderemo noi davanti a Dio. Ma per le nostre sorelle siamo sempre angeli, perché annunciamo la volontà del Signore. Chi obbedisce non sbaglia mai ».

 

Donna forte. Come il profeta che ha il coraggio di sentirsi bocca stessa di Dio: "Così dice il Signore." Esigente nelle cose fondamentali, non nelle piccolezze o nelle situazioni in cui è possibile la discussione. Donna chiara.  Probabilmente aveva intuito   che la forza dell'Islam in molti Stati è legata alla chiarezza e alla categoricità con le quali vengono proposti i cinque pilastri di questa religione. Esigenza e chiarezza ,rafforzate dalla autorevolezza e dall'obbedienza, creano il miracolo di ottenere grandi cose. 

 

Una volta Madre Teresa era stata a Roma per un corso di aggiornamento delle Superiore maggiori. Tornò in India un po' sconvolta. Comunicò alle suore che l'orientamento generale delle religiose era il seguente : l'obbedienza deve essere il risultato di una conoscenza personale delle singole suore, con le quali si discute    per scoprire il progetto di Dio nei loro confronti. Quindi un'obbedienza dialogata. Sentendo la Madre parlare in questi termini, qualche suora cominciò addirittura a piangere. Unanime la risoluzione : « Madre, non dialogare con noi. Dicci chiaramente dove dobbiamo andare per servire meglio i poveri ».

 

Donna coerente, Madre Teresa testimoniava con la sua vita il progetto di Dio: mettersi all'ultimo posto, al sevizio dei più bisognosi. Non sbandierava il perché delle sue scelte. E quando qualcuno, insistendo, voleva entrare nel suo mondo e sapere le ragioni che ispiravano le sue azioni, si limitava ad affermare : « Lo faccio per Gesu' ». Per lei vivere voleva dire amare. Amare voleva dire servire. Servire voleva dire credere che il povero e' Cristo.

 

La sua fede era una continua ricerca: «Che cosa mi direbbe di fare oggi Gesu'?». E questo interrogativo se lo pose tutti i giorni. Fino alla fine. La sua speranza consisteva nel porre gesti concreti che potessero aiutare gli altri a sognare tempi migliori. Gesti -espressione del suo amore- che potessero rendere più sopportabile la  vita ai più disgraziati, non fosse altro che aiutandoli a vivere in dignità, con qualcuno che li tenesse per mano.

 

Non era raro raccogliere, nella casa dei moribondi di Calcutta, testimonianze simili :

 

 « Sono vissuto come una bestia. Muoio come un angelo nelle braccia di Madre Teresa ». E le sue braccia diventavano le braccia stesse del Padre eterno. Lei, segno vivo e tangibile dell'Amore misericordioso.

 

Contemplativa : attiva nella contemplazione

 

I settanta anni di indottrinamento all'ateismo da parte dei comunisti, non hanno sradicato Dio dal cuore di questa gente che è cosciente del fatto che "il tentativo di strappare Dio dal cuore equivale a strappare il cuore stesso dell'uomo". Ai tempi della infanzia di Ganxhe ( prima dell'avvento del comunismo ) quanto il Kosovo era ricco di una cultura che permetteva ad una persona di vivere immersa nel divino, di respirare Dio, di operare nella convinzione che tutto diventa preghiera quanto e' compiuto per amore. Questa la matrice della spiritualità di Madre Teresa.

 

Oberata di problemi, assillata da innumerevoli richieste in tutti i campi dell'emarginazione, con oltre cinquemila suore sparse nei vari angoli della terra, non esitava a considerarsi la persona piu' felice del mondo, per il fatto di essere a contatto continuamente con Gesu', servito nei poveri: la vita attiva diventava il naturale prolungamento dell'eucaristia. Per lei la messa durava tutto il giorno. Conduceva un'esistenza eucaristica. (3)

 

Tutti i giorni rimaneva quattro ore in ginocchio davanti al Santissimo, poi finita l'orazione, si immergeva nella contemplazione di quel Dio che si e' fatto piccolissimo a Betlemme, che si e' annientato sulla croce, che  è fatto pane per lasciarsi mangiare. Quel Dio che si fa corpo in ogni essere umano. Ecco la sua costante e viva contemplazione, vissuta con estrema serenità, sempre con quel misterioso sorriso sulle labbra.

 

Una mattina stava lasciando la casa della morte, in Calcutta, dopo avere vegliato tutta la notte. Vedendo la suora che doveva darle il cambio con una faccia tesa e triste, gliene chiese il motivo. Poveretta! Neppure lei aveva chiuso occhio durante la notte. E la Madre : «Và pure a casa a dormire. Sto qui io al tuo posto. I morenti hanno il diritto di essere assistiti da una persona che sappia sorridere ».

 

« Le opere dell'amore sono opere di pace »

 

Un altro valore che la giovane Ganxhe ha respirato nel Kosovo è quello della pace. Il « miracolo » del decennio di resistenza nonviolenta del Paese si comprende solo scoprendo quei valori di cui è permeata cultura albanese: perdono, tolleranza e nonviolenza. Valori ai quali Madre Teresa ha dato voce, propagandandoli in tutti i continenti, assurgendo così nella sua terra a modello di pace. I dieci anni di resistenza nonviolenta sono stati sorretti dal suo esempio, dal suo insegnamento, oltre che dalla sua preghiera. I quattro anni di ricostruzione del Paese sono stati facilitati proprio dalla «mistica» presenza di Madre Teresa che, - me lo ha più  volte confermato il presidente Rugova e , quest'anno, anche il Primo Ministro- ha raccolto il popolo attorno ai valori tradizionali e che è stata guida verso la pace dei nuovi responsabili del Governo.

 

Ad Oslo, ricevendo il premio Nobel per la pace, la Madre ha affermato : « Le opere dell'amore sono opere di pace. La conquista della pace non e' tanto il risultato di accordi, trattative ,concordati e contratti stipulati tra gli Stati, quanto il frutto di una convinzione profonda : solo l'amore vincerà il male del mondo. « Le malattie più gravi per l'uomo non sono il cancro o l'AIDS, ma il fatto di non essere amato e desiderato». E la guerra e' il risultato di ingiustizie, che si riassumono nella mancanza d'amore.

 

Madre Teresa era solita dire che un modo per conoscere una persona e aiutarla a liberarsi dal male consiste nel darle un anticipo di fiducia, nell'amarla, nel creare  in lei la pace. Dio è pace perché amore. Da lui solo può scaturire la pace vera, frutto dell'amore con il quale si amano i seguaci di Cristo : un amore fino alla fine, dato a tutti, compresi i nemici.

 

Pur senza avere fatto grandi discorsi sulla pace, Madre Teresa ha creato presupposti di pace, dimostrando concretamente l'importanza

 

- di eliminare le ingiustizie ;

 

- di riconciliare ricchi e poveri ;

 

- di disarmare l'odio con l'amore ;

 

- di distruggere le armi che non servono  per mantenere la pace, come si illudono quanti parlano dell'equilibrio del terrore ;

 

- di non dare mai giudizi negativi sulle persone, ma cercare invece di coinvolgerle nel fare il bene.

 

 « Bisogna attivare il bene che c'e' dentro l'uomo »,ripeteva spesso madre Teresa. Era convinta di operare per la pace  creando una rete di bontà, di servizio e di amore nei confronti di tutti. Andava oltre le analisi politico – sociali - economiche, perché sapeva che il cambiamento del mondo doveva passare attraverso la possibilità data a ciascuno di fare del bene e di scoprire le proprie potenzialità; cioè le proprie  immense capacità d'amare, di cambiare se stesso e il mondo con l'amore.

 

Non si proponeva  di opporsi alle ideologie. In Pakistan, ad esempio voleva che il presidente Zia ul Haq potesse essere messo  nelle condizioni di fare del bene al suo Paese. Sperava che il figlio del presidente della Cina (costretto a vivere in carrozzella) facesse del bene ai Cinesi, rendendo preghiera la sua sofferenza. Desiderava che Fidel Castro potesse per lo meno dubitare della sua presuntuosa affermazione che Cuba non aveva bisogno delle Figlie della carità, perché il suo Paese era perfetto. « Ma, caro Presidente, -gli obiettò Madre Teresa - a Cuba non c'e' nessuno che si sente solo? Ecco, se ci fosse anche una persona che soffre la solitudine, noi saremmo lì per aiutarla a sentirsi meno sola ».

 

Non entrava nei diversi Paesi con una chiave ideologica : entrava nel cuore della gente con l'amore,per aiutarla a ritrovare la pace, con questa grande intuizione : "I peggior tiranni non sono Hitler, Stalin, Milosevic (oggi avrebbe aggiunto Saddam Hussein). Il nemico più terribile dell'essere umano è l'odio che si annida nel suo cuore".

 

Non voleva neppure fare breccia negli altri con una proposta religiosa, poiché lavorava con gente appartenente a tutte le religioni del mondo, con miscredenti, atei e agnostici. Si limitava, perciò, a testimoniare l'Amore, con gesti da tutti comprensibili, attuando in pratica il dialogo ecumenico e interreligioso. Andava al di là dell'apparenza e degli atteggiamenti di una persona. Prescindeva dal fatto che uno fosse buono o cattivo, credente o ateo, comunista o capitalista. In ogni persona vedeva Gesu' : Lo curava nei malati,Lo assisteva nei moribondi, Lo confortava nei ricchi e nei diseredati senza amore.

 

Non si creò uno staff per studiare le diverse situazioni socio-politiche dei vari Paesi in cui la congregazione era presente, convinta che, immersa in Dio, avrebbe sempre trovato la parola giusta al momento opportuno. Chiedeva a Lui, direttamente, che cosa avrebbe dovuto fare, in una determinata situazione.

 

Interrogata su quali giornali leggessero le sue suore e se si aggiornassero vedendo un po' la televisione, rispose: «Se il buon Gesu' vuole comunicarci qualche cosa, non si deve servire della radio vaticana. Lo può dire direttamente a noi».

 

Voto di povertà, non di economia

 

Coloro che nella propria esistenza fanno una scelta per quella poverta' che Cristo chiamo' beata custodiscono e propagano i valori evangelici. Penso che la cultura albanese  abbia preservato molti di questi valori grazie alla poverta' che genera  capacita' di accogliere l'altro, ospitalità, coscienza che, nell'aprire la porta al povero, ci si trova di fronte Cristo. In questo contesto, si può capire perché Madre Teresa abbia richiesto alle Figlie della carita' il « voto di poverta' estrema, servendo Cristo nei più poveri dei poveri ».

 

Le suore hanno il diritto di possedere solo due vesti (sari), lavate da loro stesse tutte le sere, un paio di sandali, un rosario, una piccola croce, una bisaccia di tela blu e un ombrello. Il sari deve essere cucito con una stoffa fatta dai lebbrosi, in modo che la suora lo indossi come se fosse un paramento sacro, tessuto dalle mani stesse del Cristo che soffre nei fratelli lebbrosi. Possono rivedere i familiari ogni nove anni. Hanno il permesso di leggere solo i libri che abbiano  attinenza con la loro specializzazione. Non escono dal convento se non a due a due, secondo un programma previsto per tempo.

 

E' eccessivo questo tipo di povertà? Non sembra, dal momento che continua ad affascinare tante giovani ragazze di tutti i continenti che scelgono di vivere come Madre Teresa.

 

Un giorno ella si sentì chiedere da una suora: «Madre, se avessimo una lavatrice, risparmieremmo molto tempo». Acuta la risposta , donata con un sorriso: «Sorella, noi facciamo voto di poverta', non di economia».

 

La povertà, comunque, non doveva essere ostentata. Madre Teresa mangiava pochissimo: si metteva poco cibo nel piatto, portava il bicchiere alle labbra, ma in realtà non  consumava quasi nulla.  Il giorno in cui ricevette il premio Nobel per la pace, don Lush la volle servire a tavola, dove era seduta accanto al vescovo del Kosovo, Mons. Prela. Le portò tanta roba quanta lei non avrebbe mangiato in dieci giorni. Con grande sacrificio consumò tutto, ma poi disse all'amico albanese: «Tu non mi servirai mai piu' a tavola!». Amorevole rimprovero, fatto con un sorriso.

 

Come facesse a sopravvivere con il nulla che mangiava, non si sa. Anche perché lavorava tantissimo  e si mortificava. Portava il cilicio. Lo testimonia ancora don Lush, che sul suo sari vide gocce di sangue. Una volta, trovato il suo cilicio, ne portò via un pezzo. Madre Teresa temeva di averlo perso. Il sacerdote le chiese che cosa cercasse. «Nulla», rispose, per non dovere ammettere di praticare anche questo genere di mortificazione.

 

Mortificazione della carne e del proprio io, che arrivava al massimo  della discrezione. Anche se giudicava inevitabile  -a volte anche utile- la notorietà, detestava esporsi ai mass media : «  Ho fatto un contratto con Dio -era solita dire-. Per ogni fotografia che mi si prende, un'anima sarà liberata dal purgatorio ».

 

Dopo quaranta anni di lontananza dal Kosovo

 

Nel 1928, Ganxhe lasciava la sua terra con il triste presentimento  che non avrebbe mai più rivisto i familiari. Nel I968, dopo quaranta anni, don Lush fu il primo albanese ad incontrarla, in India. Stettero fino alle due del mattino a parlare, con tanta nostalgia, di quella martoriata terra, di quella Chiesa perseguitata, di quella gente che lei aveva tanto amato e mai più vista. Quando, nel 1989, ebbe in dono un album con le foto di famiglia, rivisse tutte le emozioni dell'infanzia e non era mai sazia di notizie sulla sua terra che l'aveva generata alla fede. E più invecchiava, più desiderava ritornare alle sue origini.

 

Fu molto orgogliosa della resistenza nonviolenta dei Kosovari, soprattutto dei gesti di riconciliazione tra famiglie di uccisori e di uccisi. Scrisse lettere bellissime ai giovani, per incoraggiarli a continuare nell'opera di riconciliazione e di riappacificazione. Dopo il  1990 avrebbe voluto ritornare nel Kosovo, per favorire il dialogo di pace, ma il Vaticano la sconsigliò. Ed ella ubbidì.

Nonostante la lontananza fisica dalla sua terra, Madre Teresa e' stata ed e' a pieno titolo Kosovara: per nascita, ma soprattutto perché compendia in sé il meglio della cultura albanese e del Cristianesimo di questa terra. E' il fiore più bello di questa Chiesa martirizzata per secoli. Ha saputo dare un senso alla sofferenza (propria e degli altri) partendo dalla intuizione di tanti Kosovari che, di fronte a persecuzioni di ogni genere, erano e sono soliti ripetere : « Anche se non comprendiamo il perché, ci deve pure essere un motivo che giustifichi il nostro patire ».

 

Ed ecco che lei, forte di questa intuizione, con alle spalle il dramma di un padre morto avvelenato quando lei aveva otto anni, con l'immenso dolore della separazione dalla mamma e la sorella mai più riviste, si e' messa per le strade del mondo ad alleviare le altrui sofferenze e a far comprendere che il dolore può essere letto come un bacio di Gesù. Questa capacità di intendere il dolore si trova evidentemente nel Cristianesimo, ma e' presente pure nell'Islam "moderato" dei Kosovari, che in tutti gli avvenimenti cercano di vedere in atto, concretamente, la volontà del « Clemente e Misericordioso »

 

Come tanti altri albanesi

 

Una personalità come quella di Madre Teresa poteva fiorire solo in un contesto culturale come quello del Kosovo: di esso e' l'emblema e l'espressione piu' bella. Allo stesso tempo, senza per questo diminuire la sua grandezza, si può affermare che moltissimi altri albanesi, trovandosi nelle sue condizioni, avrebbero fatto cose analoghe, per il semplice fatto che, da sempre, sono educati ad anteporre l'altro a se stessi, a considerare le necessità altrui prima delle proprie.

 

Perché questa priorità? Rientra nella logica della cultura albanese affrontare la vita non tanto a livello razionale, quanto lasciando parlare il cuore. Nonostante i limiti di ogni generalizzazione, forse si potrebbe dire che l'Occidentale cerca di capire e di razionalizzare, poi agisce. L'Albanese, invece, partendo dal cuore di Dio, analizza e segue i bisogni del proprio cuore che trova pace nell'aiutare gli altri. Ecco allora la spiritualità di Madre Teresa fondarsi sull'illogico amore  che consiste  nel voler bene al nemico, fratello di Cristo; nel volere il bene del povero, icona vivente di Cristo; nel volere bene a tutti, non solo a chi e' privo di beni materiali, ma anche ai peccatori e ai poveri d'amore, perché per tutti Cristo è morto e risorto.

 

Potremmo riassumere così il sentire degli Albanesi : « Accetto perché amo . E, amando,capisco ». E' la posizione agostiniana : « Ama e capirai ». Insieme a questa tradizione culturale in Madre Teresa si intuisce la posizione tipica dell'estremo oriente, il "fatalismo", inteso non come rassegnazione, ma come mistica percezione della Provvidenza che e' sempre all'opera nell'universo, per cui e' inconcepibile che all'Assoluto sfugga qualche cosa, che l'Amore non ami, che l'Onnipotente non sia in grado di trasformare il limite in grandezza.

 

In Madre Teresa c'e' un abbandono totale nelle mani di Dio che in Cristo solleva le sue creature ed un senso della Provvidenza legato a un « fatalismo » grazie al quale Dio decide tutto, operando per il bene personale di ogni individuo, che passa attraverso il bene della comunità. Ed e' proprio la ricerca del bene comune il nucleo della cultura kosovara che presenta l'uomo come essere sociale, relazionale e comunitario, realizzato al massimo quando riesce a far stare bene gli altri.

 

La mentalità solidale porta molte persone a gioire dei successi  del singolo come se fossero i propri e a sentire come personali i peccati degli altri. Non e' perciò raro sentire confessioni che cominciano così: « Noi abbiamo peccato . ».

 

Come propria, venga percepita anche la fame degli altri, con il conseguente desiderio di contribuire alla soluzione del problema. Madre Teresa era categorica su questo punto : « Io conosco il proverbio secondo il quale e' meglio insegnare ad una persona a pescare, piuttosto che darle un pesce. Ma coloro dei quali noi ci occupiamo sono persone che non possono neppure tenere in mano una canna da pesca ».

 

Molti albanesi, di fronte ad un uomo che muore solo o consunto dalla fame, darebbero se stessi, oltre a tutto quello che hanno. Madre Teresa ha fatto a livello mondiale, e in modo eroico, ciò che singoli Albanesi farebbero con quanti vedono nel bisogno, nel loro ambiente, al di là di ogni legame di amicizia o di parentela. La sua eroica testimonianza costringe  i « grandi » della terra ad interrogarsi sulla logica della pace, anche alla luce del perpetuarsi della sua opera  in migliaia e migliaia di giovani che, come afferma suor Nirmala (ora alla guida della congregazione), portano pace al mondo, convinte che «Madre Teresa ha trasmesso loro il suo amore e l'amore di Dio per il mondo».

 

 (1) E tutt'ora il suo messaggio va in tutto il mondo, grazie alle suore che si sono messe sulla sue orme, per offrire a tutti una salvezza integrale (corpo e spirito) di «tutto l'uomo, di tutti gli uomini». Offerta di sé e ricerca  del bene comune. Ricerca che e' una  «caccia», come appunto indica il nome di Teresa, che significa : « Cacciatrice ».

Contro i mali del mondo questa Cacciatrice ha portato un afflato di speranza. Ha offerto a tutti un aiuto, testimoniando, senza bisogno di tante parole, il suo incondizionato amore per Cristo.

 

 (2) Però, dipinti,  affreschi,  statue e tutte le possibili descrizioni non riusciranno mai a rappresentare in modo adeguato chi era madre Teresa. Solo i santi  capiscono i santi.

 

 (3) Ho trovato qualche cosa di simile, nei monasteri ortodossi dove, con mia meraviglia, affluiscono tanti giovani serbi del Kosovo, come monaci. Quest'anno  ho vissuto proprio là, nella loro terra, la Pasqua (celebrata da loro una settimana dopo quella cattolica). Il Sabato Santo, un monaco mi ha detto : « Mi sto preparando alla più bella liturgia dell'anno. Varrebbe la pena di soffrire tutte le penitenze imposte dalla vita in  comune, in vista dell'eucaristia  di questa notte pasquale».

 

Dott. Antonella Lucchini, neo laureata nelle Scienze Politiche, presso l’università di Milano

 

Intervento a Lecco del 12 luglio 2003

 

Il povero, il sofferente una dolorosa sembianza di Cristo

 

 

Mi chiamo Antonella Lucchini,

e provengo da un paese sulla sponda novarese del lago Maggiore.

Mi hanno invitato qui, questa sera, perché Madre Teresa, la sua vita e la sua spiritualità, è stata l’argomento della mia tesi di laurea in Scienze Politiche presso l’università statale di Milano.

 

La scelta di scrivere una tesi sulla figura di Madre Teresa è nata dal ruolo fondamentale che la sua vita e le sue opere hanno rappresentato sia per la chiesa che per l’umanità intera:

alla storia del cristianesimo Madre Teresa, infatti, ha aggiunto una nuova dimensione della carità cristiana, ha riacceso e ravvivato l’insegnamento evangelico sull’amore verso il prossimo, ha dato un nuovo impulso all’opera di evangelizzazione e ha permesso di varcare confini preclusi ai cristiani come nel caso dei paesi a regime comunista;

mentre per l’umanità, in questi tempi caratterizzati da un ateismo generalizzato, dall’egoismo e dall’indifferenza, la vita di Madre Teresa ha rappresentato una testimonianza sconvolgente della verità che si cela dietro il Vangelo, ossia che Dio è in mezzo a noi e ci ama ogni giorno con un amore immenso e che nonostante le avversità non ci abbandona mai.

 

La spiritualità feconda di Madre Teresa, che ha generato innumerevoli opere di carità in ogni paese del mondo, è nata dal suo incondizionato e totale amore per Dio che, a sua volta, l’ha portata ad abbandonarsi totalmente alla sua volontà divina che la chiamava ad abbandonare il convento di Loreto per andare a soccorrere i più poveri dei poveri di Calcutta.

Camminando tra quei miserabili, nello slum di Moti Jheel, Madre Teresa comprese che in essi si celava l’immagine sofferente di Cristo; il povero, l’ammalato, l’indigente, l’affamato, l’emarginato, ogni uomo con le sue povertà rappresenta

una dolorosa sembianza di Cristo.

Con gli occhi illuminati dalla fede, Madre Teresa vedeva in coloro che soffrono Gesù nudo sulla croce, rinnegato e disprezzato da tutti, schiacciato come un verme dalla flagellazione e dalla crocifissione, oggi come 2000 anni fa.

Per questo Madre Teresa, con una fede eccezionale, affermava che:

‘Tutti sono corpo di Cristo,

tutti sono Cristo

sotto l’apparenza di creature bisognose di aiuto e che hanno il diritto di riceverlo.’

 

Di conseguenza tutti noi siamo continuamente alla presenza di Gesù.

Ripetendo le parole di Madre Teresa:

 

‘noi siamo contemplativi nel cuore stesso del mondo.’

 

Questa splendida intuizione ha trasformato la vita di Madre Teresa in una vita al servizio dell’uomo ammalato, affamato e ripudiato; un servizio d’amore libero, incondizionato e disinteressato, offerto con tutto il cuore come è stabilito dal quarto voto pronunciato dalle Missionarie della Carità all’atto della professione perpetua.

 

L’origine di questa feconda intuizioni è racchiusa nella potenza di 5 semplici parole che Madre Teresa amava scandire sulle cinque dita della sua mano:

‘You did it to me’ (Lo avete fatto a me)

 

cinque parole pronunciate da Gesù e riportate nel vangelo di Matteo nel quale si legge:

 

“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,

ho avuto sete e mi avete dato da bere,

ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito….

Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccolo

lo avete fatto a me.” Matteo 25,35

 

sulla verità profonda di questi precetti Madre Teresa ha basato tutta la sua spiritualità, la sua opera d’amore, ossia fare tutto per Gesù, con Gesù e in Gesù servendo il prossimo sofferente icona di Cristo.

Così nel dicembre del 1948 Madre Teresa ha incominciato da sola la sua opera d’amore insegnando l’alfabeto bengalese ad un gruppo di bambini incuriositi sotto il cielo di Calcutta, usando come lavagna il fango e come gesso un bastoncino.

Così di quei giorni la stessa Madre Teresa raccontava:

 

‘...attraverso i bambini, cominciai a addentrarmi nei meandri della miseria più squallida di Calcutta. A quel tempo i senzatetto della città erano circa un milione. Passavo di capanna in capanna cercando di rendermi utile. Aiutavo quelli che dormivano ai bordi delle strade, che si nutrivano di rifiuti. Incontravo le sofferenze più atroci: ciechi, storpi, lebbrosi, gente con volti sfigurati e corpi deformi, creature incapaci di reggersi in piedi che mi seguivano a quattro zampe invocando un po' di cibo.’

 

L’incontro con quella realtà raccapricciante portò Madre Teresa a chiedere alle istituzioni un alloggio dove poter raccogliere e curare, con l’aiuto delle sue prime consorelle, quegli uomini e quelle donne morenti che nessun voleva. Lei desiderava donare loro una casa accogliente dove avrebbero potuto ricevere cure amorose e soprattutto quella dignità umana che era stata loro negata.

In seguito affittò una casa per poter accogliere i neonati abbandonati e tutti i bambini storpi, ammalati, rifiutati che vagavano per le strade senza futuro per  sfamarli, curare le loro malattie e malformazioni, e perfino trovare loro una nuova famiglia adottiva.

Inoltre grazie ad un Fondo Mondiale di Assistenza all’Infanzia, istituito dalla stessa religiosa, sono migliaia i bambini che hanno avuto la possibilità di avere una formazione scolastica e professionale necessaria per costruire una vita dignitosa.

Quindi, con l’aiuto di tanti amici che ormai la circondavano e con le sue consorelle, Madre Teresa fondò delle comunità auto gestite, indipendenti, dove i lebbrosi, scacciati e maledetti dalla società, poterono essere curati e vivere con dignità e rispetto, lavorando e formando delle famiglie.

A Calcutta come in tutta l’India, Madre Teresa aprì anche centri per handicappati, per malati di mente e di AIDS, mense, dispensari e consultori, centri grandi e piccoli per raggiungere ovunque i suoi amati poveri, dolorose sembianze del suo Sposo.

Ma l’apostolato di Madre Teresa non poteva avere confini, così a partire dal 1965 la religiosa fondò case d’accoglienza per bambini ammalati e rifiutati, handicappati, ragazze madri, ammalati di AIDS e lebbrosi, anziani e senza-tetto in ogni stato del mondo. Scoprendo che anche i paesi industrializzati sono afflitti da una povertà spirituale devastante che genera migliaia di vittime: persone amareggiate cadute nel dramma dell’alcool, della droga e della prostituzione; famiglie divise, figli abbandonati o uccisi ancora ancor prima di nascere; anziani abbandonati, privi d’assistenza e dell’affetto dei propri cari; una società ammalata bisognosa di riscoprire Dio e i valori della vita come l’amore, la solidarietà e il perdono.

L’immenso amore racchiuso nel cuore di Madre Teresa, riflesso della sua totale fedeltà al Vangelo, l’ha resa una luce di speranza per molti popoli sofferenti.

La fama internazionale che circondava la sua figura, derivante dai numerosi premi e riconoscimenti, che ogni nazione le aveva attribuitole, le ha permesso di essere la portavoce delle sofferenze di un’umanità abbandonata, una paladina della pace, del valore della vita e della famiglia.

Parafrasando le parole del cardinale Angelo Sodano, dette durante l’omelia al funerale della religiosa, la storia della vita di Madre Teresa non fu soltanto una mera impresa umanitaria, ma la storia di una fede biblica, invito ad amare e servire Gesù Cristo nell’immagine sofferente dei più poveri fra i poveri.

 

Rexhep Mediani, ex Presidente dell’Albania:

 

“Madre Teresa rappresenta il simbolo della pace e dell’umanità, per tutti i popoli che vivono nel piccolo nostro mondo davanti al suo grande cuore. Una titana tale nello spirito è un fenomeno raro nell’intero Universo e noi ci possiamo servire della Sua immortale e preziosa memoria, collaborando nella Sua strada spirituale delle ispirazioni umane alla convivenza, alla pace, all’amore tra le genti., alla tolleranza e conciliazione. Come esempio di ciò ci rimane il Suo grande cuore e il Suo sacrificio spirituale”.

 

Ismail Kadare, scrittore più noto albanese – candidato per il Premio Nobel per la Lettera:

 

“L’amara notizia della perdita di Madre Teresa, ha indubbiamente sconvolto l’intera umanità, impoverita dalla sua scomparsa. Il mondo assomiglia oggi ad un orfano, soprattutto gli albanesi, sofferente in assenza di una persona chiamata ragionevolmente in tutte le lingue Madre. La nazione albanese, in lutto per la grande perdita, coglie l’occasione per capire e ricordare che la società odierna dovrebbe essere guidata dall’amore, la collaborazione, la tolleranza, la convivenza; non dall’odio e dalla discordia”.

 

Ali Podrimja, il poeta più noto kosovaro:

 

“Vedo la personalità di Madre Teresa prima di tutto dal nostro piano esistenziale. Dal 1928 molla del viaggio di questo simbolo universale dell’umanità è stata la disperazione di trasformare in speranza dell’uomo, da cui è stata costretta all’azione continua. E’ passata dalla parte dei poveri, degli sconfitti, dei più dimenticati, anche da Dio. In ogni modo ha testimoniato ed attualizzato la nostra antica umanità da Sant’Albano , Geronimo e molti altri santi. Nel mezzo di una lava ha fatto quello che ha potuto anche per la causa nazionale. Basta solo la Sua presenza, perché un piccolo popolo non produca solo povertà. Da tale personalità la nazione si aspetta molto e sotto la Sua ombra non respiravamo solo noi… Se n’è andata, Madre Teresa, nel nostro momento critico, mentre ci facevamo a pezzi e quando della nostra essenza nazionale si è sparlato e negato come mai di più prima, addirittura anche dagli stessi albanesi. Lei ha meravigliato l’umanità e ci ha insegnato che anche la disperazione si può trasformare in vittoria. La Sua personalità ci ha dato coraggio, mostrando all’ipocrisia della diplomazia mondiale che i convincimenti degli albanesi non si sono creati accidentalmente e che loro sono uniti dal sangue, la lingua e la storia, nel loro destino di separarsi si sono spesso intromessi i grandi e i vicini rapaci che non hanno voluto accettare l’autenticità né l’autoctonia albanese in questo territorio travagliato.

Se n’è andata, Madre Teresa, simbolo della bontà, dalle cui prediche possiamo imparare che per trionfare bisogna amarsi e rispettarsi a vicenda; perché la disgrazia umana, e in concreto quella nazionale, non fa godere nessuno. Quella fisionomia divina originata da un piccolo paese, ha lanciato anche l’accusa contro l’ingiustizia nel mondo, in qualche modo anche l’ipocrisia della diplomazia mondiale, che ci ha tagliato le vesti quando e come ha voluto.

Che voglia Dio che la Sua illuminata figura ci unisca, ci liberi dall’ignoranza e divenga l’alfiere primitivo della contrada e del tetto. Preghiamo per la nostra Grande Madre perché preghiamo per tutte le madri albanesi. Dopo un lungo viaggio faticoso, il Suo riposo in mezzo a noi ci avrebbe ridato un po’ di dignità nazionale calpestata e offesa. La Sua prudenza si unisce alle teste sagge della nazione che hanno vissuto l’esistenza solo nella dignità e nell’idea unita dell’unità nazionale.

Cara Madre, accetta la mia preghiera anche da parte di un popolo che non sa dove ha la testa e che si sveglia in mezzo tra l’invidia e l’ideale. Un po’ di coraggio. Usciremo vincitori da questo tempo incatramato”.

 

Dopo l’opinione e la preghiera del poeta kosovaro Ali Podrimja, vediamo cosa ha detto Madre Teresa sulla politica e sui politici: “Qualcuno mi ha chiesto di dare un consiglio ai politici. Non mi piace occuparmi di politica ma mi è venuto spontaneo rispondere: < Dovrebbero inginocchiarsi più spesso. Credo che li aiuterebbe a essere degli statisti migliori>”. 

 

Visar Zhiti: uno dei più noti poeti dell’Albania

 

“L’albanese Madre Teresa è entrata nella coscienza del mondo senza aver inventato niente, senza aver giudicato alcun paese e, se ci sono personalità che entrano nella storia con la violenza, distruggendo la mura stesse della storia ed uscendone trascinate come statue, Madre Teresa è entrata nella grande coscienza dell’umanità senza aver scoperto il “fuoco” o le leggi della verità fisica, senza scrivere epopee sul marmo degli eventi. E’ entrata nell’amore del mondo con l’unica cosa che possedeva: il Suo amore. Con l’amore e le Sue preghiere che suonano come poesia”.

 

 

Più di 350.000 pelegrini, per la Beatificazione di Madre Teresa,

il 19 ottobre 2003, a Piazza San Pietro, in Vaticano

 

Tina Auletta, insegnante a Milano, come regalo per il Convegno dedicato alla Madre Teresa, il 12-13 luglio 2003, a Lecco, mi ha mandato questa poesia:

 

UN ANGELO

 

Angelo della notte

angelo della polvere e della povertà.

Angelo dei delusi, affranti e sconsolati....

Angelo dei malati e della sofferenza

angelo delle piaghe e delle ferite

angelo della fame...

angelo della sete...

angelo che ti tiene per mano mentre attraversi il cammino di luce verso la morte...

Angelo delle strade polverose e assolate di un paese senza tempo e senza misura...

Angelo delle tenebre dell'anima e del corpo.

Angelo che ti accompagna e guida vero la tua meta...

Angelo che ti insegna la via dell'amore, del perdono e della carità.

Un angelo dal sorriso dolce e senza memoria...

misera...nella sua grandezza....

Frescura nella calura sofferente del meriggio...

Sorriso per i bimbi e per chi soffre

Gioia per chi le chiede una mano

Speranza per quelli che non contano

Donna...per le donne come lei...

Madre che viene dalla terra e dal cielo

che come una madre buona...cura e si occupa di chi di lei ha necessità.

Sposa....devota al suo Dio....forse per qualcuno un pò lontano

o troppo grande per comprenderlo.

Forse troppo semplice...

Sorella fra le sorelle della terra

Angelo....della luce, della speranza. della gioia e del cammino che ci accompagna.

Angelo di Dio...

Ciao Madre Teresa !!!

 

 

Tutti felici nella Cerimonia di Beatificazione di Madre Teresa

 

Cristina Guidotti,

impiegata a Busto Arsizio (VA)

per stesso Convegno, me l’ha scritto come segue:

 

LA DONNA DEL SORRISO

 

Piccola donna

dal grande cuore

tante le briciole raccolte

lungo il cammino,

tante le bocche da sfamare

e senza paura e una preghiera sei stata capace di confortare

il povero e l'afflitto

e di curare quelle ferite

in fondo all'anima

di chi si è sentito solo

in mezzo alla polvere

 

tu sei stata per molti madre

con il manto bianco

e l'azzurro di un cielo

che ti ha fiorito

come un giardino

pieno di sorrisi

che erano velo di un passato

trascinato nel dolore

 

piccola gioia

dalla forza soave

sei stella per le piccole

figlie della carità

ovunque in cammino

con poche cose

e l'immenso del cuore 

 

Io vorrei essere un piccolo granello d'amore di quello che è stata lei, ma non potrei mai esserlo,  sono troppo piccola e comune mortale.

 

 

SIMONA, artigiana, una mia amica virtuale da Firenze

 

LEI UNA PICCOLA GRANDE DONNA.

LEI UNA DONNA PIENA DI VITA .

LEIUNA DONNA CHE HA SALVATO LA VITA.

LEI UNA DONNA MERAVIGLIOSA

LEI UNA DONNA PIENA DI GESU’ VIVO

LEI LA DONNA DI CALCUTTA.

LEI AMAVA I POVERI.

LEI AMAVA I MORIMONDI.

LEI AMAVA I LEBBROSI.

LEI AMAVA I BAMBINI E LI SALVAVA DANDOLI AD ALTRE FAMIGLIE CHE CERCAVANO AMORE DAI FIGLI, CHE NON GLI HANNO POTUTO MAI AVERE. LEI E’ UNA DONNA SANTA CHE ANCHE A ME  L’HA DATTA UNA CREATURA MERAVIGLIOSA! LEI E IL SUO NOME E’:SANTA MADRE TERESA DI CALCUTTA.

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