UN AMORE SENZA
CONFINI – UNA SANTA ALBANESE DI NOME MADRE TERESA
scrive: Engjëll
Koliqi
“Sono albanese di sangue, indiana di
cittadinanza. Per quel che attiene la mia fede, sono una suora cattolica.
Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quando riguarda il
mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”.(Madre Teresa, mentre
riceveva il Premio Nobel per la Pace – Oslo, 10 dicembre 1979)
Di Madre Teresa è stato detto e scritto
tantissimo negli ultimi anni, nel tutto il mondo. Particolarmente negli
ultimi mesi, in occasione della Sua Beatificazione, dal Santo Padre
Giovanni Paolo II (il 19 ottobre 2003 in Piazza San Pietro, davanti a
circa 350 mila pellegrini, arrivati da tutti gli orizzonti del mondo).
Perciò, in questo articolo voglio mettere luce sui radici dell’educazione
infantile di Gonxhe Bojaxhiu – Madre Teresa, sui radici della Sua Santità
già dall’infanzia, dalla famiglia a Shkup (Skopje). Allora faccio
conoscere meglio la Sua famiglia e le circostanze della sua vita
d’infanzia e della gioventù di Gonxhe Bojaxhiu…. Suor Teresa….. Madre
Teresa…. Beata Madre Teresa….. e alla fine – SANTA TERESA !

L’infanzia e
gioventù di Gonxhe Bojaxhiu – Madre Teresa
Quando i popoli dei Balcani hanno
iniziato le guerre decisive per liberarsi dal occupatore ottomano a Shkup
(Skopje), in una famiglia albanese–cattolica, il 26 agosto 1910, nasce una
bimba alla quale i genitori Kolë e Drane Bojaxhiu danno il nome Agnes
Gonxhe. Siccome il nome Gonxhe è un nome significativo che vuol dire il
primo fiore (bocciolo) in apertura e siccome proprio nei giorni quando è
nata Madre Teresa, solo 20 kilometri al nord di Shkup (Skopje) è iniziata
la prima battaglia della guerra decisiva degli albanesi, per la
liberazione dagli occupatori turchi. I poeti, con la lingua del miracolo
diranno: E’ nata e cresce il primo fiore della Primavera Albanese!
In quel tempo l’impero ottomano era in
tre continenti (Asia, Africa ed Europa) diviso in 33 vilajeti (regioni),
tra quali 4 erano vilajeti (regioni) albanesi. Shkupi (Skopje), dove è
nata Madre Teresa, era capoluogo del Vilajeto (Regione) della Kossova. La
famiglia Bojaxhiu, per motivi politici ed economici , era trasferita lì
pochi anni fa da Prizren.

Una settimana dopo nascita Gonxhe
Bojaxhiu fu battezzata nella chiesa del Sacro Cuore a Shkuipi (Skopje) dal
parroco Don Zef Ramaj (un sacerdote da Stublla). Di salute era un po’
debole, perciò la madre era preoccupata, temeva e soffriva. Quando la
piccola compi sette anni, frequentò la scuola cattolica presso la
parrocchia e poi quella statale. Nella stessa chiesa ricevette la prima
comunione e la cresima. Era molto intelligente, obbediente ed attiva nelle
tutte le attività letterarie, culturali ed artistici organizzate dalla
parrocchia e dalla scuola. Era gioia in famiglia e gioia tra i compagni in
scuola ed in chiesa! Già da bambina era un vero amore. Il fratello Lazër
la riccorda cosi: “Era una ragazza normale, forse un po’ ritirata e
introversa… Già nella scuola elementare si notò il suo talento per lo
studio. Era la prima della classe, sempre pronta ad aiutare gli altri…
C’era qualcosa che per lei valeva più di tutto: la Chiesa… A volte mi
pareva che la mamma e le mie sorelle abitassero in chiesa, tanto erano
devote e pronte a prodigarsi… Finché nostro padre era in vita, la nostra
casa era un vivaio politico e culturale. Dopo la sua morte, ci nutriva la
fede…”.
Era impossibile passare un’attività
culturale senza partecipare Gonxhe. Cantava nel coro della chiesa,
recitava nel teatro parrocchiale e anche nel teatro cittadino, ballava,
scriveva molte poesie, suonava il mandolino e faceva parte della
Congregazione di Maria per la gioventù. Ecco una testimonianza di Lorenc
Antoni (musicista dei più noti della Kossova – cugino e coetaneo di Madre
Teresa): “Gonxhe cantava benissimo, era un soprano, mentre Age, la
sorella, era un contralto. Assieme cantarono la mia prima composizione
«Sulla collina presso il lago», che fu eseguita nel mese di marzo del 1928
per beneficenza in favore dei poveri. Gonxhe era puntuale alle prove,
arrivava in anticipo ed era molto allegra. Partecipava sempre alle
manifestazioni della gioventù cattolica: molte volte recitava, cantava,
suonava, presentava e faceva altre cose ancora… Era una persona attorno
alla quale tutti si radunavano volentieri, soprattutto le ragazze. Era
nata per organizzare…”.
La santità dei
genitori di Madre Teresa
La giornalista Franca Zambonini, una
volta chiese a Madre Teresa: “Madre, i giornalio scrivono che lei è una
santa vivente. Si riconosce?” Madre Teresa risponde: “Oh no, il mondo è
pieno di santi viventi. La santità è un dovere semplice per me, per
tutti…. Il tuo lavoro è scrivere, vero? E allora, se non scrivi bugie o
cose che deprimono la gente, tu poi diventare una persona molto santa.
Ogni lavoro può trasformarsi in preghiera”. (preso da “Famiglia Cristiana,
Anno LXXIII – nr. 42, 19 ottobre 2003 «Beata Madre Teresa, apostola della
gioia, di Franca Zambonini, pagina5). Nel stesso articolo Zambonini citava
Madre Teresa, la quale scriveva alle sue suore, sparse in tutto il mondo:
“Sorridete, siate felici, perché siete chiamate a diventare sante”.
Allora, possiamo dire che Madre Teresa le prime opere di santità hli ha
viste ed anche imparate già da bambina, alla sua casa – dai suoi genitori.

Kolë Bojaxhiu (1873 – 1918) era il padre
di Gonxhe Bojaxhiu. Egli ha continuato la tradizione secolare familiare
del commercio. Era un buon commerciante, patriota, politico, poliglotta e
soprattutto un benefattore – conosciuto come padre dei poveri. Ecco una
testimonianza di Lazër Bojaxhiu (fratello di Gonxhe – Madre Teresa) sul
suo padre: “Mio padre era un commerciante molto noto. Inizialmente
lavorava e collaborava con il dottor Suskoilovic, a quel tempo uno dei
medici più noti a Shkupi (Skopje), che egli voleva molto bene……Era un
commerciante e un buon imprenditore. Assieme ad un amico era titolare di
un’impresa edile molto forte, sempre a Shkup (Skopje). Giunse a possedere
varie case e ville, in una delle quali abitavamo noi….. Era un uomo
socievole; la nostra casa era aperta a tutti. Più tardi conosce un
commerciante italiano, un certo Signor Morten, probabilmente veneziano,
molto ricco, che si occupava di varie merci: alimentari, olio, zucchero,
tessuti, pelli, insomma quelli che venivano chiamati ‘prodotti coloniali’.
Papà si associa a lui e incominciò a viaggiare molto, girando per cosi
dire tutta l’Europa. Quando ritornava, ci voleva tutti intorno a sé e ci
raccontava per bene tutto quanto aveva visto, fatto e progettato. Ci
portava anche molte cose, ma soprattutto era divertente e bello ascoltarlo
quando narrava le sue avventure di viaggio…. Era un uomo severo, e da noi
pretendeva molto. Ricordo che ci ripeteva sempre queste parole: ‘Non
dimenticate di chi siete figli!’. Ricordo con gioia la generosità di mio
padre. Donava a tutti cibo e denaro, senza farlo notare né vantarsi. A
volte inviava anche me a portare denaro, vestiti, cibo ed altri aiuti ai
poveri della nostra città… Diceva sempre: ‘Dovete essere generosi con
tutti, come Dio è stato ed è generoso con noi: ci ha dato tanto, tutto;
perciò fatte del bene a tutti…’ . (Don Lush Gjergji: Madre Teresa –
l’amore in azione”, editrice VELAR, 24020 Gorle (BG), 2002 – pagine 11-12.
Kolë Bojaxhiu si occupava attivamente anche di politica; era un patriota,
e perciò era collegato con tutte le forze politiche e con l’intelligenza
albanese; sosteneva e aiutava la lotta per la liberazione dai turchi.
Oltre la lingua materna (albanese) parlava correttamente anche:
serbo-croato, turco, italiano e francese. Nel giorno storico del 28
Novembre 1912, vari capi delle tribù albanesi si radunano a casa dei
Bojaxhiu per celebrare ‘indipendenza dell’Albania. La Beata Madre Teresa
ricorda cosi il suo padre: “Papà Kolë mi diceva: ‘Figlia mia, non prendere
né accentare mai un boccone se non è diviso con gli altri!’ . Oppure:
‘L’egoismo è una malattia spirituale che ti rende schiavo e non ti
permette di vivere o servire gli altri!’”.

Drane Bojaxhiu (1889 – 1972, cognome da
ragazza – Bernaj), è la madre di Gonxhe Bojaxhiu – Madre Teresa. E’ nata a
Novosellë (Gjakova – Kossova). La sua famiglia era nobile e benestante.
Sempre aveva cura dei poveri. Accettava con gioia e sempre tutti,
diventando così esempio di bontà e generosità per i figli. Madre Teresa,
tra l’altro di Sua Madre diceva: “Io non potrò mai dimenticare mia madre.
Di solito era molto occupata durante il giorno. Ma, quando si avvicinava
la sera, aveva l’abitudine di affrettarsi nelle sue faccende, per essere
pronta ad accogliere mio padre…
Allora non capivamo e solevamo un poco
per questo. Oggi non posso fare a meno di rievocare la grande delicatezza
che aveva per lui: qualunque cosa accadesse, lei era sempre pronta ad
accoglierlo col sorriso sulle labbra… Molti poveri di Shkupi (Skopje) e
dintorni conoscevano la nostra porta. Mai nessuno tornava a mani vuote.
Ogni giorno avevamo qualcuno a tavola per il pranzo o la cena. Le prime
volte chiedevo a mia madre: ‘Chi sono questi?’. Lei mi rispondeva: ‘Alcuni
sono dei parenti, gli altri sono comunque gente nostra ’. Quando crebbi,
intuii che quelli erano poveri, gente senza niente, che mia madre
nutriva”. Lazër diceva: “Non ho mai visto né sentito litigare i miei
genitori. Mia madre Drane viveva tutta per noi figli, si occupava
dell’andamento della casa, mentre mio padre aveva tanti impegni fuori
casa… Era una donna forte, veramente indistruttibile, e nel contempo mite,
generosa e pietosa verso i poveri. Era molto religiosa, sempre al lavoro o
in preghiera. In particolare aveva una grande devozione verso la Madonna
di Letnica (il santuario diocesano di Skopje-Prizren)…. Lì si andava ogni
anno quasi per un mese. Mia sorella Gonxhe si soffermava molto volentieri
in chiesa, soprattutto se non c’era gente. Le piaceva pregare in
solitudine. Lì si sentiva molto bene e guariva completamente…. “. Sono
ancora tante testimonianze di Lazër e di Madre Teresa sui genitori e sulle
grande opere caritative con i poveri, ma siccome questo è solo un
articolo, non possiamo mettere tutte. Diamo qui solo tre esempi di queste
opere: la madre di Lor Guri, ultrasettantenne, che Drane Bojaxhiu visitava
almeno una volta la settimana per portarle da mangiare e sistemarle la
casa; l’accompagnavano spesso anche i figli, soprattutto Gonxhe. Poi il
caso di Filja, un’alcolizzata, piena di piaghe, che lei lavava e alla
quale dava da mangiare ogni giorno. Poi una vedova di salute cagionevole
con sei figli che presto morì lasciandoli orfani; Drane li prese e li fece
crescere come se fossero figli suoi.
Quando Gonxhe ha decise dedicare la sua
vita a Dio, madre Drane era contraria, poi cambia e benedica la sua
figlia. Ecco come raccontava Madre Teresa: “Quando manifestai il desiderio
di donare a Dio la mia purezza, tutta la mia vita, mia madre era
contraria, ma alla fine mi disse: ‘Va bene, figlia mia, va’, ma sta’
attenta di essere soltanto di Dio e di Cristo’. Non solo Dio, ma anche lei
mi avrebbe condannato, se non avessi seguito degnamente la mia vocazione.
Un giorno mi chiederà: ‘Figlia mia, sei vissuta soltanto per Dio?’”.
La vocazione e
la vita religiosa e missionaria di Suor Teresa Bojaxhiu
Il seme della vocazione di Madre Teresa
era nel devozione della sua famiglia. Educata con valori del cristianità e
dell’umanità. Pregando davanti alla Madonna nel santuario diocesano a
Letnica (in Kosova), quando aveva solo 12 anni la sente la voce di Dio.
Ecco come ha raccontato al biografo più noto – Don Lush Gjergji, Madre
Teresa: “Ero ancora giovane, avevo dodici anni, quando nela cerchia
familiare per la prima volta desiderai di appartenere completamente a Dio.
Ci pensai pregando per sei anni. A volte mi pareva di non avere alcuna
vocazione. Alla fine mi convinsi di essere chiamata da Dio. In questo mi
aiuto molto la Madonna di Letnica, Zoja Cërnagore, come la chiamiamo noi
in albanese con tanto amore”. Infatti la decisione definitiva la prende in
vigilia della festa dell’Assunzione, il 14 agosto 1928, davanti alla
Madonna, a Letnica.
Frequentando sempre la parrocchia la
giovane Gonxhe è stata informata bene sullo sviluppo della chiesa
cattolica nel mondo e sulle attività delle varie congregazioni e delle
opere religiose e umanitarie. Ha deciso di entrare nell’Ordine delle
“Suore di Loreto”, sparse nel mondo fino a Bengala e Calcutta – in India.
Il 25 settemre 1928 – Gonxhe parte da Shkupi (Skopje) e insieme con la
madre Drane e la sorella Age arriva a Zagreb (Zagabria), dove entra
nell’Ordine delle Suore di Loreto. Il 13 ottobre 1928 parte per Dublino e
rimane qualche settimane per imparare l’inglese e il 6 gennaio 1929 arriva
a Calcutta, per andare poi a Darjeeling, dove era il noviziato delle Suore
di Loreto. Lì prende il nome Maria Teresa. Suor Maria Teresa era già
abituata all’ordine, all’obbedienza, alla preghiera, perché tutto questo
si faceva regolarmente anche in sua famiglia a Shkup (Skopje). La maestra,
le suore e le sue campagne erano sempre contentissime con Suor Teresa
Bojaxhiu e sempre la chiamavano Suor Teresa del Bambin Gesù.
Ecco la poesia che ha scritto Gonxhe
Bojaxhiu – Madre Teresa, durante il primo viaggio verso l’India:
ADDIO
Ecco, lascio la
casa che dona luce al cuore,
la mia terra, la
mia famiglia intera,
è mia méta il
Bengala prostrato dal dolore,
terra a me cara,
seppur terra straniera.
In gran tormento
lascio gli amici amati,
tristi i parenti,
deserto il focolare
ma il cuore mi
chiama tra i diseredati
ove a Cristo potrò
me stessa dare.
Lascio il mio
saluto, madre amata
Ed anche a voi,
amici cari, addio,
mi spinge verso
l’India tormentata
la grata forza che
arde nel cuor mio.
La nave lenta
naviga sul mare
E fende i flutti
che s’alzano schiumosi,
un’ultima volta mi
volgo a guardare:
lascio d’Europa i
lidi tumultuosi.
Sopra la nave,
salda ed esultante,
la vergine che a
Cristo s’è votata,
va al mondo nuovo,
tenera sposa, amante,
umile donna da
gioia illuminata.
Una croce di ferro
in mano stretta,
echeggia in lei la
salvezza agognata
e lo spirito pronto
lieto accetta
il calice cui s’è
sacrificata.
Quanto io t’offro
accetta, o mio Signore,
a suggello d’amor
che t’ho giurato,
aiuta la creatura
tua, Creatore,
io faccia che Tu
sia glorificato.
Ti prego, in
cambio, Signore onnipotente,
o Padre nostro di
bontà ricetto,
dammi sol quello
spirito ardente,
spirito che Tu sai,
anche non detto.
Pura come rugiada
del mattino
ecco, sgorga una
lacrima accorata
a renderti più
chiara, o mio divino,
la promessa che ora
è consumata.
9 – 12 1928, in
viaggio verso l’India
Traduzione dal
originale (albanese) di Caterina Zuccaro (Kate Xukaro)

Nella vita spirituale molto impegnata,
nella vita comunitaria sempre pronta ad aiutare gli altri, nella pratica
dei voti puntuale, gioiosa e felice – con questa valutazione della
Maestra, Suor Teresa Bojaxhiu, il 23 maggio 1931 fu ammessa ai primi voti,
quelli temporanei. Il primo suo lavoro dopo il noviziato fu quello di
infermiera: assistere ed aiutare i malati ed era felicissima di poter
aiutare gli altri. Dopo si impegna nello studio e nello stesso tempo
insegnava nella scuola di St. Mary – una scuola molto nota a Calcutta,
frequentata dalle ragazze benestanti e appartenenti alle caste ricche. Un
altro impegno che nel 1935 le aveva affidato la superiora, la scuola di
Santa Teresa. Ecco cosa scriveva Suor Teresa al fratello Lazër: “Si sta
avvicinando il periodo dei voti perpetui, che, se Dio vuole, farò a maggio
dell’anno venturo. Pensando e ripensando alla mia vocazione missionaria,
posso dire soltanto un grande e cordiale Grazie al Signore…”. Il 24 maggio
1937, nella festa della Madonna Ausiliatrice dei cristiani, a Darjeeling,
in presenza dell’arcivescovo di Calcutta – Mons. Pereira, della madre
superiora, della maestra, delle novizie e tante altre suore dalle varie
parte del Bengala prende i voti perpetui. Sempre continua a insegnare
nella scuola, dove diventa anche direttrice. Ecco come scrive alla sua
madre ed alla sua sorella: “Mi dispiace di non essere insieme a voi, mia
cara mamma e sorella…, ma la tua piccola Gonxhe è felice… Questa è una
vita nuova… Sono insegnante e il lavoro mi piace. Sono anche direttrice di
una scuola, qui tutti mi vogliono bene…”. Vediamo anche parte dela
risposta della mamma alla lettera citata: “Mia cara figliola, non
dimenticare che sei andata laggiù per i poveri. Ti ricordi della nostra
Filja? E’ pienadi piaghe, ma quello che la tormenta maggiormente è il
sapere di essere sola al mondo. Noi facciamo quello che possiamo per
aiutarla. In effetti, il peggio non sono le piaghe, ma il fatto che è
stata dimenticata dai suoi…” (Tirana, 1938).
Madre Teresa e
Missionarie della Carità
Viaggiando da Calcutta a Darjeeling, per
l’esercizi spirituali, il 10 luglio 1946, mentre era in treno, sentii la
voce divina, un’altra vocazione – la chiamata dentro la chiamata. Il
messaggio di Dio era chiaro: uscire dal Convento di Loreto e liberalmente,
con la tua vita servire i poveri. Poi ha comunicato la decisione ai
superiori e alle suore: “Ho deciso di abbandonare il convento per poter
più liberamente servire i poveri fra i più poveri!”. Le razioni erano duri
e le difficoltà tantissime: dalla situazione politica dopo la liberazione
dell’India, Roma era contraria alla fondazione di nuovi ordini religiosi,
particolarmente quelli femminili e missionari, perché ce n’erano tanti.
Poi si trovò la via di mezzo, l’esclaustrazione: poteva vivere e lavorare
fuori dal convento, dalla comunità, ma apparteneva giuridicamente ancora
alla Congregazione, ed era sotto la guida diretta del vescovo.

Aiutata dai padri gesuiti Julien Henry e
Van Exem, entrambi missionari belgi a Calcutta, riesce a fondare e
costituire il nuovo convento – Missionarie della Carità, dopo tantissime
difficoltà conosciuta anche dal Vaticano. Nel 1949 arrivano le prime
ragazze volontarie ad unirsi all’opera caritativa di Madre Teresa,
aiutando i più poveri tra i poveri. Erano le sue allieve della scuola.
Diventate 12 ragazze – come Gesù con 12 apostoli, il 7 ottobre 1950, nella
festa della Madonna del Rosario, con la raccomandazione dell’arcivescovo
di Calcutta – Mons. Pereira, Roma approvò la costituzione della nuova
comunità religiosa che si sarebbe chiamata “Missionarie della Carità”. Nel
1965, con il Decretum laudis della Congregazione per religiosi, le
“Missionarie della Carità”, già con circa 300 suore, furono elevate a
Congregazione pontifica.
Un’impresa particolarmente importante e
difficile fu la lotta contro la lebbra, che ebbe inizio sistematico nel
1957. Ecco la testimonianza di Madre Teresa: “E’ molto difficile
convincere la gente in India che Dio non ha condannato l’uomo a soffrire…
Pere questo ci siamo sentiti in dovere di costruire dei piccoli villaggi
solamente per loro, dove potessero vivere, lavorare e formarsi una
famiglia”. Ma non finisce tutto qui. Bisogna andare avanti – affrontare la
vita, le difficoltà e tanti mali del nostro secolo, lottare contro
l’aborto, contro la solitudine degli anziani, contro il suicidio, contro
la prostituzione, contro la droga, insomma contro tutti i mali della
società del benessere, infine anche contro l’AIDS. Madre Teresa per
l’aborto diceva: “è il pericolo più grande per la pace”, invece per i
malati di AIDS diceva: I malati di AIDS sono esseri umani, fratelli e
sorelle. Il nostro compito è sempre perdonare e amare con tutto il nostro
cuore. Questi poveri soffrono tanto per questa malattia incurabile”. Per
poter svolgere tante attività, Madre Teresa fondò vari rami della sua
Congregazione: “Suore Missionarie della Carità” – 1950; “Fratelli
Missionari della Carità” – 1963; l’associazione internazionale
“Collaboratori di Madre Teresa” – 1969; “Missionarie della Carità” – ramo
contemplativo – 1976; “Fratelli della Parola” – ramo maschile, sacerdoti –
1977 – per potrei evangelizzare meglio i più poveri fra i poveri. Ecco
come sintetizzava Madre Teresa la sua vita e la sua opera: “So che noi
siamo una goccia nell’oceano della miseria e della sofferenza umana, ma se
non ci fosse neanche questa goccia, la miseria e la sofferenza umane
sarebbero ancora più grandi…”.
L’opera di Madre Teresa e della sua
Congregazione non poteva rimanere una realtà nascosta. Erano la gente
povera, bisognosa e sofferente ad accorgersi i primi per e poi le autorità
civili ed ecclesiastiche a dare i premi alla sua grande opera. Uno dei
tanti aspetti sorprendenti della vicenda umana di Madre Teresa è il grande
onore che Le è stato tributato ovunque, e in primo luogo da ambienti quasi
sempre lontani dalla Sua fede e dalla Sua visione delle cose. Ha ricevuto
quasi tutti i più prestigiosi premi del mondo. Così inizia una gara nel
premiarla. Ecco solo alcuni dei premi importanti:
·
Premio Pamada Shir (1962);
·
Premio del governo
filippino Ramon Magsaysay (1962);
·
Premio Papa Giovanni XIII
per la Pace (1971), che le consegnò personalmente Papa Paolo VI;
·
Premio Buon Samaritano
(1971), conferitole a Boston;
·
Premio internazionale John
F. Kennedy (1971), conferitole a Washington;
·
Premio Nehru (1972);
·
Premio Tempelton (1973);
·
Premio “La madre di tutte
le madri” (1973);
·
Premio Balzan (1978);
·
Premio Nobel per la Pace
(1979);
·
Premio della Pace (1983);
·
Medaglia della Libertà
(1985), il premio più prestigioso negli USA;
·
Medaglia della Pace (1988),
il premio più alto nella ex URSS.

Ricevendo il Premio Nobel per la Pace, il
10 dicembre 1979, a Oslo, Madre Teresa ha scritto, in albanese, al Suo
popolo: “Io ho sempre nel cuore il mio popolo albanese. Prego il Signore
che la sua pace scende nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, in tutto
il mondo. Pregate molto per i miei poveri, e anch’io pregherò molto per
voi. Dio vi benedica! M. Teresa Bojaxhiu”.
In Albania vengono insignite della
decorazione «Nënë Tereza – Madre Teresa» tutte le personalità distintesi
per le opere al servizio della pace.
Madre Teresa sempre diceva che questi
premi non sono personali di Lei, ma sono premi ai poveri tra i più poveri,
ai malati, ai bisognosi., ai sofferenti… Nel anno 1997, quando Madre
Teresa lascia questo mondo e torna al cielo, da Dio, la sua Congregazione
della Carità aveva circa 400° suore e tanti altri missionari e
collaboratori, sparsi nei 610 centri in 123 paesi del mondo. Adesso le
suore sono circa 4500, sparse nelle circa 750 case, in 151 paesi in tutte
le parti del mondo.
La fede di Madre
Teresa era l’amore per tutti
Come si vede anche nella confermazione
all’inizio di questo articolo, sempre di fede salda quanto la roccia, a
Madre Teresa fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di
Gesù per l’umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri. “Dio ama
ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua
compassione verso i poveri”. Era un’anima piena della luce di Cristo,
infiammata di amore per lui e con un solo, ardente desiderio: “saziare la
sua sete di amore e di anime”. Madre Teresa era luminosa messaggera
dell’amore di Dio. L’intera vita e l’opera della Beata Teresa offrono
testimonianza della gioia di amare, della grandezza della dignità di ogni
essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore,
e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio. Ma vi fu un altro
aspetto eroico di questa grande donna di cui si venne a conoscenza solo
dopo la sua morte. Nascosta agli occhi di tutti, nascosta persino a coloro
che le stettero più vicino, la sua vita interiore fu contrassegnata
dall’esperienza di un a profonda, dolorosa permanente sensazione di essere
separata da Dio, addirittura rifiutata da lui, assieme a un crescente
desiderio di lui. Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. La
“dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in
cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la
vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio.
Attraverso l’oscurità partecipò misticamente alla sete di Gesù, al suo
desiderio, doloroso e ardente, di amore, e condivise la desolazione
interiore dei poveri.

Il Biglietto da visita di Madre Teresa
(che dava a tutte le personalità che incontrava) era:
Il frutto del
silenzio è la preghiera
Il frutto della
preghiera è la fede
Il frutto della
fede è l’amore
Il frutto
dell’amore è servizio
Il frutto del
servizio è la pace
Madre Teresa
Madre Teresa, sempre ha voluto
trasmettere la Sua fede anche alle sue suore ed a tutta la gente. Citiamo
la Sua raccomandazione alle suore, dal libro di Don Lush Gjergji «Madre
Teresa – l’amore in azione»: “Se saprai pregare, saprai anche amare e
servire, testimoniare quest’amore a tutti”.
Per concretizzare la sua fede basato
nell’amore uguale per tutti, vediamo la Sua preghiera per musulmani e gli
induisti:
O Signore,
ti ringrazio per i
musulmani e gli induisti
e per tutti i miei
cari amici fra loro.
Ogni volta che ti
incontriamo
nella preghiera,
tu ci rendi
migliori cristiani,
migliori musulmani,
migliori induisti.
Dà a tutti noi
il dono della fede
per saperti
scorgere.
Amen
La sua fede pieno
dell’amore si vede anche nel seguente ringraziamento:
Ringraziamento per
il sorriso
Signore glorioso,
che hai portato
tanta gioia nella mia vita,
io ti ringrazio con
il sorriso
quando vedo la
ricchezza delle tue benedizioni.
I miei occhi
sorridono
Quando vedo dar da
mangiare ai bambini
Che soffrono la
fame.
E si apre al
sorriso la mia bocca
Quando vedo la
gente rispondere
Alla tua chiamata.
O Signore,
apri la mia bocca e
riempila di sorriso.
E noi conosceremo
la tua vera essenza
E rideremo cantando
le tue lodi.
Grazie
Per questo
fantastico riso gioioso,
Signore.
Madre Teresa
Madre Teresa non ha mai dimenticato il
suo popolo e la sua patria. Ovunque con orgoglio si è sempre dichiarata
albanese. Cinque mesi prima di morire, trovandosi in gravi condizioni di
salute, non avendo la possibilità di recare in Albania, quando lì
rischiava una guerra civile con gli attacchi della popolazione agli
istituzioni statali, dopo il fallimento delle finanziamenti piramidali, si
fece forza e scrisse l’ultimo messaggio da far pervenire al popolo del Suo
paese. Voglio ricordarlo:
PER LA MIA
ALBANIA
Sono sconvolta
perché tutto il mio
meraviglioso
paese è sconvolto.
Provo dolore al
cuore
per le vite
perdute.
Mi si riaprono le
piaghe
della gente.
Conosco i travagli
del perdere il
proprio danaro,
ma vi supplico:
non recate ancora
più sofferenze
l’uno all’altro!
Sapete perché non
abbiamo pace adesso?
ci siamo scordati
di vedere noi stessi
negli altri.
Le armi e le bombe
saranno inutili
scoprendo Dio nel
nostro vicino.
Le opinioni
delle personalità e della gente semplice sulla Madre Teresa
E’ veramente difficile trovare una
persona che può parlare male di Madre Teresa, la quale ha saputo ad
entrare nelle cuori della gente, sempre con l’amore di Dio. Quasi tutti
dicono che Le era la “piccola-grande donna” del secolo XX – la santa viva
vista da tutti noi. Ecco alcune testimonianze e le opinioni sulla Madre
Teresa:
Papa Paolo VI: “Presentiamo Madre Teresa
come una testimonianza autentica del Vangelo per tutti, come audace
annunciatrice dell’amore di Cristo”.
Papa Giovanni Paolo II: “Madre Teresa ha
donato tutta sa sua vita con piena rinuncia ai poveri, ai reietti, ai
lebbrosi, ai senzatetto, ai bambini bisognosi e a quelli senza amore
materno. Testimonia continuamente la forza della profonda amicizia
fraterna, incitando così al vero progresso umano e sociale”.

«Quando volevo predicare o spiegare alla
gente chi è Gesù Cristo, il Cristianesimo, bastava mostrarla con il dito e
dire: “Ecco il Cristianesimo, l’amore cristiano è Madre Teresa”, e la
gente capiva tutto” (Giovanni Paolo II – citato da: Don Lush Gjergji,
«Madre della Carità», Editrice Velar /Gorle – Bergamo/,1999).
Nel giorno storico di Beatificazione di
Madre Teresa, solo sei anni dopo che lascia questo mondo ed entra in Casa
di Dio - il 19 ottobre 2003, in Piazza San Pietro, in Città del Vaticano,
Santo Padre Giovanni Paolo II in omelia speciale della Cerimonia, tra
l’atro ha detto:
“<Chi vuol essere il primo tra voi sarà
il servo di tutti> (Mc 10,44). Queste parole di Gesù ai discepoli,
risuonate poc’anzi in questa Piazza, indicano quale sia il cammino che
conduce alla <grandezza> evangelica. E’ la strada che Cristo stesso ha
percorso fino alla Croce; un itinerario di amore e di servizio, che
capovolge ogni logica umana. Essere il servo di tutti!
Da questa logica si è lasciata guidare
Madre Teresa di Calcutta, Fondatrice dei Missionari e delle Missionarie
della Carità, che oggi ho la gioia di iscrivere nell’Albo dei Beati. Sono
personalmente grato a questa donna coraggiosa, che ho sempre sentito
accanto a me. Icona del Buon Samaritano, essa si recava ovunque per
servire Cristo nei più poveri fra i poveri. Nemmeno i conflitti e le
guerre riuscivano a fermarla.
Ogni tanto veniva a parlarmi delle sue
esperienze a servizi dei valori evangelici. Ricordo, ad esempio, i suoi
interventi a favore della vita e contro l’aborto, anche in occasione del
conferimento del Premio Nobel per la Pace (Oslo, 10 dicembre 1979). Soleva
dire: <Se sentite che qualche donna non vuole tenere il suo bambino e
desidera abortire, cercate di convincerla a portarmi quel bimbo. Io lo
amerò, vedendo in lui il segno dell’amore di Dio>.
Non è forse significativo che la sua
beatificazione avvenga proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la
Giornata Missionaria Mondiale?! Con la testimonianza della sua vita Madre
Teresa ricorda a tutti che la missione evangelizzatrice della Chiesa passa
attraverso la carità, alimentata nella preghiera e nell’ascolto della
parola di Dio. Emblematica di questo stile missionario è l’immagine che
ritrae la nuova Beata mentre stringe, con una mano, quella di un bambino
e, con l’altra, fa scorrere la corona del Rosario.
Contemplazione e azione, evangelizzazione
e promozione umana: Madre Teresa proclama il Vangelo con la sua vita tutta
donata ai poveri, ma, al tempo stesso, avvolta dalla preghiera.
<Chi vuol essere grande tra voi si farà
vostro servitore> (Mc 10,43). E’ con particolare emozione che oggi
ricordiamo Madre Teresa, grande serva dei poveri, della Chiesa e del Mondo
intero. La sua vita è una testimonianza della dignità e del privilegio del
servizio umile. Ella aveva scelto di non essere solo la più piccola, ma la
serva dei più piccoli. Come madre autentica per i poveri, si è chiamata
verso coloro che soffrivano diverse forme di povertà. La sua grandezza
risiede nella sua abilità di dare senza calcolare i costi, di dare <fino a
quando fa male>. La sua vita è stata un vivere radicale e una
proclamazione audace del Vangelo.

Il grido di Gesù sulla croce, <Ho sete> (Gv
19,28), che esprime la profondità del desiderio di dio dell’uomo, è
penetrato nell’anima di Madre Teresa e ha trovato terreno fertile nel suo
cuore. Placare la sete di amore e di anima di Gesù in unione con Maria,
Madre di Gesù, era divenuto il solo scopo dell’esistenza di Madre Teresa,
e la forza interiore che le faceva superare sé stessa e <andare di fretta>
da una parte all’altra del mondo al fine di adoperarsi per la salvezza e
la santificazione dei più poveri tra i poveri.
<Ogni volta che avete fatto queste cose a
uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me> (Mt
25,40). Questo passo del Vangelo, così fondamentale per comprendere il
servizio di Madre Teresa ai poveri, era alla base della sua convinzione,
piena di fede, che nel toccare i corpi deperiti dei poveri toccava il
corpo di Cristo. Era a Gesù stesso, nascosto sotto le vesti angoscianti
dei più poveri tra i poveri, che era diretto il suo servizio. Madre Teresa
pone in rilievo il significato più profondo del servizio: un atto d’amore
fatto agli affamati, agli assetati, agli stranieri, a chi è nudo, malato,
prigioniero (cfr Mt 25,34-36), viene fatto a Gesù stesso.
Riconoscendolo, lo serviva con totale
devozione, esprimendo la delicatezza del suo amore sponsale. Così nel dono
totale di sé a Dilo e al prossimo, Madre Teresa ha trovato il suo più alto
appagamento e ha vissuto le qualità più nobili della sua femminilità.
Desiderava essere un <segno dell’amore di Dio, della presenza di Dio,
della compassione di Dio> e, in tal modo, ricordare a tutti il valore e la
dignità di ogni figlio di Dio, creato per amare ed essere amato>. Era così
che Madre Teresa <portava le anime a Dio e Dio alle anime>, placando la
sete di Cristo, soprattutto delle persone più bisognose, la cui visione di
Dio era stata offuscata dalla sofferenza e dal dolore.
<Il figlio dell’uomo è venuto per dare la
propria vita in riscatto per molti> (Mc 10,45). Madre Teresa ha condiviso
la passione del Crocifisso, in modo speciale durante lunghi anni di <buio
interiore>. E’ stata, quella, una prova a tratti lancinante, accolta come
un singolare <dono e privilegio>.
Nelle ore più buie ella s’aggrappava con
più tenacia alla preghiera davanti al Santissimo Sacramento. Questo duro
travagli spirituale l’ha portata ad identificarsi sempre più con coloro
che ogni giorno serviva, sperimentandone la pena e talora persino il
rigetto. Amava ripetere che la più grande povertà è quella di essere
indesiderati, di non avere nessuno che si prenda cura di te.
<Donaci, Signore, la tua grazia, in Te
speriamo!>. Quante volte, come il Salmista anche Madre Teresa nei momenti
di desolazione interiore ha ripetuto al suo Signore: <In Te, in Te spero,
mio Dio!>.
Rendiamo lode a questa piccola donna
innamorata di Dio, umile messaggera del Vangelo e infaticabile
benefattrice dell’umanità. Onoriamo in lei una delle personalità più
rilevanti della nostra epoca. Accogliamone il messaggio e seguiamone
l’esempio.
Vergine Maria, Regina di tutti i Santi,
aiutaci ad essere miti e umili di cuore come questa intrepida messaggera
dell’Amore. Aiutaci a servire con la gioia e il sorriso ogni persona che
incontriamo. Aiutaci ad essere missionari di Cristo, nostra pace e nostra
speranza. Amen!”
Nell’Udienza ai pellegrini convenuti a
Roma per la Beatificazione di Madre Teresa, il 20 ottobre 2003, Papa
Giovanni Paolo II si rivolge ai presente con un discorso speciale. Tra
l’atro Papa ai pellegrini dice:
“Venerati Fratelli nell’Episcopato, cari
Missionari e Missionarie della Carità, carissimi Fratelli e Sorelle!
Vi saluto cordialmente e con gioia mi
unisco al vostro rendimento di grazie a Dio per la beatificazione di Madre
Teresa di Calcutta. A lei ero legato da grande stima e sincero affetto.
Per questo sono particolarmente lieto di trovarmi con voi, sue figlie e
suoi figli spirituali. Saluto in modo speciale Suor Nirmala (madre
generale delle Missionarie della Carità) ricordando il giorno in cui Madre
Teresa venne a Roma per presentarmela personalmente. Estendo il mio
pensiero a tutte le persone che compongono la grande famiglia spirituale
di questa nuova Beata.

“Missionaria della Carità: questo è
stata Madre Teresa, di nome e di fatto”. Con commozione ripeto oggi queste
parole, che ebbi a pronunciare all’indomani della sua morte (Angelus del
7/9/1997).
Anzitutto, missionaria. Non c’è dubbio
che la nuova Beata sia stata una delle più grandi missionarie del secolo
XX. Di questa donna semplice, proveniente da una delle zone più povere
d’Europa, il Signore ha fatto uno strumento eletto (cfr At 9,15) per
anunciare il Vangelo a tutto il mondo non con la predicazione, ma con
quotidiani gesti d’amore verso i più poveri. Missionaria col linguaggio
più universale: quella della carità senza limiti ed esclusioni, senza
preferenze se non verso i più abbandonati.
Missionaria della carità. Missionaria di
Dio che è carità, che predilige i picoli e gli umili, che si china
sull’uomo ferito nel corpo e nello spirito e versa sulle sue piaghe
“l’olio della consolazione e il vino della speranza”. Dio ha fatto questo
nella Persona del suo Figlio fatto uomo, Gesù Cristo, buon Samaritano
dell’umanità. Egli continua a farlo nella Chiesa, specialmente attraverso
i Santi della carità. Madre Teresa brilla in modo speciale in questa
schiera.
Dove ha trovato, Madre Teresa, la forza
per porsi completamente al servizio degli altri? L’ha trovata nella
preghiera e nella contemplazione silenziosa di Gesù Cristo, del suo Santo
Volto, del suo Sacro Cuore. Lo ha detto lei stessa: “Il frutto del
silenzio è la preghiera; il frutto della preghiera è la fede; il frutto
della fede è l’amore; il frutto dell’amore è il servizio; il frutto del
servizio è la pace”. La pace, anche al fianco dei morenti, anche nelle
nazioni in guerra, anche dinanzi agli attacchi e alle critiche ostili. Era
una preghiera che riempiva il suo cuore della pace di Cristo e le
consentiva di irradiare tale pace agli altri.
Missionaria della carità, missionaria
della pace, missionaria della vita. Madre Teresa ra tutte queste cose. Si
pronunciava sempre a difesa della vita umana, anche quando il suo
messaggio non era gradito. L’intera esistenza di Madre Teresa è stata un
inno alla vita. I suoi incontri quotidiani con la morte, la lebbra, l’Aids
e ogni genere di sofferenza umana l’hanno resa una valide testimone del
Vangelo della Vita. Perfino il suo sorriso era un “si” alla vita, un “si”
gioioso, nato dalla fede e dall’amore profondi, un “si” purificato nel
crogiolo della sofferenza. Ella rinnovava questo “si” ogni mattina ,in
unione con Maria,m ai piedi della Croce di Cristo. La “sete” di Gesù
crocifisso è divenuta la sete di Madre Teresa stessa e l’ispirazione del
suo camino di santità.
Teresa di Calcutta è stata realmente
Madre. Madre dei poveri, madre dei bambini. Madre di tante ragazze e tanti
giovani che l’hanno avuta come guida spirituale e ne hanno condiviso la
missione. Da un piccolo seme, il Signore ha fatto crescere un albero
grande e ricco di frutti (cfr Mt 13,31-32). E proprio voi, figlie e figli
di Madre Teresa, siete i segni più eloquenti di questa profetica
fecondità. Conservate inalterato il suo carisma e seguite i suoi esempi, e
lei dal Cielo non mancherà di sostenervi nel cammino quotidiano.
Il messaggio di Madre Teresa, ora più che
mai, appare però come un invito rivolto a tutti. L’intera sua esistenza ci
ricorda che essere cristiani significa essere testimoni della carità. Ecco
la consegna della nuova Beata. Facendo eco alle sue parole, esorto
ciascuno a seguire con generosità e coraggio i passi di questa autentica
discepola di Cristo. Sulla strada della carità Madre Teresa cammina al
vostro fianco.
Di cuore imparto a voi e ai vostri cari
la Benedizione Apostolica.
Il Cardinale José Saraiva Martins,
Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi,
parte dall’omelia, nella Santa Messa pei
i pellegrini convenuti per la Beatificazione di Madre Teresa – 20 ottobre
2003, in Piazza San Pietro:
“<Voi siete la luce del mondo; non può
restare nascosta una città sopra un monte> (Mt 5,14). L’immagine impiegata
da Gesù nel Vangelo testé proclamato dice il perché Giovanni Paolo II ha
voluto, proprio ieri, iscrivere Madre Teresa di Calcutta nell’albo dei
Beati. La sua testimonianza di vita, l’esempio della “Madre dei poveri”,
tanto eloquente per tutti, credenti e non credenti, sono ben visibili,
come lo è la città sul monte.
Oggi siamo qui per ringraziare Dio della
luce che, attraverso Madre Teresa, è giunta a ciascuno di noi e al mondo
intero. Questa grande donna del nostro tempo, questa coraggiosa messaggera
del Vangelo, la cui vita è stata così profondamente segnata dall’amore, è
venerata ora trai i Beati della Chiesa. Per questo guardiamo a lei come
esempio e fonte d’ispirazione.
Madre Teresa era missionaria – come lei
stessa si definiva-, portatrice dell’amore di Dio e ambasciatrice della
Sua pace. La sua mano affettuosa, le sue braccia aperte, il suo sorriso
luminoso, i suoi gesti accoglienti, tutto questo voleva trasmettere il
messaggio: tu sei amato, tu sei accettato, c’è chi si prende cura di te.
La forza persuasiva dell’amore di Madre Teresa aveva la capacità di
conquistare i cuori.
La sua vita è un esempio concreto di come
l’inno alla carità della Lettera di San Paolo ai Corinzi possa essere
vissuto: senza l’amore non siamo nulla e ciò che facciamo è privo di
significato. Una vita piena di amore, invece, porta una sorprendente
fecondità.
La stessa Madre Teresa raccontava quello
che accade un giorno, quando nella casa di Calcutta portarono una donna
raccolta dal marciapiede, che versava in incredibili condizioni, con il
corpo ricoperto di piaghe purulente. La <Madre> la accolse con quella sua
grande dolcezza, la curò e ripulì per ore. Quella povera creatura, anche
davanti alle materne attenzioni della madre dei poveri, continuava ad
imprecare. La Beata le asciugava il sudore e le inumidiva le labbra arse.
Finalmente la donna esclamò: <Suora, ma perché fai così? Non tutti fanno
come te, chi te l’ha insegnato?> Madre Teresa con il candore della sua
anima rispose: <Me l’ha insegnato il mio Dio>. E quella donna chiese:
<Fammelo conoscere il tuo Dio>. A questo punto Madre Teresa,
abbracciandola, le donò l’ultima incantevole risposta: <Il mio Dio adesso
tu lo conosci. Il mio Dio si chiama Amore> (Cf. A. Com’astri in Madre
Teresa, la donna delle beatitudini, Registrazione audiovideo, Messaggero,
Padova).
La novella Beata ha fondato la sua
esistenza sulle Beatitudini. Esse rappresentavano il suo modello di vita.
<Beati i poveri in spirito, di essi è il Regno dei Cieli> (Mt 5,8). Madre
Teresa spese tutte le sue energie nel servizio ai più poveri e bisognosi.
Tuttavia per lei al centro dell’attenzione non c’erano la povertà e la
miseria, ma bensì il raggiungere la totale unione con Dio per abbandonarsi
nelle Sue mani, incondizionatamente. Poneva nel Signore ogni speranza e
per questo riuscì a toccare il cuore dei poveri, donando ad essi il
conforto e la consolazione del Regno preparato per loro.
<Beati i puri di cuore, perché vedranno
Dio> (Mt 5,8). Questa era una delle frsasi di Cristo preferite da Madre
Teresa. Non si stancava mai di ripetere che <un cuore puro può vedere
Dio>.
Si riferiva alla penetrante visione di
fede, che proviene dall’essere orientati unicamente verso Dio e che
consente di percepirne in ogni circostanza e situazione la mano, sempre
all’opera nella vita dell’uomo. La fede di Madre Teresa era così grande da
portarla a riconoscere Dio anche negli avvenimenti più dolorosi e tragici
della vita.
Il suo coraggio nell’affrontare le tante
sfide e difficoltà che insorgevano nel servizio ai poveri è ammirevole e
stimolo ad imitarla: la grandezza del suo amore la spingeva a sorridere
anche quando la sua missione non era facile, e la sua profonda fede
l’aiutò a conservare la gioia anche tra sofferenze interiori ed
esteriori.
Possiamo veramente dire che Madre Teresa
è stata un dono di Dio al mondo moderno che ha fame de verità e di amore
gratuito e senza riserve. Consumata completamente dall’amore di Dio e
dedita senza limiti all’annuncio del Vangelo, con i fatti innanzitutto,
molti hanno visto in lei un esempio di vita autenticamente cristiana:
erano attratti dal Volto di Cristo che traspariva in lei e nel suo
servizio ai poveri. Gente di ogni credo amava Madre Teresa. Sono molto
conosciute, perché hanno fatto il giro del mondo, le celebri parole con
cui il Segretario Generale all’ONU presentò la nuova Beata, quando venne
invitata in quel autorevole consesso: <Ecco la donna più potente della
terra. Ecco la donna che è accolta dovunque con rispetto e ammirazione.
Costei è veramente le ‘Nazione Unite’, perché, nel suo cuore ha accolto i
poveri di tutte le latitudini della terra!>.
Sono parole che suscitarono nella piccola
Madre di Calcutta un certo imbarazzo ed a cui rispose con una magistrale
lezione di vita, di ascesi e di spiritualità cristiana: <Io sono soltanto
una povera donna che prega. Pregando, il Signore mi ha riempito il cuore
di amore e così ho potuto amare i poveri con l’amore di Dio>.
Anche nel mondo d’oggi l’uomo è ancora
attratto dai valori e dai grandi ideali di bontà e di amore che Madre
Teresa ha vissuto nella loro più profonda verità. A fondamento di tutte le
sue virtù c’era una fede incrollabile in Dio e la sottomissione alla legge
divina. A Lui offrì la sua docilità. Anche per questo Madre Teresa resterà
nella Chiesa esempio luminoso a sostegno e incoraggiamento nel cammino
verso quella santità che riteneva essere un semplice dovere per ogni
cristiano.
<Non può restare nascosta una città
collocata sopra un monte>. (Mt. 5,14). Madre Teresa pur non ricercando mai
la fama, ha esercitato un grande fascino che non si può spiegare con le
categorie di questo mondo, ma va visto nel suo orizzonte soprannaturale,
quello di cui sono nutriti i santi. E’ stata l’attrattiva della sua
santità, infatti, che portava innumerevoli frutti di bene, a colpire e a
catturare in una catena d’amore.
La Beata Teresa di Calcutta rimane
mirabile esempio e segno pieno di fascino per il nostro tempo di come una
vita costruita sulle Beatitudini sia colma d’amore e possa donare luce al
mondo, quella luce che è Cristo.

Dr Ibrahim Rugova, Presidente della
Kosova, parlando nell’apertura della manifestazione nazionale “I Giorni di
Madre Teresa 2003”, una manifestazione tradizionale che si organizza dal
1998, ogni anno – dal 26 agosto al 5 settembre, il 26 agosto 2003, tra
l’altro ha detto:
“Madre Teresa è un esempio tipico della
Madre Albanese, la quale con la virtù dell’amore, di carità e di bontà,
che storicamente hanno caratterizzato la nostra madre, è diventata un
esempio della Madre dell’umanità, Madre universale, amata e onorata dal
tutto il mondo… La Madre Albanese, Madre Teresa, l’ha alzata nel livello
della madre dell’umanità – della madre universale, che è il servizio più
grande che ha fatto alla nostra nazione e al mondo intero… Madre Teresa
l’ha alzato nel livello universale la cultura dell’amore, la cultura della
bontà, la cultura dell’attenzione per la gente bisognosa, la cultura della
solidarietà attraverso l’aiuto, che sono sorgente della Sua filosofia
umanistica… Così la nostra nazione e l’umanità intera avrà una Madre Santa
– La Santissima Madre Teresa!”.
Padre Raniero Cantalamessa, predicatore
della Casa Pontificia, nella terza predica d’Avvento – alla presenza di
Giovanni Paolo II – nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano,
intitolata: “La centralità di Gesù nella vita di Madre Teresa di
Calcutta”, tra l’altro ha detto:
“Il senso di tutta la vita di Madre
Teresa è una persona: Gesù. Per la Beata di Calcutta, Gesù non fosse
<un’astrazione>, un insieme di dottrine, di dogmi, o il ricordo di una
persona vissuta in altri tempi, ma un Gesù vivo, reale, qualcuno da
guardare nel proprio cuore e da cui lasciarsi guardare…. Alla domanda:
<Chi è Gesù per me?>, ella risponde con una ispirata litania di titoli: <Gesù
è la parola da pronunciare. E’ la vita da vivere. E’ l’amore da amare. E’
la gioia da condividere… E’ il sacrificio da offrire. E’ la pace da
portare. E’ il pane di vita da mangiare…>… Madre Teresa ha saputo dare ai
poveri non solo pane, vestiti e medicine, ma quello di cui hanno ancora
più bisogno: amore, calore umano, dignità… Ella ricordava con commozione
l’episodio dell’uomo trovato mezzo mangiato dai vermi in una discarica
che, portato a casa e curato disse: <Sorella, ho vissuto sulla strada come
un animale, ma ora morirò come un angelo>… Ella ci ha ricordato che la
vera grandezza tra gli uomini non si misura dal potere che uno esercita,
ma dal servizio che presta”.
Simon D. Card. Lourdusamy, Prefetto della
Congregazione per le Chiese Orientali, nella sua presentazione nel libro
famoso di Don Lush Gjergji «Madre della Carità», pubblicato dall’editrice
Velar, Gorle (Bergamo), tra l’altro su Madre Teresa ha scritto:
“Madre Teresa è giustamente amata in
tutto il mondo. Ma, è nel mio Paese, in India, che la Madre degli ultimi,
ha dato inizio ad un’opera provvidenziale che oggi non conosce confini. In
India, Madre Teresa è amata da tutti perché grande è la sua testimonianza,
come grande è il servizio che le sue Figlie spirituali svolgono in tutte
le parti del mondo. Madre Teresa, pur vivendo Dio, amava Dio, predicava
Dio, testimoniava l’amore di Dio. Dietro alla sua persona, umile e scarna,
itinerante come Francesco d’Assisi, disarmata, corrono migliaia di
giovanissime donne affascinate dal suo ideale di vita. Alla preghiera
contemplativa, la Madre aggiungeva la sua azione nel sociale in un
contesto di emarginazione che commuove.
Madre Teresa era «serva» di ogni essere
umano. Alla denuncia dei mali del mondo contemporaneo Madre Teresa
preferiva l’azione solidale per ogni donna e per ogni uomo. Era questa la
sua scelta di vita, in una parola, la sua ascesi cristiana. Questo libro
del sacerdote Lush Gjergji, connazionale di Madre Teresa, ha molti meriti.
Il primo, indubbiamente, è quello di raccontare la «vita della Madre» in
presa diretta. E’ dal 1962 che Don Lush «corre» dietro alla Madre dei suoi
sogni. Il racconto è un diario dove annota le impressioni e le trasmette
con un linguaggio semplice e immediato ai lettori…
Come figlio dell’India non posso non
rallegrarmi per l’opera immensa di bene compiuta da Madre Teresa nella mia
patria, fino ad essere giustamente chiamata Madre Teresa di Calcutta. Nel
tempo nel quale fui Arcivescovo di Bangalore ebbi la gioia di poter
fondare tre case per le Missionarie della Carità.
In seguito, come segretario della
Congregazione di Propaganda Fide, per circa quindici anni potei seguire e
sostenere, per competenza, la vita religiosa e l’attività del benmerito
Istituto.
Ora, come Prefetto della Congregazione
per le Chiese Orientali, ho un ulteriore motivo di particolare compiacenza
per la terra d’origine di Madre Teresa, la diletta Albania, che in parte
aveva legami con questo Dicastero.
Novizia infermiera, professoressa,
professa dai volti perpetui, direttrice della scuola, la «chiamata dentro
la chiamata»: queste le tappe affascinanti di una giovane esistenza
guidata per mano da Dio che è Amore.
Tutta la vita di Madre Teresa è stata una
«sfida coraggiosa all’amore». I malati ed i poveri sono stati la sua
costante e quotidiana passione. A questi si sono aggiunti subito i bambini
abbandonati e gli orfani. Poi i moribondi nella casa Nirmal Hriday la Casa
Del Cuore Puro.
Come nella vita di San Francesco anche
Madre Teresa ha incontrato i lebbrosi. E il suo slogan d’amore: «Tocca il
lebbroso con la tua bontà» riassume tutta una scelta religiosa di vita.
Alla Madre del mondo della sofferenza –
così la definisce giustamente Don Lush – ha guardato tutto il mondo. Da
Cuba a Mosca, dall’Africa, dall’Asia, dalle Americhe e dall’Europa, è
stato un rincorrersi di consensi verso questa «donna vergine e madre» che
ha stretto sul suo cuore tutti i bisogni del mondo.
«Siamo una goccia nell’oceano della
miseri e della sofferenza umana – amava ripetere Madre Teresa – ma –
continuava – se non ci fosse questa goccia, la miseria e la sofferenza
umana sarebbero ancora più grandi…»”.
Bill Clinton:
ex Presidente degli
USA
“Lei era il Gigante
del nostro secolo”.
Jacques Chirac:
Presidente della
Francia
“Dopo la morte di
Madre Teresa nel nostro mondo ci sarà meno amore”
Tony Blair: “Il suo
spirito vivrà tra di noi come una ispirazione eterna”.
John Sannes,
Presidente del Comitato Nobel per la Pace: “Madre Teresa e le sue sorelle
sono vita di severa povertà, di duro lavoro in lunghi giorni e notti, una
vita tutta dedicata a Dio e all’uomo-fratello sofferente…”.
Don Lush Gjergji,
sacerdote kosovaro
- biografo più noto di Madre Teresa, l’ha definito così Madre Teresa:
“L’amore in azione
per Dio tramite il prossimo”.
Nel famoso libro «Madre della Carità»
pubblicata dall’Editrice VELAR di Gorle (BG), tra l’altro l’autore Don
Lush Gjergji scrive:
“Dopo anni e anni di ricerca e di
riflessione, in me nascevano sempre più domande, che mi costringevano a
dare, come anche ad altri, una risposta alla domanda: «Chi è oggi Madre
Teresa?».
Le mi domande erano queste: «Chi è Ganghe
Bojaxhiu? Perché è andata a farsi missionaria in una terra lontana, in
India? Chi erano i suoi genitori e come fu educata nell’ambito famigliare?
Che educazione religiosa, culturale, nazionale aveva? Come e quando è
diventata suor Teresa? E’ un caso che sia albanese, nata a Skopje, oppure
rappresenta un popolo, una tradizione, una cultura secolare, la Chiesa
cattolica, il germoglio dell’amore cristiano? Cosa ha fatto e fa tuttora
per essere chiamata e per essere realmente Madre Teresa? Come mai ha
raggiunto tanta popolarità, tanti premi, riconoscimenti nazionali e
internazionali? Come vive e cosa fa lei oggi…? E’ diventata per caso
famosa, così improvvisamente, oppure c’è una crescita continua
progressiva?».
Lei per molta gente, come anche per molti
giornalisti e scrittori, è rimasta una «roccaforte» chiusa, enigmatica,
infatti parlava tanto poco di sé, della sua famiglia e del suo passato,
perché al centro dell’attenzione e della vita metteva sempre due realtà:
Dio e l’uomo sofferente.
A me invece era apparsa diversa. Anzi era
stata lei a incitarmi ed aiutarmi ads indagare e scrivere in albanese,
quando il 10 giugno 1979 a Zagabria mi disse così francamente e
maternamente: «Scrivi il più possibile di me e di ciò che faccio, non per
me stessa, ma per Dio: se Dio vuole che si parli del mio popolo attraverso
me, io come sempre sono pronta a obbedire».
Madre Teresa è stata per noi albanesi un
grande dono di Dio, una speranza per un futuro migliore, un fiore
germogliato e cresciuto nel sangue di tanti martiri per tanti secoli, la
riconoscenza e il più bel dono del nostro popolo, della nostra diocesi di
Skopje-Prizren, alla Chiesa universale, al mondo, all’umanità.
Non la potevi incontrare e non amare, non
cercare di cambiare la vita, di seguirla, anche se con tanta fatica. E’
come il primo amore che ti conquista, ti avvolge, ti perseguita, ti spinge
avanti… Attraverso lei conosceremo il nucleo del messaggio cristiano, il
Vangelo vivente, cosa vuol dire aprirsi a Dio e all’uomo, vivere e
collaborare con il progetto della provvidenza, essere sempre disponibile e
quotidianamente dire e fare il Fiat, la volontà di Dio…”.
Ho deciso mettere complete qui anche due
temi sulla Beata Madre Teresa, preparate e lette nel Convegno «FIGLIA
ALBANESE – MADRE DEL MONDO INTERO – SANTA DELL’AMORE», il 12 luglio a
Lecco, da due autori italiani:
Don Valentino Salvoldi, teologo ben
conosciuto e noto e professore universitario:
MADRE TERESA : UNA
CULTURA DI PACE FATTA DONNA
Stimolanti
perplessità
In Pakistan, a Lahore, mi sto preparando
alla celebrazione eucaristica del Giovedì Santo. Madre Teresa di Calcutta,
in viaggio verso la capitale, si ferma sulla piazza antistante la chiesa.
Rannicchiata su se stessa, sta recitando il rosario. Mi avvicino e la
guardo. E' tutta una ruga. Prima impressione : « Come e' brutta.». Le
metto una mano sulla spalla, chiamandola per nome. Mi guarda. Mi sorride.
Diventa bellissima. Le chiedo se ha bisogno di qualche cosa. Scontata la
risposta : « Una preghiera per questa povera gente e per me». Tra di me,
penso che l'enorme marea di persone che ci circonda avrebbe bisogno anche
di qualche cosa d'altro! Solo più tardi capirò la sua risposta.
A Karachi, Madre Teresa incontra il
presidente Zia ul Haq. Da quanto dice la gente, più che un presidente e'
un dittatore. Corrotto, pretende di estirpare la corruzione.. Morirà nel
1988 in un incidente aereo, avvenuto per cause sulle quali non si e' mai
voluto indagare. Ebbene, Madre Teresa da lui ottiene tutto quello che
chiede. Durante una intervista televisiva, lo elogia, semplicemente e
senza falsa adulazione. Può sembrare politicamente ingenua. Invece proprio
qui stava la grandezza di Madre Teresa, e cioè il fatto che non si curasse
delle ideologie o degli errori dei singoli individui : perché il suo
obiettivo era più elevato: salvare ogni persona e dare a tutti la
possibilità di redimersi facendo del bene.
Ecco perché mi sono proposto di
conoscere questa piccola-grande donna! Troverò la risposta a tanti miei
interrogativi studiando la storia e la cultura albanesi del Kosovo, là
dove lei è nata. Madre Teresa :un popolo che si fa donna. Una donna che
sintetizza il meglio di un popolo.
Teresa: nell'arte
Quadri, affreschi, statue di madre
Teresa, e anche opere di musulmani Kosovari, la rappresentano come essi la
vedono, con l'orgoglio di sentirla una di loro, sorella e madre. Penso ad
un ritratto in particolare. La testa si staglia contro il verde degli
alberi le cui fronde hanno assunto la forma dell'aquila bicipite, per
ricordare le radici albanesi di Madre Teresa. Appena abbozzato, sullo
sfondo, il volto di Cristo, quel volto dal quale ella traeva l'ispirazione
a donarsi totalmente al Padre e al mondo. (1)
Penso anche ad una statua scolpita da
due musulmani che rappresenta la Madre con le mani congiunte e il volto
trasfigurato : nella preghiera sottintesa, in quella mani imploranti,negli
occhi illuminati dall'incontro con il divino, e' sintetizzata tutta la sua
vita ed e' comunicato il segreto della sua grandezza (2).
A Gjakova, sulla piazza centrale dove
si trova questa statua, molti cristiani vanno a pregare. Molti musulmani
le passano accanto e l'accarezzano. E'madre pure loro. E' madre della
Pace, termine che andrebbe sempre scritto con la maiuscola, perché la Pace
non è uno dei tanti beni possibili. E' la condizione di tutti gli altri
beni, Ha un nome. Ha un volto. Ce lo dice S,Paolo :
« Cristo, nostra pace ».
Donna forte : « Io
ho sentito la Sua voce »
S. Teresa d'Avila, S .Teresa di Lisieux,
Beata Teresa di Calcutta : donne forti che arrivano a Cristo attraverso la
« via della debolezza »,la « via dell'infanzia spirituale », la « piccola
via », donne che rivoluzionano la spiritualità e il modo di vivere la
carità cristiana del loro tempo, grazie ad una esperienza del divino che
ha ribaltato la loro vita. Per un senso di pudore, nessuna di loro ha
scritto nulla sul momento preciso dell'incontro con la Voce, ma l'hanno
lasciato intendere a persone a loro spiritualmente vicine e l'hanno
attestato con tutta la loro esistenza : pur nelle crisi, nel deserto, nel
buio della fede, sono sempre state fedeli a quell’incontro.
Madre Teresa, laureata in storia e
geografia, non aveva studiato teologia: si e' immersa nel divino, ed è
diventata una mistica attraverso la preghiera. Illuminata dalla Spirito
Santo, comprendeva ciò che a molti teologi rimane oscuro. Davanti al
Santissimo, in meditazione, scopriva verità esistenziali profonde e belle
e coglieva quanto c'e' di essenziale nel Cristianesimo. Avvertiva il
bisogno di essere lineare, di contemplare le verità più salienti, senza
perdersi in disquisizioni che, benché non inutili, possono distrarre a
volte da ciò che è veramente primario. Basti un esempio. Quando si parlava
del sacerdozio alle donne,don Lush Gjiergji (albanese, nipote della più
grande amica Kosovara di Madre Teresa) le chiese il suo parere. Limpida la
risposta : « Che cosa è l'eucaristia? E' il tavolo che ci prepara Gesù
dandoci se stesso. Chi e' il prete ? Il cuoco di Dio che lo imbandisce per
noi. Da questa mensa mangiano tanto lui quanto io. Quindi io non vedo
alcuna rivalità. Ringrazio semplicemente il prete che mi da' l'eucaristia.
L'importante, non e' il prete, ma il corpo di Cristo». Non le interessava
la gerarchia, ma il fulcro del discorso:la possibilità dell'incontro con
Cristo.
Era estremamente precisa e determinata
nel suo agire e nelle proposte che faceva. Determinazione da non
confondersi con puntiglio. La sua forza si fondava su di una esperienza
illuminante. Me ne ha parlato don Lush, che più volte aveva chiesto a
Madre Teresa che cosa avesse contribuito a farle cambiare vita,
inducendola a lasciare l'insegnamento e fondare la Congregazione delle
Figlie della Carità. Ebbene, un giorno viaggiando in treno, nelle
vicinanze di Calcutta, (mentre si stava chiedendo che cosa avrebbe potuto
fare per servire meglio Cristo nei poveri), ha ammesso di aver sentito
Quella Voce: "Tu devi abbandonare il convento, per servire i più poveri
dei poveri del mondo". Commentava : «La chiamata era chiara. Sapevo quello
che dovevo fare. anche se le modalità con le quali dovevo servire Cristo
non mi erano ancora evidenti. A convincere la mia superiora, il mio
Vescovo e Pio XII a rendere possibile che io diventassi missionario ci
avrebbe pensato il Signore, dato che io ero convinta che questa fosse la
sua volontà. Era un ordine di Dio ».
Determinazione e sicurezza nascevano in
lei dalla continua ed intima unione con Dio. Questo il segreto legato
anche al dono di un carattere forte che si era formato nei primi anni
della sua vita, essendo lei nata e cresciuta in una famiglia benestante
dai rigidi principi. Famiglia benestante. Alla morte del padre, la mamma
aveva educato i figli con severità, pretendendo ordine e disciplina nello
studio e nel lavoro: rigore con se stessi, comprensione nei confronti
degli altri.
Ordine e disciplina che Madre Teresa
esigerà dalle sue suore, sia pure con tanta dolcezza, ricordando sua mamma
che, fedele alla tradizione albanese, la introduceva alle opere di carità
in questo modo: «Se non compi il gesto di misericordia per amore, ti prego
di non farlo». Amore generoso, quindi elargito con tanta discrezione.
Ancora la mamma, quando inviava la piccola Ganxhe (nome di battesimo, che
significa "bocciolo") a prestare un servizio presso qualcuno o a portare
un dono, raccomandava: «Se fai qualche cosa di buono, non vantarti. Dio e'
stato generoso con noi, affinché noi lo siamo con gli altri. Dobbiamo dare
agli altri quanto abbiamo ricevuto. Vai in quella casa, ma sta attenta che
nessuno ti veda, perché diversamente costringi la persona beneficata a
dirti "grazie" oppure la umili. Tu devi essere la mano della provvidenza,
quando nessuno ti vede, in modo tale che coloro che ricevono siano grati
non a te ma a Dio ».
Questo atteggiamento non portava però a
minimizzare il valore del donatore. Ancora la madre, le diceva :Tu sei
solo una goccia nell'oceano, ma senza questa goccia l'oceano sarebbe
manchevole».
Con questa intuizione Mandre Teresa si
accosterà alle sue suore per valorizzarle, responsabilizzarle e lanciarle
nella vita, rafforzate dalla convinzione che ciò che è loro richiesto
non ha valenze o connotazioni puramente umane, in quanto proviene da Dio.
Così dirà alle superiore delle varie comunità: «Noi siamo gli angeli di
Dio, coloro che portano il suo messaggio, come Gabriele lo portò a Maria.
Se siamo angeli buoni o cattivi, è questione nostra: risponderemo noi
davanti a Dio. Ma per le nostre sorelle siamo sempre angeli, perché
annunciamo la volontà del Signore. Chi obbedisce non sbaglia mai ».
Donna forte. Come il profeta che ha il
coraggio di sentirsi bocca stessa di Dio: "Così dice il Signore." Esigente
nelle cose fondamentali, non nelle piccolezze o nelle situazioni in cui è
possibile la discussione. Donna chiara. Probabilmente aveva intuito che
la forza dell'Islam in molti Stati è legata alla chiarezza e alla
categoricità con le quali vengono proposti i cinque pilastri di questa
religione. Esigenza e chiarezza ,rafforzate dalla autorevolezza e
dall'obbedienza, creano il miracolo di ottenere grandi cose.
Una volta Madre Teresa era stata a Roma
per un corso di aggiornamento delle Superiore maggiori. Tornò in India un
po' sconvolta. Comunicò alle suore che l'orientamento generale delle
religiose era il seguente : l'obbedienza deve essere il risultato di una
conoscenza personale delle singole suore, con le quali si discute per
scoprire il progetto di Dio nei loro confronti. Quindi un'obbedienza
dialogata. Sentendo la Madre parlare in questi termini, qualche suora
cominciò addirittura a piangere. Unanime la risoluzione : « Madre, non
dialogare con noi. Dicci chiaramente dove dobbiamo andare per servire
meglio i poveri ».
Donna coerente, Madre Teresa testimoniava
con la sua vita il progetto di Dio: mettersi all'ultimo posto, al sevizio
dei più bisognosi. Non sbandierava il perché delle sue scelte. E quando
qualcuno, insistendo, voleva entrare nel suo mondo e sapere le ragioni che
ispiravano le sue azioni, si limitava ad affermare : « Lo faccio per Gesu'
». Per lei vivere voleva dire amare. Amare voleva dire servire. Servire
voleva dire credere che il povero e' Cristo.
La sua fede era una continua ricerca:
«Che cosa mi direbbe di fare oggi Gesu'?». E questo interrogativo se lo
pose tutti i giorni. Fino alla fine. La sua speranza consisteva nel porre
gesti concreti che potessero aiutare gli altri a sognare tempi migliori.
Gesti -espressione del suo amore- che potessero rendere più sopportabile
la vita ai più disgraziati, non fosse altro che aiutandoli a vivere in
dignità, con qualcuno che li tenesse per mano.
Non era raro raccogliere, nella casa dei
moribondi di Calcutta, testimonianze simili :
« Sono vissuto come una bestia. Muoio
come un angelo nelle braccia di Madre Teresa ». E le sue braccia
diventavano le braccia stesse del Padre eterno. Lei, segno vivo e
tangibile dell'Amore misericordioso.
Contemplativa :
attiva nella contemplazione
I settanta anni di indottrinamento
all'ateismo da parte dei comunisti, non hanno sradicato Dio dal cuore di
questa gente che è cosciente del fatto che "il tentativo di strappare Dio
dal cuore equivale a strappare il cuore stesso dell'uomo". Ai tempi della
infanzia di Ganxhe ( prima dell'avvento del comunismo ) quanto il Kosovo
era ricco di una cultura che permetteva ad una persona di vivere immersa
nel divino, di respirare Dio, di operare nella convinzione che tutto
diventa preghiera quanto e' compiuto per amore. Questa la matrice della
spiritualità di Madre Teresa.
Oberata di problemi, assillata da
innumerevoli richieste in tutti i campi dell'emarginazione, con oltre
cinquemila suore sparse nei vari angoli della terra, non esitava a
considerarsi la persona piu' felice del mondo, per il fatto di essere a
contatto continuamente con Gesu', servito nei poveri: la vita attiva
diventava il naturale prolungamento dell'eucaristia. Per lei la messa
durava tutto il giorno. Conduceva un'esistenza eucaristica. (3)
Tutti i giorni rimaneva quattro ore in
ginocchio davanti al Santissimo, poi finita l'orazione, si immergeva nella
contemplazione di quel Dio che si e' fatto piccolissimo a Betlemme, che si
e' annientato sulla croce, che è fatto pane per lasciarsi mangiare. Quel
Dio che si fa corpo in ogni essere umano. Ecco la sua costante e viva
contemplazione, vissuta con estrema serenità, sempre con quel misterioso
sorriso sulle labbra.
Una mattina stava lasciando la casa della
morte, in Calcutta, dopo avere vegliato tutta la notte. Vedendo la suora
che doveva darle il cambio con una faccia tesa e triste, gliene chiese il
motivo. Poveretta! Neppure lei aveva chiuso occhio durante la notte. E la
Madre : «Và pure a casa a dormire. Sto qui io al tuo posto. I morenti
hanno il diritto di essere assistiti da una persona che sappia sorridere
».
« Le opere
dell'amore sono opere di pace »
Un altro valore che la giovane Ganxhe ha
respirato nel Kosovo è quello della pace. Il « miracolo » del decennio di
resistenza nonviolenta del Paese si comprende solo scoprendo quei valori
di cui è permeata cultura albanese: perdono, tolleranza e nonviolenza.
Valori ai quali Madre Teresa ha dato voce, propagandandoli in tutti i
continenti, assurgendo così nella sua terra a modello di pace. I dieci
anni di resistenza nonviolenta sono stati sorretti dal suo esempio, dal
suo insegnamento, oltre che dalla sua preghiera. I quattro anni di
ricostruzione del Paese sono stati facilitati proprio dalla «mistica»
presenza di Madre Teresa che, - me lo ha più volte confermato il
presidente Rugova e , quest'anno, anche il Primo Ministro- ha raccolto il
popolo attorno ai valori tradizionali e che è stata guida verso la pace
dei nuovi responsabili del Governo.
Ad Oslo, ricevendo il premio Nobel per la
pace, la Madre ha affermato : « Le opere dell'amore sono opere di pace. La
conquista della pace non e' tanto il risultato di accordi, trattative
,concordati e contratti stipulati tra gli Stati, quanto il frutto di una
convinzione profonda : solo l'amore vincerà il male del mondo. « Le
malattie più gravi per l'uomo non sono il cancro o l'AIDS, ma il fatto di
non essere amato e desiderato». E la guerra e' il risultato di
ingiustizie, che si riassumono nella mancanza d'amore.
Madre Teresa era solita dire che un modo
per conoscere una persona e aiutarla a liberarsi dal male consiste nel
darle un anticipo di fiducia, nell'amarla, nel creare in lei la pace. Dio
è pace perché amore. Da lui solo può scaturire la pace vera, frutto
dell'amore con il quale si amano i seguaci di Cristo : un amore fino alla
fine, dato a tutti, compresi i nemici.
Pur senza avere fatto grandi discorsi
sulla pace, Madre Teresa ha creato presupposti di pace, dimostrando
concretamente l'importanza
- di eliminare le ingiustizie ;
- di riconciliare ricchi e poveri ;
- di disarmare l'odio con l'amore ;
- di distruggere le armi che non servono
per mantenere la pace, come si illudono quanti parlano dell'equilibrio del
terrore ;
- di non dare mai giudizi negativi sulle
persone, ma cercare invece di coinvolgerle nel fare il bene.
« Bisogna attivare il bene che c'e'
dentro l'uomo »,ripeteva spesso madre Teresa. Era convinta di operare per
la pace creando una rete di bontà, di servizio e di amore nei confronti
di tutti. Andava oltre le analisi politico – sociali - economiche, perché
sapeva che il cambiamento del mondo doveva passare attraverso la
possibilità data a ciascuno di fare del bene e di scoprire le proprie
potenzialità; cioè le proprie immense capacità d'amare, di cambiare se
stesso e il mondo con l'amore.
Non si proponeva di opporsi alle
ideologie. In Pakistan, ad esempio voleva che il presidente Zia ul Haq
potesse essere messo nelle condizioni di fare del bene al suo Paese.
Sperava che il figlio del presidente della Cina (costretto a vivere in
carrozzella) facesse del bene ai Cinesi, rendendo preghiera la sua
sofferenza. Desiderava che Fidel Castro potesse per lo meno dubitare della
sua presuntuosa affermazione che Cuba non aveva bisogno delle Figlie della
carità, perché il suo Paese era perfetto. « Ma, caro Presidente, -gli
obiettò Madre Teresa - a Cuba non c'e' nessuno che si sente solo? Ecco, se
ci fosse anche una persona che soffre la solitudine, noi saremmo lì per
aiutarla a sentirsi meno sola ».
Non entrava nei diversi Paesi con una
chiave ideologica : entrava nel cuore della gente con l'amore,per aiutarla
a ritrovare la pace, con questa grande intuizione : "I peggior tiranni non
sono Hitler, Stalin, Milosevic (oggi avrebbe aggiunto Saddam Hussein). Il
nemico più terribile dell'essere umano è l'odio che si annida nel suo
cuore".
Non voleva neppure fare breccia negli
altri con una proposta religiosa, poiché lavorava con gente appartenente a
tutte le religioni del mondo, con miscredenti, atei e agnostici. Si
limitava, perciò, a testimoniare l'Amore, con gesti da tutti
comprensibili, attuando in pratica il dialogo ecumenico e interreligioso.
Andava al di là dell'apparenza e degli atteggiamenti di una persona.
Prescindeva dal fatto che uno fosse buono o cattivo, credente o ateo,
comunista o capitalista. In ogni persona vedeva Gesu' : Lo curava nei
malati,Lo assisteva nei moribondi, Lo confortava nei ricchi e nei
diseredati senza amore.
Non si creò uno staff per studiare le
diverse situazioni socio-politiche dei vari Paesi in cui la congregazione
era presente, convinta che, immersa in Dio, avrebbe sempre trovato la
parola giusta al momento opportuno. Chiedeva a Lui, direttamente, che cosa
avrebbe dovuto fare, in una determinata situazione.
Interrogata su quali giornali leggessero
le sue suore e se si aggiornassero vedendo un po' la televisione, rispose:
«Se il buon Gesu' vuole comunicarci qualche cosa, non si deve servire
della radio vaticana. Lo può dire direttamente a noi».
Voto di povertà,
non di economia
Coloro che nella propria esistenza fanno
una scelta per quella poverta' che Cristo chiamo' beata custodiscono e
propagano i valori evangelici. Penso che la cultura albanese abbia
preservato molti di questi valori grazie alla poverta' che genera
capacita' di accogliere l'altro, ospitalità, coscienza che, nell'aprire la
porta al povero, ci si trova di fronte Cristo. In questo contesto, si può
capire perché Madre Teresa abbia richiesto alle Figlie della carita' il «
voto di poverta' estrema, servendo Cristo nei più poveri dei poveri ».
Le suore hanno il diritto di possedere
solo due vesti (sari), lavate da loro stesse tutte le sere, un paio di
sandali, un rosario, una piccola croce, una bisaccia di tela blu e un
ombrello. Il sari deve essere cucito con una stoffa fatta dai lebbrosi, in
modo che la suora lo indossi come se fosse un paramento sacro, tessuto
dalle mani stesse del Cristo che soffre nei fratelli lebbrosi. Possono
rivedere i familiari ogni nove anni. Hanno il permesso di leggere solo i
libri che abbiano attinenza con la loro specializzazione. Non escono dal
convento se non a due a due, secondo un programma previsto per tempo.
E' eccessivo questo tipo di povertà? Non
sembra, dal momento che continua ad affascinare tante giovani ragazze di
tutti i continenti che scelgono di vivere come Madre Teresa.
Un giorno ella si sentì chiedere da una
suora: «Madre, se avessimo una lavatrice, risparmieremmo molto tempo».
Acuta la risposta , donata con un sorriso: «Sorella, noi facciamo voto di
poverta', non di economia».
La povertà, comunque, non doveva essere
ostentata. Madre Teresa mangiava pochissimo: si metteva poco cibo nel
piatto, portava il bicchiere alle labbra, ma in realtà non consumava
quasi nulla. Il giorno in cui ricevette il premio Nobel per la pace, don
Lush la volle servire a tavola, dove era seduta accanto al vescovo del
Kosovo, Mons. Prela. Le portò tanta roba quanta lei non avrebbe mangiato
in dieci giorni. Con grande sacrificio consumò tutto, ma poi disse
all'amico albanese: «Tu non mi servirai mai piu' a tavola!». Amorevole
rimprovero, fatto con un sorriso.
Come facesse a sopravvivere con il nulla
che mangiava, non si sa. Anche perché lavorava tantissimo e si
mortificava. Portava il cilicio. Lo testimonia ancora don Lush, che sul
suo sari vide gocce di sangue. Una volta, trovato il suo cilicio, ne portò
via un pezzo. Madre Teresa temeva di averlo perso. Il sacerdote le chiese
che cosa cercasse. «Nulla», rispose, per non dovere ammettere di praticare
anche questo genere di mortificazione.
Mortificazione della carne e del proprio
io, che arrivava al massimo della discrezione. Anche se giudicava
inevitabile -a volte anche utile- la notorietà, detestava esporsi ai mass
media : « Ho fatto un contratto con Dio -era solita dire-. Per ogni
fotografia che mi si prende, un'anima sarà liberata dal purgatorio ».
Dopo quaranta anni
di lontananza dal Kosovo
Nel 1928, Ganxhe lasciava la sua terra
con il triste presentimento che non avrebbe mai più rivisto i familiari.
Nel I968, dopo quaranta anni, don Lush fu il primo albanese ad
incontrarla, in India. Stettero fino alle due del mattino a parlare, con
tanta nostalgia, di quella martoriata terra, di quella Chiesa
perseguitata, di quella gente che lei aveva tanto amato e mai più vista.
Quando, nel 1989, ebbe in dono un album con le foto di famiglia, rivisse
tutte le emozioni dell'infanzia e non era mai sazia di notizie sulla sua
terra che l'aveva generata alla fede. E più invecchiava, più desiderava
ritornare alle sue origini.
Fu molto orgogliosa della resistenza
nonviolenta dei Kosovari, soprattutto dei gesti di riconciliazione tra
famiglie di uccisori e di uccisi. Scrisse lettere bellissime ai giovani,
per incoraggiarli a continuare nell'opera di riconciliazione e di
riappacificazione. Dopo il 1990 avrebbe voluto ritornare nel Kosovo, per
favorire il dialogo di pace, ma il Vaticano la sconsigliò. Ed ella ubbidì.
Nonostante la lontananza fisica dalla sua
terra, Madre Teresa e' stata ed e' a pieno titolo Kosovara: per nascita,
ma soprattutto perché compendia in sé il meglio della cultura albanese e
del Cristianesimo di questa terra. E' il fiore più bello di questa Chiesa
martirizzata per secoli. Ha saputo dare un senso alla sofferenza (propria
e degli altri) partendo dalla intuizione di tanti Kosovari che, di fronte
a persecuzioni di ogni genere, erano e sono soliti ripetere : « Anche se
non comprendiamo il perché, ci deve pure essere un motivo che giustifichi
il nostro patire ».
Ed ecco che lei, forte di questa
intuizione, con alle spalle il dramma di un padre morto avvelenato quando
lei aveva otto anni, con l'immenso dolore della separazione dalla mamma e
la sorella mai più riviste, si e' messa per le strade del mondo ad
alleviare le altrui sofferenze e a far comprendere che il dolore può
essere letto come un bacio di Gesù. Questa capacità di intendere il dolore
si trova evidentemente nel Cristianesimo, ma e' presente pure nell'Islam
"moderato" dei Kosovari, che in tutti gli avvenimenti cercano di vedere in
atto, concretamente, la volontà del « Clemente e Misericordioso »
Come tanti altri
albanesi
Una personalità come quella di Madre
Teresa poteva fiorire solo in un contesto culturale come quello del Kosovo:
di esso e' l'emblema e l'espressione piu' bella. Allo stesso tempo, senza
per questo diminuire la sua grandezza, si può affermare che moltissimi
altri albanesi, trovandosi nelle sue condizioni, avrebbero fatto cose
analoghe, per il semplice fatto che, da sempre, sono educati ad anteporre
l'altro a se stessi, a considerare le necessità altrui prima delle
proprie.
Perché questa priorità? Rientra nella
logica della cultura albanese affrontare la vita non tanto a livello
razionale, quanto lasciando parlare il cuore. Nonostante i limiti di ogni
generalizzazione, forse si potrebbe dire che l'Occidentale cerca di capire
e di razionalizzare, poi agisce. L'Albanese, invece, partendo dal cuore di
Dio, analizza e segue i bisogni del proprio cuore che trova pace
nell'aiutare gli altri. Ecco allora la spiritualità di Madre Teresa
fondarsi sull'illogico amore che consiste nel voler bene al nemico,
fratello di Cristo; nel volere il bene del povero, icona vivente di
Cristo; nel volere bene a tutti, non solo a chi e' privo di beni
materiali, ma anche ai peccatori e ai poveri d'amore, perché per tutti
Cristo è morto e risorto.
Potremmo riassumere così il sentire degli
Albanesi : « Accetto perché amo . E, amando,capisco ». E' la posizione
agostiniana : « Ama e capirai ». Insieme a questa tradizione culturale in
Madre Teresa si intuisce la posizione tipica dell'estremo oriente, il
"fatalismo", inteso non come rassegnazione, ma come mistica percezione
della Provvidenza che e' sempre all'opera nell'universo, per cui e'
inconcepibile che all'Assoluto sfugga qualche cosa, che l'Amore non ami,
che l'Onnipotente non sia in grado di trasformare il limite in grandezza.
In Madre Teresa c'e' un abbandono totale
nelle mani di Dio che in Cristo solleva le sue creature ed un senso della
Provvidenza legato a un « fatalismo » grazie al quale Dio decide tutto,
operando per il bene personale di ogni individuo, che passa attraverso il
bene della comunità. Ed e' proprio la ricerca del bene comune il nucleo
della cultura kosovara che presenta l'uomo come essere sociale,
relazionale e comunitario, realizzato al massimo quando riesce a far stare
bene gli altri.
La mentalità solidale porta molte persone
a gioire dei successi del singolo come se fossero i propri e a sentire
come personali i peccati degli altri. Non e' perciò raro sentire
confessioni che cominciano così: « Noi abbiamo peccato . ».
Come propria, venga percepita anche la
fame degli altri, con il conseguente desiderio di contribuire alla
soluzione del problema. Madre Teresa era categorica su questo punto : « Io
conosco il proverbio secondo il quale e' meglio insegnare ad una persona a
pescare, piuttosto che darle un pesce. Ma coloro dei quali noi ci
occupiamo sono persone che non possono neppure tenere in mano una canna da
pesca ».
Molti albanesi, di fronte ad un uomo che
muore solo o consunto dalla fame, darebbero se stessi, oltre a tutto
quello che hanno. Madre Teresa ha fatto a livello mondiale, e in modo
eroico, ciò che singoli Albanesi farebbero con quanti vedono nel bisogno,
nel loro ambiente, al di là di ogni legame di amicizia o di parentela. La
sua eroica testimonianza costringe i « grandi » della terra ad
interrogarsi sulla logica della pace, anche alla luce del perpetuarsi
della sua opera in migliaia e migliaia di giovani che, come afferma suor
Nirmala (ora alla guida della congregazione), portano pace al mondo,
convinte che «Madre Teresa ha trasmesso loro il suo amore e l'amore di Dio
per il mondo».
(1) E tutt'ora il suo messaggio va in
tutto il mondo, grazie alle suore che si sono messe sulla sue orme, per
offrire a tutti una salvezza integrale (corpo e spirito) di «tutto l'uomo,
di tutti gli uomini». Offerta di sé e ricerca del bene comune. Ricerca
che e' una «caccia», come appunto indica il nome di Teresa, che significa
: « Cacciatrice ».
Contro i mali del mondo questa
Cacciatrice ha portato un afflato di speranza. Ha offerto a tutti un
aiuto, testimoniando, senza bisogno di tante parole, il suo incondizionato
amore per Cristo.
(2) Però, dipinti, affreschi, statue e
tutte le possibili descrizioni non riusciranno mai a rappresentare in modo
adeguato chi era madre Teresa. Solo i santi capiscono i santi.
(3) Ho trovato qualche cosa di simile,
nei monasteri ortodossi dove, con mia meraviglia, affluiscono tanti
giovani serbi del Kosovo, come monaci. Quest'anno ho vissuto proprio là,
nella loro terra, la Pasqua (celebrata da loro una settimana dopo quella
cattolica). Il Sabato Santo, un monaco mi ha detto : « Mi sto preparando
alla più bella liturgia dell'anno. Varrebbe la pena di soffrire tutte le
penitenze imposte dalla vita in comune, in vista dell'eucaristia di
questa notte pasquale».
Dott. Antonella Lucchini, neo laureata
nelle Scienze Politiche, presso l’università di Milano
Intervento a Lecco del 12 luglio 2003
Il povero, il sofferente una dolorosa
sembianza di Cristo
Mi chiamo Antonella Lucchini,
e provengo da un paese sulla sponda
novarese del lago Maggiore.
Mi hanno invitato qui, questa sera,
perché Madre Teresa, la sua vita e la sua spiritualità, è stata
l’argomento della mia tesi di laurea in Scienze Politiche presso
l’università statale di Milano.
La scelta di scrivere una tesi sulla
figura di Madre Teresa è nata dal ruolo fondamentale che la sua vita e le
sue opere hanno rappresentato sia per la chiesa che per l’umanità intera:
alla storia del cristianesimo Madre
Teresa, infatti, ha aggiunto una nuova dimensione della carità cristiana,
ha riacceso e ravvivato l’insegnamento evangelico sull’amore verso il
prossimo, ha dato un nuovo impulso all’opera di evangelizzazione e ha
permesso di varcare confini preclusi ai cristiani come nel caso dei paesi
a regime comunista;
mentre per l’umanità, in questi tempi
caratterizzati da un ateismo generalizzato, dall’egoismo e
dall’indifferenza, la vita di Madre Teresa ha rappresentato una
testimonianza sconvolgente della verità che si cela dietro il Vangelo,
ossia che Dio è in mezzo a noi e ci ama ogni giorno con un amore immenso e
che nonostante le avversità non ci abbandona mai.
La spiritualità feconda di Madre Teresa,
che ha generato innumerevoli opere di carità in ogni paese del mondo, è
nata dal suo incondizionato e totale amore per Dio che, a sua volta, l’ha
portata ad abbandonarsi totalmente alla sua volontà divina che la chiamava
ad abbandonare il convento di Loreto per andare a soccorrere i più poveri
dei poveri di Calcutta.
Camminando tra quei miserabili, nello
slum di Moti Jheel, Madre Teresa comprese che in essi si celava l’immagine
sofferente di Cristo; il povero, l’ammalato, l’indigente, l’affamato,
l’emarginato, ogni uomo con le sue povertà rappresenta
una dolorosa sembianza di Cristo.
Con gli occhi illuminati dalla fede,
Madre Teresa vedeva in coloro che soffrono Gesù nudo sulla croce,
rinnegato e disprezzato da tutti, schiacciato come un verme dalla
flagellazione e dalla crocifissione, oggi come 2000 anni fa.
Per questo Madre Teresa, con una fede
eccezionale, affermava che:
‘Tutti sono corpo di Cristo,
tutti sono Cristo
sotto l’apparenza di creature bisognose
di aiuto e che hanno il diritto di riceverlo.’
Di conseguenza tutti noi siamo
continuamente alla presenza di Gesù.
Ripetendo le parole di Madre Teresa:
‘noi siamo contemplativi nel cuore stesso
del mondo.’
Questa splendida intuizione ha
trasformato la vita di Madre Teresa in una vita al servizio dell’uomo
ammalato, affamato e ripudiato; un servizio d’amore libero, incondizionato
e disinteressato, offerto con tutto il cuore come è stabilito dal quarto
voto pronunciato dalle Missionarie della Carità all’atto della professione
perpetua.
L’origine di questa feconda intuizioni è
racchiusa nella potenza di 5 semplici parole che Madre Teresa amava
scandire sulle cinque dita della sua mano:
‘You did it to me’ (Lo avete fatto a me)
cinque parole pronunciate da Gesù e
riportate nel vangelo di Matteo nel quale si legge:
“Ho avuto fame e mi avete dato da
mangiare,
ho avuto sete e mi avete dato da bere,
ero forestiero e mi avete ospitato, nudo
e mi avete vestito….
Ogni volta che avete fatto queste cose a
uno solo di questi miei fratelli più piccolo
lo avete fatto a me.” Matteo 25,35
sulla verità profonda di questi precetti
Madre Teresa ha basato tutta la sua spiritualità, la sua opera d’amore,
ossia fare tutto per Gesù, con Gesù e in Gesù servendo il prossimo
sofferente icona di Cristo.
Così nel dicembre del 1948 Madre Teresa
ha incominciato da sola la sua opera d’amore insegnando l’alfabeto
bengalese ad un gruppo di bambini incuriositi sotto il cielo di Calcutta,
usando come lavagna il fango e come gesso un bastoncino.
Così di quei giorni la stessa Madre
Teresa raccontava:
‘...attraverso i bambini, cominciai a
addentrarmi nei meandri della miseria più squallida di Calcutta. A quel
tempo i senzatetto della città erano circa un milione. Passavo di capanna
in capanna cercando di rendermi utile. Aiutavo quelli che dormivano ai
bordi delle strade, che si nutrivano di rifiuti. Incontravo le sofferenze
più atroci: ciechi, storpi, lebbrosi, gente con volti sfigurati e corpi
deformi, creature incapaci di reggersi in piedi che mi seguivano a quattro
zampe invocando un po' di cibo.’
L’incontro con quella realtà
raccapricciante portò Madre Teresa a chiedere alle istituzioni un alloggio
dove poter raccogliere e curare, con l’aiuto delle sue prime consorelle,
quegli uomini e quelle donne morenti che nessun voleva. Lei desiderava
donare loro una casa accogliente dove avrebbero potuto ricevere cure
amorose e soprattutto quella dignità umana che era stata loro negata.
In seguito affittò una casa per poter
accogliere i neonati abbandonati e tutti i bambini storpi, ammalati,
rifiutati che vagavano per le strade senza futuro per sfamarli, curare le
loro malattie e malformazioni, e perfino trovare loro una nuova famiglia
adottiva.
Inoltre grazie ad un Fondo Mondiale di
Assistenza all’Infanzia, istituito dalla stessa religiosa, sono migliaia i
bambini che hanno avuto la possibilità di avere una formazione scolastica
e professionale necessaria per costruire una vita dignitosa.
Quindi, con l’aiuto di tanti amici che
ormai la circondavano e con le sue consorelle, Madre Teresa fondò delle
comunità auto gestite, indipendenti, dove i lebbrosi, scacciati e
maledetti dalla società, poterono essere curati e vivere con dignità e
rispetto, lavorando e formando delle famiglie.
A Calcutta come in tutta l’India, Madre
Teresa aprì anche centri per handicappati, per malati di mente e di AIDS,
mense, dispensari e consultori, centri grandi e piccoli per raggiungere
ovunque i suoi amati poveri, dolorose sembianze del suo Sposo.
Ma l’apostolato di Madre Teresa non
poteva avere confini, così a partire dal 1965 la religiosa fondò case
d’accoglienza per bambini ammalati e rifiutati, handicappati, ragazze
madri, ammalati di AIDS e lebbrosi, anziani e senza-tetto in ogni stato
del mondo. Scoprendo che anche i paesi industrializzati sono afflitti da
una povertà spirituale devastante che genera migliaia di vittime: persone
amareggiate cadute nel dramma dell’alcool, della droga e della
prostituzione; famiglie divise, figli abbandonati o uccisi ancora ancor
prima di nascere; anziani abbandonati, privi d’assistenza e dell’affetto
dei propri cari; una società ammalata bisognosa di riscoprire Dio e i
valori della vita come l’amore, la solidarietà e il perdono.
L’immenso amore racchiuso nel cuore di
Madre Teresa, riflesso della sua totale fedeltà al Vangelo, l’ha resa una
luce di speranza per molti popoli sofferenti.
La fama internazionale che circondava la
sua figura, derivante dai numerosi premi e riconoscimenti, che ogni
nazione le aveva attribuitole, le ha permesso di essere la portavoce delle
sofferenze di un’umanità abbandonata, una paladina della pace, del valore
della vita e della famiglia.
Parafrasando le parole del cardinale
Angelo Sodano, dette durante l’omelia al funerale della religiosa, la
storia della vita di Madre Teresa non fu soltanto una mera impresa
umanitaria, ma la storia di una fede biblica, invito ad amare e servire
Gesù Cristo nell’immagine sofferente dei più poveri fra i poveri.
Rexhep Mediani, ex Presidente
dell’Albania:
“Madre Teresa rappresenta il simbolo
della pace e dell’umanità, per tutti i popoli che vivono nel piccolo
nostro mondo davanti al suo grande cuore. Una titana tale nello spirito è
un fenomeno raro nell’intero Universo e noi ci possiamo servire della Sua
immortale e preziosa memoria, collaborando nella Sua strada spirituale
delle ispirazioni umane alla convivenza, alla pace, all’amore tra le
genti., alla tolleranza e conciliazione. Come esempio di ciò ci rimane il
Suo grande cuore e il Suo sacrificio spirituale”.
Ismail Kadare, scrittore più noto
albanese – candidato per il Premio Nobel per la Lettera:
“L’amara notizia della perdita di Madre
Teresa, ha indubbiamente sconvolto l’intera umanità, impoverita dalla sua
scomparsa. Il mondo assomiglia oggi ad un orfano, soprattutto gli
albanesi, sofferente in assenza di una persona chiamata ragionevolmente in
tutte le lingue Madre. La nazione albanese, in lutto per la grande
perdita, coglie l’occasione per capire e ricordare che la società odierna
dovrebbe essere guidata dall’amore, la collaborazione, la tolleranza, la
convivenza; non dall’odio e dalla discordia”.
Ali Podrimja, il poeta più noto kosovaro:
“Vedo la personalità di Madre Teresa
prima di tutto dal nostro piano esistenziale. Dal 1928 molla del viaggio
di questo simbolo universale dell’umanità è stata la disperazione di
trasformare in speranza dell’uomo, da cui è stata costretta all’azione
continua. E’ passata dalla parte dei poveri, degli sconfitti, dei più
dimenticati, anche da Dio. In ogni modo ha testimoniato ed attualizzato la
nostra antica umanità da Sant’Albano , Geronimo e molti altri santi. Nel
mezzo di una lava ha fatto quello che ha potuto anche per la causa
nazionale. Basta solo la Sua presenza, perché un piccolo popolo non
produca solo povertà. Da tale personalità la nazione si aspetta molto e
sotto la Sua ombra non respiravamo solo noi… Se n’è andata, Madre Teresa,
nel nostro momento critico, mentre ci facevamo a pezzi e quando della
nostra essenza nazionale si è sparlato e negato come mai di più prima,
addirittura anche dagli stessi albanesi. Lei ha meravigliato l’umanità e
ci ha insegnato che anche la disperazione si può trasformare in vittoria.
La Sua personalità ci ha dato coraggio, mostrando all’ipocrisia della
diplomazia mondiale che i convincimenti degli albanesi non si sono creati
accidentalmente e che loro sono uniti dal sangue, la lingua e la storia,
nel loro destino di separarsi si sono spesso intromessi i grandi e i
vicini rapaci che non hanno voluto accettare l’autenticità né l’autoctonia
albanese in questo territorio travagliato.
Se n’è andata, Madre Teresa, simbolo
della bontà, dalle cui prediche possiamo imparare che per trionfare
bisogna amarsi e rispettarsi a vicenda; perché la disgrazia umana, e in
concreto quella nazionale, non fa godere nessuno. Quella fisionomia divina
originata da un piccolo paese, ha lanciato anche l’accusa contro
l’ingiustizia nel mondo, in qualche modo anche l’ipocrisia della
diplomazia mondiale, che ci ha tagliato le vesti quando e come ha voluto.
Che voglia Dio che la Sua illuminata
figura ci unisca, ci liberi dall’ignoranza e divenga l’alfiere primitivo
della contrada e del tetto. Preghiamo per la nostra Grande Madre perché
preghiamo per tutte le madri albanesi. Dopo un lungo viaggio faticoso, il
Suo riposo in mezzo a noi ci avrebbe ridato un po’ di dignità nazionale
calpestata e offesa. La Sua prudenza si unisce alle teste sagge della
nazione che hanno vissuto l’esistenza solo nella dignità e nell’idea unita
dell’unità nazionale.
Cara Madre, accetta la mia preghiera
anche da parte di un popolo che non sa dove ha la testa e che si sveglia
in mezzo tra l’invidia e l’ideale. Un po’ di coraggio. Usciremo vincitori
da questo tempo incatramato”.
Dopo l’opinione e la preghiera del poeta
kosovaro Ali Podrimja, vediamo cosa ha detto Madre Teresa sulla politica e
sui politici: “Qualcuno mi ha chiesto di dare un consiglio ai politici.
Non mi piace occuparmi di politica ma mi è venuto spontaneo rispondere: <
Dovrebbero inginocchiarsi più spesso. Credo che li aiuterebbe a essere
degli statisti migliori>”.
Visar Zhiti: uno dei più noti poeti
dell’Albania
“L’albanese Madre Teresa è entrata nella
coscienza del mondo senza aver inventato niente, senza aver giudicato
alcun paese e, se ci sono personalità che entrano nella storia con la
violenza, distruggendo la mura stesse della storia ed uscendone trascinate
come statue, Madre Teresa è entrata nella grande coscienza dell’umanità
senza aver scoperto il “fuoco” o le leggi della verità fisica, senza
scrivere epopee sul marmo degli eventi. E’ entrata nell’amore del mondo
con l’unica cosa che possedeva: il Suo amore. Con l’amore e le Sue
preghiere che suonano come poesia”.

Più di 350.000 pelegrini, per la Beatificazione di Madre Teresa,
il 19 ottobre 2003, a Piazza San Pietro, in Vaticano
Tina Auletta, insegnante a Milano, come
regalo per il Convegno dedicato alla Madre Teresa, il 12-13 luglio 2003, a
Lecco, mi ha mandato questa poesia:
UN ANGELO
Angelo della notte
angelo della polvere e della povertà.
Angelo dei delusi, affranti e
sconsolati....
Angelo dei malati e della sofferenza
angelo delle piaghe e delle ferite
angelo della fame...
angelo della sete...
angelo che ti tiene per mano mentre
attraversi il cammino di luce verso la morte...
Angelo delle strade polverose e assolate
di un paese senza tempo e senza misura...
Angelo delle tenebre dell'anima e del
corpo.
Angelo che ti accompagna e guida vero la
tua meta...
Angelo che ti insegna la via dell'amore,
del perdono e della carità.
Un angelo dal sorriso dolce e senza
memoria...
misera...nella sua grandezza....
Frescura nella calura sofferente del
meriggio...
Sorriso per i bimbi e per chi soffre
Gioia per chi le chiede una mano
Speranza per quelli che non contano
Donna...per le donne come lei...
Madre che viene dalla terra e dal cielo
che come una madre buona...cura e si
occupa di chi di lei ha necessità.
Sposa....devota al suo Dio....forse per
qualcuno un pò lontano
o troppo grande per comprenderlo.
Forse troppo semplice...
Sorella fra le sorelle della terra
Angelo....della luce, della speranza.
della gioia e del cammino che ci accompagna.
Angelo di Dio...
Ciao Madre Teresa !!!

Tutti felici nella Cerimonia di Beatificazione di Madre Teresa
Cristina Guidotti,
impiegata a Busto Arsizio (VA)
per stesso Convegno, me l’ha scritto come
segue:
LA DONNA DEL SORRISO
Piccola donna
dal grande cuore
tante le briciole raccolte
lungo il cammino,
tante le bocche da sfamare
e senza paura e una preghiera sei stata
capace di confortare
il povero e l'afflitto
e di curare quelle ferite
in fondo all'anima
di chi si è sentito solo
in mezzo alla polvere
tu sei stata per molti madre
con il manto bianco
e l'azzurro di un cielo
che ti ha fiorito
come un giardino
pieno di sorrisi
che erano velo di un passato
trascinato nel dolore
piccola gioia
dalla forza soave
sei stella per le piccole
figlie della carità
ovunque in cammino
con poche cose
e l'immenso del cuore
Io vorrei essere un piccolo granello
d'amore di quello che è stata lei, ma non potrei mai esserlo, sono troppo
piccola e comune mortale.

SIMONA, artigiana, una mia amica virtuale
da Firenze
LEI UNA PICCOLA GRANDE DONNA.
LEI UNA DONNA PIENA DI VITA .
LEIUNA DONNA CHE HA SALVATO LA VITA.
LEI UNA DONNA MERAVIGLIOSA
LEI UNA DONNA PIENA DI GESU’ VIVO
LEI LA DONNA DI CALCUTTA.
LEI AMAVA I POVERI.
LEI AMAVA I MORIMONDI.
LEI AMAVA I LEBBROSI.
LEI AMAVA I BAMBINI E LI SALVAVA DANDOLI
AD ALTRE FAMIGLIE CHE CERCAVANO AMORE DAI FIGLI, CHE NON GLI HANNO POTUTO
MAI AVERE. LEI E’ UNA DONNA SANTA CHE ANCHE A ME L’HA DATTA UNA CREATURA
MERAVIGLIOSA! LEI E IL SUO NOME E’:SANTA MADRE TERESA DI CALCUTTA.