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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

SPECIALE PIERANGELO BERTOLI

Tra i suoi successi ricordiamo «Eppure soffia», «A muso d'uro» (1979), «Maddalena» (1984), «Una strada» (1989), «Spunta la luna dal monte»

Pierangelo Bertoli

Il vento della poesia

Pino (Zef) Cacozza e Pierangelo Bertoli, amici dagli anni 80

Se critici albanesi hanno definito la mia persona come il "poeta del vento", il mio "maestro" Pierangelo Bertoli era certamente il "vento della poesia".

Nato a Sassuolo (Modena), è stato un grande poeta della canzone d'autore italiana, impegnato, impetuoso come un fiume in piena, realisticamente duro e pungente, chiaro, limpido come il sole del mattino che dirada ogni nebbia ed ogni incomprensione, dolce e soave come la pioggia purificatrice.

Dagli anni '70 il suo percorso artistico fu un crescendo di successi e di impegni discografici. Il suo momento di maggior popolarità è stato raggiunto negli anni '80 quando interpretò «Pescatore» insieme a Fiorella Mannoia.

Probabilmente la sua scelta più sorprendente è stata quella di partecipare al Festival di Sanremo, lui, impegnato a sinistra, su quel palco che rappresenta da sempre «la tradizione». Una grande sfida per un personaggio "scomodo", "sincero", "potente". Vinta in pieno.

Pescò allora nel suo repertorio uno dei maggiori successi, «Spunta la luna dal monte», che io, dietro sua autorizzazione, tradussi ed interpretai in albanese con il titolo di "Ngrëhet hëna ka mali".

In questa canzone così legata ad atmosfere etniche c'è la sintesi di quella che è stata la musica di questo personaggio singolare. Risuona il suo messaggio poetico di cruda realtà e di forte speranza, il suo amore per le "altre lingue", come il suo dialetto, usato in tante belle canzoni, il sardo ed ultimamente "l'arbëresh", che tanto apprezzava delle mie canzoni per i suoni sillabici così scanditi e fortemente ritmici.

Ci conoscemmo nei primi anni '80 e mi regalò la sua amicizia, il suo affetto, la stima e quei sinceri giudizi, a volte anche severi, che conservo geloso nel mio cuore.

Pierangelo Bertoli è stato e rimane per me un compagno di viaggio straordinario. Mi aiutò a superare i momenti più difficili, quando giovanissimo dovetti emigrare e star lontano da casa. Mi incoraggiò a scrivere anche in italiano e non solo in albanese, mi portò a superare le particolarità di una cultura per approdare a tematiche più universali..

Della mia produzione tanto apprezzava "U vinj ka largu shumë" (Io vengo da molto lontano), che, mi diceva,  avrebbe trovato il modo di inserire in qualche sua raccolta.

Mi chiamava semplicemente "Zef". Gli parlavo di me, della mia famiglia, della mia "isola linguistico-culturale, dei miei problemi. E lui mi parlava di sé, delle sue preoccupazioni, del suo mondo.

Sempre sorridendo. Al telefono, nelle passeggiate per le vie d'un paese, nei camerini d'un teatro con un panino in mano, nelle osterie davanti ad un bel bicchiere di vino che "non sapesse di tappo", nei padiglioni e negli stand d'un festival. Anche in una lettera, in una semplice cartolina, in un foglietto scarabocchiato per caso, c'era dentro il suo sorriso.

Un sorriso deciso, come le luci d'un treno sfrecciante nella notte più buia. E quel sorriso, presente in me come la carezza d'un padre, è l'ancora che permette alla nave di attraccare, è la speranza che da la forza per continuare, è il trionfo della vita sulla morte.

E Pierangelo non è affatto morto!

Pino (Zef) Cacozza

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