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SUI PASSI DELL’UNITÀ
Incontro di studi sul monachesimo per un evento all’insegna dell’ecumenismo

Grottaferrata Un ponte tra Oriente e Occidente

Aperto l'anno millenario dell'abbazia di rito bizantino con il cardinale Daoud e i rappresentanti delle Chiese orientali

La siepe accanto all'ingresso saluta in greco chi giunge all'Abbazia di San Nilo. «Kairete xenoi», «benvenuti stranieri». Ma è difficile sentirsi stranieri in questo luogo di preghiera fondato mille anni fa dal santo di Rossano sulle colline dei Castelli. Non sono certamente stranieri, qui, i cattolici, poiché da sempre l'Abbazia, pur di rito bizantino, è in comunione con Roma. E non lo sono neanche gli ortodossi, che infatti sono venuti numerosi per il convegno internazionale che inaugura le celebrazioni del millenario. In prima fila, nella sala in cui l'archimandrita padre Emiliano Fabbricatore fa gli onori di casa, siedono fianco a fianco il cardinale Ignace Moussa Daoud, prefetto della congregazione delle Chiese orientali, e i rappresentanti del patriarca Teoctist (Romania), dell'arcivescovo di Atene, Christodulos, di diversi monasteri della Grecia, in un certo senso «gemellati» con Grottaferrata, e soprattutto del patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Anche lui, infatti, non può essere considerato straniero da queste parti. Poiché, come ricorda lo stesso padre Fabbricatore nel saluto iniziale, veniva spesso fin quassù, quando era un giovane diacono che studiava all'Istituto Orientale di Roma. E dunque ora tutti sperano che possa ritornarvi il prossimo anno a chiudere le celebrazioni del millenario, aperte ieri pomeriggio. Del resto proprio lui, non più tardi di due mesi fa, ha definito questa Abbazia «il luogo ideale per il dialogo tra i cattolici e gli ortodossi». Nell'attesa, il monastero alle porte di Roma ha confermato ancora una volta che ad essere di casa, tra le sue mura vecchie di dieci secoli, è soprattutto l'ecumenismo. Che non a caso è stato il fulcro di tutti i discorsi pronunciati dagli ospiti presenti e dei messaggi ricevuti (tra i quali quello del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi), letti dal coordinatore del convegno, Virgilio Avato. Per il cardinale Moussa Doud, «Grottaferrata, forte della sua eredità greca e della lunga consuetudine con la latinità, potrà continuare a lanciare l'appello, tanto urgente, all'unità ecclesiale tra Occidente e Oriente». E quasi a confermare le sue parole giungono i saluti dell'archimandrita Gregorios (patriarcato di Costantinopoli), dell'arcivescovo Teodosie (inviato di Teoctist), dell'archimandrita Ignazio (Santo Sinodo di Grecia). Ma soprattutto il messaggio di Gennadios Zervos, che non è potuto venire di persona. «La divisione è il più grande peccato della cristianità odierna - scrive il metropolita ortodosso d'Italia -. Tutti noi dobbiamo lavorare, collaborare e pregare per la realizzazione della volontà di Dio «che tutti siano una cosa sola». Così il terzo millennio diventerà il millennio della pace e dell'unità dei cristiani». Lo stesso augurio è contenuto nella lettera del cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani, che in partenza per gli Stati Uniti, ha dovuto declinare l'invito dei monaci di Grottaferrata. «La spiritualità ecumenica è una urgenza del nostro tempo», ricorda. Per questo il porporato tedesco si complimenta con padre Fabbricatore per la scelta di iniziare le celebrazioni focalizzando gli sguardi su San Nilo. «Ricordare un santo, la sua vita, le sue opere, la sua santità - afferma - è un vero contributo ecumenico».
Nei prossimi giorni il convegno, organizzato con il contributo della Provincia di Roma (rappresentata ieri da Vincenzo Vita), affronterà il tema «Il monachesimo d'oriente e d'occidente nel passaggio dal primo al secondo millennio cristianario». Stranieri, forse, per gli uomini di oggi. Ma di casa per i cristiani della Chiesa indivisa.
 

Mimmo Muolo

(da Avvenire, settembre 2004)

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