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ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
La Chiesa di Sant'Adriano
 
di Adriano Mazziotti
   
 
 
Esterno

Attualmente nel tempio si accede dalla porta Sud , sormontata da un posticcio campanile rimaneggiato in seguito al terremoto del 1908, sul quale sono fissate tre campane. Quella centrale, i cui rintocchi secondo la leggenda un tempo si udivano fino in Turchia, ragion per cui i monaci avvolgevano il battaglio con un panno nel timore che il suono fosse udito nel mare dalle temute navi saracene, venne fusa nel 1719 per volere dell'abate Nappi. Dopo venticinque lunghi anni di silenzio a causa di una grave crepa che aveva compromesso la sua acustica, la campana grande č stata restaurata su iniziativa dell' "Associazione ex  studenti del Liceo Ginnasio" nell'estate del 1992.

Ha impressa l'immagine di Sant'Adriano e S. Natalia e reca le seguenti iscrizioni: M Gennaro Pensa F. Tempore Absantiatus Rev. Patris D. Iosef Napoi A. D. 1719. L'altro bronzo sacro č la "mezzana", recante la seguente iscrizione: S. Basilio magno. Andrea Conforti e figlio Giovanni fusero. Rogliano 1894. La terza campana, la pił piccola, reca l'effige di S. Demetrio a cavallo. Fu fusa nel 1719 e posta a devozione di don Demetrio Lopes. E' stata rifusa nel 1894 a Rogliano nella fonderia Conforti.

Oggi all'interno della chiesa si accede da due ingressi. Quello Sud, sottostante il campanile a vela, forma una specie di atrio con arco a sesto acuto di pietra calcare. L'ingresso e il campanile originario, un tempo a torre, furono edificati verso la metą dell'Ottocento. L'altro ingresso, denominato la "porta dei monaci", č a Nord e serviva ai monaci prima e secoli dopo ai convittori dell'annesso Collegio italo-albanese per accedere alla chiesa. Questa porta ha gli stipiti marmorei formati da tre pezzi decorati. Curiosa č la decorazione dello stipite destro: due mascheroni in pietra . Uno raffigura un volto umano baffuto dalla cui bocca fuoriescono fogliami, sull'altro il volto di un mostro leonino dalla cui bocca si sviluppa un inaudito fogliame raccolto sopra il capo. Ereditą del gusto per l'orrido e il fantastico, tali bassorilievi in pietra, quasi certamente di epoca normanna, si inseriscono nel filone culturale delle misteriose e affascinanti maschere arcaiche della Gorgone che si caratterizzavano per la mostruositą delle figure umane e animali; derivanti dalla tradizione preistorica (leone o serpente) e ispirate a possibili influenze orientali ed egizie. Inoltre nella facciata settentrionale si trova una testimonianza storica legata perņ al Collegio. Due lapidi marmoree recanti il decreto di inamovibilitą (1819) del Collegio da S. Demetrio a Corigliano prima e ad Altomonte poi, a seguito dell'elevazione dell'Istituto a Liceo, decretato nel 1810 da Gioacchino Murat. Trasloco, per fortuna, mai avvenuto, grazie all'interessamento del Vescovo Presidente Bellusci di Frascineto. Se si mettono a confronto le due fiancate, quella a nord e a sud, si nota che la prima č percorsa da snelle lesene, assenti nel lato opposto, ed č  abbellita di una serie di tre archetti come anche l'altra fiancata. L' ovvio interrogativo che viene sollevato sul perchč della evidente differenza decorativa tra le due fiancate trova risposta nella tesi, ipotizzata da qualche autorevole studioso della chiesa, secondo la quale antistante il fianco nord scorreva la strada principale che conduceva nel centro abitato, da qui l'aspetto pił curato del versante settentrionale.

Il lato orientale, infine, č stato riportato alla luce nel 1979. La facciata principale , infatti, fu soffocata da un inaudito addossamento di un corpo di fabbrica del Collegio, deciso dalla dirigenza dell'Istituto nel 1856, probabilmente per garantire la staticitą della chiesa. La pesante mutilazione comportņ la rimozione del portale originale, un tempo in stile romanico, oltre all'ostruzione delle tre finestre poste sulla facciata. Nelle immediate vicinanze della chiesa due luoghi testimoniano dopo secoli la presenza dei discendenti di S. Nilo a S. Demetrio. Nelle immediate adiacenze della Chiesa č posta la seicentesca  fontana dei monaci, fatta sistemare dall'abate commendatario Giovanni Siscar ad uso della comunitą monastica. Le sue acque, un tempo fresche e continue, sgorganti dalla vicina collina, dissetavano gli abitanti del monastero e dal 1794 fino a un paio di decenni orsono anche i giovani frequentanti il Collegio. A poca distanza dalla fontana dei monaci si erge ancora una colonna granitica sormontata da una croce, ad indicare il luogo dove il fondatore del cenobio, secondo la leggenda, si recava con i confratelli per la preghiera del vespro. Nelle adiacenze della chiesa vegetava una mastodontica quercia che, sempre la leggenda, tramandava fosse stata piantata dal monaco di Rossano. Il posto pił suggestivo infine, quello che meglio ricorda direttamente la presenza di S. Nilo a S. Demetrio č a circa 1 km dal complesso del Sant'Adriano: la grotta di S. Nilo .

La sua storia affonda le radici nel periodo trascorso dal nostro a Sant'Adriano. A 1 km circa dal monastero, spinto dall'incommensurabile desiderio di luoghi solitari, egli era solito ritirarsi in una zona impervia - San'Elia -, dove poter pregare e meditare. Probabilmente S. Nilo, tra gli incantati silenzi del luogo, interrotti solo dal monotono scorrere di un ruscello e dal canto degli uccelli, scoprģ un anfratto naturale in cui spesso si ritirava in contemplazione ascetica.

I monaci, che dopo la morte del loro confratello ricostruirono il monastero, non dimenticarono la grotta. Probabilmente davanti ad essa eressero una cappella in sua memoria, e attaccata ad essa edificarono anche una cella per il monaco custode. Al suo interno, la cui volta č crollata da molto tempo in tutta la sua lunghezza, resiste ancora un affresco risalente al XVI o XVII secolo, raffigurante S. Nilo orante davanti al Cristo dentro una grotta.

Il tempo e soprattutto le intemperie hanno reso sbiadito l'interessante e antico affresco. In esso il Santo č ritratto orante e rivolto verso il Cristo con le mani congiunte. Il grave e inaudito sfregio sul volto del Signore e di S. Nilo, commesso da mano ignota, risale agli inizi del secolo; forse opera scellerata di qualche massone locale. Anche le pareti laterali interne erano un tempo affrescate, come dimostra una traccia di dipinto sul lato destro (forse un Sant'Antonio).

 Nel 1794, come gią ripetuto, i monaci del monastero furono trasferiti in altri luoghi della Calabria per decreto regio a seguito del trasferimento del Collegio Corsini da S. Benedetto Ullano a S. Demetrio. Da allora per il santuario eremitico ebbe inizio l'inevitabile declino. Da documenti si apprende che fino ai primi decenni dell'800, ogni 26 settembre, festa di S. Nilo, si era soliti celebrare una messa nel santuario. Due anni orsono un altro inaudito sfregio č stato recato all'affresco, anche questa volta da scellerati rimasti ignoti. Forse perché in cerca di chissą quale tesoro nascosto dietro l'affresco, i vandali di turno nell'estate del 1995 hanno gravemente rovinato a colpi di mazza o piccone la parte inferiore del dipinto.

Tra le non poche leggende che popolano la storia del venerando edificio di Sant' Adriano e che contribuiscono ad alimentare il fascino del mistero attorno al sacro luogo, trova posto anche quella secondo la quale nella grotta di S. Nilo vi fosse un cunicolo che conduceva nel monastero, terminante in un nascondiglio posto dietro un ampio stipo settecentesco della sagrestia.