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Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
La Chiesa di Sant'Adriano
 
di Adriano Mazziotti  
 
Interno della Chiesa

Nel corso della sua plurisecolare storia, il sacro edificio, internamente lungo 25 m. e largo 13 m.,  ha subito manomissioni, mutilazioni, rifacimenti e restauri che, assieme ai terremoti, hanno ferito e cambiato la sua bellezza originaria. La prima impressione che si riceve entrando nel vetusto tempio a tre arcate è la mancanza di unità strutturale, con l'intrecciarsi e l'accostarsi tra loro di diversi elementi architettonici e ornamentali. 

Tra i più stravolgenti danni strutturali arrecati al sacro edificio bizantino va ricordato quello risalente alla prima metà del '700, che comportò l'abbattimento della primitiva abside, il prolungamento dell'edificio terminante con una cupola barocca e l'erezione di tre altari latini.  

In recenti lavori di restauro è stata individuata l'antica abside, le cui fondamenta passano proprio sotto l'altare centrale. Il vecchio altare greco, con l'iconostasi tradizionale, doveva sorgere a breve distanza dalla pietra tombale della cripta dei monaci; distinta dallo stemma del Cardinale Borghese, abate commendatario dell'abbazia. 

Nella cosidetta parte settecentesca si trovano la cupola, i tre altari e i quattro quadri su tela.

I paliotti degli altari, altra preziosità della chiesa, pur realizzati da artisti diversi, sono eseguiti con il medesimo materiale: non in marmo, come può sembrare, bensì con stucco di gesso. Nessun mistero sugli autori di due paliotti. Quello centrale reca la scritta, Plasticogipsycum opus Dominici Costa. A.D. 1731. Frate Terentius Lettieri, pro sua devozione. Al centro si nota lo stemma dell'ordine basiliano, una colonna di fuoco. 

La superficie è raffigurata di motivi vegetali e di animali (grilli, farfalle e uccelli). Nell'altare a sinistra sono rappresentati elementi decorativi e vegetali e anche qui sono riportati il nome dell'autore, Maurizius Ofrias, e l'anno di realizzazione, 1750. I motivi raffigurati si ripetono sul paliotto dell'altare di destra, dove però non sono riportati né l'identità dell'autore né la data di realizzazione del manufatto.

Sulla superficie muraria, dietro l'altare maggiore, spicca una lastra marmorea in cui è scolpito il nome di un importante cittadino D. (ON) Demetrio Lopez, le cui spoglie riposano dal 1731 in virtù del suo alto grado sociale, separate da altri comuni mortali sepolti nella chiesa. Sopra di essa sono ricavate quattro nicchie. Nelle due superiori trovano posto i busti di Sant'Adriano e Santa Natalia. Entrambi conservano su un cristallo ovale incastonato nel petto rispettivamente un anello ex -voto e probabilmente una reliquia. 

I due reliquari fino agli inizi degli anni '50 venivano portati in processione il 26 agosto, giorno della festa del Santo. Le due sottostanti nicchie erano occupate, fino a un ventennio fa, da due angeli lignei, purtroppo trafugati.

 I tre altari sono sormontati da altrettanti quadri. Quello dell'altare centrale raffigura, in evidente stile rinascimentale, il martirio del Santo. La tela conserva ancora alcune scritte purtroppo indecifrabili, tra esse si distinguono in basso ai due lati una data (MDCCVIII) e un nome (RICCIUS 1708). 

Tre i personaggi sulla tela collocata nella navata sinistra. La Madonna, S. Nilo e S. Vito. 

Quest'ultimo, per l'uniforme da soldato che indossa, da molti è scambiato per S. Demetrio. Nella descrizione della chiesa sulla Platea del monastero, è indicato come S. Vito; a conferma di ciò, accanto al Santo sono dipinti due cani. S. Vito è, infatti, il protettore degli animali dall'idrofobia. Nella tela di destra è raffigurato S. Basilio Magno, fondatore dell'ordine omonimo. In questo dipinto, come in quello a sinistra e al centro, il tempo ha notevolmente compromesso ogni traccia riguardante gli esecutori del lavoro, ma si può ancora scorgere in basso a sinistra, pur con qualche difficoltà, lo stemma con il leone rampante coronato e sormontato da tre stelle, assieme ad una scritta quasi incomprensibile a causa della caduta della crosta, " Petrus Militia" (?). 

Sulla sommità della fastosa cornice dell'arcata centrale si trova un piccolo quadro ad olio, la Madonna del Buon Consiglio; dono dei profughi albanesi all'abbazia in segno di gratitudine per l'ospitalità offerta dall'abate una volta giunti in questa sede. Nell'arco sovrastante l'altare centrale è stato rinvenuto un rosone in pietra a quadrifoglio che dava luce alla chiesa dalla parte dell'abside prima della costruzione della cupola. La luce nel tempio penetra da tre finestre della facciata del portale principale e da piccole monofore disposte lungo le pareti laterali.