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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

1405 - 2005 VI CENTENARIO DELLA NASCITA DI GIORGIO CASTRIOTA SKANDERBEG

Giorgio Castriota Skanderbeg, opera dello scultore Hevzi Nuhiu, legno 50 x 50 x 300
 
N. 5 - Aprile 2005

Appunti di storia

SCANDERBEG  EROE  ANCHE  IN  TERRA  DI  PUGLIA

di Alfredo Frega

L’eroe albanese in un fotogramma del film “Skënderbeu, luftëtari i math i Shqipërisë” (1954)

Proponiamo una pagina di storia dimenticata che ha visto le terre di Puglia e d’Albania legate da un personaggio allora famoso in tutta Europa per essere stato l’artefice di un’impresa eccezionale che stupì le Corti dei Paesi del Mediterraneo. Oggi, di questo personaggio celebriamo i seicento anni della sua nascita, rivivendo le sue gesta, riscoprendolo quale “Atleta di Cristo e difensore della Fede”, come lo definì Papa Callisto III. Il nostro personaggio è Giorgio Castriota Scanderbeg, eroe dell’Albania, nato nel 1405 e morto nel 1468.

Era l’anno 1450 quando nel cuore dei Balcani si registrò un evento che doveva poi segnare la storia non solo dell’Albania ma anche delle regioni dell’Italia meridionale. L’esercito ottomano di Maometto II, dopo la dura resistenza di Sfetigrado da parte della lega dei principi albanesi guidati dal condottiero Scanderbeg, fu incredibilmente sconfitto a Croya. Si sconvolse così l’obiettivo dei Turchi di impadronirsi dei Balcani e poi di Venezia, con il sogno recondito, di innalzare la Mezzaluna sulla cupola di San Pietro. In tal modo, Scanderbeg, che per più di un ventennio tenne lontano i Turchi dai confini albanesi, tranquillizzò i principi cristiani e lo stesso Pontefice che pensava ad una splendida crociata, che però non realizzò mai.

Il destino poi fu avverso all’Albania, anche se aiutata dagli Aragonesi i quali, a loro volta, ebbero da Scanderbeg un grande contributo nelle lotte belligeranti con principi ribelli e gli Angioini. Una congiura, le cui vicende sono state narrate da Pontani  (De Bello Neapol., Napoli, Gravier MDCCLXIX, lib. II), rendeva inquieto e malfermo il trono del re di Napoli. Ferdinando I fu costretto a sollecitare, nel 1459, aiuti a Scanderbeg. Questi, memore dei benefici ricevuti dal padre Alfonso d’Aragona, detto “il Magnanimo”, affidava al nipote Coiro Streso un corpo di spedizione di 5000 uomini. Sbarcato egli stesso a Barletta, dove istituì la base per le sue operazioni, sconfisse subito le truppe del principe ribelle Orsini di Taranto. Poi si scontrò con i francesi conquistando la città di Trani con uno stratagemma. Il duca Giovanni d’Angiò si salvò con la fuga per mare e Jacopo Piccinini, comandante delle truppe francesi, si ritirò verso gli Abruzzi. Il principe Antonio Iosciano fu fatto prigioniero. In seguito prese parte alla battaglia di Orsara che fu decisiva per le sorti di re Ferrante. In tal modo l’eroe albanese liberò il monarca aragonese, che sembrava soccombente, da una difficile situazione e gli permise di riprendere gradualmente l’offensiva. Scanderbeg ebbe, a riconoscimento degli aiuti prestati alla Corona, le città di Trani, Siponto, Monte Gargano e San Giovanni Rotondo.

Dal punto di vista politico, la partecipazione di Scanderbeg alla guerra a fianco degli Aragonesi gli procurò sicurezza sull’altra sponda dell’Adriatico, l’Albania, e la continuità di un’alleanza che, in seguito, gli sarebbe stata utile. La posizione dello Scanderbeg nei confronti del re di Napoli era ora d’assoluta parità. Ritornando in Albania, passò per Ragusa (l’attuale Dubrovnic) che gli tributò nuovi onori (Particolari della parentesi italiana del Castriota li riferisce Gino Pallotta nel suo libro Scanderbeg, edizioni italalb Roma 1958). 

Molti dei soldati albanesi si stanziarono nei territori di quei possedimenti pugliesi formando così alcune colonie, le quali ancora oggi costituiscono memoria storica di quei tempi. Iniziava così l’esodo storico degli Albanesi in Italia che si svolse ad ondate ed in epoche diverse, mentre la loro patria era saccheggiata dagli invasori ottomani. I transfughi Albanesi, dopo stenti e patimenti, si fermarono nei feudi del Castriota, nei latifondi badiali e nelle commende. Solo dopo la morte dell’eroe Scanderbeg, avvenuta ad Alessio nel 1468, suo figlio Giovanni, a seguito della caduta della fortezza di Croya una decina d’anni dopo, guidò parte del suo popolo verso l’esilio.

Lo storico Domenico Zangari elenca le prime colonie che sorsero in provincia di Lecce: Faggiano, Martignano, Monteperano, Roccaforzata, San Giorgio Jonico sotto Taranto, San Martino, San Marzano di San Giuseppe, Sternatia e Zolino. In provincia di Foggia a Chieuti, Casalnuovo di Monterotaro e Casalvecchio di Puglia (Domenico Zangari, Le colonie italo-albanesi di Calabria, storia e demografia, sec. XV – XIX, ed. Casella Napoli 1941).

I rapporti tra la terra di Puglia e quella delle Aquile hanno radici antichissime, soprattutto per la vicinanza delle due coste che, nella parte più stretta misura appena 75 chilometri. Probabilmente Bari è stata fondata dagli Illiri nel VII sec. A. C.. Altri eventi furono le imprese del leggendario Pirro in terra tarantina, e prima di lui  quelle di Milone nel 281 a. C.. Poi gli eventi che abbiamo sopra ricordato. A Taranto, il Rodotà ci ricorda che gli Albanesi approdarono tra il 1461 e il 1478, mentre il Tajani li determina tra il 1473 e 1474.

La comunità arbëreshe più rappresentativa nella provincia di Taranto è senza dubbio San Marzano di San Giuseppe, l’unico comune che sia riuscito a conservare le caratteristiche di minoranza linguistica. Il primo feudatario del luogo fu Ruggero di Taurisano che l’ottenne dal principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini. Dopo Raffaele di Monterone il feudo passò in eredità al figlio Roberto, che lo perdette perché congiurò contro i re aragonesi. Carlo V vendette il casale a Demetrio Capuzzimati, nobile capitano del Castriota, che aprì ai suoi connazionali che si dedicarono al dissodamento delle terre. Dopo varie successioni, fu acquistato nel 1530 dal Regio Fisco per soli settecento ducati, a condizione che il casale avesse il diritto di essere ripopolato da nuovi arrivi di gente dall’Albania. Fu anche dominio di signorie dell’Epiro.

Alfredo Frega

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