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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

Newsletter 21 febbraio 2005

In questa newsletter: Successo della prima iniziativa del Club - Breve rassegna stampa: hanno scritto sull’incontro del 5 febbraio - Relazione del Presidente del Confemili, Domenico Morelli - Provvidenze per le imprese editrici delle minoranze linguistiche riconosciute - Notizie dal Coordinamento Provinciale “Denuncia della proliferazione dei Comuni “Minoritari”.

Successo della prima iniziativa del Club.   “Le lingue senza voce”

Lungro – Nonostante la neve ed il freddo, il primo evento del Club è stato portato a termine con successo. L’incontro di studio del 5 febbraio scorso, patrocinato dall’Assessorato Provinciale alle Minoranze Linguistiche Storiche, ha avuto una larga eco nella stampa regionale. Hanno riferito sulle questioni da noi sollevate: Gazzetta del Sud, La Provincia cosentina, Il Quotidiano, il Domani, Giornale di Calabria, Nuova Cosenza, ANSA, Eurolang.net (sito in lingua inglese) e Rai Tg3 Calabria.

Gli interventi sono stati tutti mirati alla ricerca su cosa fare per attuare la legge 482/99, il suo regolamento e il Contratto di servizio Ministero della Comunicazione e Rai, ai fini dell’avvio della programmazione in lingua da parte del servizio pubblico radiotelevisivo. Molto seguiti gli interventi di, Bojan Brezigar, Domenico Morelli, Francesco Altimari, Roberto De Napoli, Francesco Baffa, Demetrio Emmanuele, del Vescovo di Lungro Mons. Ercole Lupinacci, del collega Pantaleone Sergi inviato de “La Repubblica” e dei sindaci di Lungro, Vincenzo Iannuzzi, di Acquaformosa, Giovanni Manoccio e del sindaco Andrea Muglia della comunità occitana di Guardia Piemontese. Erano presenti, altresì, amministratori dei Comuni Arbëreshë di Firmo e di Frascineto.

Assenti l’assessore provinciale alle minoranze linguistiche storiche, Donatella Laudadio, Daniele Gambarara presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione ed il direttore della sede Rai per la Calabria, Basilio Bianchini, rappresentato dal programmista regista Rai Roberto De Napoli.

Oltre ai vari corrispondenti arbëreshë dei quotidiani calabresi,  in sala anche le troupe della Rai e di Teleuropa Network.

Il documento, approvato al termine dei lavori dai giornalisti, si è incentrato sul nuovo contratto di servizio, siglato nel 2003 dalle Comunicazioni e la Rai che prevede importanti novità per le lingue minoritarie, quelle riconosciute dalla legge 482 del 1999, fra le quali ci sono anche le lingue albanese, grecanica ed occitana della Calabria. Il documento è stato già inoltrato alle istituzioni competenti e ai colleghi del Club. Chi non l'ha ricevuto può richiederlo alla segreteria.

Quando l’informazione è segno dell’identità

E’ la prima volta che si registra un evento del genere tra le minoranze linguistiche storiche della Calabria, nel senso che il partecipato incontro ha messo in luce il rapporto tra media e minoranze. Merito al Club dei Giornalisti Arbëreshë, sorto da qualche mese, e che ha come obiettivo principale quello di fare pressioni presso le competenti sedi governative e l’Azienda Rai per l’attuazione delle normative di legge (L. 482/99, il regolamento e il Contratto di servizio Ministero della Comunicazione e Rai) per l’avvio delle trasmissioni radiotelevisive nelle lingue minoritarie sottoposte a tutela.

Si sa che in Italia le minoranze (non storiche ma nazionali o di confine) che hanno diritto a trasmissioni radiotelevisive nella propria lingua sono quelle francesi, tedesche, ladine e slovene. Nulla ancora è previsto per le altre minoranze cosiddette “storiche” o di antico insediamento.

Il compito, quindi, prefisso dal Club che riguarda il diritto di accesso ai mezzi di comunicazione, è assai arduo stante la complessità legislativa. Molto avanti più di noi sono i friulani che stanno sostenendo una dura battaglia nei confronti della Commissione mista, inattiva da due anni. I friulani, grazie all’autonomia della regione e della provincia di Udine, già usufruiscono di trasmissioni giornalistiche radiofoniche e televisive da parte della Rai in lingua friulana.

Ora in Calabria il discorso è avviato e quanto prima i giornalisti arbëreshë inizieranno una serie di incontri a vari livelli, politici ed istituzionali, Rai compresa.

Siamo alla vigilia delle elezioni regionali. Si aspetterà il nuovo riassetto politico dell’ente per inoltrare al Consiglio Regionale e alla Giunta che saranno elette, opportune richieste per garantire le programmazioni radiofoniche e televisive Rai nelle lingue minoritarie. La legge prevede anche la partecipazione delle emittenti radiotelevisive locali. Gli oneri previsti sarebbero solo in parte a carico della Regione Calabria. Su questo argomento sarebbe opportuno che il nuovo Consiglio Regionale approvasse un emendamento alla nota legge regionale di tutela la n. 15, prendendo ad esempio quella della Regione Friuli Venezia Giulia.

Come sarebbe opportuno che in Calabria si attivasse il Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni), oggi assente, pur avendo un ruolo molto importante da svolgere in questo contesto.

E’ auspicabile, per noi operatori dell’informazione italo-albanese, impegnare parte delle risorse disponibili (allo stato sono davvero poche) perché anche attraverso gli strumenti dell’informazione, le lingue e le culture “diverse” siano tutelate e valorizzate.

La tanto attesa convenzione con la Rai appare, quindi, necessaria. Le popolazioni calabresi arbëreshë, grecaniche ed occitane meritano un serio progetto che può garantire un’informazione qualificata e libera, consona alle loro esigenze.

Nessun conflitto giornalisti arbëreshë e Sede Regionale Rai

Dai titoli di alcuni quotidiani che hanno riportato la cronaca dell’incontro del 5 febbraio, si è data l’idea ai lettori dell’esistenza di un conflitto tra i giornalisti italo-albanesi e la sede regionale Rai per la Calabria. Nulla di tutto questo. Anche perché le sedi periferiche regionali della Rai non possono decidere sulla programmazione in lingua, in assenza della convenzione che dovrà stipulare la Commissione mista. Al contrario, non solo i giornalisti italo-albanesi, ma anche gli operatori culturali arbëreshë, specialmente nel periodo in cui presso quella sede era in attività la struttura di programmazione (anni ’80), sono stati validi collaboratori, realizzando numerosi documentari televisivi e rubriche radiofoniche sulla cultura non solo albanese, ma anche grecanica e occitana, naturalmente in lingua italiana.

Lo stesso discorso vale per la redazione giornalistica che, pur nei tempi ristretti dei radiotelegiornali, ha dato risalto ad eventi e manifestazioni di queste comunità alloglotte.

Allo stato il Club dei Giornalisti Arbëreshë può concordare con la sede Rai di Cosenza quantomeno spazi fissi nei gr e tg, nonché nel programma “Il Settimanale”, con la possibilità di irradiare i servizi anche sui canali satellitari della stessa Rai, come Levante.

Altro discorso le trasmissioni radiotelevisive in lingua

La questione dell’uso della radio e della televisione che comunichi i messaggi nelle lingue minoritarie, è molto importante se non essenziale se si vuole tentare di frenare il lento depauperamento lessicale delle lingue meno diffuse.

E’ per questo che il Coordinamento provinciale delle minoranze linguistiche storiche ha allo studio alcune iniziative che riguardano anche la possibilità di esaminare disponibilità provenienti dai network privati sia radiofonici e sia televisivi, così come prevedono le leggi vigenti nazionali e regionali.

La formazione degli operatori dell’informazione

Altro argomento trattato, non meno impartante, è stato quello della formazione e dell’aggiornamento degli operatori dell’informazione. L’Unical, con il Dipartimento di Linguistica e con il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, unitamente alle istituzioni, regione, province e comuni interessati, ha proposto, su nostra richiesta, l’organizzazione di un master di secondo livello sulla disciplina albanologica, riservato a quanti, albanesi e occitani, operano come corrispondenti, collaboratori e redattori.

Rassegna stampa essenziale: hanno scritto sull’incontro del 5 febbraio

Nicola Bavasso, La Provincia cosentina (4.2.05) – Intervista al presidente del Club, Alfredo Frega: “Pur nella complessa attuazione della legge (482/99) che investe aspetti diversi come i finanziamenti, le idee, i progetti, le produzioni, questo primo appuntamento offrirà l’occasione per chiarire le idee, per trovare un metodo di lavoro impegnativo e per offrire ai giovani, che si affacciano nel pianeta dell’informazione plurilingue, la necessaria preparazione e qualificazione per la professione che andranno a svolgere”.

ANSA (6.2.05) – “Al centro del dibattito la parte della legge (482/99) riguardante il servizio pubblico radiotelevisivo e l’emittenza privata, in particolare la disposizione della legge che obbliga la Rai a produrre trasmissioni televisive in lingua minoritaria, disposizione mai ancora realizzata dalla struttura pubblica. Né è stato mai applicato l’art. 12 del contratto di servizio stipulato due anni fa dal Ministero delle Comunicazioni e la Rai in base al quale, quest’ultima avrebbe dovuto promuovere la stipula di convenzioni, con oneri a carico di regioni, province e comuni per trasmissioni giornalistiche nelle lingue ammesse a tutela”.

Giuseppe Falduto, Il Quotidiano (7.2.05) – “Bojan Brezigar, rappresentante del Bureau europeo delle lingue meno diffuse, ha apprezzato la scelta di voler organizzare questa iniziativa, esprimendo, però, tutti quegli aspetti diversi che implicano una difficoltà nella concretizzazione della legge. Nonostante ciò la proposta emersa dal suo intervento è quella di aumentare il numero della conoscenza della lingua, sfruttando non solo il servizio della Rai, ma anche periodici locali, riviste il lingua, radio e quotidiani regionali”.

Eugenio Marigliano, La Provincia cosentina (10.2.05) – “Convinto sulla tematica linguistica minoritaria, della necessità di procedere per piccoli passi è stato invece Brezigar: sarebbe un buco nell’acqua, secondo il giornalista, chiedere alla Rai di predisporre in merito un progetto ex novo. Molto meglio, invece, cominciare ad interessare il servizio radiotelevisivo locale e privato, arrivando ad offrire, almeno nei primi passi dell’iniziativa, la propria opera in modo gratuito. Brezigar non sottovaluta l’apporto di un mezzo come la radio, che dedica alle minoranze della regione friulana il doppio dello spazio rispetto alla televisione; nella realtà friulana, bisogna ricordarlo, il tutto è ancora più complicato vista la presenza di più di una lingua minoritaria. “…A me pare fondamentale – ha concluso lo studioso sloveno – la creazione di questa associazione di giornalisti arbëreshë: Nella mia regione. Nonostante giornalisti professionisti e pubblicisti di lingua slovena siano quasi un centinaio, nulla di simile è stato ancora messo in atto”.

Pasquale Pisarro, Gazzetta del Sud (13.2.05) – “Qualificata presenza di partecipanti, concretezza di relazioni di interventi, richieste precise: questi i tratti salienti dell’incontro di studio e di lavoro organizzato dal Club dei Giornalisti Arbëreshë…I giornalisti invitano la Regione, province calabresi, comuni alloglotti, la Rai di Cosenza a promuovere una conferenza di servizio per redigere e approvare la convenzione prevista per l’urgente avvio delle programmazioni radiotelevisive nelle lingue delle popolazioni arbëreshe, grecaniche e occitane, e chiedono di predisporre un piano formativo, insieme con il Club.

 

RELAZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONFEMILI, DOMENICO MORELLI

Strumenti normativi a tutela dei medi e minoranze linguistiche.

Ho accettato con piacere l’invito dell’amico Alfredo Frega a partecipare a questa giornata di lavoro perché penso che sia il momento più opportuno per creare una rete fra i giornalisti arbëreshë e poi per L’impostazione che è stato dato a questo incontro: un’occasione per scambiare delle idee, ma soprattutto per creare progetti. In questo sforzo esprimo tutto il sostegno del CONFEMILI e quindi delle associazioni anche di giornalisti delle altre minoranze linguistiche d’Italia. Poi ritengo un segno di maturità l’aver compreso che anche la nostra comunità arbereshe ha le forze, ha il ceto intellettuale adeguato per esprimere una sua voce specifica. Vuole trovare con le proprie forze soluzioni pratiche e realizzabili. Se non siamo noi a dare un’immagine veritiera della nostra realtà, non possiamo pretenderla da nessuno.

Fermiamoci al tema della serata: la legge 482/99 e il sevizio pubblico radiotelevisivo. Non voglio soffermarmi sull’importanza che ha la radiotelevisione per la valorizzazione della nostra lingua e cultura.

Non posso tacere sulla circostanza che noi arbëreshë abbiamo un obbligo anche morale di valorizzare questa lingua e questa cultura perché fa parte di un patrimonio nazionale ed europeo finalmente riconosciuto anche con norme precise.

L’informazione e soprattutto quella radiotelevisiva poi ha un grave debito verso le minoranze linguistiche storiche per la sottovalutazione complessiva, culturale di una questione che riguarda aspetti economici e sociali di grandissima rilevanza in quando investe i meccanismi dello sviluppo e le prospettive della società in cui viviamo, in un mondo i cui problemi diventano ormai i problemi di tutti e di ciascuno. Un debito, la televisione lo ha anche verso se stessa  perché l’informazione sulle minoranze linguistiche, cosi complesso e carico di storia e di conseguenze, è venuta meno al suo compito essenziale, ma insieme più importante quello di garantire le due caratteristiche centrali della comunicazione: la memoria e la conoscenza.

 E’ senza memoria e non porta certamente a una corretta conoscenza il non sentire mai la voce, la storia, la vicenda in prima persona narrata dagli uomini e donne della nostra comunità se non in alcuni appuntamenti fissi annuali, le vallie o qualche altro avvenimento folkloristico particolare. Eppure la nostra realtà è viva di cultura, di umanità, di vicende personali e collettive dalle quali l’informazione trae generalmente pochi e stereotipati spunti secondo modelli codificati. L’inserimento di questo mondo renderebbe più ricca anche l’offerta informativa radiotelevisiva. Perciò è da apprezzare la volontà di rendersi responsabili a contribuire con uno specifico contributo alla promozione ed alla diffusione della cultura arbëreshe da parte dei giornalisti.

Questa attività è permessa ed anche sostenuta dal quadro normativo nazionale. Non vi annoierò con una lezione di diritto. La mia vuole essere una testimonianza del nostro impegno, come CONFEMILI, ed anche un’esame di coscienza sugli errori fatti. Da quattro anni ci battiamo perché l’articolo 12 della legge 482 sia attuato. Abbiamo collaborato alla redazione del Regolamento di attuazione della legge. Dopo vari interventi siamo riusciti ad inserire all’art. 12 del Contratto di servizio della RAI degli articoli sul diritto di accesso. Tutto sembrava che filasse per il verso giusto, fino al 5 maggio 2003, quando è stata istituita la Commissione mista: Ministero delle Comunicazioni e società concessionaria del servizio pubblico. Ebbene, da quel giorno tutto è fermo con vari pretesti. Eppure questa Commissione è fondamentale perché deve individuare le sedi regionali proposte alla tutela e indicare lo standard di tutela prescelto. Le nostre reiterate sollecitazioni sono cadute nel vuoto. Abbiamo inviato documentazioni, siamo stati auditi, come si dice in termine tecnico, ma tutto è fermo li.  L’Autorità per le Comunicazioni comunque è stata avvertita ed ha delegato i CORECOM regionali a monitorare le trasmissioni locali, inoltre questa autorità è pronta a mobilitarsi in caso di denunce da parte delle nostre comunità.

Le ragioni del comportamento della Commissione mista risiedono nella non volontà politica dell’attuale governo. Forse la nostra azione ha fallito finora perché abbiamo commesso degli sbagli. Non sappiamo molte volte cosa chiedere. Non abbiamo messo in contatto gli interlocutori giusti.

Finora abbiamo parlato con il Ministro delle Comunicazioni, i Consiglieri ed il Direttore della RAI. Forse risolveremo il problema ad un livello più basso. Bisogna mettere in contatto direttamente i direttori e capiredattori responsabili dei programmi regionali. A loro come primo passo si potrebbero chiedere cose minime e facilmente realizzabili, che non implichino costi aggiuntivi e impegni eccessivi: un minuto di GR, un’intervista nel TG regionale, un appuntamento settimanale dei GR, una piccola rubrica nei TG. Bisognerebbe cominciare avendo idee chiare e facendo proposte semplici ma serie facili e ben motivate e ben strutturate. Nessuno ama che sia presentato un problema: tutti apprezzano invece una soluzione chiavi in mano.

Si potrebbero mettere in contatto anche responsabili della radio e televisioni private locali. L’art. 14 della 482 prevede che regioni e province possano finanziare programmi radio e tv prodotti da emittenti locali a carattere privato. Riuscire a mettere in contatto i politici locali con le tv locali forse potrebbe rivelarsi più facile per chiedere udienza a Flavio Cattaneo o Angela Buttiglione.

Esempi di questo tipo esistono presso le Comunità cimbre e mochene della Provincia di Trento che hanno promosso trasmissioni finanziate con fondi provinciali e della 482 e dell’Unione dei Comuni della Grica salentina che hanno trasmissioni regolari su una Tv locale e, utilizzando il satellite in alcune occasioni, riescono a mettere in contatto non soltanto gli emigranti ma anche la Grecia.

Questo Convegno è organizzato da un club di giornalisti. Non vorrei dimenticare anche gli altri media Esistono tutta una serie di periodici arbereshe, un mese fa abbiamo festeggiato i 35 anni di Katundi yne. Quindi l’esperienza in questo campo non manca. Penso che questa esperienza vada messa a frutto, valorizzando opportunità offerte da leggi attuali che hanno avuto come fonte di ispirazione la Legge 482. Forse quello che dirò è folle : non sarebbe il caso di fondare un periodico che coinvolgesse tutto il gruppo di giornalisti che si richiamano  al club. Dico questo perché oggi i finanziamenti per una tale operazione esistono. L’art. 153 della legge 388 del 23 dicembre 2000 permette il finanziamento di organi o giornali espressione di minoranze linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un ramo del Parlamento italiano nell’anno di riferimento dei contributi.

Cosa vuol dire? Che un’associazione di una minoranza linguistica può richiedere il finanziamento di un periodico che abbia almeno 5 numeri l’anno se un parlamentare, deputato o senatore viene riconosciuto rappresentante di questo movimento.

Lancio solo questo flash, come tema di riflessione e sono pronto sia personalmente sia come CONFEMILI a collaborare per una tale realizzazione

Provvidenze per le imprese editrici delle minoranze linguistiche riconosciute.

Il prof. Domenico Morelli, presidente del Confemili, nel corso del suo intervento all’incontro del 5 di febbraio, ha invitato i giornalisti presenti a prendere in considerazione l’art. 153 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388 che riguarda le imprese editrici di quotidiani e periodici. Il primo comma richiama la legge del 7 agosto 1990, n. 250, e succ. modificazioni, in merito agli stanziamenti finanziari. Il successivo comma 2 fa espresso riferimento alle minoranze linguistiche riconosciute. In pratica interessa “le imprese editrici di quotidiani e periodici, oltre che attraverso esplicita menzione riportata in testata, risultino essere organi o giornali di forze politiche che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o rappresentanze nel Parlamento europeo o siano espressione di minoranze linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un ramo del Parlamento italiano nell’anno di riferimento dei contributi”.

“Forse – ha sottolineato Domenico Morelli nell’intervento che riportiamo sopra –quello che dirò è folle: non sarebbe il caso di fondare un periodico che coinvolgesse tutto il gruppo di giornalisti che si richiamano al Club. E dico questo perché oggi i finanziamenti per una tale operazione esistono. L’art. 153 della L. n. 388/2000 permette il finanziamento di organi o giornali espressione di minoranze linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un ramo del Parlamento italiano nell’anno di riferimento dei contributi”.

NOTIZIE DAL COORDINAMENTO PROVINCIALE PER LE MINORANZE LINGUISTICHE STORICHE

DENUNCIA DELLA PROLIFERAZIONE DEI COMUNI “MINORITARI” – Nella riunione del 14 dicembre 2004, il Comitato di coordinamento provinciale di Cosenza per le minoranze linguistiche ha denunciato agli organi ministeriali preposti all’applicazione della legge n. 482 del 15.12.1999 l’inquietante fenomeno dell’allargamento che si ritiene abusivo ed assolutamente privo di motivazione sia linguistica sia giuridica, del numero dei Comuni di minoranza, fenomeno che si sta registrando sia a livello nazionale sia regionale, e che rischia di vanificare gli obiettivi della stessa legge nazionale di tutela delle minoranze linguistiche storiche.

Poiché le poche risorse ormai assegnate ai Comuni realmente minoritari si riducono sempre più, allo scopo di non coprire tali operazioni chiaramente clientelari che finiscono per danneggiare una seria politica di tutela delle comunità autenticamente di minoranza, si chiede alla Direzione degli Affari Regionali della Presidenza del Consiglio di voler procedere ad una verifica accurata e scientificamente fondata della reale situazione linguistica esistente nell’ambito delle minoranze linguistiche storiche riconosciute dalla legge 482 del 15.12.1999, sollecitando le Amministrazioni Provinciali interessate a ridefinire eventualmente gli ambiti di applicazione della stessa legge, nel rigoroso rispetto di quanto previsto dallo stesso regolamento di attuazione della legge 482, che richiede al comma 3 dell’art. 1 come condizione per il riconoscimento di Comune di minoranza solo a quei Comuni nel cui territorio “la minoranza è storicamente radicata e in cui la lingua ammessa a tutela è il modo di esprimersi dei componenti della minoranza linguistica”.

bulletNjë  lutje  kolegavet çë edhe nëng dhanë kontributin “një herë për gjithmonë” (pesëdhjetë €), të japin sa më njëhere. Mirni kontakt me sekretarin gazetar Nikolla Bavasso tel. 0981 945126
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Foto di Miku Cortese, webmaster del sito www.ungra.it

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