In questa newsletter: Successo della prima iniziativa
del Club - Breve rassegna stampa: hanno scritto sull’incontro del 5
febbraio - Relazione del Presidente del Confemili, Domenico Morelli -
Provvidenze per le imprese editrici delle minoranze linguistiche
riconosciute - Notizie dal Coordinamento Provinciale “Denuncia della
proliferazione dei Comuni “Minoritari”.

Successo della prima iniziativa del
Club. “Le lingue senza voce”

Lungro – Nonostante la neve ed il freddo, il primo
evento del Club è stato portato a termine con successo. L’incontro di
studio del 5 febbraio scorso, patrocinato dall’Assessorato Provinciale
alle Minoranze Linguistiche Storiche, ha avuto una larga eco nella stampa
regionale. Hanno riferito sulle questioni da noi sollevate: Gazzetta del
Sud, La Provincia cosentina, Il Quotidiano, il Domani, Giornale di
Calabria, Nuova Cosenza, ANSA, Eurolang.net (sito in lingua inglese) e Rai
Tg3 Calabria.
Gli interventi sono stati tutti mirati alla ricerca
su cosa fare per attuare la legge 482/99, il suo regolamento e il
Contratto di servizio Ministero della Comunicazione e Rai, ai fini
dell’avvio della programmazione in lingua da parte del servizio pubblico
radiotelevisivo. Molto seguiti gli interventi di, Bojan Brezigar, Domenico
Morelli, Francesco Altimari, Roberto De Napoli, Francesco Baffa, Demetrio
Emmanuele, del Vescovo di Lungro Mons. Ercole Lupinacci, del collega
Pantaleone Sergi inviato de “La Repubblica” e dei sindaci di Lungro,
Vincenzo Iannuzzi, di Acquaformosa, Giovanni Manoccio e del sindaco Andrea
Muglia della comunità occitana di Guardia Piemontese. Erano presenti,
altresì, amministratori dei Comuni Arbëreshë di Firmo e di Frascineto.
Assenti l’assessore provinciale alle minoranze
linguistiche storiche, Donatella Laudadio, Daniele Gambarara presidente
del corso di laurea in Scienze della Comunicazione ed il direttore della
sede Rai per la Calabria, Basilio Bianchini, rappresentato dal
programmista regista Rai Roberto De Napoli.
Oltre ai vari corrispondenti arbëreshë dei quotidiani
calabresi, in sala anche le troupe della Rai e di Teleuropa Network.
Il documento, approvato al termine dei lavori dai
giornalisti, si è incentrato sul nuovo contratto di servizio, siglato nel
2003 dalle Comunicazioni e la Rai che prevede importanti novità per le
lingue minoritarie, quelle riconosciute dalla legge 482 del 1999, fra le
quali ci sono anche le lingue albanese, grecanica ed occitana della
Calabria. Il documento è stato già inoltrato alle istituzioni competenti e
ai colleghi del Club. Chi non l'ha ricevuto può richiederlo alla
segreteria.
Quando l’informazione è segno
dell’identità
E’ la prima volta che si registra un evento del
genere tra le minoranze linguistiche storiche della Calabria, nel senso
che il partecipato incontro ha messo in luce il rapporto tra media e
minoranze. Merito al Club dei Giornalisti Arbëreshë, sorto da qualche
mese, e che ha come obiettivo principale quello di fare pressioni presso
le competenti sedi governative e l’Azienda Rai per l’attuazione delle
normative di legge (L. 482/99, il regolamento e il Contratto di servizio
Ministero della Comunicazione e Rai) per l’avvio delle trasmissioni
radiotelevisive nelle lingue minoritarie sottoposte a tutela.
Si sa che in Italia le minoranze (non storiche ma
nazionali o di confine) che hanno diritto a trasmissioni radiotelevisive
nella propria lingua sono quelle francesi, tedesche, ladine e slovene.
Nulla ancora è previsto per le altre minoranze cosiddette “storiche” o di
antico insediamento.
Il compito, quindi, prefisso dal Club che riguarda il
diritto di accesso ai mezzi di comunicazione, è assai arduo stante la
complessità legislativa. Molto avanti più di noi sono i friulani che
stanno sostenendo una dura battaglia nei confronti della Commissione
mista, inattiva da due anni. I friulani, grazie all’autonomia della
regione e della provincia di Udine, già usufruiscono di trasmissioni
giornalistiche radiofoniche e televisive da parte della Rai in lingua
friulana.
Ora in Calabria il discorso è avviato e quanto prima
i giornalisti arbëreshë inizieranno una serie di incontri a vari livelli,
politici ed istituzionali, Rai compresa.
Siamo alla vigilia delle elezioni regionali. Si
aspetterà il nuovo riassetto politico dell’ente per inoltrare al Consiglio
Regionale e alla Giunta che saranno elette, opportune richieste per
garantire le programmazioni radiofoniche e televisive Rai nelle lingue
minoritarie. La legge prevede anche la partecipazione delle emittenti
radiotelevisive locali. Gli oneri previsti sarebbero solo in parte a
carico della Regione Calabria. Su questo argomento sarebbe opportuno che
il nuovo Consiglio Regionale approvasse un emendamento alla nota legge
regionale di tutela la n. 15, prendendo ad esempio quella della Regione
Friuli Venezia Giulia.
Come sarebbe opportuno che in Calabria si attivasse
il Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni), oggi assente, pur
avendo un ruolo molto importante da svolgere in questo contesto.
E’ auspicabile, per noi operatori dell’informazione
italo-albanese, impegnare parte delle risorse disponibili (allo stato sono
davvero poche) perché anche attraverso gli strumenti dell’informazione, le
lingue e le culture “diverse” siano tutelate e valorizzate.
La tanto attesa convenzione con la Rai appare,
quindi, necessaria. Le popolazioni calabresi arbëreshë, grecaniche ed
occitane meritano un serio progetto che può garantire un’informazione
qualificata e libera, consona alle loro esigenze.
Nessun conflitto giornalisti
arbëreshë e Sede Regionale Rai
Dai titoli di alcuni quotidiani che hanno riportato
la cronaca dell’incontro del 5 febbraio, si è data l’idea ai lettori
dell’esistenza di un conflitto tra i giornalisti italo-albanesi e la sede
regionale Rai per la Calabria. Nulla di tutto questo. Anche perché le sedi
periferiche regionali della Rai non possono decidere sulla programmazione
in lingua, in assenza della convenzione che dovrà stipulare la Commissione
mista. Al contrario, non solo i giornalisti italo-albanesi, ma anche gli
operatori culturali arbëreshë, specialmente nel periodo in cui presso
quella sede era in attività la struttura di programmazione (anni ’80),
sono stati validi collaboratori, realizzando numerosi documentari
televisivi e rubriche radiofoniche sulla cultura non solo albanese, ma
anche grecanica e occitana, naturalmente in lingua italiana.
Lo stesso discorso vale per la redazione
giornalistica che, pur nei tempi ristretti dei radiotelegiornali, ha dato
risalto ad eventi e manifestazioni di queste comunità alloglotte.
Allo stato il Club dei Giornalisti Arbëreshë può
concordare con la sede Rai di Cosenza quantomeno spazi fissi nei gr e tg,
nonché nel programma “Il Settimanale”, con la possibilità di irradiare i
servizi anche sui canali satellitari della stessa Rai, come Levante.
Altro discorso le trasmissioni radiotelevisive in
lingua
La questione dell’uso della radio e della televisione
che comunichi i messaggi nelle lingue minoritarie, è molto importante se
non essenziale se si vuole tentare di frenare il lento depauperamento
lessicale delle lingue meno diffuse.
E’ per questo che il Coordinamento provinciale delle
minoranze linguistiche storiche ha allo studio alcune iniziative che
riguardano anche la possibilità di esaminare disponibilità provenienti dai
network privati sia radiofonici e sia televisivi, così come prevedono le
leggi vigenti nazionali e regionali.
La formazione degli operatori dell’informazione
Altro argomento trattato, non meno impartante, è
stato quello della formazione e dell’aggiornamento degli operatori
dell’informazione. L’Unical, con il Dipartimento di Linguistica e con il
corso di laurea in Scienze della Comunicazione, unitamente alle
istituzioni, regione, province e comuni interessati, ha proposto, su
nostra richiesta, l’organizzazione di un master di secondo livello sulla
disciplina albanologica, riservato a quanti, albanesi e occitani, operano
come corrispondenti, collaboratori e redattori.
Rassegna stampa essenziale: hanno
scritto sull’incontro del 5 febbraio
Nicola Bavasso, La Provincia cosentina (4.2.05) –
Intervista al presidente del Club, Alfredo Frega: “Pur nella complessa
attuazione della legge (482/99) che investe aspetti diversi come i
finanziamenti, le idee, i progetti, le produzioni, questo primo
appuntamento offrirà l’occasione per chiarire le idee, per trovare un
metodo di lavoro impegnativo e per offrire ai giovani, che si affacciano
nel pianeta dell’informazione plurilingue, la necessaria preparazione e
qualificazione per la professione che andranno a svolgere”.
ANSA (6.2.05) – “Al centro del dibattito la parte
della legge (482/99) riguardante il servizio pubblico radiotelevisivo e l’emittenza
privata, in particolare la disposizione della legge che obbliga la Rai a
produrre trasmissioni televisive in lingua minoritaria, disposizione mai
ancora realizzata dalla struttura pubblica. Né è stato mai applicato
l’art. 12 del contratto di servizio stipulato due anni fa dal Ministero
delle Comunicazioni e la Rai in base al quale, quest’ultima avrebbe dovuto
promuovere la stipula di convenzioni, con oneri a carico di regioni,
province e comuni per trasmissioni giornalistiche nelle lingue ammesse a
tutela”.
Giuseppe Falduto, Il Quotidiano (7.2.05) – “Bojan
Brezigar, rappresentante del Bureau europeo delle lingue meno diffuse, ha
apprezzato la scelta di voler organizzare questa iniziativa, esprimendo,
però, tutti quegli aspetti diversi che implicano una difficoltà nella
concretizzazione della legge. Nonostante ciò la proposta emersa dal suo
intervento è quella di aumentare il numero della conoscenza della lingua,
sfruttando non solo il servizio della Rai, ma anche periodici locali,
riviste il lingua, radio e quotidiani regionali”.
Eugenio Marigliano, La Provincia cosentina (10.2.05)
– “Convinto sulla tematica linguistica minoritaria, della necessità di
procedere per piccoli passi è stato invece Brezigar: sarebbe un buco
nell’acqua, secondo il giornalista, chiedere alla Rai di predisporre in
merito un progetto ex novo. Molto meglio, invece, cominciare ad
interessare il servizio radiotelevisivo locale e privato, arrivando ad
offrire, almeno nei primi passi dell’iniziativa, la propria opera in modo
gratuito. Brezigar non sottovaluta l’apporto di un mezzo come la radio,
che dedica alle minoranze della regione friulana il doppio dello spazio
rispetto alla televisione; nella realtà friulana, bisogna ricordarlo, il
tutto è ancora più complicato vista la presenza di più di una lingua
minoritaria. “…A me pare fondamentale – ha concluso lo studioso sloveno –
la creazione di questa associazione di giornalisti arbëreshë: Nella mia
regione. Nonostante giornalisti professionisti e pubblicisti di lingua
slovena siano quasi un centinaio, nulla di simile è stato ancora messo in
atto”.
Pasquale Pisarro, Gazzetta del Sud (13.2.05) –
“Qualificata presenza di partecipanti, concretezza di relazioni di
interventi, richieste precise: questi i tratti salienti dell’incontro di
studio e di lavoro organizzato dal Club dei Giornalisti Arbëreshë…I
giornalisti invitano la Regione, province calabresi, comuni alloglotti, la
Rai di Cosenza a promuovere una conferenza di servizio per redigere e
approvare la convenzione prevista per l’urgente avvio delle programmazioni
radiotelevisive nelle lingue delle popolazioni arbëreshe, grecaniche e
occitane, e chiedono di predisporre un piano formativo, insieme con il
Club.
RELAZIONE DEL PRESIDENTE DEL
CONFEMILI, DOMENICO MORELLI
Strumenti normativi a tutela dei
medi e minoranze linguistiche.
Ho accettato con piacere l’invito dell’amico Alfredo
Frega a partecipare a questa giornata di lavoro perché penso che sia il
momento più opportuno per creare una rete fra i giornalisti arbëreshë e
poi per L’impostazione che è stato dato a questo incontro: un’occasione
per scambiare delle idee, ma soprattutto per creare progetti. In questo
sforzo esprimo tutto il sostegno del CONFEMILI e quindi delle associazioni
anche di giornalisti delle altre minoranze linguistiche d’Italia. Poi
ritengo un segno di maturità l’aver compreso che anche la nostra comunità
arbereshe ha le forze, ha il ceto intellettuale adeguato per esprimere una
sua voce specifica. Vuole trovare con le proprie forze soluzioni pratiche
e realizzabili. Se non siamo noi a dare un’immagine veritiera della nostra
realtà, non possiamo pretenderla da nessuno.
Fermiamoci al tema della serata: la legge 482/99 e il
sevizio pubblico radiotelevisivo. Non voglio soffermarmi sull’importanza
che ha la radiotelevisione per la valorizzazione della nostra lingua e
cultura.
Non posso tacere sulla circostanza che noi arbëreshë
abbiamo un obbligo anche morale di valorizzare questa lingua e questa
cultura perché fa parte di un patrimonio nazionale ed europeo finalmente
riconosciuto anche con norme precise.
L’informazione e soprattutto quella radiotelevisiva
poi ha un grave debito verso le minoranze linguistiche storiche per la
sottovalutazione complessiva, culturale di una questione che riguarda
aspetti economici e sociali di grandissima rilevanza in quando investe i
meccanismi dello sviluppo e le prospettive della società in cui viviamo,
in un mondo i cui problemi diventano ormai i problemi di tutti e di
ciascuno. Un debito, la televisione lo ha anche verso se stessa perché
l’informazione sulle minoranze linguistiche, cosi complesso e carico di
storia e di conseguenze, è venuta meno al suo compito essenziale, ma
insieme più importante quello di garantire le due caratteristiche centrali
della comunicazione: la memoria e la conoscenza.
E’ senza memoria e non porta certamente a una
corretta conoscenza il non sentire mai la voce, la storia, la vicenda in
prima persona narrata dagli uomini e donne della nostra comunità se non in
alcuni appuntamenti fissi annuali, le vallie o qualche altro avvenimento
folkloristico particolare. Eppure la nostra realtà è viva di cultura, di
umanità, di vicende personali e collettive dalle quali l’informazione trae
generalmente pochi e stereotipati spunti secondo modelli codificati.
L’inserimento di questo mondo renderebbe più ricca anche l’offerta
informativa radiotelevisiva. Perciò è da apprezzare la volontà di rendersi
responsabili a contribuire con uno specifico contributo alla promozione ed
alla diffusione della cultura arbëreshe da parte dei giornalisti.
Questa attività è permessa ed anche sostenuta dal
quadro normativo nazionale. Non vi annoierò con una lezione di diritto. La
mia vuole essere una testimonianza del nostro impegno, come CONFEMILI, ed
anche un’esame di coscienza sugli errori fatti. Da quattro anni ci
battiamo perché l’articolo 12 della legge 482 sia attuato. Abbiamo
collaborato alla redazione del Regolamento di attuazione della legge. Dopo
vari interventi siamo riusciti ad inserire all’art. 12 del Contratto di
servizio della RAI degli articoli sul diritto di accesso. Tutto sembrava
che filasse per il verso giusto, fino al 5 maggio 2003, quando è stata
istituita la Commissione mista: Ministero delle Comunicazioni e società
concessionaria del servizio pubblico. Ebbene, da quel giorno tutto è fermo
con vari pretesti. Eppure questa Commissione è fondamentale perché deve
individuare le sedi regionali proposte alla tutela e indicare lo standard
di tutela prescelto. Le nostre reiterate sollecitazioni sono cadute nel
vuoto. Abbiamo inviato documentazioni, siamo stati auditi, come si dice in
termine tecnico, ma tutto è fermo li. L’Autorità per le Comunicazioni
comunque è stata avvertita ed ha delegato i CORECOM regionali a monitorare
le trasmissioni locali, inoltre questa autorità è pronta a mobilitarsi in
caso di denunce da parte delle nostre comunità.
Le ragioni del comportamento della Commissione mista
risiedono nella non volontà politica dell’attuale governo. Forse la nostra
azione ha fallito finora perché abbiamo commesso degli sbagli. Non
sappiamo molte volte cosa chiedere. Non abbiamo messo in contatto gli
interlocutori giusti.
Finora abbiamo parlato con il Ministro delle
Comunicazioni, i Consiglieri ed il Direttore della RAI. Forse risolveremo
il problema ad un livello più basso. Bisogna mettere in contatto
direttamente i direttori e capiredattori responsabili dei programmi
regionali. A loro come primo passo si potrebbero chiedere cose minime e
facilmente realizzabili, che non implichino costi aggiuntivi e impegni
eccessivi: un minuto di GR, un’intervista nel TG regionale, un
appuntamento settimanale dei GR, una piccola rubrica nei TG. Bisognerebbe
cominciare avendo idee chiare e facendo proposte semplici ma serie facili
e ben motivate e ben strutturate. Nessuno ama che sia presentato un
problema: tutti apprezzano invece una soluzione chiavi in mano.
Si potrebbero mettere in contatto anche responsabili
della radio e televisioni private locali. L’art. 14 della 482 prevede che
regioni e province possano finanziare programmi radio e tv prodotti da
emittenti locali a carattere privato. Riuscire a mettere in contatto i
politici locali con le tv locali forse potrebbe rivelarsi più facile per
chiedere udienza a Flavio Cattaneo o Angela Buttiglione.
Esempi di questo tipo esistono presso le Comunità
cimbre e mochene della Provincia di Trento che hanno promosso trasmissioni
finanziate con fondi provinciali e della 482 e dell’Unione dei Comuni
della Grica salentina che hanno trasmissioni regolari su una Tv locale e,
utilizzando il satellite in alcune occasioni, riescono a mettere in
contatto non soltanto gli emigranti ma anche la Grecia.
Questo Convegno è organizzato da un club di
giornalisti. Non vorrei dimenticare anche gli altri media Esistono tutta
una serie di periodici arbereshe, un mese fa abbiamo festeggiato i 35 anni
di Katundi yne. Quindi l’esperienza in questo campo non manca. Penso che
questa esperienza vada messa a frutto, valorizzando opportunità offerte da
leggi attuali che hanno avuto come fonte di ispirazione la Legge 482.
Forse quello che dirò è folle : non sarebbe il caso di fondare un
periodico che coinvolgesse tutto il gruppo di giornalisti che si
richiamano al club. Dico questo perché oggi i finanziamenti per una tale
operazione esistono. L’art. 153 della legge 388 del 23 dicembre 2000
permette il finanziamento di organi o giornali espressione di minoranze
linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un ramo del
Parlamento italiano nell’anno di riferimento dei contributi.
Cosa vuol dire? Che un’associazione di una minoranza
linguistica può richiedere il finanziamento di un periodico che abbia
almeno 5 numeri l’anno se un parlamentare, deputato o senatore viene
riconosciuto rappresentante di questo movimento.
Lancio solo questo flash, come tema di riflessione e
sono pronto sia personalmente sia come CONFEMILI a collaborare per una
tale realizzazione
Provvidenze per le imprese editrici delle minoranze
linguistiche riconosciute.
Il prof. Domenico Morelli, presidente del Confemili,
nel corso del suo intervento all’incontro del 5 di febbraio, ha invitato i
giornalisti presenti a prendere in considerazione l’art. 153 della Legge
23 dicembre 2000, n. 388 che riguarda le imprese editrici di quotidiani e
periodici. Il primo comma richiama la legge del 7 agosto 1990, n. 250, e
succ. modificazioni, in merito agli stanziamenti finanziari. Il successivo
comma 2 fa espresso riferimento alle minoranze linguistiche riconosciute.
In pratica interessa “le imprese editrici
di quotidiani e periodici, oltre che attraverso esplicita menzione
riportata in testata, risultino essere organi o giornali di forze
politiche che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o
rappresentanze nel Parlamento europeo o siano espressione di minoranze
linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un ramo del
Parlamento italiano nell’anno di riferimento dei contributi”.
“Forse – ha sottolineato Domenico Morelli
nell’intervento che riportiamo sopra –quello che dirò è folle: non sarebbe
il caso di fondare un periodico che coinvolgesse tutto il gruppo di
giornalisti che si richiamano al Club. E dico questo perché oggi i
finanziamenti per una tale operazione esistono. L’art. 153 della L. n.
388/2000 permette il finanziamento di organi o giornali espressione di
minoranze linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un
ramo del Parlamento italiano nell’anno di riferimento dei contributi”.
NOTIZIE DAL COORDINAMENTO
PROVINCIALE PER LE MINORANZE LINGUISTICHE STORICHE
DENUNCIA DELLA PROLIFERAZIONE DEI COMUNI “MINORITARI”
– Nella riunione del 14 dicembre 2004, il Comitato di coordinamento
provinciale di Cosenza per le minoranze linguistiche ha denunciato agli
organi ministeriali preposti all’applicazione della legge n. 482 del
15.12.1999 l’inquietante fenomeno dell’allargamento che si ritiene abusivo
ed assolutamente privo di motivazione sia linguistica sia giuridica, del
numero dei Comuni di minoranza, fenomeno che si sta registrando sia a
livello nazionale sia regionale, e che rischia di vanificare gli obiettivi
della stessa legge nazionale di tutela delle minoranze linguistiche
storiche.
Poiché le poche risorse ormai assegnate ai Comuni
realmente minoritari si riducono sempre più, allo scopo di non coprire
tali operazioni chiaramente clientelari che finiscono per danneggiare una
seria politica di tutela delle comunità autenticamente di minoranza, si
chiede alla Direzione degli Affari Regionali della Presidenza del
Consiglio di voler procedere ad una verifica accurata e scientificamente
fondata della reale situazione linguistica esistente nell’ambito delle
minoranze linguistiche storiche riconosciute dalla legge 482 del
15.12.1999, sollecitando le Amministrazioni Provinciali interessate a
ridefinire eventualmente gli ambiti di applicazione della stessa legge,
nel rigoroso rispetto di quanto previsto dallo stesso regolamento di
attuazione della legge 482, che richiede al comma 3 dell’art. 1 come
condizione per il riconoscimento di Comune di minoranza solo a quei Comuni
nel cui territorio “la minoranza è storicamente radicata e in cui la
lingua ammessa a tutela è il modo di esprimersi dei componenti della
minoranza linguistica”.