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La silloge poetica del lungrese Salvatore Pistoia

(articolo pubblicato sul quotidiano la Provincia Cosentina del 14.06.2003)

Lungro/Ungra

 

Una silloge poetica edita per i tipi della ExCogita di Milano, dal titolo “L’antico idillio e altri discorsi op.1” segna l’esordio letterario di Salvatore Pistoia, giovanissimo poeta lungrese.

Un volume che include otto composizioni liriche, (Canti di mai, Lamentare docile, Primo pregio,  La rivelazione, Inutile memoria e antica, Ultimo pregio, Morti versi, L’oscuro) due brevi saggi sull’arte del poetare, sulla figura del poeta “che non ama la sua poesia, bensì se ne difende” e sulla ricerca filosofica, che l’autore auspica possa essere condotta “in termini più romantici, poetici, armoniosi”; perché in fondo “l’esistenza stessa dell’uomo è una poesia: mirabile perché una, struggente perché vaga.

L’opera, dedicata alla memoria dell’adorato padre Pasquale, prematuramente scomparso l’anno scorso, si distingue per la vicinanza dei motivi letterari e filosofici alla poesia leopardiana e per la precoce maturità poetica del giovanissimo autore nato a Lungro nel 1983.

Le liriche di spunto autobiografico e perciò intime, sono la rappresentazione limpida dei momenti essenziali della vita interiore dell’autore. Una vita presente immersa nelle rimembranze della sua fanciullezza e della giovinezza rotta dalla tragica, cruda, prematura scomparsa del padre Pasquale,  guida insostituibile del poeta lungrese. 

Ispirate alle liriche del Leopardi, le composizioni di Salvatore Pistoia, che da sempre si occupa del  pensiero del poeta di Recanati, trovano spunto soprattutto tra le note dello Zibaldone, diario intellettuale denso di appunti, riflessioni filosofiche, letterarie e linguistiche e sono pregne dei motivi letterari contenuti ne “I Primi Idilli” composti tra il 1820 e il 1821.

In questa silloge si collocano, quindi, esperienze decisive, la fine delle illusioni giovanili, la consapevolezza del vero, la tristezza del presente.

La poesia di Pistoia, è ricca di motivi ed immagini rarefatte, assottigliate e prive di corposità fisica, materiale: create dalla memoria, si accampano sullo sfondo dell’angoscia, sono accompagnate costantemente dalla consapevolezza del dolore, del vuoto dell’esistenza, della morte. Queste composizioni intense e patetiche, rivelano la crudezza del vero, di un presente, offeso dalla mancanza dell’adorato genitore che viene richiamato con delicatezza e riserbo, impregnando di se ogni immagine evocata.  Vi è un grande equilibrio tra l’immaginare e la realtà, la desolazione del vero. Compaiono nei suoi versi, gli slanci, i fremiti, gli impeti di disperazione e rivolta, le esasperazioni patetiche.

La ricordanza è lo spunto per una vertiginosa ispirazione lirica per Salvatore Pistoia. La rimembranza che trasfigura il reale, lo abbellisce anche se la realtà è triste ed angosciosa. Una poetica del vago e dell’indefinito ricca di esempi di visioni, di suoni suggestivi. I suoi versi evidenziano un carattere immaginoso e pregno di illusioni. L’autore pur consapevole della vanità delle sue composizioni, segue il sentiero del vago e dell’indefinito che attraverso la memoria  nutre la sua poesia.

Nicola Bavasso

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