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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
Il contributo di un autore arbëresh alla cultura nazionale italofona.
Un libro speciale che illustra gli usi civili, privati e pubblici, di un edificio artistico-storico-culturale, disegnato dal grande architetto Francesco Borromini.
"Un libro appassionante che affascina ed intriga" (Enrico Pugliese, Prefazione , p. 10)
VILLA FALCONIERI
in due splendidi volumi

 

PRESENTAZIONE di Angelo Mattinò

      Questo libro apre una pista: offre probabilmente il primo esempio di ricerca storica sulla vita interna di un edificio monumentale; un'opera d'arte architettonica - la celebre costruzione borrominiana di Villa Falconieri, a Frascati -  piuttosto che essere studiata nei suoi pregi estetici,  é accostata nella totalità  cronologica e pratica dei suoi usi civili, privati e pubblici; un bene demaniale cosiddetto inalienabile é seguito lungo l'intero arco della sua vita e attentamente studiato nei suoi aspetti gestionali.

     Questi i temi del libro: i nobili e gli "Ignobili" - "penultimi" o "uomini senza cielo" - ; le sante e le prostitute;  gli eserciti e gli ordini religiosi; gli imperatori e i custodi ; i papi, i cardinali  e le perpetue ; i padroni e i servi ; l'acqua, le piante e gli animali ; l'opera  dell'intelletto e il prodotto del lavoro agricolo ; i soggetti privati e le istituzioni pubbliche ; il comportamento burocratico e i criteri  di "economicità" adottati nell'amministrazione dei beni demaniali ; la carriera professionale e l'immobilità del mestiere ; l'educazione studiata e la maleducazione vissuta nella ricerca educativa, nella scuola , nella politica e nella burocrazia ; l'ozio e il lavoro, nella comune accezione, ma anche l'ozio di Tantalo e le fatiche di Sisifo, nell'accezione allegorica che allude alla condizione bifronte dell'amministrazione dell'istruzione e di non pochi dei suoi dipendenti , costretti, da un lato, a "soffrire le pene di Tantalo", in un regime, talvolta non transitorio, di ozio forzato e dall'altro, a  rinunciare, come nelle fatiche di Sisifo, ai risultati di un lavoro forzato.

     I temi elencati sopra rappresentano solo una  parte del variegato mondo vitale disteso nel tempo di mezzo millennio e concentratosi nello spazio  del compendio immobiliare di Villa Falconieri.  Questo tempo e questo spazio,  gli uomini e le istituzioni che li abitano sono gli oggetti  della storia speciale  di questo libro. 

     L'ultimo capitolo del primo volume e l'intero secondo volume hanno come protagonista la scuola, osservata da un angolo visuale del tutto inusitato : l'angolo della ricerca educativa , dei suoi rapporti con gli organi di decisione politica e dei suoi riflessi sulle riforme scolastiche . Molte  pagine sono frequentate dai leaders del mondo politico - educativo  che hanno popolato e agitato il regno della discordia - la scuola -  dall'avvento del Fascismo  fino agli ultimi anni del  secolo XX. Un'attenzione speciale è dedicata ai cosiddetti "comandati", un' élite spuria, reclutata dal personale scolastico e professionalmente oscillante tra mandarinato marginale e volontariato di parrocchia.

     Che la scuola sia il regno ideale della discordia, il microcosmo dove si miniaturizzano tutti i conflitti sociali, le dispute teologiche, i contrasti  politici  e forse perfino le liti coniugali lo testimonia l'autore, analizzando i  settant'anni di discordia nazionale sulla scuola. Questa durata,  distesa fino a lambire quattro generazioni, copre la vita, irta di difficoltà, di alcuni  enti "inutili": l'Istituto internazionale di cinematografia educativa (1928 - 1938), presieduto dal Guardasigilli , prof. Alfredo Rocco, l'Istituto nazionale per le relazioni culturali con l'Estero (1938 - 1941), presieduto dall'ex ministro dell'Educazione nazionale, prof. Giuliano Balbino, il Centro didattico nazionale "Villa Falconieri" (1959 - 1973), diretto dal prof. Giovanni Gozzer, il Centro Europeo dell'Educazione (1974 - 1991), presieduto dal prof. Aldo Visalberghi.

    Quest'ultimo ente pubblico che ospita l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema d'istruzione (INVALSI) viene rovistato nelle sue pieghe più riposte ed esposto alla luce del sole per consentire a chiunque lo voglia, di impostare un'iniziativa di certificazione della qualità dei primi  certificatori.

    Accanto alla sede dell'Istituto che gestisce la fantomatica valutazione del sistema scolastico, acquista rilievo, tra le pagine del libro, l'esame di un apparato tecnico - concettuale che l'autore indica con l'espressione colorita  "gendarmeria docimologica". Si tratta di una celebre strumentazione tecnica di valutazione del rendimento scolastico, vista come potere di costrizione che gli insegnanti aspiravano a detenere ma il cui uso era reso impraticabile o controproducente dalla situazione reale della scuola e dalle finalità ideali dell'educazione.

    In mezzo alla folla dei proff. e dei settori di loro competenza fanno capolino  personaggi e  campi di azione che con i proff. non hanno nulla da spartire: si tratta dei custodi della Villa e degli affittuari del terreno demaniale, conduttori di un'azienda   agricola del tutto particolare, che vengono studiati per la prima volta, con il proposito di rendere trasparente un modello comportamentale, finora oscuro,  di gestione del patrimonio agrario pubblico 

     Il perno e il contenitore di questa ricca esperienza storico - politico - educativa è il compendio immobiliare di Villa Falconieri, nel lontano passato, dimora estiva  di attrazione logistica internazionale per la "borghesia nobiliare" e l'alto clero, nel recente passato, centro anticipatore di fenomeni di globalizzazione pedagogica e luogo di collaudo di prototipi tecnologici multimediali e informatici , oggi, sede dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema d'istruzione.

   L'autore si è accostato a questo ricco mondo usando gli strumenti di osservazione accumulati, selezionati e filtrati attraverso la sua composita esperienza di ex ricercatore dell'Istituto di sociologia dell'Università di Roma, di ex docente di Storia e Filosofia, di ex preside di Licei della capitale.

     Il tentativo di accertare se il protrarsi, oltre il mezzo secolo, dell' "inutilità" di uno o più enti pubblici sia almeno servito a qualcuno o se addirittura non si tratti di una "inutilità" necessaria viene sottoposto  al giudizio del lettore .  Quest'ultimo ha tutta la convenienza a valutare se il tentativo sia stato coronato da successo, visto che è lui, nella sua qualità di contribuente,  a pagare per il mantenimento in vita delle istituzioni pubbliche, utili o inutili che siano. Tale convenienza  si profila ancora più netta, non appena si pensi che le previsioni sul passato sono le uniche previsioni infallibili. "Le previsioni più sicure - sentenzia ironicamente l'autore -  sono le post - visioni". Essendo stato post - visto che il contribuente ha pagato per cinquant'anni, si può tranquillamente pre - vedere che continuerà a pagare, senza sapere perché, ancora per i prossimi cinquant'anni. A meno che non corra ai ripari, cominciando con l'investigare sui "perché", anche con l'aiuto di questo libro. In tale evenienza, si potrebbe dire che l'autore sarebbe riuscito a rendere interessante e utile anche un discorso su un ente "inutile".

     L'Autore adotta una scrittura elegante e leggera, ma rigorosa e attenta alla quantità di tempo che il lettore di oggi è disposto a spendere :  non tira per le lunghe  nell'uso delle forme e, senza sacrificare il rigore della esposizione documentata dei fatti alla voglia di piacere ad ogni costo, vivacizza spesso con un sorriso sottilmente ironico anche gli argomenti più severi . Egli non ride delle sventure altrui, ma di quelle pubbliche e quindi delle sventure proprie e di quelle nostre. Quando il documento storico lo costringe ad usare le parole difficili, ermetiche, interviene con un forcipe di piuma e libera la parola dalla prigione dell'ermetismo, giocando sul vezzo aristocratico degli specialisti all'uso della terminologia tecnica : l'abitudine dei voyeurs a praticare i fori nel muro di cinta di Villa Falconieri per adocchiare le coppiette, diventa  "pratica forense" o "attività bucogena" dei guardoni.

      Quando la volgarità deve entrare  nel discorso , perché é parte integrante del documento storico, non viene occultata, ma viene rovesciata e alleggerita del suo peso negativo e, travestita di un linguaggio aristocratico ed eccentrico, viene trasformata in fonte di ilarità:  un film degli anni Sessanta girato a Villa Falconieri aveva come protagonisti  Katherine Spaak e Johnny Dorelli; il suo titolo dalle assonanze poco  in armonia con le attività di un ente pubblico che si occupava di ricerca educativa era : "La moglie è mia e l'ammazzo quando mi pare". L'Autore deve citare il titolo  perché esso è oggetto di una controversia burocratica nell'ambito di un importante tema riguardante i criteri di gestione del patrimonio demaniale pubblico; perciò riferisce della volgarità con cui il film affronta un tragico argomento, usando l'espressione: "Conati di uxoricidio cinematografico". Adotta due termini, uno ricavato dal linguaggio della patologia gastro - enterologica ("conati") e l'altro da quello  del diritto penale ("uxoricidio"). Manifesta così , elegantemente e ironicamente, il  disgusto per la volgarità di quel titolo.  Non diversamente si sarebbe comportato chi, conoscendo il libero divorzio , non sarebbe stato costretto a coltivare desideri omicidi  come via d'uscita da un matrimonio  vissuto alla stregua di una prigione senza luce, perché privo della possibilità giuridica di divorzio, come appunto accadeva  negli anni Sessanta. A proposito, in quel tempo di non divorzio, gli uxoricidi erano più numerosi di oggi ?  Sia la domanda che la eventuale risposta ci porterebbero fuori tema.

     E veniamo alla serietà degli argomenti trattati dall'autore con mano leggera, vivacità stilistica  e onestà intellettuale. Le intenzioni programmatiche sono anticipate  nell'introduzione: il nume tutelare del suo stile è Voltaire di cui viene citata la seguente frase : "la storia è una serie di scherzi che i morti giocano ai vivi"; ma è anche uno storico americano per nulla incline all'umorismo che scrive: "la storia è una serie di scherzi che i vivi giocano ai morti". L'autore si intrufola tra i due e di suo aggiunge "La storia è una serie di scherzi che i vivi giocano ai vivi". Bastano i titoli ad evidenziare le  caratteristiche peculiari dello stile dell'autore. "I frati cistercensi riformati e la zanzara anofele". "Frammenti di storia dei penultimi", "L'acqua Algida, depravazione e morbo gallico". Parentesi: con il termine "depravazione",  nel Seicento, riferisce l'autore, si indicava l'inquinamento dell'acqua, mentre con l'espressione "morbo gallico" si indicava la "sifilide" .

    Ed ecco altri titoli di paragrafi dalle risonanze allusive e con irriverenti contrasti tematici :"Il dio dei travestimenti e la santa delle prostitute", "I comandati disubbidienti", "Il Duce a D'Annunzio: Villa Falconieri per una lira" dove "lira" è il predecessore dell'euro e insieme lo strumento musicale. "Ministri della Monarchia e della Repubblica intorno al laghetto dei cipressi: un romanzo idraulico-epistolare". In questo capitolo l'autore narra l'odissea dell'impianto idraulico che porta l'acqua nel laghetto di Villa Falconieri: in dieci anni , i ministri di ben tre regimi, quello monarchico, quello fascista e quello repubblicano  (c'erano anche Vanoni, Campilli, Segni e Preti) si sono intrattenuti epistolarmente sui guasti delle tubature e, dopo dieci anni di reciproche sollecitazioni epistolari su questo tema monografico, "non hanno fatto un tubo" , per far affluire l'agognata acqua nel laghetto dei cipressi . E' dovuto intervenire , senza esserne stato incaricato, un anonimo affittuario del terreno. L'autore stigmatizza tutta la vicenda concludendo lapidariamente: "Non risulta che l'affittuario abbia subito in processo per abuso di ufficio". Evidentemente anche allora gli idraulici erano una rarità preziosa , gli uomini politici cercavano di supplirli e i burocrati non erano dei centometristi. Si potrebbe continuare citando altri titoli "La nunziatura pedagogica di Aldo Visalberghi", "Lo spinterogeno del ministro Malfatti" "I porci solitari intorno al laghetto dei cipressi" dive i "porci solitari" indicano i cinghiali, secondo l'etimologia latina del termine, ma vogliono anche alludere ad altri  frequentatori del luogo, dalle sembianze umane.

     Fin qui l'aspetto serio. Veniamo ora a quello faceto, cioè serio. Ancora una volta la citazione dei titoli di capitoli o paragrafi serve allo scopo: "L'Enciclopedia del cinema: un mistero non del tutto svelato". Otto anni di lavoro, 4000 pagine, 3000 specialisti di tutto il mondo, 15 mila illustrazioni, il ministro Guardasigilli come garante della esecuzione dell'opera e certificatore formale della sua esistenza. Sparita. Mai pubblicata. Un vero mistero. Oltre al Guardasigilli , Alfredo Rocco,  l'altro responsabile del coordinamento dei lavori per l'esecuzione dell'opera colossale era Luciano De Feo, inventore della mostra internazionale del cinema di Venezia e direttore dell'Istituto internazionale di cinematografia educativa.(Parentesi: il personaggio era genitore di una donna   che oggi è consorte di un noto direttore di Telegiornale) . Di fronte al Governo italiano che aveva finanziato il progetto e alla Lega delle Nazioni che esercitava il patrocinio sull'iniziativa, i due responsabili hanno più volte preannunciato la pubblicazione dell'opera che avrebbe dovuto uscire presso i tipi di Hoepli.  Nulla , le tenebre assolute, dell'Enciclopedia nessuno ha trovato traccia, in Italia, in Francia e in Svizzera, a Ginevra, sede della Lega delle Nazioni. Anche a questo proposito, l'autore avanza un inquietante dubbio: "Forse il mistero sarebbe meno fitto, se si ….." Il libro  è più esaustivo nel chiarire i dubbi. Chi vuole chiarirli  deve leggerlo.

 LA LOGICA PERVERSA DELLE COSE:  potrebbe essere questo il titolo che più si addice al senso profondo del libro : a cominciare dallo sponsor, un ex operaio meridionale  emigrato in Germania negli anni Sessanta. Diventato imprenditore, acquista la cittadinanza tedesca e si riaffaccia nel suo Paese di origine dopo quarant'anni per finanziare la pubblicazione di un libro che documenta come vengono compensate le rinunce che il contribuente italiano ha dovuto sopportare per destinarne i frutti al finanziamento della ricerca educativa. Bella gatta da pelare. Trovatemi un solo documento che abbia dimostrato la produttività della ricerca educativa e abbia individuato i soggetti che , meritandolo, abbiano tratto benefici dalla ricerca educativa.

     In Italia domina la convinzione secondo la quale  colui che sale la scala sociale lo fa solo per raccomandazione e  se qualcuno dice di esserci riuscito senza raccomandazioni vuol dire che non ha i meriti ritenuti universalmente indispensabili per essere riconosciuto nella sua nuova posizione sociale. Anzi, se sostiene di essere arrivato senza raccomandazioni - secondo la convinzione dominante -   dimostra  di essere  il primo a non riconoscere i suoi stessi meriti che consistono nell'essere stati raccomandati; e se non è lui a  riconoscerseli, perché dovrebbero farlo gli altri ? Perciò stesso, egli merita soltanto di essere compatito e disprezzato per la sua pochezza di presunto self made man. Invidiato, per i suoi soldi, questo sì, lo è, ma non lo merita. Così   sembra suggerire l'opinione dominante.

    Il Mecenate che conosce bene il suo Paese d'origine, ma lo osserva dalla lontananza del cittadino tedesco quale egli è diventato,  non avrebbe neppure voluto essere nominato per aver finanziato la pubblicazione del libro. E l'autore lo ha ringraziato anche per questo, apponendo all'inizio del libro una frase in lingua tedesca che recita: "Dieses buch ware nie veroffenlicht worden, wenn es nicht in Deutschland "asil" gefunden hatte ".

(trad. "Questo libro non avrebbe visto la luce , se non avesse trovato asilo in Germania").     

ANGELO MATTINO' - Lettore di Italiano alla VOLKSHOCHSCHULE di HOSTHOLSTEIN - GERMANIA.