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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

Il nuovo romanzo di Carmine Abate

 La festa del ritorno

INTERVENTO DI MICHELE GANGALE

Nel nuovo romanzo di Carmine Abate troviamo tratteggiati sobriamente e quasi osservati a distanza scenari della Calabria dei paesi (le campagne assolate, il silenzio delle stradine, i cieli fitti di rondini, i lavoratori sparsi nei campi, i migranti). Con sguardo ravvicinato, poi, il narratore propone, gradualmente -attraverso le storie narrate- contesti e immagini storicamente riconoscibili, che invitano il lettore a scoprire alcuni caratteri della piccola comunità arbyresh del crotonese.

Il microcosmo  arbyresh viene ripensato dalla voce narrante –a tratti scanzonata, ma ormai matura, viva e pensosa, in grado di cogliere il senso profondo delle storie narrate, delle partenze e dei ritorni, di quell’infanzia segnata dalla assenza e dalle rare presenze del padre migrante in Francia.

Il racconto si snoda avvolgente; si sofferma in particolare  sulla figura del padre, figura singolare di “bagasciaro”, dai modi a volte rudi, ma profondamente affettuoso e protettivo, consapevole che emigrare è necessario; indugia molto sul figlio, sul suo percorso di formazione,sul suo sguardo, ora gioioso e sorpreso, ora incantato, altre volte raccolto e malinconico.

Entro ora brevemente sul terreno delle riflessioni, aperto da Nando Elmo  e da Enrico Ferraro.

Troviamo sicuramente nel romanzo sottolineature e illuminazioni   che portano a riconoscere alcuni caratteri culturali  della piccola comunità arbyresh. Si pensi alla parola “bir” (figlio), che  accompagna tutto il racconto; parola che non è introdotta per motivi estrinseci (cioè per dire al lettore che  in quella comunità si parla arbyresh), ma per motivi più profondi: essa, pronunciata dal genitore, è ricca di risonanze emotive, riassume il rilievo sociale delle figure paterna e materna, esprime affetto e saggezza, esprime ora gioia, ora lamentazione, si fa ala protettiva verso il figlio.

Si pensi al grande tema del ritorno. Il ritorno del padre è segnato dal desiderio di  “ri-conoscersi ” attraverso la ripetizione di gesti antichi, momenti di una cultura materiale antica e condivisa nel microcosmo arbyresh di Abate:

“Voglio festeggiare la Pasqua in paese, voglio  andare nel bosco  a raccogliere rrenxen, le radici di robbia, per colorare le uova delle këcupe, voglio rivedere la campagna fiorita”. (p.19)

Ancora un riferimento, a mo’ di esemplificazione conclusiva di questa  brevissima indagine sulla presenza di specificità culturali arberische nel romanzo: il “profumo di zagara” ritorna più volte nel racconto;  esso stordisce, accompagna la fioritura, la vita. Ma a volte, nel profumo di zagara, il figlio può scorgere  “un’ombra di vento”(p.34): un’espressione cara a Carmine Abate, derivata da un’antica rapsodia arbyresh viva nella cultura popolare degli anni cinquanta e sessanta, e qui assunta per esprimere lo stato d’animo del figlio, segnato dalla malinconia e dalla assenza.

Ho voluto richiamare, come si vede, -a mo’ di esemplificazione-  alcuni momenti, alcune illuminazioni narrative, essenziali  ed intense, che contribuiscono a tratteggiare il volto della piccola Comunità.

Un altro dato   merita di venire segnalato, un dato vero sul piano narrativo e sul piano storico: i personaggi  vivono con naturalezza, serenamente la propria specificità culturale e linguistica, che conosceva ancora un forte radicamento e antiche tradizioni negli anni cinquanta e sessanta; non hanno bisogno di ribadirla, né di  proporla quale fattore di contrapposizione rispetto alle comunità calabresi llitirë. A tal proposito non va dimenticato una premessa culturale che nel romanzo precedente, La moto di Skanderbeg, aveva trovato grande rilievo:le lotte sociali per la terra, molto vive nel  secondo dopoguerra, avevano contribuito a  determinare situazioni di solidarietà sociale e valori sociali condivisi  tra le comunità del crotonese. 

Voglio segnalare, infine, che erano mie, e non di altri, le parole citate da Enrico Ferraro a conclusione del suo pacato intervento  sull’argomento.

Michele Gangale