Mirė se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

NICOLA BAVASSO PUBBLICA UNA INTERESSANTE GUIDA SU LUNGRO

UNGRA
Katund i Arbėrisė

 

UNGRA, KATUND ARBĖRESH - LUNGRO, CENTRO DELL’ARBĖRIA

di Gennaro De Cicco

“Sul versante sud-ovest della catena montuosa del Pollino, nel territorio delimitato a nord-ovest dal fiume Galatro ed a sud-est del fiume Tiro, si estende Lungro, comunitą arbėreshe di 3.145 abitanti”.

A questa ridente localitą, l’intraprendente e giovane giornalista Nicola Bavasso ha  dedicato una pregevole pubblicazione: “Ungra, Katund i Arbėrise – Lungro, Centro dell’Arbėria”, edizioni Masino.

Si tratta di un itinerario storico, artistico e culturale che prende per mano il lettore e lo porta a scoprire fatti, personaggi e curiositą di uno dei pił bei borghi d’Italia.

Il libro č anche una miniera di immagini, attraverso le quali si possono ammirare incantevoli e ampie vedute, suggestivi scorci panoramici, significative foto storiche e preziosi dipinti religiosi.

Soddisfatta la prima curiositą di natura etimologica (l’etimo Lungrum sembra riferirsi alla particolare umiditą del territorio), l’autore si sofferma sugli avvenimenti storici pił salienti.

“Le origini della comunitą, precisa subito, sono legate ad un signore di Altomonte, Ogerio del Vasto, che concesse ad alcuni monaci basiliani  il territorio antistante la chiesetta di Santa Maria de Fontibus, nel casale di Lungrum. Con l’insediamento dei basiliani, il piccolo centro rurale assunse maggiore importanza…”

A dare una svolta determinante e nuova linfa vitale al piccolo centro rurale, ci ricorda con esauriente documentazione il giornalista, fu l’insediamento di 17 famiglie di profughi albanesi che si stabilirono nel territorio lungrese nella seconda metą del XV secolo.

Famiglie che riuscirono, in poco tempo, a prevalere sull’esigua popolazione indigena, imponendo la propria lingua, il rito bizantino e gli usi orientali.

Tratti essenziali di un popolo, messi in evidenza con un periodare chiaro e scorrevole dall’autore, che potranno diventare in un prossimo futuro  strumenti di valorizzazione del territorio.

Lungro, fra l’altro, ha nella sue radici e nella sua storia le potenzialitą per inserirsi nel processo di sviluppo regionale.

Fu cittą protagonista nel Risorgimento, tant’č vero che “gią nel 1820, dei movimenti irredentisti di notevole portata costrinsero la polizia a mandare un giudice istruttore per reprimere gravi misfatti compiuti contro il governo borbonico”, precisa Bavasso trasportandoci con la lettura di queste pagine nell’atmosfera risorgimentale.

Diede con la Salina, nel massimo splendore economico, lavoro a ben 500 operai. “Al giacimento che raggiungeva i 260 metri di profonditą i salinari accedevano, dice l’autore, percorrendo tortuosissime rampe di scale intagliate nella salgemma. Ed ancora “ nella salina di Lungro venivano estratti circa 70.000 quintali di salgemma all’anno.

Ospitņ la prima Eparchia di rito greco-bizantino d’Italia, che raggruppa ancora oggi la maggior parte delle parrocchie arbėreshe dell’Italia continentale.

Il rito e le celebrazioni religiosi nel libro, grazie anche alla collaborazione del diacono Arcangelo Capparelli  e di Caterina Adduci, non solo sono descritti mirabilmente, ma vengono illustrati con una serie di splendide immagini fotografiche che offrono la possibilitą di contemplare “quell’invisibile resosi visibile” gią sfogliando il testo.

Ampie pagine sono poi dedicate a personaggi lungresi famosi.

S’inizia con il generale Domenico Dramis che fu tra i Mille che partirono da Genova alla volta di Palermo, si continua con il pił grande poeta socialista della letteratura arbėreshe, Vincenzo Stratigņ, si arriva fino ai giorni nostri con il poeta Michele Rio e l’artista Domestico Kabregu.

Nicola Bavasso ha saputo, inoltre, ben selezionare e ottimamente organizzare la presentazione dei beni culturali.

La cattedrale di San Nicola di Mira, la chiesa di Santa Maria delle Fonti, la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, i ruderi del Castello feudale, la chiesa della Beata Vergine del Carmelo, la chiesa di Sant’Elia e tutto il centro storico offrono attrattive non solo al visitatore attento e oculato, ma anche al turista occasionale e distratto.

Nel testo non vengono neanche trascurati gli  aspetti che caratterizzano la vita sociale della comunitą.

Con l’ausilio di Roberto Miracco e Nicolino Mele vengono descritti gli aspetti socio-antropologici e gli ambienti montani, mentre con una ricca documentazione fotografica vengono presentati il tradizionale costume arbėresh, l’arte e l’artigianato locale.

Nel prezioso lavoro di Nicola Bavasso trovano spazio anche succulenti pagine gastronomiche, importanti itinerari religiosi, culturali e sportivi e ampie informazioni molto utili per i cittadini.

(Articolo pubblicato da "La Provincia Cosentina" in data 26/02/04)

 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI ED EVENTUALE ACQUISTO DEL TESTO RIVOLGETEVI A:

Tipografia Masino
c.so Skanderbeg, Ungėr / Lungo (CS)
tel. e fax 0981947976