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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
L’EDIZIONE CRITICA DELLO
“SKANDERBEKU I PAFĀN”
CURATO DA VINCENZO BELMONTE

 

Da pochi mesi si sono concluse le celebrazioni dedicate al centenario della scomparsa di Gerolamo De Rada (1814-1903), padre della lingua albanese, le cui attività ed opere sono state oggetto di convegni e di incontri a livello nazionale ed internazionale.

Ma con il termine delle celebrazioni non si sono affatto conclusi ricerche e studi condotti da istituzioni universitarie e da studiosi, soprattutto albanesi ed arbëreshë, dedicati alle opere del De Rada il cui stile di scrittura viene considerato “oscuro”, ragion per cui cimentarsi nella traduzione di una sua opera significa inoltrarsi in un ginepraio di interpretazioni e di situazioni.

Di recente, comunque, nonostante i limiti imposti dalla lingua del De Rada, il prof. Vincenzo Belmonte, poeta e studioso, molto noto per le competenze linguistiche e per il rigore scientifico che ha caratterizzato le sue pubblicazioni, ha voluto curare l’edizione critica e la traduzione di un lavoro poco conosciuto del de Rada: “Skanderbeku i pafān”.

A proposito di quest’opera, la terza del De Rada dopo il Milosao e Serafina Thopia, il Belmonte non cela le proprie preoccupazioni nell’accingersi allo studio di questo poema affermando che “è tra le opere del De Rada sicuramente la più vasta, ma anche la meno studiata, a motivo sia della mole che della complessità concettuale e linguistica”.

Quindi l’edizione critica dello “Skanderbeku i pafān” si presenta come un lavoro arduo soprattutto a causa di strutture desuete usate dal Vate “che non hanno riscontro nei più antichi scrittori albanesi”.

Lo studioso esamina “chirurgicamente” l’opera deradiana sotto tutti gli aspetti offrendoci una chiave di lettura efficace per l’approccio al testo di cui egli analizza meticolosamente sia gli aspetti “tecnici” (struttura del poema, alfabeto e sue varianti, irregolarità varie morfosintattiche, rima, fonetica, le varianti dei canti, le figure, i luoghi, etc…) che quelli “ideologici” (spiritualismo, religiosità, politica, patriottismo, Romanticismo, sensualità, etc…).

Il Belmonte è noto per aver curato, negli anni passati, due edizioni critiche dell’opera di Zef Serembe (1844-1901), in cui ha messo in luce le sue indubbie qualità di filologo e critico competente e per questo molto stimato ed apprezzato negli ambienti accademici italiani ed albanesi.

Ma anche con questo suo recente lavoro, che ci auguriamo non sia l’ultimo, il Belmonte ha superato se stesso diventando, a mio modesto avviso, colui che veramente abbia dipanato  la “misteriosa trama” della struttura del De Rada per offrirla al lettore, anche profano, con un linguaggio fresco ed attuale.

Il lettore, comunque, sappia che il Belmonte, noto anche per la sua modestia e riservatezza, ha prodotto il lavoro in CDRom che ha distribuito gratuitamente ai suoi amici cultori dell’Arbëria.

Sarebbe auspicabile che il testo venisse dignitosamente pubblicato come libro, affiancato dal supporto mediatico, e non circolasse come un samizdat di triste e sovietica memoria.

Francesco Marchianò

Per contattare l’autore:

Prof. Vincenzo Belmonte 0983-889515

E-mail: yll@libero.it