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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
EDIZIONE CRITICA DEI "CANTI DI MILOSAO" CURATA DAL PROF. ANTON NIKË BERISHA
LA MODERNITA' DI GIROLAMO DE RADA
“Su due opere di Girolamo De Rada”  a cura dalla biblioteca comunale “Giuseppe Schirò” di Piana degli Albanesi

Segni primordiali di una robusta lingua orale che si propagano tra consunte carte ingiallite dal tempo, sono come sprazzi di colore che si tramutano in arte su di una tela immacolata e portano alla luce le sfumature e l’identità di un’opera umana adombrata da una semantica rimaneggiata, depositaria di una civiltà immersa nella vita bucolica, nell’incedere quotidiano spezzato però dalle tragedie e dalla guerra. Grandiose ed austere immagini di un tempo  soggettivo si allungano tra i versi del poema arbëreshe per eccellenza in cui l’autore  “usa in modo efficace ed artisticamente raffinato il tempo interno nella struttura linguistico-artistica, entità del tutto sintetica che spesso si colora di mitico”. Una lettura straordinariamente moderna dei Canti di Milosao opera magna di Girolamo De Rada, il maggiore scrittore arbëresh, ci viene proposta da Anton Nikë Berisha, uno dei più autorevoli critici letterari contemporanei che si è cimentato con scrupolosità scientifica e dedizione letteraria all’ esegesi del capolavoro della letteratura albanese. Punto di riferimento della critica letteraria contemporanea Anton Nikë Berisha, anche nella interpretazione dei Canti di Milosao contenuta nella pubblicazione “Su due opere di Girolamo De Rada”  curata dalla biblioteca comunale “Giuseppe Schirò” di Piana degli Albanesi, ci regala uno straordinario esempio di studio conciso e funzionale meravigliosamente agganciato ai moderni canoni della critica europea.

Un approfondimento incisivo imperniato su due piani interpretativi sui quali il De Rada ha sviluppato la sua opera: l’amore e la sofferenza. L’universalità dell’amore, sentimento preminente, e la tragicità del destino dell’uomo.  Il Milosao, poema in cui passione ed amore primeggiano è la storia di un immaginario figlio del despota di Scutari del XV secolo e della figlia di Calogrea, contadinella della città, scandita da un incedere poetico che si svolge fantasticamente a Scutari in Albania, storicamente a Macchia Albanese, luogo natio del poeta, per Berisha “è  specchio dei traumi e del dramma spirituale del poeta, un monologo e un dialogo artistico con se stesso, con il suo conscio e subconscio, con il mondo e con le credenze mitiche del mondo degli arbëreshë, con il proprio tempo, con la vita  e con il destino tragico dell’uomo sulla terra legato e visto attraverso l’amore come momento che ci fa dimenticare le difficoltà del vivere quotidiano.”  Sorretta da una struttura testuale prevalentemente essenziale, a tratti elaborata che lascia ampio spazio al subtesto dove i nessi, i confronti, e i contrasti si intersecano contemporaneamente in vari modi e piani e dove il tempo e lo spazio, sono più soggettivi che reali - secondo il critico kossovaro - “l’opera si distingue per originalità e personalità di uno stile suffragato da un efficace criterio delle partizioni che non si legano tra loro in maniera lineare e continua, senza cioè rispettare il corso regolare degli eventi e del racconto lineare unidimensionale ma secondo modalità e piani diversi, a volte su basi analogiche, di associazione, confronto, opposizione  o contrasto dei significati”. Contraddistinta da immagini poetiche grandiose l’originalità e la modernità dei Canti di Milosao “viene legittimata principalmente dalla forma del linguaggio e dal modo in cui il poeta ha strutturato la materia trattata, dal messaggio poetico, dalla creazione di maestose immagini e da molti altri geniali espedienti dell’estro artistico.”

C’è un significato letterale del testo ed un altro che è espresso e si coglie dal nesso recondito delle parole e delle espressioni poetiche. Nell’opera appunto vi sono “immagini artistiche sublimi sottese da una struttura testuale essenziale, da un fraseggio nelle cui pieghe profonde ci sono confronti e contrasti di vario tipo, quasi inusuali ma artisticamente possibili ed opportuni.” Caratteristiche che fanno del capolavoro Deradiano un’opera moderna e degna di rivalutazione.

Sono versi che proiettano segni, colori e suoni dell’antica oralità arbëreshe e si tramutano in poema eccelso e intimo che fa da sfondo alle variopinte sfumature di quel magnifico quadro che diventa candido ed immacolato perché sormontato dall’universalità dell’amore. L’amore per la propria fanciulla e per la propria terra, un amore che non si piega mai al destino crudele dell’uomo, un amore eterno insito ovunque perché viaggia con le ali della colomba di Anacreonte che si libra nell’etere ed infine si posa sulla bianca dimora del vate albanese.

Nicola Bavasso