

Carmine Abate, Il
ballo tondo, Oscar Mondadori, pp. 220, euro 8.40
Nuovo Oscar Mondadori
per Carmine Abate: dopo “La festa del ritorno” (Premio Selezione
Campiello, Premio Napoli e Premio Corrado Alvaro) e “Tra due mari”,
esce nelle librerie di tutt’Italia la nuova versione de Il ballo
tondo, fortunatissimo primo romanzo dello scrittore arberesh, noto
ormai a livello internazionale.
La storia è ambientata
a Hora, è uno dei centri di lingua albanese in Calabria, un'isola di
cultura che conserva nella memoria popolare l'identità di cui è gelosa e
fiera. Storia e leggenda, cronaca e mito si fondono nell'immaginario di un
popolo che ha allevato in gentilezza la propria diversità. Qui un ragazzo,
Costantino, riscopre nella visione dell'aquila bicipite il passato della
sua gente, le radici dei suoi sentimenti confusi e dei suoi sogni audaci.
La favola si insinua così nella vita e condiziona i destini dei
personaggi: le sorelle di Costantino, afflitte d'amore; il maestro del
paese, cacciatore di sentimenti e di ricordi; il padre, emigrante
impetuoso e malinconico: Costantino stesso, tentato egualmente dal passato
e dalle novità; il nonno Lissandro, ironico e saggio, misterioso e
leggendario. In questo modo, sulla vicenda di una cultura trapiantata e
conservata da secoli, si innesta la storia di una famiglia coi casi, le
angosce, le gioie e i problemi del sud di sempre: l'emigrazione, gli amori
tenaci e silenziosi, le tentazioni della modernità e il fascino del mito,
le memorie profonde della vecchiaia e l'ironia leggera della saggezza
patriarcale.
Con realismo, ironia e
tenerezza, Carmine Abate tesse in queste pagine un delicato romanzo di
formazione, pieno di storie visionarie, comiche e poetiche che hanno la
forza dell'epopea; ma anche una vicenda di ampio respiro in cui mescola
abilmente realtà e leggenda, mito e cronaca, tradizione e modernità, vita
e sogno. In questo modo, sulla vicenda di una cultura trapiantata e
conservata da secoli, si innesta la storia di una famiglia coi casi, le
angosce, le gioie e i problemi del sud di sempre: l'emigrazione, gli amori
tenaci e silenziosi, le tentazioni della modernità e il fascino del mito,
le memorie profonde della vecchiaia e l'ironia leggera della saggezza
patriarcale. Sullo sfondo, ma in realtà nella funzione verghiana del coro,
che commenta, partecipe, i drammi e le felicità dei protagonisti sta la
comunità arbëresh di Hora, con le sue tradizioni e la sua lingua, che
custodisce la propria identità e la racconta mentre attorno tutto cambia e
passa.
Il ballo tondo ha
vinto la seconda edizione del premio internazionale dei
lettori Arge Alp ed è stato già tradotto in Germania, Francia, Portogallo,
Albania, Kosovo (e prossimamente in Olanda e in Grecia), accolto
dappertutto
con giudizi molto positivi.

Giudizi sul
Ballo tondo e su Carmine Abate:
Una calma ebbrezza illumina la prosa di
Carmine Abate. La vertigine qui non nasce dal sontuoso delirio barocco che
un Garcia Marquez, ad esempio, avrebbe orchestrato a grandi colpi di
metafore stravaganti, ma piuttosto da un estro leggero, poetico e tenero.
Le nouvel observateur,
Frédéric Vitoux
Uno
scrittore che sa unire una traboccante inventività con una cura raffinata
dell'articolazione narrativa e dell'impasto linguistico.
Giuseppe Traina,
L'Indice
Un romanzo
struggente e corale, Massimo
Onofri, Il Diario
Il primo,
poetico e fortunato romanzo di Abate,
Ermanno Paccagnini (Il Corriere della Sera)
Bellissimo,
Famiglia Cristiana, Fulvio Panzeri
Carmine Abate
non delude mai. Ogni suo romanzo è una gran scoperta. Chi
aveva apprezzato La moto di Skanderbeg e il Ballo tondo ritroverà la
stessa intensa capacità affabulatoria. Abate è narratore puro, che
canta più che scrivere. E così incanta il lettore.
Roberto Carnero,
Famiglia cristiana
Carmine Abate si
conferma scrittore di confine, eccentrico: non uno sperimentatore, ma
un appassionante narratore di storie mediterranee, uno scrittore di raro
talento.
Alberto Cavaglion,
L’Indice
Uno dei pochissimi scrittori italiani
(l’unico?) apparentabile a tanti narratori di matrice etnica che,
specie nell’ambito di realtà post-coloniali, rappresentano il fatto
veramente nuovo nella storia del romanzo di questi ultimi decenni.…
festa della scrittura.
Massimo Onofri, Il Diario
Carmine Abate è uno
degli scrittori più solidi di questi anni
Fulvio Panzeri
Lingua italiana, musicalità delle rapsodie
popolari arbëresh. Un antico idioma balcanico, tuttora parlato dagli
albanesi fuggiti in Calabria secoli fa, piega l'italiano di Carmine
Abate a soluzioni inaudite.
Il Corriere della Sera
Acte d'amour à une langue
antique oubliée au cœur de la Calabre, le roman d'Abate dit une dette dont
il sait ne pouvoir s'affranchir. Superbe lucidité.
Le Monde, Philippe-Jean Catinchi
Una storia splendida.
Susanne von Paczensky, Brigitte-Dossier
Abate è
assimilabile a quegli autori stranieri (irlandesi, indiani, nordafricani,
ecc.), rinnovati campioni della goethiana Weltliteratur, capaci di
esprimersi al di là degli angusti confini nazionali. Di certo, Abate è uno
scrittore epico, come pochi ne abbiamo in Italia. La particolare,
sorprendente felicità narrativa di Abate, discende da un originale sguardo
sul mondo; e dal ritmo della narrazione che si distende a ondate,
armonizzando in ampie curve geometriche il susseguirsi caotico degli
eventi.
Renato Nisticò, The
New York Rewiew of books/ la Rivista dei Libri