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La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

Il romanzo di Pierfranco Bruni “Quando fioriscono i rovi” sarà tradotto in francese e in inglese.

L’autore lavora ad una sceneggiatura per un film.

Un linguaggio che richiama ricordi su uno scenario onirico e metaforico.

Si racconta di una passione e di un amore come rivoluzione tra i personaggi e il tempo che lascia ferite.

C’è, tra l’altro, anche un pezzo di Calabria che campeggia tra le pagine.

Edizioni Il Coscile  

c.a.  Redazione Cultura

 

 

     Recensito e accolto con favore. Straordinariamente tracciato su un percorso lirico. Un canto d’amore e di ricordi. Una favola che non dimentica il dolore e l’inquieto vivere. “Si legge come un miserere”. Così si è espresso Alberto Bevilacqua recensendo il romanzo di Pierfranco Bruni. La passione, l’amore, i tradimenti e sullo scenario i morti ammazzati, le illusioni della rivoluzione, la disperazione degli anni del terrorismo. “Quando fioriscono i rovi” ( Ediz. Il Coscile) di Pierfranco Bruni, un romanzo terribile e dolce, avrà una sua traduzione in francese e in inglese e si sta lavorando su una sceneggiatura per la realizzazione di un film.     

      Una passione in un intreccio tra eros e tragedia è nel romanzo – diario di Pierfranco Bruni. Un romanzo nel quale si racconta la sconfitta delle ideologie e il disincanto negli intagli di un amore che è disperazione e bellezza. Non mancano accenni alla Calabria, la Calabria dalle radici alle quali Bruni spesso fa richiama e rimandi. Un romanzo dai toni forti e vibranti che costituisce una assoluta novità nella temperie letteraria dei nostri giorni. Le utopie restituiscono il disincanto degli anni terribili che hanno lacerato non solo il protagonista, ma un’intera generazione che è quella che è stata attraversata dagli anni di piombo. Accolto con molto favore dalla critica nazionale, è stato recensito sul TG2, sul TG1, sul TG3 e su quotidiani nazionali come il “Corriere della Sera” e “la Repubblica” e su riviste specialistiche di letteratura. Un romanzo chiave, così  ha osservato ancora Bevilacqua.

      La morte di Aldo Moro e il terrorismo. Una linea di partenza (che supera comunque ogni venatura realista e descrittiva) ma la vera dimensione di questo romanzo nuovo di Pierfranco Bruni è l’amore come rivoluzione. Un amore che è passione, eros, intreccio di corpi, sentimento e morte. In uno scenario linguistico fortemente poetico il protagonista si trova a raccontare la politica tradita, la morte dell’utopia rivoluzionaria e i fantasmi di una stagione che ha cambiato il volto dell’Italia.

      Si racconta di Marika: la storia di una terrorista che muore in un conflitto a fuoco con le Forze dell’Ordine. Ma si va sempre oltre la cronaca e la rappresentazione descrittiva. Nello stile onirico di Pierfranco Bruni. Un penetrante viaggio nel deserto di anni terribili e si trova il coraggio di recuperare immagini sbiadite che riportano sulla scena il travaglio di una generazione che è stata ingannata dal fumo delle ideologie.

      Un romanzo provocazione ma che pone, con molto coraggio, sul tappeto della letteratura un magico realismo che penetra nel sogno. Marika, dopo la sua morte, resta più viva che mai per il protagonista. Ma resta un sogno e una sconfitta. Immagini che sono di una straordinaria bellezza. Un romanzo scritto con eleganza e stile in una dimensione altamente lirica ed elegiaca. Una prosa poetica ricca di simboli e di metafore.

 

Info. Ufficio Stampa  - 3494282197  0981 22632

                                 

Recensione del romanzo

 

 

I rovi fioriscono ancora nel romanzo di Pierfranco Bruni

 

              
   Pierfranco Bruni non cessa di stupirci con la sua produzione letteraria: nella saggistica in cui tenta vie nuove, negli ultimi tempi in particolare, con l´approfondimento della canzone, l´espressione dei cantautori italiani; non solo nella poesia in cui fa emergere fortemente la tematica amorosa; nel racconto in cui si coniugano insieme la tematica del ricordo e quella del paese; infine la strada ampia e diversificata del romanzo.
   Qui Bruni ha seguito percorsi forti e coinvolgenti ed è apparso stimolato soprattutto da alcune tematiche civili che stiamo vivendo in Italia, come la giustizia, il terrorismo; solo che queste tematiche, che risentono dell´attualità, non costituiscono che esili trame perché il romanzo è trattato e vissuto nell´interiorità e questa caratteristica, l´interiorizzazione dell´azione, la si ritrova costantemente in tutte le opere, sia che si tratti di personaggi che fanno da attori della vicenda sia che la cosa coinvolga direttamente l´autore.
   Nell´Ultima notte di un magistrato l´argomento del romanzo era costituito dalla vicenda, tutta intima e combattuta, di un uomo, un giudice che sapeva di andare incontro alla morte per l´affermazione della causa giusta; nel romanzo Paese del vento compariva la storia fantastica di Diego, un marinaio che sparisce e viene cercato da Isa che nella sua ricerca trova la fede e attraverso il sogno riesce a mettersi in contatto con Diego.
   Nella terza opera, l´Ultima primavera, un romanzo-saggio, si parlava della vicenda Moro e nella vicenda del rapimento compariva la figura fantastica della terrorista Marika.
   A quest´ultimo romanzo-saggio si collega, sia pure per una via ideale, il nuovo romanzo di Pierfranco Bruni “Quando fioriscono i rovi”, Il Coscile, Castrovillari, dove è presente il tema del terrorismo dei brigatisti, ma questo non costituisce né l´ambiente storico della vicenda né tanto meno è trattato come un saggio, bensì viene interiorizzato nell´io narrante che lo vive o lo fa vivere dalla protagonista Marika in maniera tutta personale.
   La trama è esile: Marika è morta, uccisa dalla polizia e la figura femminile, filtrata attraverso la vicenda storica personale, stimola nell´io narrante tutta una serie di considerazioni che, mentre di Marika approfondiscono le note caratteriali, le componenti personali, rivelano tratti della vicenda amorosa vissuta dai due in cui la memoria è il liquido amniotico di tutta la storia: già, la memoria, che costituisce il tratto preponderante del romanzo: questo può essere definito romanzo della memoria.
   E´ il ricordo che circola nella vicenda avvolgendola con le note della malinconia che costituisce l´atmosfera del romanzo: ricordo di momenti belli, ricordo di sere trascorse in luoghi della memoria: come per le città del silenzio di D´Annunzio, così per Bruni la spiaggia di Metaponto, le strade di Roma, la Calabria.
   Ricodi storici, ma di una storia divenuta simbolo: gli anni del terrorismo - Aldo Moro, simbolo inerme di uno stato piagato dalla violenza politica - l´ultima guerra mondiale con il dissidio profondo ed ancora non sanato di fascismo ed antifascismo. Ma, mentre negli altri romanzi di Bruni questi ricodi storici costituivano motivo di approfondimento saggistico, in Quando fioriscono i rovi i ricordi sono momenti di un poema in cui tutto converge verso un solo punto: l´io narrante che si approfondisce e discopre attraverso i vari momenti che attraversa e in particolare i ricordi.
   Si susseguono le tematiche affrontate nel romanzo; l´argomento che forse dovrebbe essere quello più presente, la politica, tale non risulta; infatti troviamo l´alternanza tra rivoluzione e piattezza del potere, indecisione e scontento, elementi di una visione politica di un mondo che emargina gli intellettuali e non risponde pienamente alle aspettative del singolo. Nell´ambito della creazione letteraria Marika rappresenta il simbolo della vita libera e perciò rivoluzionaria ed inoltre l´esigenza del nuovo, dell´inconsueto, del come si vorrebbe essere in confronto con la piattezza dell´essere: la brigatista è l´eccesso, l´anima rivoluzionaria che è presente in noi e non può venir fuori senza fare danno. Ecco l´altro momento della vita con cui ci si confronta di continuo, la morte, il momento decisivo con cui non si fanno i conti, che anticipa sempre sui nostri piani. E allora, se tutto finisce, se termina la bella avventura, la bella illusione, non rimane che l´accettazione del presente e la piattezza dell´essere. Così l´amore con le sue avventure, i suoi momenti eroici, le sue tensioni, i suoi abbandoni che svicolano dalla normalità per seguire la trasgressione, ma alla fine per concludersi in domande senza risposte che rimangono come un tormento per tutta la vita o nell´accettazione della consuetudine di una vita familiare.
   Se vogliamo rintracciare il tema del romanzo questo va individuato nel dissidio costante dell´essere e del non essere e ancora del dover essere, nella contraddizione tra ciò che siamo e quello che vorremmo essere se ci lasciassimo andare all´empito della trasgressione, della fuoriuscita dagli schemi, della rivoluzione. Il romanzo si dibatte tra questi temi, essere-non essere-dover essere: a volte uno prevale sull´altro, ma è per poco in quanto la coscienza ne approfondisce momenti e movenze per cui tutto, eventi, storia, personaggi sono assorbiti nella meditazione che segue i moti dell´anima e come questa è contraddittoria, è il massimo ed il minimo, è tutto e nulla.
   È l´anima romantica che si dispiega davanti agli occhi del lettore, in sostanza, l´anima dell´io narrante, un´anima portata naturalmente all´introspezione, all´approfondimento barocco delle pulsioni, dei sentimenti che vede svolgersi dentro e li osserva, li verifica descrivendoli con la minuzia di aggiunte incalzanti, come se stesse ad osservarsi dentro uno specchio in maniera distaccata e ad osservare la materia complessa agitarsi dentro.
   Romanticismo e barocco: sembrerebbero temi inconciliabili, ma questi si ritrovano all´interno della stessa coscienza, unificati sotto lo stesso io dalla forte personalità dell´autore che tutto dispone per narrare ma, alla fine, riconduce tutto alla propria dimensione umana e letteraria: "Forse ho troppo sognato dentro questa storia. Ho sognato la storia e ho sognato continuamente di incontrare nuovamente Marika". Sogno, storia, realtà, immagine, ma alla fine rimane l´ideale non raggiunto, la tensione verso l´inappagato, la prevalenza del dover essere sull´essere.
   Abbiamo davanti più che l´azione, più che la storia il romanzo di sé, scandito da un andamento intensamente poetico: “Quando fioriscono i rovi” è un romanzo in poesia, è la trasposizione prosastica dell´aureo volumetto “Per non amarti più”, l´opera di qualche anno fa che ha preceduto la redazione del romanzo, il momento d´amore di una stagione da dimenticare/ricordare, che già nel titolo traduce l´intento intensamente contrastaddittorio dell´autore.
   Notiamo con soddisfazione che c´è un ritorno di Pierfranco. Bruni alla poesia; anche nel romanzo questo è affermato seppure indirettamente: "Non resta che Via Carmelitani nel mio immaginario" e Via Carmelitani è la prima, indimenticabile raccolta di poesie di Bruni da cui ha preso il via la sua produzione. C´è un ritorno di Bruni alla poesia, il genere che mette più a nudo le contraddizioni dell´essere, le ragioni del non essere, i ricordi, le passioni. La prosa è fatta di brevi ed intensi periodi che intenzionalmente seguono i moti dell´anima ed ognuno di essi aggiunge, approfondisce, varia il tessuto connettivo della vicenda personale.
   Fra le pagine che più ci hanno convinto, il capitolo 6 ci è apparso bello e stimolante, un dibattito ad una sola voce che è incalzante, come un commòs della tragedia greca, fatto di interrogativi che non hanno risposta perché il dibattito è con la persona morta che non può rispondere e questa è descritta "bella, giovane, antica come la danzatrice di Sibari", immagine della giovinezza della donna cui si uniscono la fragranza del suo profumo preferito ed il ricordo di un antico riferimento sibarita.
   Abbiamo parlato all´inizio di un romanzo nuovo; abbiamo considerato i punti di novità che Bruni apporta al romanzo; ora vorremmo concludere con una nota apparentemente tecnica che, come vedremo, si trasforma in strutturale: l´inserimento nel romanzo della fiaba. Sembrerebbe strano che qualcuno faccia ricorso alla fiaba per animare la sua narrazione: in realtà non si tratta di un´introduzione fine a se stessa. La fiaba, come tutti gli altri elementi del romanzo, fa parte della sfera simbolica e la sua presenza profuma di antico. Così il richiamo a Cappuccetto Rosso, in cui si coniugano insieme amore e morte - capitolo 15 - o la favola della rondine che aveva perso i rondinini ed alla fine li ritrova e capisce che la vita è ricerca, non stasi o, infine, quando l´io narrante si paragona a Peter Pan e con la leggerezza di questo personaggio-libellula può toccare tutti i fiori, tutte le tematiche.
   Problema è distinguere nel romanzo la storia dall´autobiografia: si percepisce la presenza costante dell´autore tra le righe del discorso. Ma se l´autore stesso vive la sua vicenda umana e letteraria nel simbolo, nel mito nuovo, intenso, personale di oggi, allora il problema non si pone più e la vita personale non può che esaltarsi e sublimarsi in qualcosa che è più duraturo della carne dell´uomo e questo qualcosa è il mito. 
 

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“QUANDO FIORISCONO I ROVI”: UN ROMANZO IN PELLICOLA di Johnny Fusca

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