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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
Italo Sarro, Pianiano – Un insediamento albanese nello stato pontificio, S.ED Editore, Viterbo 2004
  • PIANIANO
  • un paese arbëresh in provincia di Viterbo
  • La pubblicazione sulla rivista di cultura “Zjarri” di due articoli del Prof. Luigi Fioriti (“La comunità albanese di Pianiano” (1975, n. 1-2, 6-10) e “Un’emigrazione albanese nella Tuscia (1989, n. 33, 52-61) ha sollevato il problema, trascurato per molto tempo, della presenza di una colonia albanese, originaria di Scutari, a Pianiano, frazione di Cellere in Provincia di Viterbo.

    L’emigrazione ebbe luogo nel 1756 e contava 218 persone che, per sfuggire alle persecuzioni e angherie dei Turchi, che spadroneggiavano in Albania, lasciarono la sponda oltre Adriatico e sbarcarono ad Ancona, da dove per interessamento della Camera Apostolica furono indirizzati a Castro (VT) e sistemati attorno al castello di Pianiano con la concessione in enfiteusi delle terre circostanti.

    Ora la ricerca sistematica di Italo Sarro, Preside arbëresh di S. Giacomo di Cerzeto (CS), ci dà la dimensione vera di tale presenza con un’analisi puntuale sorretta da una ricca documentazione edita e inedita. Il volume “Pianiano – Un insediamento albanese nello stato pontificio” (S.ED Editore, Viterbo 2004) rende ragione di questa comunità che ha chiuso la fase delle emigrazioni storiche della venuta degli Arbëreshë in Italia.

    Nel volume sono descritte con cura e fedeltà alla documentazione, ritrovata nell’Archivio di Stato di Viterbo e nell’Archivio notarile di Tuscania, le diverse fasi attraverso le quali sono passati gli Albanesi, da Scutari ad Ancona, e da Ancona a Pianiano; da qui a Napoli per fare ritorno nuovamente a Pianiano, da cui in seguito si allargarono al capoluogo Cellere. La comunità albanofona ha conservato abbastanza integra la sua identità fino al 1845, quando per il sottigliarsi del numero delle famiglie rimaste nel piccolo centro, la Congregazione di Propaganda Fide non nominò più neppure un Curato spirituale. Gli albanesi da Pianiano si trasferivano per ragioni economiche nei centri viciniori, e in particolare a Cellere e Ischia di Castro.

    La documentazione che ci offre il Preside Italo Sarro ci dà la possibilità di individuare anche le ragioni del calo graduale della presenza albanese a Pianiano. In primo luogo: le famiglie non crescevano perché per mantenere i terreni in enfiteusi i coniugi dovevano essere entrambi albanesi e la presenza di donne albanesi era scarsa. In secondo luogo la concentrazione della ricchezza in poche mani diede origine ad un fenomeno di fuga verso centri più promettenti. Il frastagliamento, poi, in più centri dei gruppi familiari alloglotti, privi di supporti di tutela culturali, favorì la dispersione e l’assorbimento nel tessuto culturale ospitante.

    Un effetto particolare comunque producono i cognomi delle famiglie, tutti originari e tipici albanesi, e i nomi, che denotano l’area cattolica di apparteneza. Ecco alcuni cognomi: Brenka, Kabashi, Karuçi, Kola, Kolici, Kovaçi, Gega, Gjoka, Gjoni, Halla, Leshanji, Logoraci, Mida, Pali, Remani, Zadrima, Zanga.

    Nell’apprezzare pienamente il risultato della ricerca del Prof. Sarro, il pensiero va al concetto di memoria storica, che rimane un tratto che dura nei secoli, anche se quasi tutti gli elementi culturali sono scomparsi. Un appello alla Provincia di Viterbo non è privo di significato, se, alla luce della legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche, la 482 del 1999, vorrà deliberare l’ambito territoriale e subcomunale, segnato storicamente dalla presenza della minoranza albanese, onde beneficiare degli effetti della suddetta legge di tutela, a favore dei centri summenzionati. Ciò senza dubbio potrà avere effetti benefici in direzione di un rafforzamento della memoria storica, con la reale possibilità di ricomporre in un quadro unitario la presenza arbëreshe in Italia. Un quadro che conta più di 150.000 individui, in gran parte nell’Italia meridionale, ma sempre più presenti anche nei grandi centri del resto dell’Italia.

    Italo Costante Fortino

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