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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
LE EPIDEMIE STORICHE A SPEZZANO
La pubblicazione del prof. Francesco Marchianò ripercorre le principali epidemie che colpirono Spezzano

Fresco di stampa, curato dal Bashkim Kulturor Arbëresh, è in distribuzione l’ultimo lavoro di Francesco Marchianò: “Spixana e le epidemie del psassato (1656 – 1918) con appendice clinica del dott. Angelo Mortati”.  Si tratta di 46 pagine che scavano su un aspetto inedito della comunità arbëreshe di Spezzano che lo storico Marchianò, docente di Lingua e Civiltà Albanese, estrapola da uno studio comparato delle fonti storiche disponibili, dai testi editi dagli storici del passato, alla consultazione diretta degli archivi parrocchiali e comunali. Un lavoro certosino e meritorio che enuclea la storia delle tante epidemie che afflissero l’umanità nel passato e che non risparmiarono la nostra comunità sin dal suo nascere.

Peste, colera, malaria, tifo, scarlattina, vaiolo, spagnola, non davano tregua e dal 1656 al 1918, complice la mancanza di igiene e l’ignoranza della medicina del tempo, che nella migliore delle ipotesi si affidava ai salassi con l’applicazione delle sanguisughe, provocavano una falcidie di cui erano principali vittime i bambini. Un lavoro questo del Marchianò che, per quanto non abbia i caratteri del trattato scientifico, come lo stesso autore precisa in premessa, riveste un indubbio valore storico e storiografico, dando anche un significativo contributo per una lettura socio culturale ed epidemiologica della società del tempo, indicativa di un tenore di vita basato sulla rassegnazione e sull’ineluttabilità della presenza della morte. Il testo che si avvale del patrocinio del Comitato Nazionale Minoranze etnico linguistiche e del Ministero per i beni e le attività culturali, vede anche la luce, grazie al “fattivo contributo” del farmacista dott. Angelo Mortati che, in appendice dà una descrizione clinica dei vari morbi citati nell’opuscolo.

Si delinea così un percorso ad ostacoli della neonata comunità albanofona che, oltre alle citate endemie, viene duramente provata da tracoma, tubercolosi, brucellosi, malaria. Tristi eventi che venivano superati col solo conforto della fede riposta nelle virtù taumaturgiche di San Francesco di Paola e di San Rocco. In effetti, ad ogni epidemia seguiva una insperata capacità di ripresa, frutto senz’altro di una indomita speranza in un domani migliore.

Il testo aggiunge un nuovo tassello nella ricostruzione della storia di Spezzano Albanese, grazie anche agli approfondimenti di tipo storico – documentale riferiti ai luoghi e ai protagonisti della vita religiosa e civile che di quelle epidemie furono, loro malgrado, testimoni e comprimari. Per quanto non concepito come un lavoro dotato di unicità espositiva, pure la collocazione temporale degli eventi trattati, traccia, alla fine, un percorso unitario della comunità di Spixana, che, come in questo caso, segue le sorti del regno di Napoli e d’Italia, che come il resto d’Europa, non sfugge alle tante calamità di tipo sanitario, che avevano il loro terreno di coltura in una società che da secoli, se non millenni, non faceva in campo sanitario significativi passi avanti, pressata com’era dalla miseria, dalla fame e dall’ignoranza, colo solo scopo immediato di sopravvivere alla meno peggio e attribuendo tutti i mali alla stregoneria, alla magia, al malocchio, in una parola ad una negatività al di fuori di ogni possibile controllo razionale e per questo interamente affidato alla potenza della fede.

Raffaele Fera

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