Atteso, espressione della sua vasta cultura non solo
storica, è uscito il pregevole volume del preside Prof. Inocenzo Mazziotti
dal titolo:”Immigrazioni albanesi in Calabria nel XV secolo e la
colonia di San Demetrio Corone”, per i tipi delle Edizioni “Il Coscile”
di Castrovillari.
L’editore Sancineto con la pubblicazione di questo
testo riconferma la sua attenzione alla nostra minoranza italo-albanese
già espressa in tanti anni di attività a servizio della nostra zona, con
successi notevoli anche in campo nazionale.
Pur con grande rispetto abbiamo sollecitato il Prof.
Mazziotti a dare alle stampe il proprio lavoro, ma egli ci faceva capire
che prima bisognava studiare, ricercare, entrare nelle cose prima di poter
scrivere.
Oggi, noi, mentre riceviamo questo nuovo dono,
possiamo affermare che questo non è uno di quei “travasi di bottiglie”,
che lo stesso autore stigmatizzava, riprendendo una felice frase di Mons.
Eleuterio Fortino.
Il volume mette i puntini sulle i, porgendoci
un’analisi delle immigrazioni degli Albanesi, correggendo qui e là le
imprecisioni e la superficialità di altri autori, mettendo sotto esame
anche quegli storici che sono considerati pietre miliari della
storiografia sugli Arbëreshë: Masci, Dorsa, Tajani, ….
L’autore con approfondita competenza lega la storia
dell’impero bizantino e della titanica resistenza di Giorgio Castriota
Skanderbeg alle fasi delle emigrazioni degli Albanesi, le loro motivazioni
e la loro dimensione.
Circa la presenza ed il ruolo di Demetrio Reres,
corregge quei “ricorrenti ritornelli”, con un richiamo alla necessaria
verità della storia per una critica a quella storiografia apologetica che
tutto ingrandisce ed esagera, per attribuire un prestigio posticcio che
magari potrebbe derivare ugualmente dal trionfo della verità.
Ciò che abbiamo apprezzato del volume è prima di
ogni altra cosa la sintesi e la semplicità di analisi importanti
confermate da ampie consultazioni (vedi bibliografia!) con cui porge la
storia.
Anche sulle vicende di San Demetrio Corone dimostra
una competenza profonda che avvicina il lettore ai personaggi, ce li fa
conoscere, ci mostra le vere motivazioni degli accadimenti, non cadendo
mai nella banalità della “storia romanzata”.
San Demetrio Corone non è mai un luogo isolato, ma è
spiegato come parte degli avvenimenti nazionali e della complessità della
storia del mondo conosciuto, anche quando si ricercano le motivazioni che
muovono i personaggi locali e del territorio circostante.
Vengono perciò fuori con nitidezza i fatti circa le
controversie religiose sul rito, sugli interessi economici sui
possedimenti della Badia, le lotte del Collegio di S. Adriano, con una
sintesi, ripetiamo, che dà un quadro completo e definitivo delle vicende.
Il testo si ferma al 1815, anche questo per noi
mostra che un’opera per essere valida non deve trattare di tutte le epoche
storiche, e di tutto, dando spazio alle minuzie, ma deve far comprendere i
veri passaggi e le effettive motivazioni senza le quali si scade nel
romanzo senza storia, nella memorialistica, come puro diletto personale,
nella biografia apologetica, nella storiografia asservita ad una qualunque
politica di grandezza.
Nulla di tutto ciò
nel prezioso regalo del Preside Mazziotti, ma la Storia con la s
maiuscola, come puro servizio a ciò cui la storia deve mirare: ammaestrare
e guidare i popoli perché non si ripetano gli errori e le nefandezze che
hanno arrecato agli altri o hanno subito.
Giuseppe Acquafredda