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PUBBLICATO IL VOLUME “SULLE TRACCE DI BARBIANA VERSO LA SCUOLA AUTONOMA”, AUTORE ROLANDO PERRI, EDIZIONI TIERRE

          “Sulle tracce di Barbiana verso la scuola autonoma” è il  titolo del libro scritto da Rolando Perri, edito dalla casa editrice TIERRE di Firenze.

L’autore, originario della provincia di Cosenza, ha percorso tutta la carriera di docente fino a diventare preside agli inizi degli anni ’90. Attualmente dirige l’Istituto Tecnico Statale, Commerciale, Geometri e per il Turismo “Giambattista Falcone” di Acri.

L’intento del suo lavoro è quello di ripercorrere ed esplorare l’azione educativa di Lorenzo Milani da un osservatorio molto distante geograficamente, il Sud, ma sostanzialmente vicino al credo pedagogico del priore.

L’opera si propone di spingere il lettore ad una riflessione più profonda sul significato che assume, in questo momento storico, l’istituzione scolastica. In special modo, “quella che offre un servizio pubblico, irrinunciabile e doveroso per uno Stato che guardi alla piena emancipazione e al progresso dei suoi cittadini”.

Secondo l’autore, solo la scuola autonoma, oggi, può rispondere adeguatamente ai bisogni, alle esigenze multiformi dei singoli e della comunità in termini formativi ed educativi, in un contesto  variegato che non è quello dei confini nazionali di un popolo ma di una entità più vasta: il mondo globale. A questo mondo, aggiunge, fa riferimento la pedagogia dell’intercultura e dell’intersoggettività di cui Lorenzo Milani può essere considerato, a buon diritto, un precursore.

L’opera, magistralmente strutturata, dopo alcune sintetiche notizie biografiche su don Milani, nei suoi cinque capitoli affronta il “credo pedagogico del prete di Barbiana”.

“La decisione di intraprendere la vita ecclesiastica  fu una sorta di fulmine a ciel sereno per la famiglia Milani”, afferma Rolando Perri in apertura del suo lavoro, cercando di dare una spiegazione plausibile alla scelta di vita di don Milani.

Si potrebbe ripercorrere una pista interpretativa diversa rispetto a quelle già battute, precisa, riferendosi al legame sentimentale con una ragazza di origine milanese. Un rapporto finito male, che ha spinto il futuro priore ad una scelta drastica.

“Il clima culturale e sociale di Firenze”, “il ruolo degli intellettuali”, le idee educative non formalizzate” e “i collegamenti con movimenti ed altri educatori”, sono i paragrafi dove vengono illustrati le influenze civili e morali sulla vita di educatore e sacerdote di Lorenzo Milani. Da qui un elenco di personaggi di primo piano (Giorgio La Pira, don Giulio Facibeni, padre Ernesto Balducci)  che ebbero un ruolo importante nella sua formazione spirituale.

Nel secondo capitolo, l’autore si sofferma sulle prime esperienze religiose e scolastiche di don Milani. Esperienze nuove e singolari che modificarono lo “status quo” , sovvertirono la quiete di Calenzano,  provocarono una vera rivoluzione nei rapporti della chiesa con i fedeli ed avviarono il modello di scuola-autonoma. Una vera sfida che incominciò a traghettare la chiesa verso una nuova meta, aprì le porte della scuola a tutti ed estese la base partecipativa alla vita comune, mettendo a margine le discriminazioni ideologiche e l’appartenenza a classi sociali ben determinate.

La parte centrale dell’opera è dedicata alla scuola di Barbiana. Una scuola a difesa dei diritti negati, una scuola-comunità aperta al mondo.

Barbiana, sottolinea l’autore, rappresenta il luogo dell’utopia e della memoria. Ed aggiunge: “quasi mai l’utopia diventa realtà”. La memoria presente, invece, dimostra che anche quei valori che sembravano appena sfocati, possono sostanziarsi in azioni umane sul sentiero nobile della solidarietà, attraverso un lento processo di cambiamento tra conservazione ed innovazione.

La fede, la vita, la pedagogia di don Milani risuonano ancora di fresche eco di modernità, come se il prete di Barbiana fosse vissuto un pezzo avanti agli altri e avesse capito prima quel che sarebbe accaduto ai giovani d’oggi, alla scuola, alla società ed alla politica dei nostri giorni, afferma nella presentazione dell’opera  la Senatrice Carla Mazzuca, sostenendo anche che vi è continuità tra le idee, il Vangelo, la predicazione di don Milani ed alcune scelte di politica scolastica operate nel recente passato, ed oggi invece osteggiate per motivi ideologici. Ebbene nell’ultima parte del libro vengono evidenziati i germi dell’autonomia scolastica nel credo pedagogico milaniano, partendo dal modello Barbiana con le illustrazioni delle attività realizzate (tempo-scuola, tutorato degli studenti, centralità dell’insegnamento delle lingue, attività laboratoriali…). Modelli e comportamenti che sono riscontrabili attualmente nelle realtà più attive del variegato mondo scolastico.

L’analisi della realtà barbianese indica la strada da seguire affinché si creino le condizioni ottimali, per disegnare una presenza forte e comunitaria, tesa a programmare un’alleanza stabile tra istituzioni ed espressioni culturali, ci spiega l’autore con dettagliate informazioni. Ed ancora Barbiana ci dimostra che, qualora ci sia uno spirito comunitario avvertito fra tutte le forze operanti su una zona del territorio, è ipotizzabile raggiungere risultati imprevedibili a beneficio dei singoli e della comunità.

Per  sottolineare il collegamento fra l’autonomia scolastica e l’insegnamento di don Milani, l’opera contiene in appendice la Legge 15 marzo 1997, n. 59 “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali per la riforma ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa”.

Il provvedimento legislativo, secondo l’autore, è stata la tappa forse più importante della scuola italiana, una vera pietra miliare da cui può generarsi uno scenario nuovo dentro il quale sono sistemabili tutti quelli che sono stati, per lungo tempo, solo tentativi di rinnovamento, mai portati completamente a buon fine.

L’ottimismo e la vitalità riscontrabili oggi nella scuola,  si afferma alla fine del pregevole lavoro, sono da salvaguardare e da incentivare a tutti i costi, poiché si rivelano come “la carta giocata con le armi dell’intelligenza, della volontà e dell’ entusiasmo, in linea con l’insegnamento di don Milani”, l’apri - pista di tutte le trasformazioni nel mondo scolastico riscontrabili dal 1968 in poi.

Gennaro De Cicco

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