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LA POESIA DI PIERFRANCO BRUNI IN MEMORIA DI GIOVANNI PAOLO II

 

Canto di Requiem in memoria di Giovanni Paolo II sviscera, sotto forma di preghiera, l’estro poetico di Pierfranco Bruni. Canto che esulta nel diffondere il messaggio salvifico del Papa, apostolo di pace e di speranza. La condivisione del poeta trabocca di emozione. Ponendo nella sequela di Cristo Giovanni Paolo II, Bruni compie “ il viaggio indefinibile” della vita in prospettiva della morte nel pieno rispetto del mistero. Cieco abbandono alla volontà di Dio esige la fede, la quale non rifiuta ma richiede l’ausilio della ragione per comprendere i limiti della conoscenza umana. Giovanni Paolo II, divulgatore del Vangelo, incarnando Cristo, si è reso ubbidiente alla volontà del padre, lasciando nella Storia un segno incancellabile.

Bruni si è fatto suo aedo. Non nel senso del raccontare le straordinarie opere apostoliche del successore di Pietro, abile nunzio della Parola, venuto dall’Est, per divulgarla oltre i confini della Chiesa, ma nel senso dell’ascolto integrale dei precetti cristiani, infiammati dall’amore e dal profondo senso del perdono.
Bruni, professando il credo cattolico, canta con ardore proprio l’amore e il perdono. Due componenti basilari questi, che trasformano il canto lirico in preghiera.

 

L’intonazione si fa solenne, da monodica a corale, accordando le molteplici voci di grandi pensatori: Qohèlet, Osea, San Paolo, Sant’ Agostino, San Francesco di Assisi, Pascal, Giovanni Paolo II … Il canto “pierfrancescano”, dono dello Spirito, prorompe appassionato dall’animo, senza seguire regole.
Non può, infatti, avere una precisa struttura metrica, nel suo fluire tracimante, il pensiero, quando è condotto misteriosamente dall’Altro.
Il testo di Bruni andrebbe più volte riletto e meditato nei diversi spunti, per poter cogliere, nell’essenza delle parole, il trascendente. Si sa che la ricerca della Verità non acquieta mai l’animo, anzi porta più sete, se il traguardo da raggiungere fino alla Fonte è impervio.

Sentenzia bene Qohèlet: “Più cresce la sapienza, più grande si fa il tormento. Più si penetra nelle cose, più si acuisce il dolore.”

Il lettore deve essere grato al poeta Bruni, il quale, cibandosi degli insegnamenti di grandi pensatori religiosi, offre il suo squisito frutto che è maturato attraverso la luce diretta delle Sacre Scritture. Il Canto di Requiem, infine, ci rende partecipi, dell’odissea gloriosa di Giovanni Paolo II, il quale ha appoggiato fino in fondo il disegno divino, accettando il mistero dell’iniquità nel martirio della sua stessa carne.

L’epilogo doloroso del Pontefice, non celato ma mostrato umilmente al mondo intero, è una conferma luminosa del significato della Croce: la sconfitta del male e il trionfo del bene. Pierfranco Bruni si fa portavoce di questa certezza.
 

Adriana De Gaudio

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