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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

ROMA

PRESENTAZIONE DEL “DIZIONARIO BIOBIBLIOGRAFICO DEGLI ITALO-ALBANESI”

DI GIOVANNI LAVIOLA

1. A Roma, presso il Circolo “BESA” (Via dei Greci 46) il 25 novembre 2006, in occasione della Festa Nazionale d’Albania, è stato presentato il volume, fresco di stampa, dal titolo “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi” di Giovanni Laviola.

Il volume è inserito nella Collana “Biblioteca degli Albanesi d’Italia”, delle Edizioni Brenner (Cosenza – Via Monte S. Michele, 13/A – Tel. 0984-74537), e raccoglie 762 biografie, seguite dalle relative bibliografie, di personaggi arbëreshë che si sono distinti per l’apporto dato alla vita politica, alla storia, alla letteratura, all’arte, alle scienze mediche, matematiche, fisiche e naturali, alla musica, alle scienze religiose, all’attività militare e sportiva ecc.

 

2. La presentazione è stata affidata al Prof. Pietro De Leo, ordinario di Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, oltre che professore di Paleografia latina, Didattica della storia, e Storia della città e del territorio. Il De Leo è Presidente dell’Istituto Internazionale di Epistemologia “La Magna Grecia”, Direttore del Comitato Scientifico del Centro di Studi su Cassiodoro e il Medioevo, ed è stato insignito della medaglia d’oro ai benemeriti della scuola dell’arte e della cultura dal Presidente della Repubblica Ciampi.

Studioso scrupoloso, sempre alla ricerca di documentazione trascurata, nascosta e inedita, con una metodologia rigorosa che si basa sulle fonti primarie per verificare, eventualmente correggere e reinterpretare, con nuova luce, le scritture. Notevole il suo contributo sia alla storia del Mezzogiorno d’Italia che degli italo-albanesi. Per questi ultimi, per brevità, ricordiamo solo i seguenti contributi:

“Insediamenti albanesi in Calabria – L’esempio di S. Sofia d’Epiro” (in “Mezzogiorno medievale – Istituzioni, società, mentalità”, Rubbettino, Soneria Mannelli, 1984);  “Mobilità etnica tra le sponde dell’Adriatico in età medievale – I primi insediamenti albanesi in Calabria” (in “Gli Albanesi in CalabriaSecoli XV – XVIII”, a cura di C. Rotelli, Orizzonti Meridionali, Cosenza, 1988); “Le immigrazioni dal tardo medioevo all’età moderna” (in “Minoranze etniche in Calabria e Basilicata”, a cura di P. De Leo, Di Mauro Editore, Cava Dei Tirreni, 1988).

 

3. Autore del “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi” è il Preside Giovanni Laviola (nato a Spezzano Albanese nel 1915), noto letterato e studioso di pregiate opere di carattere storico. Tra le opere creative va citata la raccolta di racconti “Gli ulivi di Marzucco” (Roma 1972) che rappresenta uno spaccato sulla civiltà contadina della seconda metà del XX secolo, in cui emergono i problemi relativi alla proprietà terriera, alla massiccia emigrazione e al miglioramento delle condizioni sociali della famiglia. Al di là del valore letterario, questi racconti contengono ricchi spunti per un’analisi antropologica, sociologica e psicologica.

Come studioso, il Laviola  ha privilegiato gli aspetti storici della presenza degli italo-albanesi nell’Italia meridionale, accanto all’analisi di problematiche storiche relative all’area dell’Alto Ionio.

Degli italo-albanesi il Laviola ha seguito i percorsi più importanti: da “Le comunità albanesi dall’età moderna ai nostri giorni” (in “Minoranze etniche in Calabria e Basilicata”, 1988) al “Collegio italo-albanese di San Demetrio Corone” (in “Studi meridionali”, 1978); da “Società, Comitati e Congressi italo-albanesi dal 1895 al 1904” (Cosenza 1974) a “Pietro Camodeca dei Coronei” (Aversa 1969); da “Ferdinando Cassiani nel pensiero e nell’azione” (Bari 1971) a “Gennaro Placco, fiore della prigionia di Settembrini” (Lucca 1985). In queste, come nelle altre opere, il Laviola  ha percorso una pista preziosa: la ricerca dell’inedito e del raro, presso archivi pubblici e privati. Ciò gli ha permesso di consigliare, con l’esempio, ai più giovani studiosi di non limitarsi a riportare quanto già scritto da altri, in altri termini di evitare quel fastidioso “travaso di bottiglie” che non contiene nessun apporto alla ricostruzione storica. Indica, invece,  come strada maestra, che porta a risultati positivi e apprezzabili, quella più faticosa, fatta di una metodologia rigorosa, che si basa sulla ricerca paziente e continua di documenti primari, che vanno poi letti con acribia e ampiezza di vedute. Sotto questa luce trovano interesse anche quelle microstorie circoscritte nello spazio, ma significative in sé perché trovano collocazione nel quadro generale dello sviluppo storico. Assume pertanto un significato e un ruolo di più ampia portata tanto “Il processo ai liberali di Amendolara – La reazione borbonica dopo il 1848” (Roma 1976) quanto “Trebisacce – Storia, cronaca, cultura” (Trebisacce 1992). Si tratta di pezzi importanti di storia della Calabria che, visti sotto il profilo storiografico e socio-antropologico, concorrono a tracciare certamente le coordinate storiche, ma anche a individuare ben definiti tratti identitari.

 

4. Il “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi” rappresenta il risultato di più decenni di ricerche scrupolose, continue e attente, che prendono in considerazione tanto la ricostruzione della biografia dei singoli personaggi che si susseguono, quanto la bibliografia, ossia le opere che sono state scritte sugli stessi personaggi.

Il Prof. Pietro De Leo, nella sua presentazione, ha messo in evidenza la complessità dell’opera, l’impegno dell’Autore nel ricostruire le 762 biografie e nel rintracciare sufficienti elementi bibliografici, consultando monografie, riviste e giornali rari e meno rari, enciclopedie, repertori vari, ed inseguendo anche il canale diretto di contatti e consultazioni personali. Soprattutto per le culture minoritarie, spesso non toccate dagli interessi di ricerca e dai movimenti di studi di più ampia portata, i periodici, le riviste e i giornalini, anche di breve durata, custodiscono preziose informazioni che vagliate diligentemente possono condurre a fonti più esaustive. Scorrono nella bibliografia del “”Dizionario” citazioni di periodici della cultura meridionale: “Il Calabrese”, “Rivista italica”, “L’Avanguardia”, “Brutium”, “Cronaca di Calabria”, “Calabria letteraria”, “Rassegna calabrese”, “Studi meridionali”, “Rivista sicula”, “Coscienza storica”, “Roma e l’Oriente”, “Giornale delle Due Sicilie”, “Omnibus”, “Oriente Cristiano”, “Tribuna Sud”.

Inoltre un supporto altrettanto importante sono stati per il “Dizionario” i periodici degli italo-albanesi: dal “Fiamuri Arbërit” alla “Nazione Albanese”, da “La Nuova Albania” a “Illi i Arbreshvet”, e poi a “Shêjzat”, a “Risveglio-Zgjimi”, a “Rinascita Sud”, al “Bollettino di Grottaferrata”, a “Katundi ynë”, a “Rassegna di studi albanesi”, a “Zëri i Arbëreshvet”, a “Zjarri”, a “Lidhja”, a “Calabria Turismo”.

Il relatore ha evidenziato alcuni aspetti particolari della composizione del “Dizionario”, da quelli statistici relativi alla distribuzione dei personaggi per secoli, a quelli relativi alla percentuale di presenza femminile, scorrendo nomi e individuando dati che connotano il lavoro del Laviola.

Il “Dizionario”, per i tracciati storici, culturali, religiosi che contiene, può essere visto anche come un valido strumento di collegamento che unisce la realtà italo-albanese con quella albanese d’Oltre Adriatico.

Il territorio delineato, che si deduce dall’appartenenza dei singoli personaggi, è quello dell’Italia meridionale interessato agli stanziamenti albanesi storici, compreso in sette regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Alla perizia dell’Autore e alla ricerca accurata è dovuta l’individuazione dell’identità dei singoli personaggi e la loro riconduzione all’origine albanese, foss’anche attraverso un solo ramo di discendenza.

Per quanto concerne la dimensione temporale, l’Autore non ha posto alcun limite, pertanto essa copre l’arco di quattro secoli: dalla data di nascita del primo personaggio, Luca Matranga di Piana degli Albanesi, 1569, alla più giovane artista, Serena Mafia, nata nel 1979 in un paese non albanese, ma da madre albanese.

Il Laviola ha voluto inserire nel volume sia i grandi protagonisti della storia e della cultura italo-albanese – e quindi ecco i Rodotà e i Guzzetta, i De Rada e i Dara, i Santori e gli Schirò, i Serembe e i Camarda - che i personaggi di rilevanza meno spiccata, coloro, cioè, che hanno dato, e alcuni continuano a dare, un qualche contributo alla composizione del quadro storico culturale: i Becci e i Castellano, gli Agostino e i Cerrigone, i Finistauri e i Forte, i Gerbino e i Muricchio. Questo criterio permette di mettere insieme tutte le tessere che compongono il mosaico della cultura italo-albanese.

I personaggi con i loro tracciati culturali e bibliografici presentano aspetti che concorrono a caratterizzare le stesse epoche in cui sono vissuti.

Da un’attenta analisi, infatti, si possono individuare, attraverso la lettura del “Dizionario”, le fasi più importanti dell’evolversi della cultura albanese in Italia:

L’Autore del “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi”, già nel momento in cui annunzia la sua uscita dalle stampe, avverte che è stata avviata la raccolta del materiale per la seconda edizione, sia per colmare inevitabili lacune, fisiologiche in opere del genere, sia per completare le schede  biografiche e le relative bibliografie, e dunque per seguire quel processo di sviluppo della cultura italo-albanese che si presenta interessante e con risvolti spesso originali e imprevedibili.

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