ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėvet tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

I QUATTRO VANGELI

TRADOTTI  IN ARBERĖSH DA ZOT EMANUELE GIORDANO

 

In coincidenza con la festa del LX anniversario di servizio parrocchiale a Ejanina (28 dicembre 2006), papąs Emanuele Giordano, protopresbitero, ha fatto dono, alla Comunitą arbėreshe, della traduzione in arbėresh dei Vangeli (Vangeli, i pjerrė arbėrisht nga zot Emanuele Giordano, MIT Cosenza 2006). In realtą la traduzione esprime l’approdo di una intera vita dedicata alla Chiesa e alla cultura arbereshe. La biografia di Papa Manoli – come correntemente lo chiamano i fedeli – č ricca di titoli di traduzioni in arbėresh. Dal punto di vista Linguistico č particolarmente interessante perché essa esprime il tentativo riuscito abbastanza bene di una koiné arbėreshe.

Inoltre č la prima volta che gli arbėreshė di Calabria hanno nella loro lingua tutti e quattro gli Evangeli. Nella sua sobria prefazione, l’autore afferma innanzitutto il dato di fede: “Il Vangelo – egli riferendosi agli Evangeli parla sempre al singolare – č la Parola di Dio. Scritto per gli uomini, affinché essi conoscano Gesł Cristo come vero uomo e vero Dio”. Poi informa: “Nel 60* del mio servizio di parroco ho voluto tradurre in arbėresh e pubblicare le quattro parti del Vangelo, affinché gli arbėreshė possano leggerle e meditarle”.

Segue una breve annotazione storica: “Fino ad oggi soltanto il Vangelo secondo Matteo era stato stampato in arbėresh, dal Kamarda di Piana degli Albanesi, da Vinēenx Dorsa da Frascineto e da me stesso nel 2000. Kamarda e Dorsa sono stati sacerdoti e letterati del secolo XIX, molto noti”.

Da allora vi č stato un grande sviluppo degli studi sulla lingua albanese con la pubblicazione di grammatiche, sintassi, Dizionari. E in Albania si č pervenuti “all’unificazione della lingua nazionale”. Anche tra gli arbėreshė vi č stato uno sviluppo di studi albanologici. L’autore conclude: “Da questo studio delle parlate arbėreshe puņ nascere – potremmo dire – una lingua comune, o l’arbėresh standardizzato, la quale si avvicina molto alla lingua albanese (di Albania), tanto nella grammatica, quanto nella sintassi, quanto nel lessico. In questa lingua č tradotto questo Vangelo”. Infine conclude esprimendo un desiderio: “Desidererei che il Libro Sacro dei Cristiani arrivi in mano degli arbėreshė: Affinché siano quotidianamente arbėreshė e Cristiani veri”.

“Amģn!”, puņ fargli eco “Besa”, con gratitudine.

Si tratta quindi di una primizia da accogliere con particolare gioia

n. Sull’argomento torneremo in futuro. Per ora ci limitiamo alla segnalazione di una pubblicazione “storica”, nel senso che soltanto dopo oltre cinque secoli di permanenza in Italia noi arbėreshė abbiamo l’intero “Vangelo” nella nostra lingua (Besa/Roma).

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