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ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

LE MIGRAZIONI DEGLI ARBERESHE  

Migrazioni di
albanesi in Italia
Prima:     1399-1409
Seconda: 1416-1442
Terza:      1461-1470
Quarta:    1470-1478
Quinta:    1533-1534
Sesta:     1646........
Settima:  1744........
Ottava:    1774........
Nona:      1990....

La storia delle prime migrazioni di colonie albanesi verso varie zone dell'allora Regno di Napoli (di cui Calabria e Sicilia facevano parte ), risale al XV secolo prevalentemente durante il regno di Alfonso I d'Aragona.

          Secondo una tradizione di studi storici consolidata, sono otto le ondate migratorie di albanesi in Italia, a cui vanno aggiunti: gli spostamenti all'interno del territorio dell'Italia meridionale e le ultime migrazioni (la nona) degli ultimi anni.

          Gli albanesi, condotti da un numero composito di popolazioni, non hanno stabilito subito e sempre fissa dimora, ma non sono trasmigrate per aree convicine, se non da regione a regione e questo spiegherebbe la presenza degli albanesi prima in molti centri e poi della loro scomparsa per vederli ricomparire in altri centri.

          La loro storia non lineare delle ondate migratorie e la molteplicitą degli insediamenti in Italia, fornisce una giustificazione alla dispersione in un vasto territorio che, attualmente, copre quasi tutto il meridione.

          La prima migrazione risalirebbe agli anni 1399 - 1409, quando la Calabria, prima dell'avvento di Alfonso d'Aragona, era gią sconvolta da rivolte intraprese da feudatari contro il governo angioino e gli albanesi si interpongono per fornire i loro servizi militari per l'una o l'altra fazione in lotta.

          La seconda migrazione risale agli anni 1416 - 1442, quando Alfonso d'Aragona ricorse ai servizi di Demetrio Reres, nobile condottiero albanese, che portņ con se un folto seguito di uomini. La ricompensa per i suoi servigi consistette nella donazione, nel 1448, di alcuni territori in Calabria e ai suoi figli in Sicilia.

          La terza migrazione risale agli anni 1461 - 1470, quando Giorgio Castriota Skanderberg (principe di Krujia), inviņ un corpo di spedizione in aiuto a Ferrante I d'Aragona che nella lotta contro Giovanni d'Angiņ, sgominņ nel 1461 le truppe partigiane. Per servizi resi, fu concesso  ai soldati ed alle loro famiglie di stanziarsi in ulteriori territori anche in Puglia.

           La quarta migrazione risale agli anni 1470 - 1478. In questo periodo si intensificarono i rapporti tra regno di Napoli ed i nobili albanesi con il matrimonio tra Irene Castriota (nipote di Skanderberg e il principe Pietro Antonio Sanseverino di Bisignano in Calabria nel 1470, e la caduta di Krujia nel 1478 sotto il dominio turco.

          La quinta migrazione risale agli anni 1533 -1534, quando i turchi conquistarono la fortezza di Corone, cittą mista greca e albanese della Morea. Questa fu l'ultima migrazione massiccia dall'Albania verso l'Italia.

          La sesta migrazione risale all'anno 1664, quando la popolazione di Maida della Morea, dopo una ribellione ferocemente domata dai turchi, migrerą verso Barile in Italia gią popolata da albanesi che si erano ivi stabiliti precedentemente.

          La settima migrazione risale all'anno1744, quando una popolazione scappata dalla Chimara e proveniente  da Pikernion (Albania Meridionale) non lontano da Santi Quaranta, č fatta accogliere, sotto Carlo III di Borbone a Villa Badessa in Abruzzo.

          L' ottava migrazione risale all'anno1774, quando una popolazione albanese, guidata da un certo Pangiota Cadamano, si rifugia a Brindisi di Montagna in Basilicata.

          La nona migrazione č quella di questi tempi e che non č ancora esaurita.

          Gli albanesi mantennero la religione cristiana di rito ortodosso e questo fu, ed č tuttora, uno dei tratti caratterizzanti la etnia albanese sia rispetto alla restante popolazione italiana sia riguardo agli albanesi rimasti in patria, divenuti nella stragrande maggioranza dei casi mussulmani.

          Nel corso del tempo, specie in questo secolo, alcune localitą hanno perso l'uso della lingua e le altre originarie caratteristiche. Attualmente i centri albofani in Italia, sono una cinquantina, con una popolazione di circa 100.000 abitanti.

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