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ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

Nelle comunitą italo-albanesi
Le anime tornano nei loro paesi

Pasquale De Marco

Commemorazione dei defunti, sabato 14 febbraio in tutte le comunitą italo-albanesi di rito greco-bizantino.

Č una «festa» mobile che «cade» di sabato, quindici giorni prima della Quaresima. Una ricorrenza che si riallaccia alle Antesterie greche (festa dei fiori celebrata ad Atene in onore di Dionisio) e alle febbriali latine che si svolgevano quando l'inverno cede il passo alla primavera e la natura rinasce.

I riti religiosi iniziano il mercoledģ precedente. Nelle case vengono accesi lumini alimentati da olio d'oliva.

Nella mattinata di sabato si va in processione, intonando toccanti canti arbėreshė, in cimitero dove si celebra la cerimonia di suffragio (il Trisaghion) il «papąs» (sacerdote di rito greco-bizantino) benedice i sepolcri con incenso e acqua santa, recitando il Contachion e l'Apolitichion.

Si sosta poi sulle tombe dei propri cari, imbandite di vino, liquori, dolci e sigarette che vengono consumati o offerti ai passanti «a ricordo del defunto». Una tradizione, questa, che risale agli albori della civiltą, pregna di simbolismi e che si basa sulla connessione tra cibo e morte e sulla «filosofia» dell'uomo di sublimare il concetto di morte.

Di pomeriggio, i sacerdoti visitano le famiglie che ne fanno richiesta e che hanno avuto un lutto recente e benedicono le «paneghie» simboleggianti l'immortalitą dell'anima e la resurrezione del corpo. Su di un tavolo coperto da una bianca tovaglia, vengono sistemati un piatto con grano bollito, una candela accesa, due pani e due cucchiai. Sotto il piatto, un'offerta in genere per il sacerdote. Dopo la benedizione, il «papąs» spegne la candela nel grano che offre con piccoli pezzi di pane.

In serata, rinnovando la «agapi», i banchetti dei primi cristiani, gli adulti della comunitą si riuniscono a gruppi per consumare una cena basata per lo pił da salumi locali. E uno dei posti della tavola viene lasciato vuoto perché «riservato» ai defunti.

La tradizione asserisce che, dal sabato dei morti fino al prossimo sabato, le anime dei morti lascino i luoghi di beatitudine o di penitenza e girino per le strade del paese, facendo visita alle case dei parenti e i lumi accesi servono a rendere pił agevole questo gradito ritorno. Il Sabato successivo, «E shtun' e Shales», le anime fanno mestamente ritorno nei sepolcri ed č questa una giornata di profonda tristezza! Un proverbio arbėresh infatti dice: «Il sabato dei morti sia il benvenuto, ma quello di "Shala" non venga mai».

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