ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëvet të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

PECULIARITA’ DEL RITO GRECO - L’ UXORATO

La tradizione dei preti sposati è una regola vera e propria, che  il rito greco ha sempre praticato in quanto  rientra nella tradizione della Chiesa antica orientale,  e che per secoli  anche  la Chiesa  di Occidente ha rispettato.

La consuetudine risale agli albori del Cristianesimo ed è  rimasta  in vigore in Oriente  sia  dopo lo scisma sia dopo la scelta del celibato  attuata dalla Chiesa latina nel XII secolo, ed è ancora praticata  anche dopo il ritorno all’unità con Roma da parte di alcune Chiese orientali.

Risale  al I Concilio ecumenico di Nicea (325), dove si stabilì che “essendo il matrimonio onorevole, non bisogna imporre un giogo tanto pesante come il celibato”. Ragion per cui la Chiesa d’Oriente, proprio perché non impone il celibato,  ha continuato a concedere ai suoi sacerdoti la facoltà di prendere moglie (preitera) e formare una famiglia, purchè il matrimonio avvenga prima dell’ordinazione diaconale e sacerdotale. Unico prezzo da pagare è la rinuncia alla carriera religiosa. Al vescovo, infatti, proprio perché eletto dai sacerdoti celibi, è fatto divieto contrarre matrimonio. Al sacerdote rimasto vedovo non è concesso prendere una seconda moglie, pena il divieto di svolgere i riti sacri.

L’obbligo del celibato, introdotto dalla Chiesa cattolica nel 1139 durante il Concilio Lateranense, è in vigore solo per i sacerdoti di rito latino; rimangono fuori da tale vincolo i preti di tutte le chiese orientali cattoliche.

L’uxorato, nel passato, è stato uno  dei  motivi di  maggiore avversione e contrasto  con il rito greco messo in atto dalle autorità religiose latine, in quanto ritenuto scandaloso e incompatibile con la cultura della chiesa cattolica e in aperto contrasto con le disposizioni del Concilio di Trento (1563). Il Concilio Vaticano II ha rispettato la possibilità per la Chiesa orientale di conservare i riti e le discipline proprie della liturgia orientale.

Nelle comunità albanesi di rito greco-bizantino  il sacerdote (“Zoti”) era tenuto in grande considerazione, e non era solo la guida spirituale.

In forza della sua cultura (probabilmente l’unico o tra i pochissimi a sapere leggere e scrivere) egli era maestro di scuola, dispensatore di consigli per le famiglie e istruttore delle più semplici nozioni liturgiche di greco per i giovani aspiranti al sacerdozio. I preti di rito greco negli stanziamenti calabro-albanesi erano, inoltre, sollevati dal corrispondere i non pochi balzelli feudali alla autorità civile, con grande disappunto dei vescovi e dei sacerdoti latini, costantemente impegnati a screditare e infamare la loro condotta, riferendo a Roma con relazioni molto accurate ogni episodio opportuno a raggiungere lo scopo. Anche quelli più risibili, come la pratica delle danze nel periodo pasquale (le vallje), bollate come “scandalose” in quanto “opera del diavolo per indurre in tentazione“ e quindi da abolire; o quella riportata in un rapporto di un vescovo latino a seguito di una ispezione ordinata da Roma, che indugia sulla descrizione “ dei peli del labbro superiore del papàs troppo lunghi, e quindi da tagliare in quanto si bagnavano mentre beveva il sangue di Cristo”.

Adriano Mazziotti

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