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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

Speciale

Tra fede e tradizione

Le “kalimere” tra gli Arbëreshë di rito bizantino della Calabria

Tra le più note quella della Passione e Morte di Cristo

La kalimera costituisce per tutti i paesi italo-albanesi un’antichissima tradizione di rilevante interesse storico e letterario, ma soprattutto religioso e tradizionale. Tanto è viva e radicata nel popolo questa tradizione che la si riscontra anche in quelle poche comunità  che nel tempo hanno perso ogni traccia delle proprie radici, dalla lingua alle tradizioni e al rito bizantino-greco. Come  Spezzano Albanese, che abbandonò questo rito nel lontano 1668 e dove la kalimera della Passione e Morte di Cristo viene ancora oggi ricordata e cantata in lingua albanese.

La parola Kalimera (si pronuncia kaglimèra) dal greco “buongiorno”,  ha come significato autentico “buona novella”. E’ una vera composizione poetica di soggetto sacro, dove vengono ricordati episodi della vita terrena di Gesù, i grandi misteri, le glorie della Vergine e dei Santi. La Chiesa italo-albanese, dal ‘700 in poi, si è largamente servito dei canti sacri popolari per impartire la catechesi, alimentare la fede e inculcare la pietà religiosa. Essi, comunque, costituiscono un prezioso patrimonio, che affonda le sue radici nel più schietto sentimento religioso e poetico popolare, mai del resto sopito.

E’ certo che molte di queste composizioni, altre sono anonime, classificate dagli etnomusicologi come canti sacri popolari, hanno come autore principale un sacerdote di rito greco di San Giorgio Albanese (CS), Giulio Varibobba (1704 – 1788), che, come fece Jacopone da Todi, si serviva di questi canti per istruire religiosamente il popolo. Per la maggior parte sono composte in lingua albanese (arberìsht), quella parlata dal popolo, perché potessero essere maggiormente intese. Altre, invece,  spiccano per la loro elevatezza teologica e bellezza poetica. In parte, grazie alla trasmissione orale, questi canti hanno contribuito non poco alla salvaguardia del lessico della lingua parlata degli arbëreshë. Gli studiosi affermano addirittura che il Varibobba abbia recuperato, inoltre, alcune kalimere, precedentemente in uso nelle comunità.

Per mezzo delle kalimere il popolo ha ritmato la sua partecipazione alle festività religiose e ne ha trasfuso  il significato di fede e di pietà anche al di fuori del sacro tempio, nelle manifestazioni più varie della vita civile, cantando di volta in volta, la sua esultanza, il suo dolore ed il suo pentimento.

Sono sempre cantate, a bassa voce e con tono lamentoso, nel giorno dedicato alla passione di Gesù, a Maria ed ai Santi, sia nelle chiese, dopo le funzioni liturgiche, e sia nelle case, dove si riuniscono più famiglie. Anche i giovani, ma solo da poco, hanno ripreso l’antica consuetudine di cantarle la sera tardi per le vie dei centri storici, nel periodo quaresimale. Questa tradizione è ancora viva in quasi tutti i centri arbëreshë, da Acquaformosa a Civita, da Santa Sofia d’Epiro a S. Demetrio Corone, ed anche in quelli della vicina Lucania.

A Lungro, sede della Eparchia Greca (diocesi) per i fedeli italo-albanesi di rito bizantino dell’Italia continentale, sono conosciute diverse kalimere. La più nota quella che ricorda la Passione e Morte di Cristo, che viene eseguita la sera del Grande e Santo Giovedì, in cattedrale al termine della liturgia, attorno all’icona della crocifissione e dopo nelle gjitonie (rioni) del centro storico e, quindi, durante la solenne processione del Cristo Morto la sera del Venerdì Santo. A questo rito tradizionale e popolare, molto suggestivo e commovente, prendono parte, assieme ai giovani, uomini e donne del paese. Per il recupero delle kalimere, da un valido contributo l’Associazione Culturale “Rilindja”, con l’aiuto della chiesa locale, che da ormai sei anni fa rivivere la tradizione. Anche quest’anno, saranno eseguite le kalimere: E t’Ënjtezin e Madhe, M’u nis Zonja Shin Mëri, E f’tesa t’Inzot, nelle gjitonie ka Shën Lliri martedì 15 aprile; ka Bregu mercoledì 16 aprile e ka Burgu giovedì Santo 17 aprile.

Maria Frega

15/04/2003

 

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