Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

Speciale

Le comunità si fermano nel giorno del lutto. Cristo Salvatore, morto penitente sulla croce, viene deposto nel sepolcro

Celebrazioni arbëreshe del Venerdì Santo

I fedeli raccolgono i fiori e gli aromi che servono per adornare il “kuvuclion”

Nella tradizione bizantina il Grande e Santo Venerdì/Prëmtja e Madhe dhe e Shënjte è una giornata veramente di lutto, molto sentito nelle comunità albanofone dell’Eparchia di Lungro. Si celebra la memoria delle sofferenze del Signore e della confessione salvifica del buon ladro, morto penitente sulla croce. A Lungro, nella grande cattedrale, i riti religiosi sono assai suggestivi

I fedeli si danno da fare per la raccolta dei fiori che servono per adornare il “kuvuklion”, altri si organizzano con le “troke”, in sostituzione del suono delle campane per gli avvisi sacri, usate anche per l’imponente processione del Cristo Morto. Le donne vanno alla ricerca dei profumi con cui viene cosparso l’immagine del Corpo di Cristo all’Eranon (“Sparsero sulla sua tomba i loro aromi le mirofore giunte di buon mattino”).

Durante la mattinata, si assiste nel Vespro alla Deposizione di Gesù dalla Croce e alla composizione nel “kuvuclion”. Il celebrante si reca davanti all’icona del Crocefisso e la copre col sudario, portandola dentro il Santuario, dove si erge l’altare. Al termine della funzione, all’interno del tempio si svolge la processione solenne del Cristo Morto. Canti e preghiere si susseguono in un’atmosfera mistica e ricca di pathos, che coinvolge i fedeli al mistero della morte di Cristo, alla deposizione e all’esposizione del suo corpo (l’epitàfion, una stoffa ricamata in oro e argento su cui è dipinta l’icona del corpo di Cristo, con la Madre di Dio, le mirofore, Giovanni e Giuseppe d’Arimatea, prostrati e piangenti).

Nella serata ha luogo l’Akoluthia dell’Epitàfios Thrinos (lamenti funebri), una delle ufficiature più partecipate e più sentite nell’intero mondo ortodosso. Il tema centrale  di questa funzione è la sepoltura di Cristo, il pianto di Maria, delle mirofore e dell’intera umanità di fronte alla tomba di Cristo: “una ricchezza innografia, uno splendore coreografico orientale, pregnanza umana di dolore e di speranza, si fondono per dar luogo ad un inno che esprime la condizione più vera del cristiano di fronte al mistero della morte; l’attesa inquieta della resurrezione” (da Liturgia Greca di E. F. Fortino).

Davanti al tàfos (l’urna dove è deposta l’icona del Cristo Morto, adornata di fiori e cosparsa di profumi), i celebranti, alternandosi con il coro, intonano gli enkòmia, divisi in tre stasis (canti risalenti al XII sec. del typikòn in uso nella Chiesa di Gerusalemme). Sono considerati tra i più belli di tutta l’innografia orientale e si integrano mirabilmente con le cerimonie bizantine, dove il dolore e la speranza si fondono in attesa della resurrezione. Al termine, le sante icone ed i fedeli sono cosparsi di profumi dal vescovo celebrante.

L’ampia piazza antistante la cattedrale è piena di gente, nell’attesa della processione solenne del Cristo Morto, parte integrante della stessa liturgia. Le vie del centro storico sono rischiarate dalle candele e dai lumi esposti su balconi e finestre. Una moltitudine di fedeli, ossia quasi l’intera popolazione e la gente che giunge da ogni dove, segue i celebranti che precedono l’urna del Cristo Morto e, a breve distanza, il simulacro dell’Addolorata. Il coro della cattedrale continua ad eseguire i canti delle lamentazioni funebri, in lingua greca, che si fondono con quelli dei fedeli che intonano, nella lingua albanese, le kalimere. Tutta la processione è una lunga scia di tenue chiarore, effetto delle centinaia di candele accese. Si fa poi ritorno in cattedrale per l’ascolto della meditazione sul significato del sacrificio divino voluto per la salvezza dell’umanità.

Maria Frega

18/04/2003

 

priru / torna