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FRANCO AZZINARI, IL PITTORE DEL VENTO

Franco Azzinari, “il pittore del vento”, come lo ha definito Vittorio Sgarbi, č tornato da qualche giorno da Cuba, il suo secondo amore dopo la Calabria.

 “Visitando Cuba nel gennaio del 1992, facendo un salto da turista da Miami in Florida dove ero in vacanza – ci ha racconta l’artista calabrese durante una serata tra amici nella <sua> San Demetrio Corone – avevo l’impressione di essere tornato indietro nel tempo, a quando era bambino. Mi riaffioravano nella mente immagini che avevo gią visto: lo sforzo dell’uomo per estrarre dalla terra la fertilitą: Fui molto colpito dai vecchi, dalla rugositą dei loro volti (testimoni della vita) e dal modo, molto serenamente, lavoravano i campi, con la forza delle loro braccia. Mi innamorai: un giorno sarei ritornato con la tavolozza e i colori per raccontare sulla tela questi luoghi di   magia, dalla natura intatta e incontaminata, con il sole che bacia la frutta e la rende sensuale”.

E cosģ č stato. Da allora ha realizzato, nei suoi lunghi e frequenti soggiorni a Cuba, pił di duecento opere ( disegni, pastelli, sanguigne, oli, tecniche miste, acquarelli). Ha dipinto e disegnato aspetti naturalistici e umani, personaggi come Fidel Castro, lider mąximo; Gregorio Fuentes , il marinaio di Hemingway;  Alejandro Robaiana, produtore di sigari  e il musicista Compay Segundo.

E, in questo suo recente viaggio, ha ritratto il premio nobel della           letteratura, Garcģa Marquez, che conosce da tempo, anch’egli grande innamorato di Cuba, che ha espresso apprezzamenti per il progetto che il pittore calabrese sta realizzando sul “mondo” di Hemingway.  

Ma prima dell’isola di Fidel, lo dicevamo, per Franco Azzinari viene la sua terra, la Calabria, dove spesso ritorna a ravvivare ispirazione e  memoria.

Sceglie , con amore filiale,  luoghi semplici e suggestivi  che gli ricordano la sua infanzia e, anche quando questo mondo incantato e puro non c’č pił, egli  riesce, magia del pennello, a raffigurarla sempre incontaminata e “ferma nel tempo”.  Un ferma immagine che č tutt’altro che segno di anacronistica e sterile nostalgia, ma, anzi, rappresenta una moderna visione di riscatto.

I suoi sono paesaggi solari e magici davanti ai quali si ridiventa bambini. “Ricordo l’inizio di una fiaba letta da bambina – scrive a proposito Susanna Tamaro -  in cui il protagonista cominciava la sua storia entrando in un quadro. Davanti ai quadri di Azzinari ho avuto lo stesso desiderio. Ho pensato: basterebbe metterne uno su una parete bianca. Guardarlo e scivolare dentro: Camminare per ore assordati dalle cicale, tra le erbe alte e i fichi d’india, verso il mare”.

Una  Calabria, la sua,  antica e magica, incantevole e fascinosa,  ricca di umanitą e cultura.“E si realizza cosģ – come annota Pietro Dalena – una sorta di umanesimo della natura, in una struttura pittorica in cui l’arte, uscita da sterili schematismi, si fa poesia e si storicizza nei brani di paesaggio fissati sulla tela e ridotti a memoria, cioč a storia”.

Pasquale De Marco

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