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ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
La Chiesa di Sant'Adriano
 
di Adriano Mazziotti
 
Pavimento

 "...mediante un largo impiego di marmi e di pietre colorate, si č ottenuta una vaghissima policromia, la quale risalta col lavaggio e dą l'illusione di un vasto tappeto orientale disteso sul pavimento del tempio ...". 

Questa l'impressione che l'archeologo Paolo Orsi trasse studiando la storia architettonica della chiesa, con particolare attenzione su alcune sue parti, come appunto il pavimento. Attualmente esso copre tre quarti del sacro edificio, ma in origine si estendeva fino all'inizio dell'iconostasi bizantina. La superfice consiste in minuti elementi di pietra e lastre di marmo, abilmente tagliati e incastrati tra loro, da qui il nome della tecnica di lavorazione, opus sectile, dalle combinazioni svariate (a triangoli, a quadratini, a spighe) e di varia colorazione (verde antico, bianco, rosso, giallo pallido, verde); "una autentica tavolozza da pittore". Il materiale impegnato, con molta probabilitą, fu ricavato da qualche antico reperto rinvenuto nel non lontano agro di Copia Thurii, nella pianura di Sibari. Ad avvallare tale tesi concorre anche la presenza di altro materiale lapideo con scritte latine che affiora sulla base di quello che un tempo era  l'ingresso principale. Il periodo di realizzazione  č da datare tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, quando il monastero aveva conosciuto, circa un secolo prima, l'esperienza giuridico-amministrativa ed edilizia della abbazia di Cava dei Tirreni. Realizzato nel periodo normanno da maestranze calabresi, il pavimento ha subito non poche perdite di materiale originario, sia per l'usura cui č stato sottoposto sia per i terremoti che causarono non pochi danni. Provvidenziale č stato l'intervento restaurativo del 1992, valso a scongiurare il distacco e quindi la perdita di altre tessere, come avvenuto anche nel recente passato.

Una oculata visione ci consente di imbatterci nelle misteriose iscrizioni disseminate qua e lą sul pavimento della chiesa. La pił interessante č quella sotto la navata centrale all'altezza della colonna di porfido, scolpita su tre piccole lastre rettangolari, di fattura normanna con mescolata qualche lettera greca: APTO ...EUSDS. Affascinante č la tesi del gią citato Paolo Orsi. Potrebbe trattarsi del committente che fece stendere la superficie calpestabile della chiesa; infatti, la lettura che egli dą delle lettere č "Bartolomeus (d) e s(uo) (fecit)", oppure dell'autore del lavoro. 

Autentici tesori sono comunque i quattro mosaici in lastre di marmo che raffigurano a intarsio animali dal significato simbolico, e assieme ad altri elementi decorativi accrescono il fascino del mistero e dell'ambiguitą che avvolge l'antico monastero.  

Il primo si trova di fronte la coppia di colonne, in linea con il portale, in marmo rotondo e rappresenta un leone e un serpente che si contendono una preda irriconoscibile perchč a quel punto il mosaico č distrutto.

Sotto la terza arcata, tra i due pilastri, si trova il mosaico forse pił bello: su un piano di marmo circolare con tessere triangolari bianche, rosse e verdi, dai vivaci colori, č rappresentato un serpente che si avvolge in tre spire, l'ultima delle quali si annoda in tre punti,  strette verso il centro dove terminano con la bocca spalancata e la testa nera dalla quale fuoriesce un corno. 

Al centro, su lastra di marmo rettangolare, si trova il terzo mosaico: un vigoroso felino , pantera o gatto. 

Il quarto e ultimo mosaico č stato realizzato a destra, sotto la terza arcata: su lastra rettangolare č raffigurato un suggestivo serpente composto da minute tessere triangolari e avvolto nelle spire a formare una specie di otto con la coda. 

Su quattro mosaici il serpente  compare  ben tre volte. Un particolare significato iconografico o simbolico? Forse, l'ignoto artista che lo ha realizzato ha voluto ricordare la tentazione demoniaca sempre incombente a istigare l'uomo contro i comandamenti divini!

All'interno del tempio si trovano sparsi sul pavimento i resti dell'architettura esterna del portale: due consumati leoni stilofori, che una volta reggevano altrettante colonne addossate alla parete della facciata principale; resti di colonnine del protiro, pezzi di architravi con misteriose decorazioni vegetali e zoomorfe,  due ben conservate colonne lignee residui dell'iconostasi del distrutto altare greco e un capitello corinzio. Non meno importante č il ciclo degli affreschi.