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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
ARBITALIA lajme
 

Un interessante libro sugli Stradioti

(di Francesco Marchianò)

“Nu la sèmo de Albania/ Strattiòti palikàri/ kiè in kavàllo, in tèrra, in màri/ nol stimèmo la Turchia” (“Noi siamo d’Albania/ stradioti eroi di fama/ che sul cavallo, a terra e in mare/ non abbiamo timore della Turchia”)  recita un antico canto, in lingua mista, degli Stradioti, mercenari balcanici, soprattutto albanesi, noti soldati di ventura al  servizio di signorie italiane e grandi potenze in lotta in Italia ed in Europa, nei secoli XV-XVIII.

Lo studioso arbëresh, il compianto Dott. Paolo Petta, ha dedicato a questi soldati un interessante volume avvalendosi di una vasta, rigorosa ed attendibile documentazione inedita che risulta essere anche un validissimo contributo per una ricostruzione della presenza degli Arbëreshë in Italia nella metà XV sec.

L’autore esordisce sostenendo che la prima meta dell’esodo degli Albanesi, dopo l’invasione turca della loro patria, siano state le Marche dove si sono messi al servizio dei Malatesta o di liberi comuni come contadini e soldati, venendo spesso in guerra fra di loro. Ma la presenza di albanesi, non solamente come gente d’arme ma anche come funzionari o inservienti, si registra anche in tutta la pianura padana, come nella stessa Milano, dove un tale Alessio Tarchetta, al servizio di Francesco Sforza, fa costruire all’interno del Duomo un’edicola dedicata alla Madonna.

Il Petta, inoltre, prosegue nella sua disamina smontando e ridimensionando l’esistenza di Demetrio Reres (o meglio Renes) e figli, che una consolidata storiografia arbëreshe menziona erroneamente come i primi albanesi a giungere nel Meridione d’Italia. Infatti in proposito sostiene: “Si puo’ dunque essere certi che il documento citato dal Rodotà, e da tanti altri dopo di lui, è stato fabbricato da un compiacente notaio palermitano che simulò di redigerne il transunto; e che Demetrio Reres o non è mai esistito, o è esistito (probabilmente col nome di Renes), al tempo di Alfonso [d’Aragona] o magari un po’ più tardi, come capo di stradioti o forse come <gubernator> di una terra calabrese di proporzioni limitate”.

Il libro, che risulta scorrevole grazie ad un linguaggio comprensibile nonostante la complessità della materia, continua con la descrizione di tipi di stradioti e levantini, tratti dalla letteratura dotta e popolare dell’epoca citando così il Tasso, Andrea da Barberino (“Il Guerrin Meschino”), l’umanista arbëresh Michele Marullo Tarcaniota, il Pulci, Matteo Bandello, il Burchiello, etc… nelle cui opere gli albanesi vengono presentati come personaggi grotteschi, ameni, guasconi, irriverenti ed irridenti dei poteri dell’epoca.

Ma, andando avanti, il Petta rivela invece il vero volto dei mercenari stradioti, spesso usati dalle varie signorie come abili sicari,  evidenziando la loro abilità nel cavalcare nelle incursioni, l’abbigliamento, la struttura di comando, i meccanismi di reclutamento e di paga, le tecniche belliche, la loro ferocia davanti al nemico ma anche i loro rarissimi gesti di umanità, il loro senso del dovere (“besa”) verso il committente, la resistenza ai disagi e lo spirito poco incline alla disciplina ed al rispetto delle regole cavalleresche, allora già in decadenza. Essi si battono su tutti i fronti di guerra (Italia, Morea, Fiandre, Albania del Sud, Boemia, Dalmazia, Tirolo, Carnia, Lepanto, Valtellina, …), dal secolo XV al XVIII, al soldo di Francia, Spagna, Venezia, Papato, Ducato di Milano, Turchia, ecc… avendo come astuti condottieri i Busicchio, i Bua, i Peta, i Boccali, i Mathes, i Basta, i Renessi, etc… che eccellono per doti di comando e, purtroppo, anche per episodi di crudeltà, spesso gratuita, da cui non è immune lo stesso Skanderbeg, che si comporta con i metodi dei crudeli signori del tempo.

Il vasto repertorio di comandanti, soldati e reparti mercenari albanesi si conclude con il Reggimento “Real Macedone”, voluto da Carlo III di Borbone nel 1739, che si distinse contro gli austriaci durante la guerra di successione austriaca a Velletri, nel 1744. Il Petta ci informa che il primo comandante fu un tale Giorgio Corafà di Cefalonia, che aveva contatti con i massoni Samuele Pompilio Rodotà e Pasquale Baffi,  e che nel reggimento si arruolarono anche molti arbëreshë,  fra cui si distinse come valido ufficiale il nonno di Antonio Gramsci, originario di Plataci.

L’ultimo comandante del Real Macedone fu Dhimitër Leka di Dhërmi (o in greco Drimades), villaggio dell’Albania Meridionale, il quale, nonostante fosse fedele ai Borboni non si rivelò un persecutore di liberali ma, anzi, li protesse. Al generale Leka, il Vate della lingua albanese Girolamo De Rada dedicherà il Milosao (1836).

I vari moti liberali del Risorgimento videro qualche volta opposti nella battaglia rivoluzionari arbëreshë e soldati dello stesso sangue. Il glorioso reparto venne sciolto nel 1860 da Garibaldi.

Prima di concludere bisogna sottolineare che il libro di Paolo Petta, apparso nel 1996, è passato inosservato nella stampa periodica arbëreshe mentre è andato a ruba nelle librerie di grossi centri e nelle vendite via internet.

Paolo Petta, arbëresh nato nel Veneto da una famiglia proveniente da Piana degli Albanesi (Hora), è stato funzionario del Senato ed autore di libri ed articoli di carattere giuridico e costituzionale. Anche suo è l’interessante lavoro “Despoti d’Epiro e Principi di Macedonia” sempre pubblicato dalla Editrice Argo.

Con la caduta del regime enverista i rapporti fra l’Albania e la Puglia si sono intensificati mettendo in luce l’operosità e la generosità della gente pugliese che, oltre a subire i drammatici esodi, ha accolto umanamente i profughi ed ha dato avvio ad un nutrito scambio di relazioni culturali che sono sfociate nello sviluppo di case editrici che pubblicano libri e qualificate riviste in cui spiccano  importanti lavori di autori italiani, albanesi ed arbëreshë.

E’ il caso dell’Editrice Argo (con sede a Lecce) che, tramite prestigiose collane specifiche, molto ben curate dal punto di vista tipografico, ha dato ampio spazio alla cultura mondiale, mediterranea  e panalbanese del passato e del presente in cui spiccano i nomi dello storico Paolo Petta, del romanziere Carmine Abate, di M. Kuteli, D. Agolli,  P. Istrati, M.Ahmeti, F. Kongoli, S. Godo, Kadare, Spasse, Migjeni, etc…

Scheda del libro:

Paolo Petta: “Stradioti – Soldati albanesi in Italia (sec. XV-XVIII)”, pp. 156, €. 7,75.

Libri e  cataloghi si possono richiedere presso:

2000 Argo p.s.c.r.l., Corte dell’Idume,  73100 Lecce -Tel.: 0832/241595 - Fax: 0832/303630.

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